A casa di Luca (prosegue In macchina)
di
naughtydevv
genere
gay
A casa di Luca
Questo racconto prosegue “In macchina”: https://www.eroticiracconti.it/racconto/114884-in-macchina
Erano passati già tre giorni da quella volta con Luca in macchina. Per tre interminabili giorni un turbinio di pensieri gli aveva rimbombato in testa come una centrifuga piena di biglie. Faceva fatica a concentrarsi sugli studi e persino a prendere sonno.
Forse era stato tutto un grandissimo errore? L’amicizia con Luca era finita per sempre? Ma soprattutto… perché gli era piaciuto così tanto? Edoardo era molto confuso e immobilizzato dall’indecisione che lo asfissiava come una pesante catena avvolta intorno al collo. Aveva deciso di aspettare e sperava che la situazione si sbloccasse da sola.
Sentì il telefono vibrare in tasca. Lo estrasse con curiosità e, per un momento rimase con il fiato sospeso: era Luca.
“Ti devo parlare. Valentina mi ha lasciato.” “Ci risiamo”, pensò Edoardo, che fu travolto da un’ondata di sentimenti contrastanti: da un lato era felice che l’amico si fosse fatto vivo; dall’altro, anche solo leggere quel nome gli aveva fatto venire il voltastomaco. Perché doveva essere sempre lui a raccogliere i pezzi quando quella stronza spezzava il cuore dell’amico?
“Ci vediamo in piazzetta?”, rispose Edoardo speranzoso. “No, vieni da me. Sono solo tutto il pomeriggio”. Edoardo si preparò meticolosamente, uscì di casa e prese la corriera per andare da Luca. Si fece aprire il portone da un vicino che stava uscendo in quel momento e salì a piedi fino al quarto piano.
Non fece neanche in tempo a poggiare il dito sul campanello che Luca aveva già aperto la porta. La scena che si trovò innanzi lo lasciò inebetito: Luca era in mutande.
Qualche mese prima aveva iniziato ad andare in palestra e il suo corpo stava prendendo una forma più definita. I pettorali erano sodi e sporgenti; gli addominali scolpiti e segnati da profondi solchi. Una leggera striscia di peluria biondastra sul ventre guidava lo sguardo fino a un paio di slip che facevano fatica a trattenere il loro contenuto.
Edoardo si riprese da questa catena di pensieri e spostò lo sguardo verso il volto di Luca: aveva occhiaie profonde e gli occhi rossi. Aveva pianto. “Stai bene?”, chiede Edoardo timidamente. “Valentina mi ha lasciato di nuovo”, rispose Luca con tono sinceramente afflitto. “Mi dispiace”, disse Edoardo e lo strinse in un caldo abbraccio.
Gli era mancata la sensazione di sentire il corpo di Luca contro il suo. Con le mani gli accarezzava la schiena robusta e liscia. Luca lo strinse ancora più forte. Edoardo notò lo stesso rigonfiamento che gli aveva catturato lo sguardo un momento prima premergli contro il bacino, ma cercò di ignorarlo nel limite del possibile.
Luca sciolse l’abbraccio e gli fece segno di seguirlo in camera. Quindi si sedette sulla sedia girevole della scrivania e iniziò a rollare la solita canna. Edoardo si mise comodo sul letto.
“Alla fine mi ha lasciato di nuovo”, sbottò Luca sconfortato. “Mi dispiace… Cos’è successo?”, chiese Edoardo, che ormai si era rassegnato a dover ascoltare le pene d’amore dell’amico. “Ho fatto una figura di merda colossale. Abbiamo provato a farlo, ma… non ce l’ho fatta. All’inizio andava tutto bene, ma poi, quando è arrivato il momento cruciale, non mi si è rizzato neanche.”
Edoardo resistette la tentazione di alzare gli occhi al cielo. “E quindi? Vi siete lasciati solo per questo?”, rispose celando a malapena una punta di fastidio nel suo tono.
“Sì. Ha detto che non vuole stare con cazzo moscio. E la cosa peggiore è che ha pure ragione. Davvero non capisco. A me lei piace, ma quando arriva il momento di farlo…”. Luca lasciò la frase in sospeso e si alzò per guardare fuori dalla porta finestra che separava la stanza dal balconcino.
“Di solito non ho problemi a farmelo venire duro. Non è che sono impotente. L’hai visto anche tu, no?” Edoardo non potette fare a meno di arrossire ascoltando quelle parole. Rimase immobile con lo sguardo fisso verso il pavimento. Pensava che l’accordo tacito fosse fare finta che non fosse mai successo.
