Ellen - 2

di
genere
dominazione

Suona il cellulare.
Risponde.
“Ciao, Mama, sono Ellen.”
“L'ho visto.”
“Arrivo domani pomeriggio.”
“Arriva la principessa! Devo prepararti il bagno profumato?”
“Cos'hai?”
“Tu mi fai sempre casini! Cosa credi?, io devo pensare anche alle altre. Vuoi venire quando cazzo ti pare senza avvisare? Okay, ma io domani non ho camere libere! Contenta? Posso solo farti lavorare in sala.”
Ellen non ha mai lavorato in sala, si trova bene da Mama Flores sopratutto perché non ha contatti con nessuno, si mette in vetrina, nella cabina dietro lo specchio, e gli uomini che la scelgono e passano da Mama a mercanteggiare. Intrattenere i clienti proprio no! E non è nei patti con Mama.
“No, la sala no.”
“E allora vieni settimana prossima.”
Ellen ha una scarica d'eccitazione che la confonde. Si vede nel bar con addosso i soldati che la toccano. Okay! Vuole provarci.
“Mi sta bene, ci sto, ma dammi una vetrina almeno un'ora!”
'Già, poi le altre ragazze si incazzano con me che bruci i clienti.”
“Troviamo un accordo, Mama. Io sono disposta a dividere come l'altra volta.”
“Tu sei scema, ragazza mia, sbagli tutto.”
“Cosa interessa a te? Tu ci guadagni lo stesso...”
“… Okay ti do una vetrina alle dieci, ma prima servi in sala.”
“Grazie Mama.”

Suo padre l'ha finalmente trovata.
“Andiamo, Ellen! Sono già tutti in sala.
Ellen è ad Atlanta, hanno un'importante riunione con un'holding americana. Con la mano si stira in giù il tailleur armani e segue suo padre.
La squadrano cdalla testa ai piedi, Ellen saluta gelidamente, gli sguardi le passano attraverso. Si siede al tavolo accanto a Magda, la sua segretaria.
Apre il laptop. Vuole fare in fretta, domani sarà da Mama Flores.

