Brindisi in costa azzurra
di
Ladyhawke
genere
confessioni
BRINDISI IN COSTA AZZURRA
Era luglio inoltrato.
Nel mio studio un caldo terrificante che mi aveva costretta ad accendere il condizionatore fin dalle prime ore del mattino.
Avevo molti appuntamenti in agenda e anche alcuni sopralluoghi da far fare a potenziali acquirenti.
Le vie di Torino quel giorno erano deserte, la calura opprimente.
La mattinata volgeva al termine, e io stavo siglando un atto preliminare con l'ultimo cliente, accaldata e sudata.
Ero stremata, quando mi squillò il telefono.
Non risposi nemmeno.
Il telefono continuava a squillare, imperterrito.
Lo presi: Haziz!!!
Ci mancava solo lui.
"Perchè non rispondi?", mi sentii urlare appena risposi.
"Un attimo e ti richiamo, sto concludendo un atto. Cinque minuti, solo cinque minuti", gli risposi richiudendo il telefono.
Andato via anche l'ultimo cliente richiamai Haziz.
Mi investì con i suoi improperi.
Come mi ero permessa a non rispondere subito, come mi ero permessa a farlo stare dietro a un altro cliente, come mi ero permessa a interrompere la comunicazione...
"Haziz, non ce la faccio più, sono stremata. Che diavolo vuoi?", gli dissi sconsolata.
"Domani, a Nizza, nella mia villa sul promontorio, ospito alcuni amici che non vedono l'ora di diventare tuoi clienti. Hanno soldi da spendere, molti, moltissimi. Sei mia ospite per tutto il fine settimana. Sei interessata?"
"Quanto?", gli chiesi curiosa.
Mi sparò una cifra che quasi mi tramortì.
"Va bene", risposi.
"Domani, alle 10:00, il mio autista verrà a prenderti. Non tardare"
"Non tarderò", gli dissi sicura.
Arrivai per il pranzo.
La villa di Haziz era spettacolare.
In cima al promontorio, quasi a picco sul mare.
Il piccolo porto pieno di barche che ondeggiavano quiete faceva da sfondo a un panorama da sogno.
Sull'ampio balcone Haziz e un gruppo di arabi, tutti maturi, parlavano e ridevano.
Appena mi videro mi salutarono ossequiosi.
Haziz fece le presentazioni, parlammo un pò, e poi pranzammo nell'ampio salone.
Dopo pranzo la servitù venne allontanata e noi ci accomodammo sui grandi divani.
Haziz mise sù un pò di musica e mi disse di cominciare.
Era arrivato il mio turno.
Andai al centro del salone e iniziai a spogliarmi al ritmo della musica.
Erano in cinque e mi guardavano sorridendo e parlottando tra di loro.
Presero a spogliarsi anche loro e, seduti sui divani, avevano iniziato a segarsi lentamente.
Haziz dava gli ordini, come un regista sulla scena di un film.
Mi disse di andare a fare i pompini ai suoi ospiti, e così mi inginocchiai davanti a ognuno di loro per spompinarlo a dovere.
Poi mi fece salire su ognuno di loro per cavalcare i loro cazzi.
"Ora in camera!", disse Haziz salendo al piano superiore, dove ci introdusse in una stanza da letto faraonica, con un letto enorme.
"Tutti e cinque, insieme!", ordinava Haziz, spiegando a ognuno il posto che doveva prendere.
Io mi collocai al centro del letto, stesa, mentre i cinque, attorno a me, mi baciavano e mi leccavano dappertutto.
Sentivo le loro lingue sulle tette, sui capezzoli, dentro la fica...poi mi fecero girare e presero a leccarmi il culo, ad allargarmelo...sentii le loro lingue penetrare dentro il buco, rovistarmi, mentre la mia bocca veniva riempita dai loro cazzi duri e vogliosi.
Haziz mi disse di mettermi a quattro zampe, gambe larghe, troia!
