Una ragazza in condominio
di
Bruno Giordano
genere
prime esperienze
UNA RAGAZZA IN CONDOMINIO
Non abita più a via dei Cappellari, per fortuna. Ormai si è risposato e ha avuto un figlio e ha cambiato casa. Meglio, perché ogni volta che passavo davanti a quel portone mi si chiudeva lo stomaco. Non mi ha mai invitato a cena, ma comunque non avevo nessuna voglia di vedere la sua camera da letto, e quando mi capitava d’incontrarlo ci guardavamo come due vecchi pirati: avevamo avuto in condominio una ragazza scopereccia ma pasticciona e ognuno sapeva dell’altro. E quando una volta ci siamo per caso incontrati in tre in un bar del centro sembrava una scena ispirata dalla canzone E io tra di voi di Charles Aznavour. Non ce l’ho mai avuta con lui, in fondo si faceva i * suoi con la studentessa come tanti docenti universitari, così va il mondo. Il problema era che lei poi si lamentava con me perché dopo quattro anni era ancora considerata ospite e non moglie e perché in un’opera accademica lei figurava solo nei ringraziamenti, mentre il suo contributo era stato più pregnante. La vita privata degli altri da sempre poco m’interessa, ma qui c’ero finito in mezzo e non mi faceva neanche piacere conoscere le debolezze di un professore universitario con cui avevo dato più di un esame. Il grande studioso era nudo, esattamente.
Quel giorno anche lei lo era, ma a casa mia. All’epoca mi occupavo di cinema, quindi avevo un certo appeal. Era il 1984 e la persistente onda morettiana spingeva decine di giovani romani a scalare il cinema partendo dal superotto, il cinema amatoriale. Era andata bene a Nanni Moretti, quindi molti ci provarono anche se pochi ebbero la stessa fortuna. A distanza di anni ho ripercorso quel periodo in uno spassoso articolo, “Saranno fumosi”. Dentro c’ero pure io, ma del mio progetto non se ne fece nulla, era sgangherato e lo ammetto, ma almeno trovai sponda nell’ambiente studentesco. Una ragazza disposta a collaborare mi suggerì anche modifiche alla sceneggiatura, ma soprattutto s’innamorò di me. Era luglio e anche se non faceva caldo come adesso, lei indossava una camicetta che alla fine avrei sbottonato come nel finale de La grande bellezza. I suoi seni erano piccoli e morbidi e per l’emozione chiusi anche gli occhi, salvo sentirmi dire “hei, potresti almeno guardarmi!”. Lei non poteva saperlo ma era la prima volta che andavo a letto con una donna e stupidamente facevo il navigato. Devo esserle sembrato molto impacciato, ma stranamente neanche lei sembrava molto esperta. Per fortuna alla fine la Natura seguì il suo corso e tutto andò bene o quasi: nel frattempo mia madre tornava dal negozio e al rumore della serratura ebbi giusto il tempo di nascondere la mia bella nello stanzino accanto (c’era un tramezzo di legno, casa era fatta strana) e di rivestirmi di corsa. Buffo è che invece la mia amante ancora mezza nuda voleva per forza conoscere la futura suocera, nel frattempo già in cucina. Ma dovevo partire per le vacanze in Grecia, quindi non c’era tempo. Ma al ritorno la doccia fredda: lei ii disse che si era sbagliata e che considerava la nostra unione un capitolo chiuso. Ci saremmo rivisti tempo dopo, ma ormai in un contesto diverso.
Non abita più a via dei Cappellari, per fortuna. Ormai si è risposato e ha avuto un figlio e ha cambiato casa. Meglio, perché ogni volta che passavo davanti a quel portone mi si chiudeva lo stomaco. Non mi ha mai invitato a cena, ma comunque non avevo nessuna voglia di vedere la sua camera da letto, e quando mi capitava d’incontrarlo ci guardavamo come due vecchi pirati: avevamo avuto in condominio una ragazza scopereccia ma pasticciona e ognuno sapeva dell’altro. E quando una volta ci siamo per caso incontrati in tre in un bar del centro sembrava una scena ispirata dalla canzone E io tra di voi di Charles Aznavour. Non ce l’ho mai avuta con lui, in fondo si faceva i * suoi con la studentessa come tanti docenti universitari, così va il mondo. Il problema era che lei poi si lamentava con me perché dopo quattro anni era ancora considerata ospite e non moglie e perché in un’opera accademica lei figurava solo nei ringraziamenti, mentre il suo contributo era stato più pregnante. La vita privata degli altri da sempre poco m’interessa, ma qui c’ero finito in mezzo e non mi faceva neanche piacere conoscere le debolezze di un professore universitario con cui avevo dato più di un esame. Il grande studioso era nudo, esattamente.
Quel giorno anche lei lo era, ma a casa mia. All’epoca mi occupavo di cinema, quindi avevo un certo appeal. Era il 1984 e la persistente onda morettiana spingeva decine di giovani romani a scalare il cinema partendo dal superotto, il cinema amatoriale. Era andata bene a Nanni Moretti, quindi molti ci provarono anche se pochi ebbero la stessa fortuna. A distanza di anni ho ripercorso quel periodo in uno spassoso articolo, “Saranno fumosi”. Dentro c’ero pure io, ma del mio progetto non se ne fece nulla, era sgangherato e lo ammetto, ma almeno trovai sponda nell’ambiente studentesco. Una ragazza disposta a collaborare mi suggerì anche modifiche alla sceneggiatura, ma soprattutto s’innamorò di me. Era luglio e anche se non faceva caldo come adesso, lei indossava una camicetta che alla fine avrei sbottonato come nel finale de La grande bellezza. I suoi seni erano piccoli e morbidi e per l’emozione chiusi anche gli occhi, salvo sentirmi dire “hei, potresti almeno guardarmi!”. Lei non poteva saperlo ma era la prima volta che andavo a letto con una donna e stupidamente facevo il navigato. Devo esserle sembrato molto impacciato, ma stranamente neanche lei sembrava molto esperta. Per fortuna alla fine la Natura seguì il suo corso e tutto andò bene o quasi: nel frattempo mia madre tornava dal negozio e al rumore della serratura ebbi giusto il tempo di nascondere la mia bella nello stanzino accanto (c’era un tramezzo di legno, casa era fatta strana) e di rivestirmi di corsa. Buffo è che invece la mia amante ancora mezza nuda voleva per forza conoscere la futura suocera, nel frattempo già in cucina. Ma dovevo partire per le vacanze in Grecia, quindi non c’era tempo. Ma al ritorno la doccia fredda: lei ii disse che si era sbagliata e che considerava la nostra unione un capitolo chiuso. Ci saremmo rivisti tempo dopo, ma ormai in un contesto diverso.
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