Mama Flores è incazzata, le vuole troppo bene ma Ellen è una stupida. S'incazza dentro, come se le si smuovesse qualcosa dentro il petto. Mama crede ciecamente ai presentimenti, è ormai vecchia e si è convinta di essere una sensitiva. A lei è sufficiente vedere una sola volta una persona per capire com'è e se ha addosso influssi positivi o negativi.
Non sono palle, vanno tutti da lei, anche le ragazze che vogliono sapere se è l'uomo giusto quello che vogliono sposare.
La rispettano e pendono dalle sue labbra. Per Mama è una soddisfazione incredibile. Non respinge nessuno, aiuta tutti e gongola felice nei suoi seni enormi.
Mama Flores ha avuto una vita dura, solo lei sa cos'ha passato e i rospi che ha dovuto mandar giù, ma ora è quasi un'istituzione della città. È ricca e riverita. Ha un locale tutto suo, non deve niente a nessuno ed è temuta da uomini e donne. Tutti sanno che con Mama Flores non si scherza.
Essere amata dalla gente non gliene frega un cazzo, in trent'anni l'hanno amata in migliaia e nessuno le ha lasciato nulla. Ha fatto tutto da sola, è soddisfatta di sé stessa e non gliene frega un cazzo se è ingrassata enormemente. Molti uomini la vogliono ancora e Mama si fa pagare come è sempre stato, non concede deroghe a nessuno, nemmeno alle giovani reclute, i bei marines che diventano cuccioli nel suo abbraccio materno e si perdono nelle sue carni. Si fa pagare pure da loro anche se avere ancora un bel giovane nudo è meglio di una vacanza.
In vita sua Mama non ha mai fatto vacanze. Ha sempre lavorato.
Si trucca appena, i capelli va a farseli solo quando ha tempo e non si preoccupa di dimostrare più anni di quelli che ha realmente, non può farci nulla, la sua vita è stata quella che è stata.
L'unico suo cruccio è di non avere una famiglia vera. Ha però decine di figlie, le sue ragazze. Se le ricorda tutte e le più carine dopo venti anni le mandano ancora regali per Natale.
Sarebbe stata un'ottima madre lei, non avrebbe cresciuto smidollati. Pazienza. Di notte non dorme e ci pensa spesso, forse perché ha deciso di chiudere. Finalmente vedrà Venezia, è il sogno magico della sua vita, e poi comprerà una bella casa con giardino e tanti fiori. Mama adora i fiori.
Ancora due anni e potrà farlo, ha calcolato tutto fino all'ultimo dollaro, Mama Flores con soldi e numeri è imbattibile.
Solo Ellen è più veloce di lei. Ormai fra loro due è una gara simpatica: l'ultimo giorno si ritrovano nell'ufficetto e tirano le somme sul taccuino dove segna tutti i clienti. Ellen è velocissima, fa i conti a mente e la batte sempre.
Le vuole bene come ad una figlia.
Ellen è una stupida, ma ha un'anima speciale. Mama lo sente, in questo non si sbaglia mai, eppure non è ancora riuscita ad inquadrare Ellen. Le sfugge sempre qualcosa di lei, Ellen è un segreto dentro l'altro. No, a Mama Flores non le interessano un cazzo i segreti di Ellen, tutti ce ne abbiamo, ma è sensitiva e vorrebbe capire chi è veramente e cosa ha addosso.
Lo sa dal primo giorno: è un'europea ricca di buona famiglia, tanto ricca da permettersi di volare ogni quattro sei settimane fino al suo bordello per farsi sbattere a dieci dollari. Mama non può certo immaginarsi quanto sia ricca e che il padre di Ellen è fra gli uomini più ricchi della Danimarca, anzi, è ancora convinta che Ellen sia olandese.
Ma sa perché Ellen viene nel suo bordello.
Mama lo sa e un po' la invidia, lei stessa che non ha potuto scegliere di fare la puttana conosce benissimo cosa si prova quando l'uomo se ne va. Se hai le palle, e Ellen ha le palle, non importa cosa hai fatto e le mille umiliazioni che hai subito, se hai le palle senti di aver vinto. Lui sparisce, non era nessuno, e che tu sei tu.
Ellen è bellissima, la invidia come una madre. È bella come piace adesso, gambe lunghe e corpo sportivo. Invece Mama da giovane era un altro incanto, era formosa e aveva i seni come una donna deve avere.
Ellen è troppo magra, ogni volta Mama cerca di farla mangiare di più e nei piatti ci mette sempre semi di ruta.
Quella ragazza la preoccupa. Ellen è indifesa, ha qualcosa addosso.
Le ricorda il figlio della sorella di un'amica di quella che fa le pulizie nel suo locale. Gliel'hanno portato per capire cosa avesse addosso. Un bravo ragazzo intelligente ma con qualcosa che lo tiene distante dalle persone e lo chiude in un mondo tutto suo. Mama, ha detto di non preoccuparsi troppo, il ragazzo è buono e sveglio, è solo diverso dagli altri e la madre non deve stressarlo se si chiude nel suo mondo, il mondo vero è una merda. Quel ragazzo va solo difeso. Le ha dato i semi di ruta da mettergli nel cibo. La ruta è portentosa, ha mille proprietà, allontana influssi negativi e malocchio. Li ha poi cacciati via. Mama non si fa mai pagare quando aiuta la gente.

