Il proibito (Mamma)
di
porcellinainincognito
genere
incesti
Non avrei mai pensato di raccontare questa storia, figuriamoci scriverla sul web. Me ne vergogno, ma penso di aver trovato il posto giusto per liberarmi da questo peso.
Sono Caterina, ho 38 anni e sono di una grande città del nord Italia. Ho avuto un'infanzia economicamente difficile, genitori poco presenti e compagnie sbagliate. A 18 anni sono rimasta incinta di un ragazzo di cui ero perdutamente innamorata. Mi ha lasciata non appena gliel’ho comunicato, ma io ho deciso di proseguire la gravidanza e, nove mesi dopo, è nato l’amore della mia vita, Giacomo. Qualche uomo, nel corso degli anni, ha provato ad imitare la figura paterna ma era questione di mesi, massimo pochi anni, e poi io e mio figlio ritornavamo ad essere soli. Per questo siamo molto legati.
La mia vita, da un po’, ha preso una svolta decisamente positiva: lavoro come assistente personale in un noto studio di avvocati, sono ben pagata, ho un bell’appartamento e, da poco, anche un fidanzato che mi coccola e mi vizia molto. Giacomo l’ha conosciuto, ma ho deciso che è ancora troppo presto per permettergli di avere un vero rapporto. Mio figlio, a 20 anni, ha quasi terminato la triennale, lavora in un ristorante e mi aiuta in casa.
Poi, una sera – quella sera – il mio equilibrio si è sgretolato.
Quella sera di dicembre avevo una cena con il mio capo e alcuni clienti dello studio, mi ero preparata accuratamente, indossando una camicia bianca attillata e una gonna nera al ginocchio che risaltavano le mie forme, slanciate da un tacco sottile. Avevo raccolto i lunghi capelli neri in una crocchia e mi ero truccata minuziosamente con il rossetto rosso.
Era ancora presto, ma un forte mal di testa mi tormentava da tutto il giorno, perciò mi congedai appena terminato il secondo e ritornai a casa. Fu un grande errore. Al mio arrivo a casa aprii la porta, cercai di fare piano e non accendere troppe luci, immaginando che Giacomo stesse già dormendo. Tolsi le scarpe e zampettai nel corridoio semibuio, poi aprii lentamente la porta della sua stanza, per controllare che fosse tutto ok. Ed era tutto ok, ma non come me lo aspettavo.
La stanza era illuminata dalla lampada sul comodino. Giacomo se ne stava supino, sul letto, completamente nudo, con il membro in mano e, al suo fianco, il computer acceso, da cui provenivano versi animaleschi di una donna. “Figlio mio, bravo, così, continua!” sentii, ma fu solo una questione di secondi prima che Giacomo, accorgendosi di me, chiuse lo schermo e balzò seduto di scatto. Cercò di coprirsi, in fretta e furia, con il piumone, ma ormai il danno era fatto e lo sapeva.
«Mamma!» provò a dire, ma la voce uscì spezzata. Era paonazzo in viso, non so se dall’eccitazione o dalla vergogna.
«Giacomo…» cercai di essere rassicurante, ma ero troppo scossa. Non capivo il perché, se era perché avevo beccato mio figlio masturbarsi, perché lo stava facendo su un video porno che simulava un incesto, o perché sentivo che quella situazione strana mi stava facendo bagnare. Mi avvicinai, cautamente, e lui tirò su il piumone ancora di più per nascondersi meglio.
«Mamma non è come sembra!»
Sorrisi, «Penso sia esattamente come sembra… E non c’è nulla di male!»
«P-pensavo fossi a cena e-»
«Jack…» mi sedetti vicino a lui sul letto matrimoniale, abbastanza vicino da sentire il forte odore maschile che emanava, «Non c’è nulla di male nel masturbarsi, ogni tanto. Anzi, fa anche bene! Lo facciamo tutti!»
«Anche tu?» osò chiedere, ma sembrò quasi pentirsene subito dopo.
«Certo! Quando mi viene voglia e non posso soddisfarla, a volte succede. È naturale! Io preferisco immaginare, che guardare quella robaccia!» ridacchiai, e alzai lo schermo per vedere cosa lo aveva fatto indurire così tanto.
