Finalmente mi scopo mia figlia

di
genere
incesti

Mi chiamo Matteo, sono il papà di Chiara: ci vediamo tre volte a settimana visto che sono separato e lei, anche se maggiorenne continua questa spola tra me e la madre. La madre ha un compagno, io sono rimasto single. Io sono quello che gli altri definiscono “tenuto bene”: palestra, barba curata, un po’ di attenzione a come mi vesto, un bel uomo a dispetto dei miei 52 anni. Lei è l’opposto solo in apparenza, ha preso dalla mamma: piccola, atletica, sempre in movimento. Fa finta di non volerlo mostrare, ma il suo corpo racconta una sensualità che spesso nasconde con disciplina, forza, controllo. E soprattutto racconta Chiara.

Da più di un anno è iniziato tutto senza un vero inizio. Uno sguardo che durava mezzo secondo in più. Un tocco “per sbaglio” mentre camminavamo affiancati. Sedersi un po’ troppo vicini, come se lo spazio fosse improvvisamente diventato insufficiente.
All’inizio era solo un gioco. O almeno così me la raccontavo. Poi, senza avvisarmi, ho smesso di vederla solo come solo mia figlia. Mi sono accorto che aspettavo i giorni che veniva da me. Che notavo dettagli che prima ignoravo: un pantalone che risalta più il culetto, una scollatura appena più marcata. La cosa che mi spiazzava di più era che sembrava ricambiare. Non in modo plateale, mai. Ma con la stessa delicatezza. Uno sguardo che mi cercava. Una mano che rimaneva appoggiata sul mio braccio un attimo in più del necessario. Un silenzio pieno, mai imbarazzante.
Il feeling c’era, era evidente. Eppure c’era anche un muro. Invisibile, ma solidissimo. Lo sentivamo entrambi. Bastava una parola fuori posto, un gesto più coraggioso, e avremmo potuto oltrepassarlo. Ma nessuno dei due lo faceva.

Quello che mi ha fatto cambiare più la visione di lei è stato un evento di circa un anno fa. Era venerdì e stava da me, per un imprevisto torno prima da lavoro e sento dei rumori dalla sua camere, un ansimare e anche una voce maschile. L’istinto paterno mi voleva far entrare e cacciare il ragazzo, ma poi mi accorgo di un’erezione imbarazzante e mi piaceva sentirla scopare. Rimango lì fuori, quasi stregato. Mi ridesto quando lo sento venire, così rapidamente scappo in garage e mi chiudo in macchina. “Sento solo una frase, ci vediamo settimana prossima”. E’ quasi imbarazzante da raccontare, ma in macchina mi sono segato furiosamente pensando a lei che si faceva scopare.

Il mio lato perverso mi ha fatto fare una pazzia. Durante la settimana acquisto una piccola telecamera e la installo nella sua camera per spiarla venerdì nel caso in cui ritornasse il ragazzo. Il venerdì successivo mi apposto in garage, attivo l’app della telecamera che inquadrava la stanza e aspetto con il cazzo duro. Lei si stava preparando, quindi forse sarebbe successo. Era solo in intimo, e si toccava sul letto. Si alza e ritorna in braccio ad un ragazzo, si spogliano a vicenda e poi lui le salta sopra e inizia a scoparla. Mi stavo segando furiosamente e mentalmente lo incitavo a scoparla. Prima che finisce sborro due volte.

Un desiderio malsano scoparla mi riempiva la pancia, per me l’incesto non era un tabù: mi ero scopato mia sorella per anni quando eravamo giovani… Ma mia figlia cosa ne avrebbe pansato? Era rischioso. Fare un passo in più significava mettere tutto in gioco. Vincere o perdere. Nessuna via di mezzo.
Così restavamo lì, in equilibrio. A metà strada tra quello che eravamo sempre stati e quello che, forse, avremmo potuto diventare. E ogni volta che i nostri sguardi si incrociavano, sentivo la stessa domanda non detta vibrare nell’aria.
Non sapevo se avevo più paura di provarci…
o di scoprire che, se non l’avessi fatto, me ne sarei pentito.

Tutti i venerdì li spiavo e mi segavo: o in contemporanea o in differita se non riuscivo. Ma stavo pensando a un metodo per provarci. Lo spunto mi venne quel fine settimana: il venerdì non aveva scopato, quindi potrebbe essere più calda. Quel sabato era andata ad una festa e sarebbe tornata a casa tardi e mezza ubriaca sicuramente. Questo vuol dire anche disinibita. Mi addormento solo con i boxer in cucina apposta a quando torna mi sveglio. Tra le gambe il cazzo mi si gonfia istintivamente. Mia figlia era vestita, direi più svestita c’era poco spazio all’immaginazione, con quella mini e quel top. Mi avvicino e le chiedo in tono finto severo: “E’ il modo di andare fuori vestita? - lei fa spallucce - almeno hai cacciato qualcuno?” le dico toccandole il culetto dalla parte bassa.
“No” dice quasi sconsolata.
Con coraggio e quasi con pazzia: “Hai cacciato papà” e dicendolo l’altra mia mano le palpa una tetta. In quel momento non sapevo che aspettarmi.
Lei colpita mi guarda, chiude gli occhi e mi bacia. Sento il suo alito che sa da alcol. Quasi non ci potevo credere. Il tempo si ferma, non ricordo come ma ci ritroviamo nudi entrambi.

In quel momento mi sembra di vivere di flash, ora eravamo nudi… un altro flash e lei mi sta sbocchinando… Flash e le sto leccando la figa… Flash e lei è a 90 sulla tavola e la sto scopando… Flash e le sborro in bocca…

Stavo solo sognando mi dico. Ma la mattina dopo mi sveglio nudo sul letto matrimoniale con mia figlia a fianco. Era tutto vero!!
scritto il
2026-01-21
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