Morsi
di
paoloilvecchio
genere
feticismo
Sono paoloilvecchio@libero.it
È sera, dopo una giornata di lavoro, sono seduto sul divano, lei si siede accanto a me e appoggia la sua testa sulla mia spalla, i suoi capelli profumano. Mi accarezza il torso, guardandomi solleva la maglietta e inizia a baciarmi il petto. Arrivata al capezzolo, i baci si fanno più intensi, lo afferra con le labbra, stringendolo, poi gli incisivi lo stringono appena. Mi piace e le appoggio la mano sulla nuca per incoraggiarla. Capisce e allarga il morso, i denti grattano l’aureola prima di afferrare il capezzolo e tirarlo. Quando riallarga le fauci le spingo la testa, questa volta afferra una larga parte del pettorale e stringe la stretta prima di ritirarsi. Il doloro è sottile e si trasforma in piacere che scende fino al pene, in una visibile erezione. Ancora un altro affondo, gli incisivi afferrano il muscolo, lo stringono e sento le fibre scivolare una ad una sotto i denti, mentre la testa si allontana. Segue una serie di prese feroci, dolore dopo dolore il godimento cresce. Mugolo, rantolo, istintivamente la mia mano scende ad accarezzare il membro turgido. Lei mi allontana la mano, ora comanda lei, è la fiera sulla sua preda. Si stacca e mi guarda, sorride, sono già perso, contemplo ila fila perfetta del bianco nella sua bocca, i canini integri, lunghi e sottili. Spalanca la bocca al massimo, quelle zanne sprofondano nella carne tenera, il dolore si fa intenso, il piacere prossimo all’apice, scuote la testa senza mollare la presa, sembra volermi staccare la carne. Mi guardo il petto, devastato, rossore diffuso, i fori dei canini lasciano intravedere tracce di sangue. Anche quando non mi tocca il dolore è presente, il piacere lo sovrasta. Ancora affonda i denti. Quando stringe la mandibola, le trattengo la testa, voglio che continui, che chiuda e innalzi la soglia. Lei non si fa pregare, sento le fibre del muscolo quasi spaccarsi, domani saranno ematomi, ora è estasi. Sto per venire, lo dico con la voce roca, il fiato spezzato. Molla la presa, apre i pantaloni e mi prende il membro in bocca, il tempo di un affondo e il corpo s’inarca, i muscoli si contraggono in uno spasmo …vengo. La sua mano mi aiuta a svuotarmi. Poi sale a baciarmi, le nostre lingue si accarezzano e scivolano, scambiandosi il mio sperma. Le labbra socchiuse lo lasciano fuoriuscire sui nostri visi, ci lecchiamo per riprenderlo e riportarlo alle bocche, finché non deglutiamo ciascuno la nostra parte.
È sera, dopo una giornata di lavoro, sono seduto sul divano, lei si siede accanto a me e appoggia la sua testa sulla mia spalla, i suoi capelli profumano. Mi accarezza il torso, guardandomi solleva la maglietta e inizia a baciarmi il petto. Arrivata al capezzolo, i baci si fanno più intensi, lo afferra con le labbra, stringendolo, poi gli incisivi lo stringono appena. Mi piace e le appoggio la mano sulla nuca per incoraggiarla. Capisce e allarga il morso, i denti grattano l’aureola prima di afferrare il capezzolo e tirarlo. Quando riallarga le fauci le spingo la testa, questa volta afferra una larga parte del pettorale e stringe la stretta prima di ritirarsi. Il doloro è sottile e si trasforma in piacere che scende fino al pene, in una visibile erezione. Ancora un altro affondo, gli incisivi afferrano il muscolo, lo stringono e sento le fibre scivolare una ad una sotto i denti, mentre la testa si allontana. Segue una serie di prese feroci, dolore dopo dolore il godimento cresce. Mugolo, rantolo, istintivamente la mia mano scende ad accarezzare il membro turgido. Lei mi allontana la mano, ora comanda lei, è la fiera sulla sua preda. Si stacca e mi guarda, sorride, sono già perso, contemplo ila fila perfetta del bianco nella sua bocca, i canini integri, lunghi e sottili. Spalanca la bocca al massimo, quelle zanne sprofondano nella carne tenera, il dolore si fa intenso, il piacere prossimo all’apice, scuote la testa senza mollare la presa, sembra volermi staccare la carne. Mi guardo il petto, devastato, rossore diffuso, i fori dei canini lasciano intravedere tracce di sangue. Anche quando non mi tocca il dolore è presente, il piacere lo sovrasta. Ancora affonda i denti. Quando stringe la mandibola, le trattengo la testa, voglio che continui, che chiuda e innalzi la soglia. Lei non si fa pregare, sento le fibre del muscolo quasi spaccarsi, domani saranno ematomi, ora è estasi. Sto per venire, lo dico con la voce roca, il fiato spezzato. Molla la presa, apre i pantaloni e mi prende il membro in bocca, il tempo di un affondo e il corpo s’inarca, i muscoli si contraggono in uno spasmo …vengo. La sua mano mi aiuta a svuotarmi. Poi sale a baciarmi, le nostre lingue si accarezzano e scivolano, scambiandosi il mio sperma. Le labbra socchiuse lo lasciano fuoriuscire sui nostri visi, ci lecchiamo per riprenderlo e riportarlo alle bocche, finché non deglutiamo ciascuno la nostra parte.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Commenti dei lettori al racconto erotico