Il video, che si era bloccato, si intitolava “Mom and son” e vedeva protagonisti un ragazzo che forse non arrivava neanche ai 20 anni con una signora matura, biondissima e rifattissima. Lui, come se già non fosse abbastanza imbarazzato, distolse lo sguardo dalla vergogna. Anche io mi vergognavo terribilmente, perché dovetti accavallare le gambe per cercare di limitare le pulsazioni. Non riuscivo a credere che mi stavo eccitando all’idea di farmi scopare da mio figlio, colui che avevo tenuto in grembo e partorito.
«La vedi ancora quella ragazza… Matilde si chiamava, no?» chiedi, richiudendo il pc.
Scosse la testa, «Ci siamo lasciati mesi fa, e non sono più riuscito a vedere altre ragazze dopo di lei. Ormai l’unica attività sessuale che faccio è… Beh, questa.»
«Peccato, sei un bellissimo ragazzo, penso che in tantissime vorrebbero sostituire quella mano!»
Ridemmo entrambi.
«Anche tu sei bellissima mamma…» tentò, non capii se ci stava provando o se voleva solo ricambiare il complimento, ma sapere di piacergli mi provocò un fremito. Non che io non sia una donna molto corteggiata, anzi, ma sentirselo dire da un ragazzo giovane e prestante ha un altro effetto. Nonostante qualche anno fa mi sia trascurata un po’ e abbia preso qualche chilo sui fianchi e sul fondo schiena, cosa che sembra essere apprezzata dagli uomini. Poi Giacomo continuò, «Sai, spesso i miei amici fanno commenti su di te, dicono che...»
«Che dicono?» lo incitai.
«Che… Che ti scoperebbero. E che hai delle tette da paura.»
«Ah sì? E… Lo pensi anche tu?» osai, tirando fuori il petto come per fargliele vedere meglio.
«B-beh…» abbassò lo sguardo sulla mia camicetta ma lo distolse immediatamente. Capii che apprezzava, quindi mi avvicinai un po’ di più scivolando sul piumone.
Tutt’ora non so spiegare che cosa mi prese, ma mi ritrovai a sbottonarmi il primo bottone, poi il secondo e anche il terzo, finché il reggiseno di pizzo bianco si rivelò agli occhi di mio figlio, nascondendo appena la mia quarta morbida. Il suo sguardo fu catturato, ipnoticamente.
«Meglio questo, del video, no?» aspettai di vederlo annuire e poi sganciai anche gli ultimi bottoni, «Posso aiutarti, per stasera.»
«Intendi…» strabuzzò gli occhi, non gli sembrò vero.
«No, no, certo che no! Rimani sempre mio figlio! Posso farti vedere qualcosa, se vuoi, solo guardare senza toccare e solo per stasera, non si deve ripetere mai più. Vuoi?»
«Sì!» si affrettò a dire, come se avesse appena vinto alla lotteria.
Mi alzai, lentamente e sinuosamente, sciolsi i capelli che ricaddero sulle mie spalle, tolsi la camicia e strinsi le coppe del reggiseno ai lati per spremere le mie tette insieme. Poi, feci scivolare prima uno spallino e poi l’altro, lo sganciai e lo lasciai cadere sotto gli occhi increduli di mio figlio. Lui guardava, come se non potesse perdere neanche un mio movimento, rimase a bocca aperta. Passai un dito attorno al capezzolo duro, poi strizzai entrambi i seni tra le mani.
«Posso…» indicò sotto al piumone.
«Certo!»
Lui infilò la mano sotto alle coperte, facendo su e giù piano piano, continuando a fissarmi. Immaginai la scena lì sotto e mi bagnai ancora di più. Sbottonai la gonna e la feci scivolare a terra, rimanendo solo con slip sottili che lasciavano ben poco all’immaginazione. Lui non resistette, lanciò via il piumone e il suo cazzo svettò fuori. Lasciai sfuggire un sospiro nel vedere quella meraviglia: era duro, gonfio, non particolarmente lungo ma molto largo. La cappella arrossata, bagnata, pronta.
Mi misi seduta, così vicina a lui che mi sembrò di toccarlo, ma abbastanza lontana da non cedere alle tentazioni. Però, ancora prima di rendermene conto, stavo già trasgredendo alle regole, «Vuoi sentirle?» proposi, allungandomi verso di lui. Di nuovo, lui non poteva crederci, allungò una mano, accarezzò un seno e poi lo strinse con una tale forza che mi fece quasi male.