Luca percepì il disagio sul volto dell’amico. Si avvicinò e gli diede una carezza sulla testa. “Non ti preoccupare. Lo so che quello che abbiamo fatto è strano, ma io non mi pento. Non c’è nulla di male, anzi.” Edoardo non distoglieva lo sguardo da terra, ma, con la coda dell’occhio, percepiva la sagoma di Luca farsi più vicina.
Luca gli prese il mento con la mano per giragli il volto verso di lui: si era abbassato le mutande. Edoardo aveva il pene di Luca a un centimetro dalla faccia, così vicino che poteva percepirne l’odore. Quello stesso odore che l’aveva inebriato quella volta in macchina: un odore virile e che gli era tornato in mente spesso negli ultimi giorni.
Anche a riposo, il pene di Luca era imponente e gonfio. Sembrava penzolare come una banana matura a punto di cadere a terra. Luca si era accorciato i peli del pube, facendo risaltare ancora di più le dimensioni generose del suo membro.
Luca gli mise una mano dietro la testa per avvicinarlo a sé. Le labbra di Edoardo si poggiarono sul glande solo parzialmente coperto dal prepuzio. Con la punta della lingua, Edoardo ricercò quel sapore salato che già conosceva. Le sue aspettative non furono deluse, anzi, il sapore era ancora più intenso dell’ultima volta.
Edoardo si mise il pene di Luca in bocca e iniziò a massaggiarlo con la lingua. Sentì come si induriva quasi istantaneamente. “Vedi? Con te non ho problemi”, disse Luca compiaciuto. Edoardo ebbe un momento di insicurezza. “Me l’ha messo di nuovo in bocca solo per dimostrare che non è impotente?”, pensò piccato.
Andarono avanti così per un po’: con una mano lo masturbava mentre con la bocca gli avvolgeva il glande caldo e pulsante. Luca era di nuovo in estasi: lo sentiva gemere di piacere e tremava tanto che sembrava facesse fatica a mantenersi in piedi.
Edoardo si stava preparando ad accogliere di nuovo il caldo nettare di Luca, quando l’amico gli tolse improvvisamente quel grande lecca-lecca di bocca, dicendo: “Ti va di provare qualcosa di nuovo?”. “Tipo?”, rispose Edoardo fingendo innocenza. “Tipo quello che non sono riuscito a fare con Valentina”, disse Luca senza esitazioni.
“Non lo so, non l’ho mai fatto. Non so se sono capace”, fece Edoardo titubante. Sapeva benissimo a cosa si riferiva Luca, ma aveva paura che gli avrebbe fatto male. Luca era così… grande.
“Non ti preoccupare. Vedrai che non farà male. Girati.” Ubbidiente, Edoardo si abbassò i boxer e si girò con la pancia sul letto e le ginocchia poggiate a terra. Sentì le mani di Luca aprirgli le natiche: “Che bel culetto che hai, Edo”, fece, mentre gli infilava un dito umido nell’anno.
“Finora, tutto bene”, pensò Edoardo, che non aveva ancora ben capito se quel dito gli stava provocando piacere o fastidio. Poco dopo, Luca inserì un altro dito e un altro ancora. Adesso erano tre e si muovevano con movimenti ciclici. Sentiva l’ano rilassarsi e fare spazio alle dita di Luca.
“Ti stai aprendo bene”, disse Luca, spingendo le dita ancora più a fondo. “Sì, ma non so se è sufficiente”, rispose Edoardo titubante. “Non ti preoccupare”, lo rassicurò Luca, che avvicinò il volto all’ano di Edoardo per infilarci la lingua con forza. La sensazione umida e calda mandò Edoardo in tilt: un brivido di piacere lo attraversò dalla testa ai piedi.
“Ti piace, eh?”, disse Luca compiaciuto. Era pronto: rimosse la lingua, sputò sulla mano e appoggiò l’amplio glande sull’ano di Edoardo. “Non ti preoccupare, non ti farà male”, disse Luca accarezzando il volto di Edoardo con tenerezza.
Edoardo sentiva il pene di Luca premere con insistenza contro l’ano. Era troppo grande, gli pareva impossibile che potesse entrare. Fece un respiro profondo e arcuò la schiena per cercare di aprirsi il più possibile all’amico.
Luca diede un colpo di bacino un po’ più deciso e spinse il glande all’interno con uno scatto. Per un momento, Edoardo sentì un dolore acuto e si irrigidì.
