Quella troia di mia zia

di
genere
voyeur

Superato l'esame di maturità senza lode e senza infamia, ai primi di luglio mi aveva chiamato mio zio Arturo invitandomi a passare qualche giorno con la sua famiglia al mare, nella villetta che affittano tutte le estati.
Avevo accettato subito con piacere, un po' perché lo zio mi era molto simpatico (un ciccione sempre allegro e amante della birra, generoso e gran lavoratore), un po’ perché ero affezionato alla mia cuginetta che avevo visto nascere e crescere, ma soprattutto perché c'era “lei”, Graziana, la moglie di zio Arturo dunque mia zia acquisita.
Con il suo fisico esuberante e il suo comportamento diciamo “disinvolto” e disinibito, la zietta ha sempre offerto succosi spunti alle malelingue del parentame per sparlare del povero zione e di quella “svergognata” della moglie, anche se in realtà nessuno in famiglia era mai riuscito a “pizzicarla” sul fatto.
I più maligni insinuavano che il povero zio Arturo fosse praticamente un cornuto nato che lei, essendo una gran maiala, aveva sposato per farsi montare dai cazzi che più la soddisfano riempiendolo di corna...
Non che fosse particolarmente vistosa, almeno a prima vista: non molto alta, magra ma con la classica “pancetta” residuo indelebile della gravidanza, viso attraente sul quale cominciava ad avanzare impietosa qualche ruga di troppo, naso un po’ aquilino, capelli lisci mesciati di solito raccolti a chignon, pelle ben curata e depilata con qualche smagliatura qua e là, altro inevitabile tributo pagato alla maternità.
Piccoli difetti che la rendevano ai miei occhi ancora più eccitante, soprattutto di fronte a certi argomenti: un paio di fantastiche tettone a pera generosamente esibite ad ogni occasione da vertiginose scollature (la zietta ci teneva a sottolinearne l’assoluta “genuinità” esente da silicone), dalle larghe areole scure con capezzoli a ciuccio così pronunciati da formare due inequivocabili “bottoni” che attiravano subito lo sguardo sul seno, un godurioso culone, cosce sode e polpose spesso offerte in bella mostra da tubini aderenti e spacchi vertiginosi dalla disinvolta proprietaria.
Avrete capito che ogni riunione o festa di famiglia forniva al sottoscritto l’occasione di spararsi goduriose seghe a ripetizione che nei giorni successivi lasciavano il segno sotto forma di profonde occhiaie, figuratevi passare qualche giorno insieme alla zietta, in libertà come soltanto al mare si può stare!!!
L’attesa non era rimasta delusa: mio zio lavorava tutti i giorni in attesa delle ferie di agosto e ci raggiungeva solo nel fine settimana, mentre noi (io, la moglie e la figlia piccola) scendevamo in spiaggia e ci restavamo tutto il giorno, mangiando pasta fredda e panini preparati dalla zia.
Avevo subito notato un particolare divertente ed eccitante al tempo stesso: la zietta aveva due cassetti separati per i suoi bikini, uno con quelli “castigati” da indossare quando c’era zio Arturo (top a fascia larga che riusciva perfino a coprire il seno esuberante e slip simil-bermuda…).
L’altro, chiuso a chiave, con una piccola collezione di tanga mozzafiato da gran sporcacciona¬: micro-top che coprivano a malapena i suoi capezzoli sporgenti e perizoma brasiliani che offrivano in bella vista il suo bel culone sodo un po’ appesantito dalla cellulite!
Inutile aggiungere che il secondo cassetto era riservato ai costumi da indossare (si fa per dire…!!!) nel resto della settimana, quando il povero zione sudava di fatica in città per mantenere la famiglia senza immaginare che la sua amata mogliettina esibizionista si sollazzava godendo a far drizzare i cazzi di tutta la spiaggia, esibendo le sue generose grazie ai fortunati maschietti che le gironzolavano intorno come le mosche, primo fra tutti… il sottoscritto!
Già, ovviamente sbavavo e mi mangiavo con gli occhi il corpo abbronzato e accuratamente depilato della troia, il petto cosparso di nei, le tettone pesanti sormontate dagli enormi capezzoli erti, i riccioli scuri del pube villoso che spuntavano maliziosi dal perizoma, il fantastico culone, la “pancetta” ricordo della gravidanza e qualche smagliatura qua e là che la rendevano, ai miei occhi di allupato segaiolo, ancora più eccitante. Come se non bastasse, sfoggiava un’arrapantissima catenina d’oro ai fianchi, che faceva pendant con una vezzosa cavigliera al piede sinistro, orecchini alla tzigana e collanina.