Un gemito rumoroso uscì dalle mie labbra, e fu come dargli il via libera. Capì l’effetto che mi stava provocando, mi guardò con occhi pieni di lussuria e desiderio e si avventò con la bocca sul mio capezzolo. La sua lingua lo torturò per un po’, le sue labbra lo baciarono, i denti lo morsero e sentii la sua saliva bagnarmi le tette mentre passava da una parte all’altra con una maestria che non credevo potesse avere.
Una mano stuzzicava il mio capezzolo e l’altra si alternava tra il mio corpo e il suo cazzo, lo segava per poco per poi ritornare alle mie tette. A quel punto, fui io ad avere bisogno di toccare lui. Gli afferrai quel membro gonfio e pulsante in una mano.
«Mamma!» mugolò, gettò il bacino in avanti e la testa all'indietro, e mi fece eccitare ancora di più. Portai la mano davanti alle mie labbra, lasciai colare un po’ di saliva tra le mie dita e iniziai a fare su e giù, delicatamente, guardandolo negli occhi, mentre lui ormai si era abbandonato al piacere. Gemeva, ansimava, si contorceva, e io volevo vederlo godere ancora di più, volevo che perdesse ogni limite.
E lo fece. La sua mano passò sul mio ventre, sui miei fianchi, sulle mie cosce, risalì, riscese, percorse tutto il mio corpo. Sfiorò la mia intimità da sopra gli slip, li spostò, mi accarezzò, riprese a perlustrare tutto il mio corpo, finché le sue dita non furono a contatto con la mia figa. Potevo - e dovevo - fermarlo, ma non ci riuscii, volevo troppo che mi toccasse.
«Mà, sei bagnatissima!» fu sorpreso, ma non troppo. Raccolse i miei umori, si guardò le dita soddisfatto e poi ne infilò due dentro di me. Fece dentro e fuori con foga, con una insaziabilità che solo un ragazzo della sua età può avere. Ero fradicia, e le sue dita facevano un rumore piacevole ogni volta che scivolavano. Vi dico la verità, non pensai neanche per un secondo che fosse sbagliato, non ebbi il minimo dubbio se continuare o rivestirmi e andarmene. Mi avventai sulla sua bocca, gemendo contro le sue labbra.
«Hai visto cosa mi fai? Mi hai fatta eccitare tantissimo...» lo provocai, poi ripresi a baciarlo. Le nostre lingue si attorcigliarono. Io stavo masturbando lui, lui stava masturbando me, i nostri gemiti riecheggiavano nella stanza poco illuminata, le nostre salive si fondevano, entrambi ci muovevamo come se volessimo di più, sempre di più.
Mi staccai, gli sorrisi maliziosamente e mi piegai per prendergli il cazzo in bocca. Prima, tirai fuori la lingua e la passai su tutta l’asta, poi mi concentrai sulla cappella con dei movimenti circolari, e quella carne arrossata, bagnata e turgida mi fece venire voglia di sentirla in gola. Affondai, scendendo finchè tutto il cazzo di mio figlio mi riempì la bocca, il mio naso fu contro alla sua pancia scolpita dalla palestra, mentre lui mi teneva la testa e mi spingeva ancora di più come se potesse rompermi la gola. Facevo su e giù velocemente, la mia gola gorgogliava e chiedeva pietà, le mie guance scoccavano ogni volta che entrava e usciva, il mio viso era pieno di saliva e lacrime ed ero sicura di avere tutto il trucco sbavato sotto agli occhi. E tutto ciò sembrava piacergli, più lo guardavo implorante e più mi spingeva la testa su e giù velocemente, più mi obbligava a rimanere giù e spingeva il bacino verso di me.
«Che troia che sei.» esclamò, poi provò a scusarsi ma non glielo permisi.
«Sì, amore mio, sono la tua troia!» dissi, mentre con una mano mi sgrillettavo il clitoride, con l’altra gli massaggiavo le palle, subito prima di riaffondare in un pompino magistrale.
