Ellen - 3

di
genere
dominazione

Il locale di Mama Flores lavora esclusivamente con i militari.
La massiccia presenza dei marines della vicina base aeronautica e dei soldati di leva delle caserme attorno scoraggia da sola i pischelli e, soprattutto, i padri di famiglia. Non fosse così, Mama Flores sarebbe costretta a sbattere fuori i civili perché il suo bordello, isolato in periferia, è tollerato dalle autorità solo perché tiene lontani dalla città gli ingombranti vicini yankee. È una questiona di ordine pubblico suggellata da un patto non scritto: la polizia chiude due occhi sul bordello illegale e, da parte sua, Mama Flores garantisce zero casini, risse o altro tra la gente per bene e fa regali regolari agli ufficiali giusti.
Il locale è ben avviato, una vera miniera d'oro per Mama Flores che lo gestisce col pugno di ferro. Si occupa lei di tutto, dalla scelta dei peperoni per la cucina alla musica da mettere in sala, dalla scela del lavapiatti fino al turn over delle ragazze. Le arrivano le più belle da tutto il Sud America, tutte vogliono poter lavorare per lei. Mama Flores le tiene massimo tre settimane, ma se poi qualche sua bella ragazza vuole tornarci può farlo ma solo dopo sei mesi per una logica tutta sua: a Mama fanno tristezza le puttane sedentarie, sono destinate ad esserlo tutta la vita.
Per le ragazze è un lavoro massacrante, soprattutto durante le ore di libera uscita e la domenica, ma non possono certo lamentarsi, trattano solo carne giovane e nel bordello girano dollari veri!
Beh, in realtà questo è un problema bello grosso per Mama Flores.
Il suo locale è diviso nettamente in due da una linea nettissima: da una parte i marines, reclute o uomini già fatti, dall'altra i militari locali. Tra loro c'è rivalità, diffidenza e competizione, insomma una bomba innescata. I più sbruffoni sono gli yankee, covano un disprezzo per i locali ai limite del razzismo anche se sono per la stragrande maggioranza ispanici e neri. Ma sono soldati veri, veri duri, e soprattutto hanno dollari sonanti in tasca, possono scegliersi le bellissime ragazze in vetrina e portarsele in una vera camera.
Mama Flores non si fa certo impressionare, per lei sono solo coglioni col cazzo che tira, e sa come gestirli e tenerli a bada. È facile, tutte quelle arie di superuomini e poi basta un ordine secco ben dato per rimetterli all'istante sull'attenti.
I più pericolosi sono gli squattrinati militari di leva. Vengono al bordello anche se non hanno soldi in tasca da spendere e osservano torvi gli yankee che si comprano le 'loro' puttane. Masticano amaro, possono solo lucidarsi gli occhi e palparsi tra le gambe.
Ma Mama Flores fa trovar loro figa a buon mercato.
Sono le ragazze che servono in sala, meno giovani e forse meno belle, ma che si portano i soldatini nei camerini al piano terra allo stesso prezzo del piatto del giorno.
In pratica per otto-dieci dollari, una miseria che fa urlare vendetta a Mama Flores! Ma alla fin fine a loro sta benissimo, nel bordello di Mama non sono vittime di alcun sopruso, lavorano solo con giovani soldati, per lo più timidi ed inesperti una volta chiusa la porta, e, se ci danno dentro, in sole tre sole giornate possono raddoppiare lo stipendio dei loro compagni.