In spiaggia zia Graziana passava il tempo a prendere il sole, leggere le sue riviste di gossip preferite e chattare al telefonino, mentre la mia cuginetta giocava felice con gli amichetti degli ombrelloni vicini.
Io invece mi sparavo seghe in continuazione, ero sempre a cazzo duro quando non ce la facevo più mi fiondavo al cesso o dietro le cabine a svuotare i miei acerbi ma ben forniti coglioni, ogni tanto col telefonino riuscivo a scattare qualche foto di nascosto alla zietta e allora la sega era ancora più gustosa.
Lei dal canto suo mi trattava con un certo distacco se non con freddezza, era chiaro che esibizionista com’era si divertiva e un po’ godeva a eccitare un ragazzino allupato come me ma a volte sembrava quasi infastidita dalla mia presenza, abbassava la voce se parlava al telefono ed ero nelle vicinanze o cercava di allontanarmi con la scusa di portare la cuginetta sul pedalò o al baby parking della spiaggia…
Ingenuamente pensavo che era solo un po’ esibizionista e gli piaceva farsi guardare e provocare, e che mio zio in fondo era fortunato ad avere una moglie così bona ma tutto sommato fedele.
Il fine settimana con l’arrivo dello zio cambiava atteggiamento e diventava più espansiva recitando a perfezione la parte della mamma/moglie/zia tutta dedita alla famiglia, oltre come detto a esibire bikini assai più castigati del resto della settimana a esclusivo beneficio del cornuto…
Un sabato pomeriggio zio Arturo aveva affittato il pedalò dal bagnino per portarci la famiglia, la moglie però all’ultimo era rimasta sotto l’ombrellone con la scusa che soffriva il mal di mare.
Seduto al bar l’avevo intravista mentre si incamminava da sola verso le dune dell’interno, avvolta in un leggero pareo annodato sul seno esuberante.
Eccitato, l’avevo seguita pensando che cercasse un posto appartato per mettersi in topless, infatti durante la settimana ogni tanto lo faceva ma mi toccava solo immaginarla perché mi mollava sempre la cuginetta e dunque non potevo seguirla.
Stavolta finalmente ero libero e dunque mi ero addentrato fra le dune dietro di lei restando a una certa distanza, si trattava di un ambiente piuttosto selvaggio con alberi e cespugli a ridosso della spiaggia affollata di bagnanti, sapevo che la sera era frequentato da coppiette e guardoni grazie al fatto di essere facilmente accessibile dalla strada che costeggiava il litorale, ma di giorno praticamente non c’era nessuno e fatti pochi passi si aveva l’impressione di essere in un altro mondo, nel silenzio interrotto solo dal frinire monotono delle cicale…
A un tratto ho sentito mia zia parlare con qualcuno, nascosto dietro un cespuglio mi sono sporto per vedere con chi era.
Con stupore ho riconosciuto Franco, il capo di mio zio, un tipo piuttosto volgare, palestrato e tatuato, 15 anni circa meno di lei e 20 meno di mio zio, l'avevo visto un paio di volte a pranzo a casa loro e mi stava sulle palle perché molto arrogante e trattava male mio zio pur essendo suo ospite, invece con la moglie alla grande ci sbavava addosso come un porco...
Ho sentito che la invitava a salire sull’auto che aveva parcheggiato lungo la strada e mia zia rispondere con un “sei matto?!?” dicendo che glielo aveva messaggiato di avere poco tempo prima del ritorno del marito e della figlia, al che lui aveva risposto che passava da quelle parti e sarebbe stato un peccato non vedersi, poi li ho visti avviarsi verso l'interno continuando a chiacchierare a bassa voce e allora li ho seguiti a distanza, ho visto che scendevano in una valletta nascosta in mezzo alle dune e ai cespugli di more molto fitti, ci ho messo un po’ a posizionarmi per spiarli senza essere visto, quando ci sono riuscito sono rimasto basito!
Mia zia si era sciolta il pareo lasciandolo cadere sulla sabbia e restando in topless, poi si era inginocchiata davanti a lui abbassandogli i bermuda e facendo schizzare fuori un cazzone già duro davvero tosto, leggermente ricurvo, un bastone nodoso percorso da grosse vene bluastre con una voluminosa cappella turgida ben scappucciata.
Mio malgrado lo ammiravo, invidioso.