«Sei bravissima, non ho mai provato niente di simile…» le parole gli uscivano liberamente ormai, mentre ansimava, tra un gemito soffocato e un altro, «Non sai quante volte ho sognato di farmelo succhiare da te, di toccarti, di scoparti! Non sai quante volte cercavo le tue mutandine nel cesto della biancheria sporca, o quante volte ho provato a spiarti mentre ti facevi la doccia!»
«Sei un maiale Giacomo!» mi finsi infastidita, ma come potevo esserlo?
«Ho preso da mia mamma.» Mi prese il viso, dal mento, e mi obbligò a guardarlo, «Ho bisogno di scoparti.»
«No, non se ne parla.»
«Ti prego mamma, ne ho bisogno. Solo una volta.»
«No, assolutamente no. Siamo già andati oltre…» eppure lo volevo tantissimo.
«Appunto, siamo andati oltre ormai, è inutile fermarci.»
Riprovai ad abbassarmi per prenderlo in bocca ma lui mi fermò. Capii che non voleva venire, non prima di avermelo messo dentro. Non fui in grado di ragionare, non riuscii a fermarmi, la figa mi pulsava e volevo mio figlio dentro di me.
Mi tirai su quel tanto che bastava per sfilarmi le mutande, colavo umori da quanto ero eccitata, avevo già sporcato le sue coperte.
Mi misi su di lui, e quando sfregai la figa sulla sua asta dura, provai una sensazione che non avevo mai provato in vita mia. Il proibito mi stava facendo andare fuori di testa. Guidai il suo cazzo dentro di me, la sua cappella che si faceva spazio tra le mie labbra, per poi scivolarmi dentro con tremenda facilità. La sensazione più sbagliata, ma anche la più bella del mondo.
«Cazzo, mamma!» ansimò quando fu completamente dentro e i suoi testicoli sbatterono contro la mia pelle liscia.
«Ti piace la figa della tua mamma?» lo provocai, e ormai non mi interessava neanche se i vicini ci avessero sentiti. Emettevo gridolini ogni volta che scendevo, mi mordevo le labbra, ci passavo la lingua e mi stringevo le tette. Saltavo sempre più velocemente come se non ne avessi mai abbastanza, ormai non avevo più alcun freno, «Brao, così, scopa la tua mamma!» Le mie tette saltavano insieme a me, mentre mi tenevo alle sue spalle per darmi ancora più stabilità e potenza.
«Puttana!»
«Sì, la tua puttana, la tua mamma puttana, Dio mio mi stai facendo impazzire!»
«Oh, mamma sì, godi per me, cazzo, sei stupenda!» mi guardava intensamente negli occhi, ogni tanto raccoglieva la mia tetta, ogni tanto mi stringeva il culo, ma non smetteva di fissarmi.
«Mhhh, oddio amore che cazzo stupendo che hai!»
«Voglio romperti la figa tutti i giorni mamma.»
«No, te l’ho detto, non possiamo!»
«Che cambia ormai?
Non potevo tradire il mio compagno e, soprattutto, non potevo farlo con mio figlio. Eppure ogni volta che alzava il bacino per accompagnare i miei movimenti, io mi sentivo in paradiso. Ne avevo provati tanti di cazzi in vita mia, ma nessuno mi aveva mai fatto godere così tanto, annebbiato completamente la mente come se non esistesse più niente e nessuno, come se non ci fossero regole. Ma le regole c'erano, e tutto ciò era proibito, era IL proibito. Dovevevamo goderci il momento, e poi dimenticarcene il giorno dopo.
Mi abbassai, con la lingua fuori, e lui intrecciò la sua alla mia in un limone da adolescenti. Mi sentivo una ventenne che si scopava il suo fidanzatino, avevo ritrovato la passione che avevo anni fa.
«Mamma, sto per venire!» sussultò.
Mi lasciai cadere su di lui, afferrai le sue mani e gli sorrisi: «Riempimi, amore mio, voglio che mi riempi con la tua sborra.»
Tremò, grugnì, e parecchi schizzi mi farcirono. Sentii il suo sperma caldo dentro di me, poi lo sentii colare tra le mie gambe. Lui affondò nel letto e si rilassò come se avesse corso in una maratona per ore. Mi sentii piena, felice, soddisfatta, come non sentivo da anni, forse come non mi ero mai sentita in vita mia.