Ellen sta bene, ha trovato l'equilibrio.
Il bordello di Mama Flores è diventata una routine benefica come la sua ora quotidiana di nuoto. Ci va appena può e non ci fa più i cinque giorni di seguito come le prime volte. Si ferma due giorni, tre al massimo.
Così è tutto più semplice, da un anno e mezzo ha una vita quasi 'normale'. Le sembra di fare un salto per salutare un'amica e non spreca più troppe energie per far collimare il lavoro con le sue lunghe 'sparizioni'.
Essere considera una stramboide (e Ellen sa di esserlo in una certa misura) le dà vantaggi incredibili. Al padre e a Magda ha addirittura lasciato credere d'avere un uomo in Sud America, sapendo che mai e poi mai le chiederanno qualcosa di più.
Victor sa che, se non vuole allontanare la figlia e farla chiudere a riccio, la deve lasciare libera e non intromettersi nella sua vita, nemmeno con un consiglio o una parola.
E Magda, la sua segretaria, è sua amica dai tempi dell'università. È meravigliosa e intelligentissima... ed ha una pazienza incredibile con lei!
Ellen sa benissimo quanto sia difficile starle accanto. Magda è l'unica che l'ha accettata da subito rispettando le sue stranezze e non ha mai tentato di 'aiutarla'.
Ellen odia quando vogliono aiutarla. Si sente una handicappata.
Con Magda Ellen si sente costantemente in colpa, vorrebbe ricambiare ma finisce sempre col dire o fare cose inappropriate. Mai una volta, però, che Magda se ne sia risentita, anzi, ci ha sempre riso sopra. Dopo sei anni la prende ancora in giro per il regalo che Ellen le ha fatto per il suo ventitreesimo compleanno: un intero set di piatti di ceramica dell'Ottocento. “Cosa me ne faccio???”
Ellen ha solo due meravigliose amiche: Magda che intuisce soltanto l'esistenza di una seconda Ellen, segreta e sbagliata, e Mama Flores, l'unica che sappia veramente cos'è Ellen.
È bello avere amiche. La fanno sentire quasi normale, anche se le è impossibile confidarsi con loro come farebbe una vera amica.
Ogni volta che abbassa la saracinesca su lavoro e numeri e si guarda dentro, Ellen sente ancora le parole di Mama. È accaduto in una loro cenetta, in un momento di debolezza, Ellen ha sentito un trasporto strano per Mama, forse perché aveva lavorato tutto il pomeriggio e da lì a mezz'ora sarebbe tornata in vetrina. Una situazione assurda che nessuno può capire. Nessuno, tranne Mama Flores. E allora gliel'ha chiesto, ha voluto sapere cosa pensasse Mama di lei.
La donnona s'è messa e ridere. 'Che sei stramba forte figlia mia! Ma non tirartela, non hai nulla di speciale tu! Sei solo malata di cazzi!'
Sorride, Ellen adora Mama Flores.
Sicuramente anche Magda sa che è una malata di cazzi.
Spesso l'accompagna lei in aeroporto e intuisce la fibrillazione di Ellen. Magda è pericolosa, le vede dentro, non può immaginarsi che Ellen sta andando a farsi sbattere in un bordello da decine di marines, ma neppure che Ellen sia innamorata di un uomo. La cosa la preoccupa appena, non dubita un istante che Ellen non sappia quel che fa.
L'ultima volta l'ha salutata con un bacetto sulla guancia: 'Fatti una bella scopata, Ellen!'

Viktor è divertito.
Ellen s'è alzata ed è scappata via. Sua figlia lo sorprende sempre, non è un computer, anche lei è umana.
Sono ad Atlanta, nell'ennesimo incontro per un importante affare con un gruppo americano, ma il progetto di Ellen, ferreo e meticoloso, aveva portato ad un'impasse irrisolvibile e s'era finiti in un vicolo cieco quando Viktor ha avuto un'intuizione che ha sbloccato la situazione e rimesso in carreggiata la trattativa. Ed Ellen, che non può tollerare che esista il fiuto degli affari, ci è rimasta di sale e se n'è andata di corsa.
Viktor s'avvicina a Magda. “S'è arrabbiata?”
“No... ma ci aveva lavorato sopra tre settimane.”
“Dov'è andata?'
“Sarà andata a cercarsi una piscina, lo sai com'è fatta, quando è così ha bisogno di nuotare.”
“E tu cosa fai? Vuoi venire via con me?”
“No, grazie, aspetto Ellen. Domani mattina abbiamo l'aereo per Kopenhagen.”
Peccato, Magda merita.
Viktor chiama Estella. “Mangio qualcosa qui e torno. Arrivo verso le ventitré.”
“Mmmh, ti aspetto nuda nel letto.”
“No, aspettami in mutandine.”
“Sì, papi, metto quelle rosa che ti piacciono... Torna presto, voglio ciucciartelo”
“Aspettami.”
Viktor riattacca. Quella ragazza è ridicola. Ma è giovane e figa come piacciono a lui. Nuda in mutandine, basse sulla fighetta nascoste, gli fa dimenticare quanto è stupida. Glielo fa tornare giovane, duro e potente, Estella fa pompini da paura e a letto gli concede tutto anche se finge troppo.
Ha il cellulare in mano, manda un messaggio di saluto a Ellen. Vorrebbe scusarsi con lei e sentire come sta, se le è passata l'incazzatura. Viktor si sente in colpa con la figlia, non riesce ad avere un rapporto aperto con lei e sempre più spesso, senza volerlo, gli capita di chiedersi se e come fa pompini. Se la immagina ogni volta che la vede. Ne prova vergogna, se l'immagina con un cazzo in bocca.
Ellen lo turba e non è normale per un padre. Si sente un maiale e adesso che sa che Ellen è persa per un uomo da cui corre ogni mese per scopare, Viktor soffre di una gelosia assurda. È geloso e invidioso, non può evitare di pensarci, com'è Ellen a letto?
Soffre, Ellen è in tutto per tutto sua madre e sua madre era passione pura a letto. L'unica donna che Viktor abbia veramente amato, persa negli anni più belli della sua vita. Era passione folle sua madre. Darebbe tutto per poter tornare in Spagna con la sua Fiat di seconda mano, un mese di vacanza in tenda con tre corone in tasca, sempre felici, sempre in giro, sempre eccitati. Montavano la tenda anche in spiaggia, notti uniche, amore e sesso, anche a tre o quattro con ragazzi e ragazze.
Viktor non vuole soffrire, scaccia il pensiero.
Stringe le mani agli americani e cerca di pensare a Estella. Ha fretta di andarsene, sorride e dà pacche sulle spalle e lascia che siano Niels e Magda a definire la data del prossimo incontro. Niels è il suo braccio destro.
Dopo un pomeriggio così esaltante ha assolutamente bisogno di metterlo in culo. Povera Estella, stasera si prenderà una pillola e glielo terrà inchiodato in culo due ore.
Fino a farla piangere e squirtare.
Quella puttanella god col cazzo in culo, non finge.
Saluta ancora, si complimentano per la sua intuizione, fa battute da amicone, si sente carico. Si riavvicina a Magda per salutarla.
Magda merita, dannazione!