“Scusa, ti ho fatto male?”, chiese Luca interrompendo quell’inesorabile avanzata. “Sì, aspetta un attimo”, rispose Edoardo in difficoltà. Sentiva un bruciore tutto intorno all’ano, ma non voleva fermarsi proprio sul più bello.
Cercò di rilassarsi il più possibile, tirò un sospiro profondo e inizio a muoversi lentamente con il bacino. L’ano sembrava rilassarsi sempre di più e, presto, percepì ogni millimetro dell’asta del pene di Luca entrare sempre più in profondità. In men che non si dica, il bacino di Luca sbatté contro le sue natiche: era tutto dentro!
Edoardo fu avvolto da un turbinio di emozioni: il dolore era stato rimpiazzato da piacere e l’idea di avere Luca dentro di sé gli faceva perdere la testa.
Luca iniziò a intensificare i movimenti: lo trapanava come un martello pneumatico impazzito. Edoardo cedette sotto la foga dei movimenti e crollò con la faccia sul letto. Luca gli mise una mano dietro alla testa come a volersi puntellare. Piccole gocce di sudore gli cadevano sulla schiena e formavano rivoli che gli attraversavano il costato. Si sentiva completamente alla mercé dell’amico.
Luca continuava a stantuffare come un ossesso: i pesanti testicoli sbattevano contro Edoardo come nacchere in uno spettacolo di flamenco. Edoardo sapeva che Luca era a punto di esplodere: poteva quasi percepire il pene di Luca farsi ancora più grosso. Faceva sempre più fatica ad avvolgerlo con l’ano.
Edoardo si irrigidì e non dovette aspettare molto: Luca iniziò a emettere forti gemiti e diede gli ultimi, convulsi colpi di bacino mentre veniva in abbondanti fiotti. Edoardo sentì una calda marea inondargli il retto. Era completamente senza forze e si abbandonò inerme sul letto.
Anche Luca si era lasciato andare e gli riposava ansimante sulla schiena. Aveva il respiro affannato e con una mano si rigirava tra le dita una ciocca dei capelli di Edoardo. “Grazie”, disse Luca sussurrando e fece per alzarsi. Estrasse il pene ancora pulsante dall’ano di Edoardo; un rivolo di sperma fuoriuscì come una colata di lava da un vulcano che si è appena risvegliato dopo secoli di inattività.
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Erano passati già tre giorni da quella volta con Luca in macchina. Per tre interminabili giorni un turbinio di pensieri gli aveva rimbombato in testa come una centrifuga piena di biglie. Faceva fatica a concentrarsi sugli studi e persino a prendere sonno.
Forse era stato tutto un grandissimo errore? L’amicizia con Luca era finita per sempre? Ma soprattutto… perché gli era piaciuto così tanto? Edoardo era molto confuso e immobilizzato dall’indecisione che lo asfissiava come una pesante catena avvolta intorno al collo. Aveva deciso di aspettare e sperava che la situazione si sbloccasse da sola.
Sentì il telefono vibrare in tasca. Lo estrasse con curiosità e, per un momento rimase con il fiato sospeso: era Luca.
“Ti devo parlare. Valentina mi ha lasciato.” “Ci risiamo”, pensò Edoardo, che fu travolto da un’ondata di sentimenti contrastanti: da un lato era felice che l’amico si fosse fatto vivo; dall’altro, anche solo leggere quel nome gli aveva fatto venire il voltastomaco. Perché doveva essere sempre lui a raccogliere i pezzi quando quella stronza spezzava il cuore dell’amico?
“Ci vediamo in piazzetta?”, rispose Edoardo speranzoso. “No, vieni da me. Sono solo tutto il pomeriggio”. Edoardo si preparò meticolosamente, uscì di casa e prese la corriera per andare da Luca. Si fece aprire il portone da un vicino che stava uscendo in quel momento e salì a piedi fino al quarto piano.
Non fece neanche in tempo a poggiare il dito sul campanello che Luca aveva già aperto la porta. La scena che si trovò innanzi lo lasciò inebetito: Luca era in mutande.
Qualche mese prima aveva iniziato ad andare in palestra e il suo corpo stava prendendo una forma più definita. I pettorali erano sodi e sporgenti; gli addominali scolpiti e segnati da profondi solchi. Una leggera striscia di peluria biondastra sul ventre guidava lo sguardo fino a un paio di slip che facevano fatica a trattenere il loro contenuto.