Tutti i diritti di questo testo sono riservati! Ne è vietata la riproduzione o diffusione non autorizzata. Spero che vi sia piaciuto, mi piacerebbe ricevere il vostro parere. A presto!
Sono Caterina, ho 38 anni e sono di una grande città del nord Italia. Ho avuto un'infanzia economicamente difficile, genitori poco presenti e compagnie sbagliate. A 18 anni sono rimasta incinta di un ragazzo di cui ero perdutamente innamorata. Mi ha lasciata non appena gliel’ho comunicato, ma io ho deciso di proseguire la gravidanza e, nove mesi dopo, è nato l’amore della mia vita, Giacomo. Qualche uomo, nel corso degli anni, ha provato ad imitare la figura paterna ma era questione di mesi, massimo pochi anni, e poi io e mio figlio ritornavamo ad essere soli. Per questo siamo molto legati.
La mia vita, da un po’, ha preso una svolta decisamente positiva: lavoro come assistente personale in un noto studio di avvocati, sono ben pagata, ho un bell’appartamento e, da poco, anche un fidanzato che mi coccola e mi vizia molto. Giacomo l’ha conosciuto, ma ho deciso che è ancora troppo presto per permettergli di avere un vero rapporto. Mio figlio, a 20 anni, ha quasi terminato la triennale, lavora in un ristorante e mi aiuta in casa.
Poi, una sera – quella sera – il mio equilibrio si è sgretolato.
Quella sera di dicembre avevo una cena con il mio capo e alcuni clienti dello studio, mi ero preparata accuratamente, indossando una camicia bianca attillata e una gonna nera al ginocchio che risaltavano le mie forme, slanciate da un tacco sottile. Avevo raccolto i lunghi capelli neri in una crocchia e mi ero truccata minuziosamente con il rossetto rosso.
Era ancora presto, ma un forte mal di testa mi tormentava da tutto il giorno, perciò mi congedai appena terminato il secondo e ritornai a casa. Fu un grande errore. Al mio arrivo a casa aprii la porta, cercai di fare piano e non accendere troppe luci, immaginando che Giacomo stesse già dormendo. Tolsi le scarpe e zampettai nel corridoio semibuio, poi aprii lentamente la porta della sua stanza, per controllare che fosse tutto ok. Ed era tutto ok, ma non come me lo aspettavo.
La stanza era illuminata dalla lampada sul comodino. Giacomo se ne stava supino, sul letto, completamente nudo, con il membro in mano e, al suo fianco, il computer acceso, da cui provenivano versi animaleschi di una donna. “Figlio mio, bravo, così, continua!” sentii, ma fu solo una questione di secondi prima che Giacomo, accorgendosi di me, chiuse lo schermo e balzò seduto di scatto. Cercò di coprirsi, in fretta e furia, con il piumone, ma ormai il danno era fatto e lo sapeva.
«Mamma!» provò a dire, ma la voce uscì spezzata. Era paonazzo in viso, non so se dall’eccitazione o dalla vergogna.
«Giacomo…» cercai di essere rassicurante, ma ero troppo scossa. Non capivo il perché, se era perché avevo beccato mio figlio masturbarsi, perché lo stava facendo su un video porno che simulava un incesto, o perché sentivo che quella situazione strana mi stava facendo bagnare. Mi avvicinai, cautamente, e lui tirò su il piumone ancora di più per nascondersi meglio.
«Mamma non è come sembra!»
Sorrisi, «Penso sia esattamente come sembra… E non c’è nulla di male!»
«P-pensavo fossi a cena e-»
«Jack…» mi sedetti vicino a lui sul letto matrimoniale, abbastanza vicino da sentire il forte odore maschile che emanava, «Non c’è nulla di male nel masturbarsi, ogni tanto. Anzi, fa anche bene! Lo facciamo tutti!»
«Anche tu?» osò chiedere, ma sembrò quasi pentirsene subito dopo.
«Certo! Quando mi viene voglia e non posso soddisfarla, a volte succede. È naturale! Io preferisco immaginare, che guardare quella robaccia!» ridacchiai, e alzai lo schermo per vedere cosa lo aveva fatto indurire così tanto.