Eseguii, mentre uno si infilava sotto di me per entrarmi nella fica.
Un altro da dietro forzava anche lui, e così ne ebbi due nella fica, che sentivo piena e bagnata.
Un altro, sempre dietro, stava forzando per penetrarmi il culo, mentre due si alternavano con i loro cazzi nella mia bocca.
"Non venite! - stava urlando Haziz - Quando state per sborrare fatelo qui dentro!", e mostrò un bicchiere sollevandolo col braccio.
Tutti spingevano, io non capivo più niente, riempita dappertutto, sbattuta con foga.
Urlavo e mi dimenavo, ansimavo, quando venni mugolando come una cagna in calore.
Uno alla volta i cinque arabi uscirono e andarono a sborrare nel bicchiere che Haziz aveva collocato sul tavolino posto sul balcone della camera.
Quando anche il quinto ebbe sborrato nel bicchiere, Haziz mi disse di andare sul balcone, di prendere il bicchiere e di bere la sborra che c'era dentro.
Eseguii, mentre tutti mi guardavano eccitati e divertiti.
Uscii sul piccolo balcone, presi il bicchiere depositato sul tavolino, guardai sorridendo gli arabi che mi osservavano estasiati e, lentamente, mi portai il bicchiere alle labbra e ingoiai la sborra.
Li guardai di nuovo, mentre mi leccavo le labbra.
"Tutto!", mi ordinò Haziz facendomi un segno col dito.
Capii ciò che intendeva: con l'indice andai a raccogliere la sborra depositata sul fondo e sulle pareti del bicchiere e lo leccai per bene.
"Pulito!", dissi sorridente mentre mostravo il bicchiere ad Haziz.
Bene, ora fatti un altro giro dei cazzi, puliscili a dovere.
I cinque si misero in piedi attorno a me e io, inginocchiata, presi a leccare alternativamente tutti i cazzi ripulendoli per bene dalla sborra ancora presente.
Falli drizzare, troia!, mi incitò Haziz.
E così io presi a leccarli con più lena e a segarli.
Forza ragazzi, forza, sborratele in faccia, tutti insieme!
I cinque arabi si misero di impegno a segarsi, mentre io, sempre inginocchiata, ero con la testa alzata e la bocca aperta in attesa del loro sperma.
Non dovetti aspettare molto, e i fiotti cominciarono a depositarsi sulla mia faccia e in bocca.
Non furono sborrate consistenti, qualcuno mi depositò sulla faccia appena poche gocce, e così appena finirono Haziz mi disse di leccarli nuovamente tutti, mentre lui, sempre porco, mi ordinava di raccogliere con le dita lo sperma sulla faccia e leccarlo.
Lo feci di nuovo.
Contento? Gli chiesi guardandolo negli occhi.
Si, mia troia, non mi deludi mai. Ora rientra e vatti a dare una pulita.
Rientrai nella camere e vidi Haziz che poggiava sul mobile intarsiato un pacco.
"Questo è per te, tesoro - mi disse guardandomi - E' solo un anticipo. Domani sarai a mia disposizione"
"Naturalmente", risposi sorridendogli, mentre entravo nel bagno per una doccia calda e rinfrancante.
Quando uscii dal bagno rimisi i miei abiti e scesi al piano inferiore.
C'era solo Hazi ad attendermi.
Li hai svuotati mia cara, sei terribile, mi disse ridendo.
Sei sempre il solito porco Haziz, lo sai vero?
E non ti piaccio anche per questo?, mi disse baciandomi la mano.
Parliamo di affari...gli dissi in tono serio.
Più tardi, a cena. Ora ti porto in centro, shopping libero, ti va?
Andiamo, certo, risposi con un sorriso.
Domani sei mia, da mattina a sera, chiaro?
Non vedo l'ora, gli dissi in tono provocatorio, mentre mi avviavo verso la sua macchina.