Edoardo si riprese da questa catena di pensieri e spostò lo sguardo verso il volto di Luca: aveva occhiaie profonde e gli occhi rossi. Aveva pianto. “Stai bene?”, chiede Edoardo timidamente. “Valentina mi ha lasciato di nuovo”, rispose Luca con tono sinceramente afflitto. “Mi dispiace”, disse Edoardo e lo strinse in un caldo abbraccio.
Gli era mancata la sensazione di sentire il corpo di Luca contro il suo. Con le mani gli accarezzava la schiena robusta e liscia. Luca lo strinse ancora più forte. Edoardo notò lo stesso rigonfiamento che gli aveva catturato lo sguardo un momento prima premergli contro il bacino, ma cercò di ignorarlo nel limite del possibile.
Luca sciolse l’abbraccio e gli fece segno di seguirlo in camera. Quindi si sedette sulla sedia girevole della scrivania e iniziò a rollare la solita canna. Edoardo si mise comodo sul letto.
“Alla fine mi ha lasciato di nuovo”, sbottò Luca sconfortato. “Mi dispiace… Cos’è successo?”, chiese Edoardo, che ormai si era rassegnato a dover ascoltare le pene d’amore dell’amico. “Ho fatto una figura di merda colossale. Abbiamo provato a farlo, ma… non ce l’ho fatta. All’inizio andava tutto bene, ma poi, quando è arrivato il momento cruciale, non mi si è rizzato neanche.”
Edoardo resistette la tentazione di alzare gli occhi al cielo. “E quindi? Vi siete lasciati solo per questo?”, rispose celando a malapena una punta di fastidio nel suo tono.
“Sì. Ha detto che non vuole stare con cazzo moscio. E la cosa peggiore è che ha pure ragione. Davvero non capisco. A me lei piace, ma quando arriva il momento di farlo…”. Luca lasciò la frase in sospeso e si alzò per guardare fuori dalla porta finestra che separava la stanza dal balconcino.
“Di solito non ho problemi a farmelo venire duro. Non è che sono impotente. L’hai visto anche tu, no?” Edoardo non potette fare a meno di arrossire ascoltando quelle parole. Rimase immobile con lo sguardo fisso verso il pavimento. Pensava che l’accordo tacito fosse fare finta che non fosse mai successo.
Luca percepì il disagio sul volto dell’amico. Si avvicinò e gli diede una carezza sulla testa. “Non ti preoccupare. Lo so che quello che abbiamo fatto è strano, ma io non mi pento. Non c’è nulla di male, anzi.” Edoardo non distoglieva lo sguardo da terra, ma, con la coda dell’occhio, percepiva la sagoma di Luca farsi più vicina.
Luca gli prese il mento con la mano per giragli il volto verso di lui: si era abbassato le mutande. Edoardo aveva il pene di Luca a un centimetro dalla faccia, così vicino che poteva percepirne l’odore. Quello stesso odore che l’aveva inebriato quella volta in macchina: un odore virile e che gli era tornato in mente spesso negli ultimi giorni.
Anche a riposo, il pene di Luca era imponente e gonfio. Sembrava penzolare come una banana matura a punto di cadere a terra. Luca si era accorciato i peli del pube, facendo risaltare ancora di più le dimensioni generose del suo membro.
Luca gli mise una mano dietro la testa per avvicinarlo a sé. Le labbra di Edoardo si poggiarono sul glande solo parzialmente coperto dal prepuzio. Con la punta della lingua, Edoardo ricercò quel sapore salato che già conosceva. Le sue aspettative non furono deluse, anzi, il sapore era ancora più intenso dell’ultima volta.
Edoardo si mise il pene di Luca in bocca e iniziò a massaggiarlo con la lingua. Sentì come si induriva quasi istantaneamente. “Vedi? Con te non ho problemi”, disse Luca compiaciuto. Edoardo ebbe un momento di insicurezza. “Me l’ha messo di nuovo in bocca solo per dimostrare che non è impotente?”, pensò piccato.
Andarono avanti così per un po’: con una mano lo masturbava mentre con la bocca gli avvolgeva il glande caldo e pulsante. Luca era di nuovo in estasi: lo sentiva gemere di piacere e tremava tanto che sembrava facesse fatica a mantenersi in piedi.
Edoardo si stava preparando ad accogliere di nuovo il caldo nettare di Luca, quando l’amico gli tolse improvvisamente quel grande lecca-lecca di bocca, dicendo: “Ti va di provare qualcosa di nuovo?”. “Tipo?”, rispose Edoardo fingendo innocenza. “Tipo quello che non sono riuscito a fare con Valentina”, disse Luca senza esitazioni.