Il video, che si era bloccato, si intitolava “Mom and son” e vedeva protagonisti un ragazzo che forse non arrivava neanche ai 20 anni con una signora matura, biondissima e rifattissima. Lui, come se già non fosse abbastanza imbarazzato, distolse lo sguardo dalla vergogna. Anche io mi vergognavo terribilmente, perché dovetti accavallare le gambe per cercare di limitare le pulsazioni. Non riuscivo a credere che mi stavo eccitando all’idea di farmi scopare da mio figlio, colui che avevo tenuto in grembo e partorito.
«La vedi ancora quella ragazza… Matilde si chiamava, no?» chiedi, richiudendo il pc.
Scosse la testa, «Ci siamo lasciati mesi fa, e non sono più riuscito a vedere altre ragazze dopo di lei. Ormai l’unica attività sessuale che faccio è… Beh, questa.»
«Peccato, sei un bellissimo ragazzo, penso che in tantissime vorrebbero sostituire quella mano!»
Ridemmo entrambi.
«Anche tu sei bellissima mamma…» tentò, non capii se ci stava provando o se voleva solo ricambiare il complimento, ma sapere di piacergli mi provocò un fremito. Non che io non sia una donna molto corteggiata, anzi, ma sentirselo dire da un ragazzo giovane e prestante ha un altro effetto. Nonostante qualche anno fa mi sia trascurata un po’ e abbia preso qualche chilo sui fianchi e sul fondo schiena, cosa che sembra essere apprezzata dagli uomini. Poi Giacomo continuò, «Sai, spesso i miei amici fanno commenti su di te, dicono che...»
«Che dicono?» lo incitai.
«Che… Che ti scoperebbero. E che hai delle tette da paura.»
«Ah sì? E… Lo pensi anche tu?» osai, tirando fuori il petto come per fargliele vedere meglio.
«B-beh…» abbassò lo sguardo sulla mia camicetta ma lo distolse immediatamente. Capii che apprezzava, quindi mi avvicinai un po’ di più scivolando sul piumone.
Tutt’ora non so spiegare che cosa mi prese, ma mi ritrovai a sbottonarmi il primo bottone, poi il secondo e anche il terzo, finché il reggiseno di pizzo bianco si rivelò agli occhi di mio figlio, nascondendo appena la mia quarta morbida. Il suo sguardo fu catturato, ipnoticamente.
«Meglio questo, del video, no?» aspettai di vederlo annuire e poi sganciai anche gli ultimi bottoni, «Posso aiutarti, per stasera.»
«Intendi…» strabuzzò gli occhi, non gli sembrò vero.
«No, no, certo che no! Rimani sempre mio figlio! Posso farti vedere qualcosa, se vuoi, solo guardare senza toccare e solo per stasera, non si deve ripetere mai più. Vuoi?»
«Sì!» si affrettò a dire, come se avesse appena vinto alla lotteria.
Mi alzai, lentamente e sinuosamente, sciolsi i capelli che ricaddero sulle mie spalle, tolsi la camicia e strinsi le coppe del reggiseno ai lati per spremere le mie tette insieme. Poi, feci scivolare prima uno spallino e poi l’altro, lo sganciai e lo lasciai cadere sotto gli occhi increduli di mio figlio. Lui guardava, come se non potesse perdere neanche un mio movimento, rimase a bocca aperta. Passai un dito attorno al capezzolo duro, poi strizzai entrambi i seni tra le mani.
«Posso…» indicò sotto al piumone.
«Certo!»
Lui infilò la mano sotto alle coperte, facendo su e giù piano piano, continuando a fissarmi. Immaginai la scena lì sotto e mi bagnai ancora di più. Sbottonai la gonna e la feci scivolare a terra, rimanendo solo con slip sottili che lasciavano ben poco all’immaginazione. Lui non resistette, lanciò via il piumone e il suo cazzo svettò fuori. Lasciai sfuggire un sospiro nel vedere quella meraviglia: era duro, gonfio, non particolarmente lungo ma molto largo. La cappella arrossata, bagnata, pronta.
Mi misi seduta, così vicina a lui che mi sembrò di toccarlo, ma abbastanza lontana da non cedere alle tentazioni. Però, ancora prima di rendermene conto, stavo già trasgredendo alle regole, «Vuoi sentirle?» proposi, allungandomi verso di lui. Di nuovo, lui non poteva crederci, allungò una mano, accarezzò un seno e poi lo strinse con una tale forza che mi fece quasi male.
