Tra le forme e le parole

di
genere
masturbazione

La luce era bassa, quasi dorata.
Faceva sembrare la stanza più piccola, più intima.
Si tolse lentamente la camicia, non per bisogno, ma per sentire l’aria sulla pelle. Si sedette sul letto, lasciando che il peso del corpo affondasse nel materasso, come se volesse ricordarsi di essere presente, lì, in quel momento.
Il telefono era sul comodino.
Lo prese con calma. Lo schermo si accese, riflettendosi appena nei suoi occhi. Scorse alcune pagine, poi riconobbe l’ambiente familiare degli annunci di massaggi. Titoli, promesse leggere, parole che non raccontavano tutto, ma suggerivano abbastanza.
Su portali come Bakeca aveva imparato che un annuncio non è solo un’offerta. È un invito. Un’immagine. Una possibilità.
Si fermò su uno.
Non tanto per le parole, quanto per le immagini.
La ragazza non sorrideva apertamente. Aveva il viso leggermente inclinato, come se stesse ascoltando qualcosa che non si vedeva. I capelli le scivolavano sulle spalle, morbidi, incorniciando un collo sottile. Indossava un abito chiaro, semplice, che lasciava intuire più di quanto mostrasse.
Le spalle erano delicate, ma sicure.
I seni erano morbidi ma pieni, senza esibizione, ma impossibile da ignorare.
La vita si stringeva con naturalezza, per poi aprirsi in fianchi morbidi, armoniosi, che davano l’idea di un corpo fatto per muoversi con lentezza.
Le gambe, appena visibili nell’inquadratura, erano distese con eleganza, come se stessero riposando dopo un gesto lento, la posizione lasciava intravedere uno spazio tra le gambe, senza fare vedere le mutandine, o forse proprio perchè quelle non erano presenti.
Non c’era nulla di esplicito. E proprio per questo, tutto era più intenso.
Lui rimase a guardare quell’immagine più a lungo del necessario, lasciando che fosse la mente a completare ciò che non veniva mostrato, mentre la sua mano iniziava ad accarezzare il suo membro.
Immaginò il calore della pelle, il modo in cui quel corpo avrebbe potuto muoversi nello spazio, la distanza sottile tra ciò che si vede e ciò che si può solo sentire e nel mentre l’intensità del suo desiderio cresceva.
Il tutto durò pochi istanti.
Posò il telefono accanto a sé.
Chiuse gli occhi.
Il respiro si fece più lento, più profondo. Le parole dell’annuncio, l’immagine, le forme appena accennate, tutto si mescolava in una sensazione che non aveva bisogno di essere definita.
Non pensava al massaggio come a un gesto preciso.
Lo pensava come a un incontro tra attenzione e pelle, tra ascolto e presenza.
Aprì gli occhi, fissando il soffitto, con una calma nuova.
Capì che, a volte, il desiderio nasce proprio lì:
nel confine tra ciò che si vede e ciò che si immagina.
Posò il telefono sul comodino, senza spegnerlo.
Non ne sentiva il bisogno.
Quella sera non cercava solo un massaggio.
Stava cercando una sensazione che aveva già iniziato a sentire.
scritto il
2026-01-14
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