Ellen è in trance. È pronta.
L'inculata di Raùl l'ha fatta entrare in modalità troia.
Una veloce sciacquata nel bidet nell'angolo e esce in sala, direttamente nel reparto colombiano.
Mama Flores si volta per i fischi.
Sorride incazzata.
Ellen è uno schianto stratosferico. Alta e bionda, un corpo da nuotatrice, quella stupida è uscita in culotte nere, aderentissime che le pitturano la figa e le disegnano un culetto da urlo infilandosi nello spacco e scoprendo due lunette perfette sotto le chiappette tonde. È praticamente nuda, il top bianco è semitrasparente sui seni coi capezzoli in rilievo. E, come se non bastasse per arrapare i suoi poveri soldatini, le gambe vertiginose, con i polpacci coperti da scaldamuscoli, finiscono in due grossi anfibi slacciati. É troppo per i suoi soldatini squattrinati.
Mama le corre incontro scostando tutti a colpi di anca.
Le si ferma di fronte. Ellen ha gli occhi grigi già assenti, come se non la vedesse.
“Ehi, olandesina, vedi di non farmi casini con le altre.” L'afferra per la nuca e la tira verso le sue labbra. “Ricordati i patti.”
Ellen non vuole rimandare oltre. “Okay, Mama, tengo solo un dollaro, gli altri li dividi con le ragazze.”
“Tu sei scema come nessuna!” Ma prima di lasciarla le massaggia affettuosamente al collo.
Pepe è incuneato fra l'enorme maîtresse e la figa bionda, così alta che ha praticamente il suo seno davanti alla bocca. Non sente quel che dicono, fissa ipnotizzato in basso, il piccolo marsupio che la puttana ha allacciato in vita, sul davanti, dieci centimetri sopra la fica.
Pesca un preservativo e lo mostra a Mama.
Mama lo guarda truce. “Sono trentamila peso, bocca e figa in camerino. Cinquantamila mila per culo.”
Pepe tira fuori tre biglietti da diecimila mentre Andrés, dietro lui, gli batte le mani sulle spalle. “Sei un bastardo Pepe l'avevo vista prima io!”
Pepe si gira verso i compagni con quella figa cinta la fianco. Gli amici ammutoliscono impietriti, è una soddisfazione impagabile per Pepe.
“Cazzo avete? Mai vista una così?”
Si mettono a urlare e ridere.
“Sei un coglione Pepe!” Alejo gli batte la mano sulla fronte, “Un miserabile pidocchio! Ma le hai visto che culo? Una puttana così è sprecata per uno spilorcio di merda come te!”
Pepe sorride amaramente, è tornato insicuro, ma dannazione, non può di più, questa ciulata gli costa già una sassata.
Andrés s'avventa su Ellen, cerca di baciarla, ma Ellen si ritrae e Mama lo tira indietro per la collottola. “Non fate i cretini o vi sbatto fuori tutti! Se volete baci sceglietevi una ragazza in vetrina.”
Nico si mette a ridere, “Non conoscete la regola? Guardare e... toccare!” e palpa il culo di Ellen.
Le sono addosso tutti, le dita la premono in fica e culo, le mani stringono i seni. Ellen chiude gli occhi e ancheggia tra i corpi, ferita dai cazzi duri come spigoli.
“Non hai fretta tu?” Mama spinge via Pepe. “Portala in camerino.”
“Aspetta!” Andrés affonda la mano nel marsupio e tira fuori una manciata di condom. Li conta. “Ecco li ho presi per tutti.”
Mama rimane serissima, ma questi pischelli la divertono troppo. Fanno tanto casino ma poi alla fine hanno potuto comprarsi il culo solo in due.

Dopo è sempre così con le puttane.
Pepe esce deluso. Scaricato ma deluso. Avrebbe voluto diverso, non sa nemmeno lui come o perché. Quella puttana gli ha fatto un pompino da sogno, aveva il cazzo di marmo, la sentita godere, una vera cagna, s'è lasciata toccare tutta, anche il buco del culo, e le ha messo le dita in bocca mentre se la sbatteva a novanta in quel cesso di camerino... Eppure non sa nemmeno lui cosa.
Torna dagli amici. Ridono come scemi, vogliono sapere, lo prendono per il culo, lui fa l'uomo vissuto ma non gli va di parlare.
Ora tocca a Gabo.
Ellen esce dopo due minuti.
Gabo le va incontro, le carezza la figa e si siede con lei al banco.
Pepe li guarda e gli passa tutto. Ora la vorrebbe ancora. Cazzo non se l'è inculata, ma dove trova cinquantamila peso?

Ellen rispetta i ritmi del bordello.
Lo fa automaticamente, a lei non serve guardare l'orologio. Mama Flores pretende che le ragazze tra un cliente e l'altro si facciano vedere in sala almeno cinque minuti. Ellen ubbidisce, spacca il secondo, si siede al bancone col prossimo ma non chiacchiera con lui, finge di non capire lo spagnolo.
Mama sa quello che fa, l'ha messa in sala perché sa quello che cerca. Farsi vedere con l'uomo che l'ha comprata è forse più umiliante che mettersi in vetrina.
Senza nascondere troppo la mano stringe il cazzo del suo soldato seduto accanto. Lascia che le tocchi culo e tette e, se è troppo timido, gli prende la mano e se la preme tra le cosce.
Sono momenti che gode male, dovrebbe essere sempre così. Non si sente figa, non è più una meravigliosa ragazza di ventinove anni, la perfetta danese bionda con gli occhi azzurri ed il fisico che tutti notano ed invidiano. In questi momenti, seduta al banco con addosso gli occhi di tutti e le mani del prossimo fortunato, è solo una figa. Una figa da chiavare, una puttana per cazzo e coglioni.
Gode nell'angolo profondo della sua anima sbagliata. E gode anche nel corpo, vuole essere presa, palpata e penetrata. E qui per i cazzi.