Viktor la conosce più di sua figlia. Ha due sorelle, vive con Jonas, un bravo ragazzo che fa l'informatico, suo padre lavora al Centro Congressi e la la mamma è originaria di Saint Thomas, per questo Magda ha una meravigliosa pelle ambrata e i capelli neri. Gli occhi neri sono intelligenti, svelano la forza e allo stesso tempo la bontà di questa ragazza. Ai tempi dell'università è stata la fidanzata di Ellen.
Ha la figa scura. Che Viktor sappia, Magda mette sempre mutandine bianche, l'ha vista sempre così quando era venuta a stare con Ellen. Giravano entrambe in mutandine. L'ha scopata solo cinque volte. Le ha contate. A letto è un po' fredda, troppo disinibita e poco passionale, sembra di fare ginnastica. Ma alla fine Viktor non può pretendere di più, è pur sempre il padre di Ellen.

Magda ha addosso gli americani, ci provano con lei. Forse è meno bella di Ellen ma è sicuramente più accessibile. Lei non veste gessata in uniforme. Tiene la giacchetta slacciata sui seni pieni, ricambia gli sguardi e il suo brillantino al naso dice molto nel grigio mondo degli affari. È una ventata di giovinezza.
Li sta prendendo per il culo e non se ne accorgono, orgogliosi come paperi nei loro costosi completi anonimi. Magda è al cellulare, sta parlando in danese.
Viktor capisce che sta parlando con Jonas, il suo copagno.
“... si amore, abbiamo finito presto... no qui sono solo le cinque... non posso, dopo c'è una cena.” Mente a Jonas e sorride a un coglione in cravatta di seta.”... anch'io ho voglia... l'aereo è domani mattina alle sette, devi venirmi a prendere alle 21 e 45... no qui non posso. mi sentono... sei un porco! Ahah... mmm, bel programmino! Si potrebbe fare, col jet lag posso scopare tutta notte, tu vedi di berti molti caffè ahah... ahah, non preoccuparti, te lo tengo sveglio io... baci... devo chiudere, ti chiamo dopo, giuro... sì, me lo fai vedere, ahah.”
Si guarda attorno, nessuno ha capito quello ha detto. Solo Viktor.
“Povero Jonas!” Le dice dietro gli altri.
“Dovrà abituarsi, io ho un lavoro...”
Viktor la vuole. Sono due anni che non se la fa. Decide di stare al suo gioco, entra nel cerchio, butta il braccio sulle spalle di un avvocato e le chiede in danese.
“Posso sapere se hai sotto le mutandine bianche.'
Viktor ha questa fissa. Per quelle di cotone, da grande magazzino. I pizzi lo eccitano poco.
Magda sorride con gli occhi. “Qui lo vorrebbero sapere tutti, ahaha!”
“Non mi hai risposto.”
“Tu parti subito?”
“Tra poco.”
Si scambiano un abbraccio teso, come due colleghi che si salutano. Magda sussurra da sopra la spalla. “La mia camera è qui sopra. Salgo prima io.”
Si scollano. Viktor ha il collo rigido.
“Ellen starà fuori almeno un paio d'ore.” Gli dice. Ha voglia di cazzo ma non le va di fare la notte con lui.
“Certo, vado via subito.”
“Beh, ragazzi, ci vediamo fra tre settimane.” Magda saluta tutti con strette di mano e bacetti.
Viktor la guarda andarsene.
Cazzo se merita.
Cerca Niels. Il suo segretario. “Aspettami in aeroporto e prendi qualche regalo per Estella.”
Niels ha capito tutto, ma il suo volto è una maschera.