Telegram per chat @seduzioneamaranto
Per immagini di me il mio canale telegram Ladyam Free
Era luglio inoltrato.
Nel mio studio un caldo terrificante che mi aveva costretta ad accendere il condizionatore fin dalle prime ore del mattino.
Avevo molti appuntamenti in agenda e anche alcuni sopralluoghi da far fare a potenziali acquirenti.
Le vie di Torino quel giorno erano deserte, la calura opprimente.
La mattinata volgeva al termine, e io stavo siglando un atto preliminare con l'ultimo cliente, accaldata e sudata.
Ero stremata, quando mi squillò il telefono.
Non risposi nemmeno.
Il telefono continuava a squillare, imperterrito.
Lo presi: Haziz!!!
Ci mancava solo lui.
"Perchè non rispondi?", mi sentii urlare appena risposi.
"Un attimo e ti richiamo, sto concludendo un atto. Cinque minuti, solo cinque minuti", gli risposi richiudendo il telefono.
Andato via anche l'ultimo cliente richiamai Haziz.
Mi investì con i suoi improperi.
Come mi ero permessa a non rispondere subito, come mi ero permessa a farlo stare dietro a un altro cliente, come mi ero permessa a interrompere la comunicazione...
"Haziz, non ce la faccio più, sono stremata. Che diavolo vuoi?", gli dissi sconsolata.
"Domani, a Nizza, nella mia villa sul promontorio, ospito alcuni amici che non vedono l'ora di diventare tuoi clienti. Hanno soldi da spendere, molti, moltissimi. Sei mia ospite per tutto il fine settimana. Sei interessata?"
"Quanto?", gli chiesi curiosa.
Mi sparò una cifra che quasi mi tramortì.
"Va bene", risposi.
"Domani, alle 10:00, il mio autista verrà a prenderti. Non tardare"
"Non tarderò", gli dissi sicura.
Arrivai per il pranzo.
La villa di Haziz era spettacolare.
In cima al promontorio, quasi a picco sul mare.
Il piccolo porto pieno di barche che ondeggiavano quiete faceva da sfondo a un panorama da sogno.
Sull'ampio balcone Haziz e un gruppo di arabi, tutti maturi, parlavano e ridevano.
Appena mi videro mi salutarono ossequiosi.
Haziz fece le presentazioni, parlammo un pò, e poi pranzammo nell'ampio salone.
Dopo pranzo la servitù venne allontanata e noi ci accomodammo sui grandi divani.
Haziz mise sù un pò di musica e mi disse di cominciare.
Era arrivato il mio turno.
Andai al centro del salone e iniziai a spogliarmi al ritmo della musica.
Erano in cinque e mi guardavano sorridendo e parlottando tra di loro.
Presero a spogliarsi anche loro e, seduti sui divani, avevano iniziato a segarsi lentamente.
Haziz dava gli ordini, come un regista sulla scena di un film.
Mi disse di andare a fare i pompini ai suoi ospiti, e così mi inginocchiai davanti a ognuno di loro per spompinarlo a dovere.
Poi mi fece salire su ognuno di loro per cavalcare i loro cazzi.
"Ora in camera!", disse Haziz salendo al piano superiore, dove ci introdusse in una stanza da letto faraonica, con un letto enorme.
"Tutti e cinque, insieme!", ordinava Haziz, spiegando a ognuno il posto che doveva prendere.
Io mi collocai al centro del letto, stesa, mentre i cinque, attorno a me, mi baciavano e mi leccavano dappertutto.
Sentivo le loro lingue sulle tette, sui capezzoli, dentro la fica...poi mi fecero girare e presero a leccarmi il culo, ad allargarmelo...sentii le loro lingue penetrare dentro il buco, rovistarmi, mentre la mia bocca veniva riempita dai loro cazzi duri e vogliosi.
Haziz mi disse di mettermi a quattro zampe, gambe larghe, troia!