“Non lo so, non l’ho mai fatto. Non so se sono capace”, fece Edoardo titubante. Sapeva benissimo a cosa si riferiva Luca, ma aveva paura che gli avrebbe fatto male. Luca era così… grande.
“Non ti preoccupare. Vedrai che non farà male. Girati.” Ubbidiente, Edoardo si abbassò i boxer e si girò con la pancia sul letto e le ginocchia poggiate a terra. Sentì le mani di Luca aprirgli le natiche: “Che bel culetto che hai, Edo”, fece, mentre gli infilava un dito umido nell’anno.
“Finora, tutto bene”, pensò Edoardo, che non aveva ancora ben capito se quel dito gli stava provocando piacere o fastidio. Poco dopo, Luca inserì un altro dito e un altro ancora. Adesso erano tre e si muovevano con movimenti ciclici. Sentiva l’ano rilassarsi e fare spazio alle dita di Luca.
“Ti stai aprendo bene”, disse Luca, spingendo le dita ancora più a fondo. “Sì, ma non so se è sufficiente”, rispose Edoardo titubante. “Non ti preoccupare”, lo rassicurò Luca, che avvicinò il volto all’ano di Edoardo per infilarci la lingua con forza. La sensazione umida e calda mandò Edoardo in tilt: un brivido di piacere lo attraversò dalla testa ai piedi.
“Ti piace, eh?”, disse Luca compiaciuto. Era pronto: rimosse la lingua, sputò sulla mano e appoggiò l’amplio glande sull’ano di Edoardo. “Non ti preoccupare, non ti farà male”, disse Luca accarezzando il volto di Edoardo con tenerezza.
Edoardo sentiva il pene di Luca premere con insistenza contro l’ano. Era troppo grande, gli pareva impossibile che potesse entrare. Fece un respiro profondo e arcuò la schiena per cercare di aprirsi il più possibile all’amico.
Luca diede un colpo di bacino un po’ più deciso e spinse il glande all’interno con uno scatto. Per un momento, Edoardo sentì un dolore acuto e si irrigidì.
“Scusa, ti ho fatto male?”, chiese Luca interrompendo quell’inesorabile avanzata. “Sì, aspetta un attimo”, rispose Edoardo in difficoltà. Sentiva un bruciore tutto intorno all’ano, ma non voleva fermarsi proprio sul più bello.
Cercò di rilassarsi il più possibile, tirò un sospiro profondo e inizio a muoversi lentamente con il bacino. L’ano sembrava rilassarsi sempre di più e, presto, percepì ogni millimetro dell’asta del pene di Luca entrare sempre più in profondità. In men che non si dica, il bacino di Luca sbatté contro le sue natiche: era tutto dentro!
Edoardo fu avvolto da un turbinio di emozioni: il dolore era stato rimpiazzato da piacere e l’idea di avere Luca dentro di sé gli faceva perdere la testa.
Luca iniziò a intensificare i movimenti: lo trapanava come un martello pneumatico impazzito. Edoardo cedette sotto la foga dei movimenti e crollò con la faccia sul letto. Luca gli mise una mano dietro alla testa come a volersi puntellare. Piccole gocce di sudore gli cadevano sulla schiena e formavano rivoli che gli attraversavano il costato. Si sentiva completamente alla mercé dell’amico.
Luca continuava a stantuffare come un ossesso: i pesanti testicoli sbattevano contro Edoardo come nacchere in uno spettacolo di flamenco. Edoardo sapeva che Luca era a punto di esplodere: poteva quasi percepire il pene di Luca farsi ancora più grosso. Faceva sempre più fatica ad avvolgerlo con l’ano.
Edoardo si irrigidì e non dovette aspettare molto: Luca iniziò a emettere forti gemiti e diede gli ultimi, convulsi colpi di bacino mentre veniva in abbondanti fiotti. Edoardo sentì una calda marea inondargli il retto. Era completamente senza forze e si abbandonò inerme sul letto.
Anche Luca si era lasciato andare e gli riposava ansimante sulla schiena. Aveva il respiro affannato e con una mano si rigirava tra le dita una ciocca dei capelli di Edoardo. “Grazie”, disse Luca sussurrando e fece per alzarsi. Estrasse il pene ancora pulsante dall’ano di Edoardo; un rivolo di sperma fuoriuscì come una colata di lava da un vulcano che si è appena risvegliato dopo secoli di inattività.
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