L'eccitazione arriva al culmine quando si siede con Nico. È il primo che s'è svenato per comprarle il culo. Un bel ragazzo, bicipiti torniti e addominali forti. Ci tiene a mostrarli, lascia la camicia aperta. Ha una catenella d'oro con una medaglietta sul petto lucido. Ellen gli palpa i jeans sotto la grossa fibbia del cinturone. Nico è uno che ci sa fare, se lo lascia toccare per bene dalla cagna, “Non hai paura - le dice sorridendo come un vero uomo – questo te lo metto in culo.”
Ellen ha un brivido d'eccitazione. Gode troppo essere presa in culo. L'inculata è umiliante, è da veri maschi che usano la puttana. E vorrebbe potergli dire che lei si terrà un solo dollaro, che è così puttana che gli sta dando il culo al prezzo di una cocacola.
Si alza dallo sgabello e s'appoggia al bancone.
Nico si alza anche lui e le si appoggia contro. Con la sinistra le stringe il seno. La destra è stretta tra le cosce, le palpa la figa. Ellen spinge in dietro il culo e strofina le culotte sui suoi jeans ruvidi, contro il cazzo duro. Twerka piano, la mano che la preme in fica le fa sciogliere le gambe. Le ginocchia tremano. Rimangono così, contro il bancone, ogni tanto spinge la mano dietro, la infila tra i due corpi incollati per sentirgli ancora il cazzo.
Tutti devono vedere che lei lo prende in culo.
Un'altra mano le sfiora il ventre nudo e le carezza con la punta delle dita l'ombelico. Ellen si scosta un poco per permetterle di pescare un preservativo. Ellen, che pare assente, ha invece tutto in testa, sa che il tizio ne ha davanti altri sei oltre a Nico. Dovrà aspettare almeno un'ora e un quarta. Gli tocca cazzo e palle senza guardarlo in viso e gli dice di passare da Mama. Riprende a twerkare contro il pacco di Nico.
Ma scoppia un tafferuglio. É un americano, i colombiani protestano.
Il marine è un nero imponente, ha la calma dei forti, allarga le braccia. “Non rubo la puttana di nessuno.”
Mama Flores interviene come una saetta. “Basta! July è per tutti. Ancora una protesta e la mando a casa!” Ammutolisce tutti.
Il marine sorride sornione, tira indietro Nico e pesca altri tre condom dal marsupio. “Voglio regalare questo culetto anche ai miei amici.”
Mama guarda truce Ellen che fa sì con gli occhi. Le sta bene.
“Cosa aspetti? Non si qui in vacanza!”
Ellen porta via Nico verso il camerino.
Il marine paga Mama mostrando i dollari ai pezzenti.

In camerino Ellen travolge ogni regola.
Gli salta addosso lei, lo sbottona con le dita impazzite e non può aspettare oltre, se lo fa ficcare a pelle.
Nico non ci crede, non vorrebbe senza, ma anche lui ubbidisce al cazzo e se la sbatte in culo come non ha mai potuto fare con la sua ragazza. Per lui è un'inculata liberatoria, s'incula Ellen a cazzo libero, da farsi male alle palle tanto le picchia. Ellen annaspa aggrappandosi a scaffale e bidè. Nico l'artiglia tre dita in fica, sente la cagna che gode ma cerca di trattenersi, un'inculata così deve durare il massimo. Botte in culo che sente gli amici ridere dietro la porta. Figa, si può essere così cagna? Il cazzo è in pressione, non resiste di più, cazzo! Si calma, la scopa al ritmo di uno spalatore, col cazzo la scava in culo e la fa gemere. S'innamora quasi, sarebbe una favola avere una ragazza come lei.
Con Danita metterglielo in culo è una sofferenza, continua a piagnucolare che le fa male. Ma le piace, ne è sicuro, anche se glielo concede di rado e solo perché vuole lui, dice. Ma sentirla piagnucolare, baciarle il viso sudato è...
Nico è un coglione! Come può pensare a Danita mentre si fotte una troia. Si tira indietro. Le ha fatto il culo a caverna. Due tiri si mano e le schizza sopra. Una sborrata che sono due settimane che non si fa.
La scosta, si sciacqua veloce sul bidè, s'asciuga con della carta, si riabbottona veloce ed esce.
Ellen si raddrizza.
Non l'ha nemmeno salutata.
È una figa per cazzi e Nico non esiste più.
Si dà una sistemata e nello specchietto rettangolare poggiato sullo scaffale si controlla dietro, come le stanno le culotte.
Esce.
“Ciao, sono Theo”, le dice il fortunato che le palpa il culo.
“July.” Risponde Ellen.
È il suo nome nel bordello di Mama Flores.
Lo tocca e si finge sorpresa. “Tienes una polla grande y bonita, amigo.” Dice le sole tre parole di spagnolo che una puttana conosce.
Sono le diciannove e ventisei. Ha davanti ancora quattro ore.
A Theo piacciono le sue tette.

Mama Flores fa aprire tutte le porte e le finestre per far uscire l'aria viziata. È l'ora della chiusura.
Ellen attende il suo turno in disparte, seduta sul dondolo in cortile. Fa freddino qui la notte, è in felpa e jeans. È l'ultima ad entrare nell'ufficetto di Mama.
“Sono trentadue dollari.”
Mama è disgustata da tanta miseria. A lei stessa toccano poche decine di dollari, ma dopo aver fatto lavorare la figa olandese in sala avrà il locale strapieno per almeno tre settimane.
“Siediti devo parlarti. Tu domani te ne torni a casa.”
“Perché?!! Io mi fermo sempre due giorni.”
“No, passeranno di sicuro i Vicario. Domani mattina Carlos esce di galera, s'è fatto sei mesi, e i cugini vorranno qualche ragazza per festeggiare.”
“Non capisco. Chi sono?”
“Animali. Bestie che tu, figlia mia, non devi incontrare.”
Litigano per mezz'ora.
scritto il
2026-02-01
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