Eseguii, mentre uno si infilava sotto di me per entrarmi nella fica.
Un altro da dietro forzava anche lui, e così ne ebbi due nella fica, che sentivo piena e bagnata.
Un altro, sempre dietro, stava forzando per penetrarmi il culo, mentre due si alternavano con i loro cazzi nella mia bocca.
"Non venite! - stava urlando Haziz - Quando state per sborrare fatelo qui dentro!", e mostrò un bicchiere sollevandolo col braccio.
Tutti spingevano, io non capivo più niente, riempita dappertutto, sbattuta con foga.
Urlavo e mi dimenavo, ansimavo, quando venni mugolando come una cagna in calore.
Uno alla volta i cinque arabi uscirono e andarono a sborrare nel bicchiere che Haziz aveva collocato sul tavolino posto sul balcone della camera.
Quando anche il quinto ebbe sborrato nel bicchiere, Haziz mi disse di andare sul balcone, di prendere il bicchiere e di bere la sborra che c'era dentro.
Eseguii, mentre tutti mi guardavano eccitati e divertiti.
Uscii sul piccolo balcone, presi il bicchiere depositato sul tavolino, guardai sorridendo gli arabi che mi osservavano estasiati e, lentamente, mi portai il bicchiere alle labbra e ingoiai la sborra.
Li guardai di nuovo, mentre mi leccavo le labbra.
"Tutto!", mi ordinò Haziz facendomi un segno col dito.
Capii ciò che intendeva: con l'indice andai a raccogliere la sborra depositata sul fondo e sulle pareti del bicchiere e lo leccai per bene.
"Pulito!", dissi sorridente mentre mostravo il bicchiere ad Haziz.
Bene, ora fatti un altro giro dei cazzi, puliscili a dovere.
I cinque si misero in piedi attorno a me e io, inginocchiata, presi a leccare alternativamente tutti i cazzi ripulendoli per bene dalla sborra ancora presente.
Falli drizzare, troia!, mi incitò Haziz.
E così io presi a leccarli con più lena e a segarli.
Forza ragazzi, forza, sborratele in faccia, tutti insieme!
I cinque arabi si misero di impegno a segarsi, mentre io, sempre inginocchiata, ero con la testa alzata e la bocca aperta in attesa del loro sperma.
Non dovetti aspettare molto, e i fiotti cominciarono a depositarsi sulla mia faccia e in bocca.
Non furono sborrate consistenti, qualcuno mi depositò sulla faccia appena poche gocce, e così appena finirono Haziz mi disse di leccarli nuovamente tutti, mentre lui, sempre porco, mi ordinava di raccogliere con le dita lo sperma sulla faccia e leccarlo.
Lo feci di nuovo.
Contento? Gli chiesi guardandolo negli occhi.
Si, mia troia, non mi deludi mai. Ora rientra e vatti a dare una pulita.
Rientrai nella camere e vidi Haziz che poggiava sul mobile intarsiato un pacco.
"Questo è per te, tesoro - mi disse guardandomi - E' solo un anticipo. Domani sarai a mia disposizione"
"Naturalmente", risposi sorridendogli, mentre entravo nel bagno per una doccia calda e rinfrancante.
Quando uscii dal bagno rimisi i miei abiti e scesi al piano inferiore.
C'era solo Hazi ad attendermi.
Li hai svuotati mia cara, sei terribile, mi disse ridendo.
Sei sempre il solito porco Haziz, lo sai vero?
E non ti piaccio anche per questo?, mi disse baciandomi la mano.
Parliamo di affari...gli dissi in tono serio.
Più tardi, a cena. Ora ti porto in centro, shopping libero, ti va?
Andiamo, certo, risposi con un sorriso.
Domani sei mia, da mattina a sera, chiaro?
Non vedo l'ora, gli dissi in tono provocatorio, mentre mi avviavo verso la sua macchina.
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