Bussa alla sua porta. “Sono io.”
Magda apre in mutandine e felpina, in America l'aria condizionata uccide. “Entra... Hai mangiato qualcosa?”
“Una bistecca. Mi sono fermata in una tavola calda... Senti, volevo avvisarti che domani non torno a Kopenhagen.”
“Lo sapevo già. Devi correre dal tuo uomo.” Magda la stringe in vita, i seni si sfiorano. “Potresti almeno dirmi come si chiama, no?”
“Martin.” Risponde d'impulso.
Ellen si sorprende. Non ha più pensato a lui. Dov'è finito Martin? Sa che è partito in missione col suo contingente. Non gli ha mai risposto. Ellen non vuole far soffrire.
“Oh Ellen, sei sempre così tesa! Sciogliti un poco.” Le prende la mano e se la porta al seno. “Vuoi dormire con me?”
Ellen fissa il letto disfatto con le lenzuola aggrovigliate dietro la spalla di Magda.
La bacia in bocca.
Magda si elettrizza di felicità. La bacia, la stringe e la sente sciogliersi, Ellen è per fare l'amore. La spinge indietro, la fissa negli occhi, ride, le schiocca un altro bacio sulle labbra. “Aspetta! Ti faccio vedere cosa vendono qui sotto!”
Cerca in un sacchetto sulla poltroncina e tira fuori una confezione di plastica trasparente. Gliela mette in mano, è un dildo anatomico rosa carne. “Aprilo tu!”
Ellen la apre a modo suo, meticolosamente, grattando via con le unghie gli scotch. Magda la adora, attende pazientemente fissandole le mani con le dita lunghe.
Quando l'ha finalmente tirato fuori e lo tiene alto per ispezionarlo, Magda le preme la mano sul monte di venere.
Ellen è in pantaloni da yoga. Inspira col naso ad occhi chiusi e socchiude le labbra. Magda le divora la bocca e la friziona forte sotto.
“Il tuo Martin ce l'ha così grosso?”
Ellen non capisce l'ironia. “No, è più largo.”
Magda scoppia a ridere. “Beata te! Ma questo è per tutti e due.”
Le tiene ferma la mano e lo insaliva lentamente spingendoselo fino in gola. Ha mille idee in testa, una più porca dell'altra, spera solo che Jonas non la chiami ancora. Ma non dovrebbe più, in Europa ormai è quasi l'alba.
Magda ha troppa voglia, l'afferra per l'elastico dei fuseaux e la tira a letto. Le balza sopra e glieli abbassa fingendo di montarla.
Ellen ha l'olfatto finissimo, viso affossato nel cuscino sente il suo profumo.
Magda glielo spinge bastarda, la scopa col dildo di gomma e glielo ruota dentro, ma Ellen continua a pensarci, sente il profumo di suo padre. “Hai scopato con Viktor?”
Magda si blocca. Si stende lunga sulla sua schiena e glielo dà da leccare. Ellen lecca docilmente.


Sono quasi tre ore di volo fino alla Bahamas ma Viktor non s'annoia. Finge di seguire il film che ha fatto mettere. Con la mano in tasca appallottola le mutandine bianche, di cotone. Pensa a quando gli giravano per la casa entrambe in mutandine. Ha troppi ricordi, sta diventando vecchio.


Ellen ci arriva con mezza giornata di viaggio che le lascia alle spalle il suo mondo. Qui non esistono più suo padre e gli americani. Nemmeno Magda esiste più.
Mama Flores la saluta imbronciata. “Va' a cambiarti, sei in ritardo.”
Corre e si chiude nel camerino a piano terra. Tre metri quadrati senza finestra. Lascia cadere il borsone e si cambia in fretta. La porta si apre. Entra Raùl, il buttafuori del locale. Quasi non ci stanno in due. Si sbottona, si fa bagnare e mettere il preservativo, la rialza, la volta, le solleva la gonnellina, Ellen si piega a novanta, sbatte con la testa contro la parete di legno, e glielo picchia in culo.
È così che vuole.
scritto il
2026-01-31
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