Un gemito rumoroso uscì dalle mie labbra, e fu come dargli il via libera. Capì l’effetto che mi stava provocando, mi guardò con occhi pieni di lussuria e desiderio e si avventò con la bocca sul mio capezzolo. La sua lingua lo torturò per un po’, le sue labbra lo baciarono, i denti lo morsero e sentii la sua saliva bagnarmi le tette mentre passava da una parte all’altra con una maestria che non credevo potesse avere.
Una mano stuzzicava il mio capezzolo e l’altra si alternava tra il mio corpo e il suo cazzo, lo segava per poco per poi ritornare alle mie tette. A quel punto, fui io ad avere bisogno di toccare lui. Gli afferrai quel membro gonfio e pulsante in una mano.
«Mamma!» mugolò, gettò il bacino in avanti e la testa all'indietro, e mi fece eccitare ancora di più. Portai la mano davanti alle mie labbra, lasciai colare un po’ di saliva tra le mie dita e iniziai a fare su e giù, delicatamente, guardandolo negli occhi, mentre lui ormai si era abbandonato al piacere. Gemeva, ansimava, si contorceva, e io volevo vederlo godere ancora di più, volevo che perdesse ogni limite.
E lo fece. La sua mano passò sul mio ventre, sui miei fianchi, sulle mie cosce, risalì, riscese, percorse tutto il mio corpo. Sfiorò la mia intimità da sopra gli slip, li spostò, mi accarezzò, riprese a perlustrare tutto il mio corpo, finché le sue dita non furono a contatto con la mia figa. Potevo - e dovevo - fermarlo, ma non ci riuscii, volevo troppo che mi toccasse.
«Mà, sei bagnatissima!» fu sorpreso, ma non troppo. Raccolse i miei umori, si guardò le dita soddisfatto e poi ne infilò due dentro di me. Fece dentro e fuori con foga, con una insaziabilità che solo un ragazzo della sua età può avere. Ero fradicia, e le sue dita facevano un rumore piacevole ogni volta che scivolavano. Vi dico la verità, non pensai neanche per un secondo che fosse sbagliato, non ebbi il minimo dubbio se continuare o rivestirmi e andarmene. Mi avventai sulla sua bocca, gemendo contro le sue labbra.
«Hai visto cosa mi fai? Mi hai fatta eccitare tantissimo...» lo provocai, poi ripresi a baciarlo. Le nostre lingue si attorcigliarono. Io stavo masturbando lui, lui stava masturbando me, i nostri gemiti riecheggiavano nella stanza poco illuminata, le nostre salive si fondevano, entrambi ci muovevamo come se volessimo di più, sempre di più.
Mi staccai, gli sorrisi maliziosamente e mi piegai per prendergli il cazzo in bocca. Prima, tirai fuori la lingua e la passai su tutta l’asta, poi mi concentrai sulla cappella con dei movimenti circolari, e quella carne arrossata, bagnata e turgida mi fece venire voglia di sentirla in gola. Affondai, scendendo finchè tutto il cazzo di mio figlio mi riempì la bocca, il mio naso fu contro alla sua pancia scolpita dalla palestra, mentre lui mi teneva la testa e mi spingeva ancora di più come se potesse rompermi la gola. Facevo su e giù velocemente, la mia gola gorgogliava e chiedeva pietà, le mie guance scoccavano ogni volta che entrava e usciva, il mio viso era pieno di saliva e lacrime ed ero sicura di avere tutto il trucco sbavato sotto agli occhi. E tutto ciò sembrava piacergli, più lo guardavo implorante e più mi spingeva la testa su e giù velocemente, più mi obbligava a rimanere giù e spingeva il bacino verso di me.
«Che troia che sei.» esclamò, poi provò a scusarsi ma non glielo permisi.
«Sì, amore mio, sono la tua troia!» dissi, mentre con una mano mi sgrillettavo il clitoride, con l’altra gli massaggiavo le palle, subito prima di riaffondare in un pompino magistrale.
«Sei bravissima, non ho mai provato niente di simile…» le parole gli uscivano liberamente ormai, mentre ansimava, tra un gemito soffocato e un altro, «Non sai quante volte ho sognato di farmelo succhiare da te, di toccarti, di scoparti! Non sai quante volte cercavo le tue mutandine nel cesto della biancheria sporca, o quante volte ho provato a spiarti mentre ti facevi la doccia!»
«Sei un maiale Giacomo!» mi finsi infastidita, ma come potevo esserlo?
«Ho preso da mia mamma.» Mi prese il viso, dal mento, e mi obbligò a guardarlo, «Ho bisogno di scoparti.»
«No, non se ne parla.»
«Ti prego mamma, ne ho bisogno. Solo una volta.»
«No, assolutamente no. Siamo già andati oltre…» eppure lo volevo tantissimo.
«Appunto, siamo andati oltre ormai, è inutile fermarci.»
Riprovai ad abbassarmi per prenderlo in bocca ma lui mi fermò. Capii che non voleva venire, non prima di avermelo messo dentro. Non fui in grado di ragionare, non riuscii a fermarmi, la figa mi pulsava e volevo mio figlio dentro di me.
Mi tirai su quel tanto che bastava per sfilarmi le mutande, colavo umori da quanto ero eccitata, avevo già sporcato le sue coperte.
Mi misi su di lui, e quando sfregai la figa sulla sua asta dura, provai una sensazione che non avevo mai provato in vita mia. Il proibito mi stava facendo andare fuori di testa. Guidai il suo cazzo dentro di me, la sua cappella che si faceva spazio tra le mie labbra, per poi scivolarmi dentro con tremenda facilità. La sensazione più sbagliata, ma anche la più bella del mondo.
«Cazzo, mamma!» ansimò quando fu completamente dentro e i suoi testicoli sbatterono contro la mia pelle liscia.
«Ti piace la figa della tua mamma?» lo provocai, e ormai non mi interessava neanche se i vicini ci avessero sentiti. Emettevo gridolini ogni volta che scendevo, mi mordevo le labbra, ci passavo la lingua e mi stringevo le tette. Saltavo sempre più velocemente come se non ne avessi mai abbastanza, ormai non avevo più alcun freno, «Brao, così, scopa la tua mamma!» Le mie tette saltavano insieme a me, mentre mi tenevo alle sue spalle per darmi ancora più stabilità e potenza.
«Puttana!»
«Sì, la tua puttana, la tua mamma puttana, Dio mio mi stai facendo impazzire!»
«Oh, mamma sì, godi per me, cazzo, sei stupenda!» mi guardava intensamente negli occhi, ogni tanto raccoglieva la mia tetta, ogni tanto mi stringeva il culo, ma non smetteva di fissarmi.
«Mhhh, oddio amore che cazzo stupendo che hai!»
«Voglio romperti la figa tutti i giorni mamma.»
«No, te l’ho detto, non possiamo!»
«Che cambia ormai?
Non potevo tradire il mio compagno e, soprattutto, non potevo farlo con mio figlio. Eppure ogni volta che alzava il bacino per accompagnare i miei movimenti, io mi sentivo in paradiso. Ne avevo provati tanti di cazzi in vita mia, ma nessuno mi aveva mai fatto godere così tanto, annebbiato completamente la mente come se non esistesse più niente e nessuno, come se non ci fossero regole. Ma le regole c'erano, e tutto ciò era proibito, era IL proibito. Dovevevamo goderci il momento, e poi dimenticarcene il giorno dopo.
Mi abbassai, con la lingua fuori, e lui intrecciò la sua alla mia in un limone da adolescenti. Mi sentivo una ventenne che si scopava il suo fidanzatino, avevo ritrovato la passione che avevo anni fa.
«Mamma, sto per venire!» sussultò.
Mi lasciai cadere su di lui, afferrai le sue mani e gli sorrisi: «Riempimi, amore mio, voglio che mi riempi con la tua sborra.»
Tremò, grugnì, e parecchi schizzi mi farcirono. Sentii il suo sperma caldo dentro di me, poi lo sentii colare tra le mie gambe. Lui affondò nel letto e si rilassò come se avesse corso in una maratona per ore. Mi sentii piena, felice, soddisfatta, come non sentivo da anni, forse come non mi ero mai sentita in vita mia.
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