“Wow come sei tosto!!! Allora è vero che ti sono mancata, maialino!!!”
“Zitta e ciuccia troia!!”
Vicino com'ero sentivo bene i conati di vomito e i gorgoglii osceni di mia zia che succhiava e leccava ingorda quel cazzo enorme che Franco le spingeva brutalmente in gola afferrandola per i capelli mentre con l’altra mano le strizzava i capezzoli pastrugnandole le tettone ballonzolanti, ogni tanto glielo sfilava dalla bocca e tenendolo in mano glielo schiaffeggiava in faccia con cattiveria insultandola!
“Toh! Toh!! Ti piace il mio cazzo eh?!? Mica il cazzetto di quel
cornuto impotente di tuo marito!!! Succhia, pompinara! Pure le palle devi ingoiare, ciucciacazzi di merda!!”
Mentre lui la umiliava sbattendole il cazzo in faccia, zia Graziana sorrideva e cercava di abboccarlo per ricominciare a leccarlo e succhiarlo, docile e remissiva, così diversa dalla donna energica e autorevole che avevo visto tante volte mettere in riga e comandare a bacchetta figlia e marito!
Stravolto per quello che vedevo e sentivo, mi ero trovato col cazzo in mano senza neppure rendermene conto, a segarmi come un pazzo…
Mentre mi sborravo quasi subito in mano, vedevo Franco tirare su mia zia per i capelli e spingerla sulla sabbia davanti a lui, mettendola a pecorina mentre le strappava via lo slip lasciandola completamente nuda, collanina sui fianchi e orecchini a parte.
“Adesso ti sfondo il culo zoccola! Che pensi che mi sono fatto tutti ‘sti chilometri solo per farmelo ciucciare?!? Te lo entro in pancia e te lo faccio uscire dalla bocca il cazzo, maiala di una vacca rottainculo!!”
“Fai piano amore, l’altra volta mi hai fatto uscire le emorroidi! Ce l’hai troppo grosso!!” supplicava mia zia al suo amante.
Lui le si era inginocchiato da dietro, slinguandola in bocca e sul collo, mentre con le mani saldamente incollate alle tettone le titillava di gusto i lunghi capezzoli scuri a forma di ciuccio tra pollice e indice, intanto lei con una mano dietro la schiena lo masturbava lentamente per tenerlo in tiro.
Io stavo fuori di testa senza smettere di segarmi, come in un sogno vedevo Franco tirarsi su con la schiena e allargare le chiappone frementi di mia zia con le mani appizzandogli il cazzo duro e congestionato in mezzo.
“Dài che te lo appizzo un po’ per volta, troiona, così te lo gusti tutto fino alle palle come piace a una magnacazzi come te!!!”
Con gli occhi socchiusi, zia Graziana si leccava le labbra tumide mentre si godeva l’uccello che la riempiva centimetro dopo centimetro, cingendo con una mano le chiappe di Franco per attirarlo più stretto a sé. Lui si era fermato solo quando i suoi voluminosi coglioni sbattevano sulle chiappe di lei, che nel frattempo si era messa a sditalinarsi freneticamente…
Godevo come un porco, stavo sborrando di nuovo, ci provavo proprio gusto a fare il guardone!
“Oh ma che super cazzo tosto che hai!!! E sfondami dài fammi il pieno di sborra… oh ssìììì che sono la tua troia, ssììì… sssìììììì!!!”
L’eccitazione spazzava via tutte le residue inibizioni della mia porca zietta, che diventava sempre più volgare mentre si sgrillettava a più non posso sbrodolandosi di piacere.
Franco non si fa certo pregare e la pompava alla grande con vigorosi colpi di cazzo. I gemiti di goduria e di dolore di zia Graziana mi arrivavano alle orecchie sullo sfondo delle cicale insieme all’osceno risucchio dell’uccello nel budello spanato e al ritmico schiaffeggiare dei grossi coglioni sulle chiappe tremolanti e sudaticce di lei.
Lui insultava e perculava pesantemente mio zio chiamandolo “cornutone”, “pisellino”, “frocio impotente” ecc. e qui ci poteva anche stare da parte di uno che gli si stava ingroppando alla grande la moglie, ma sentire lei che approvava e lo aizzava tipo “sìììì hai ragione è proprio un super cornuto!!!” “wow che bel cazzone che hai tesoro come mi inculi bene!!! Lo sai che il pisellino del cornuto manco lo sento?!?" “come sei cazzuto amore sfondami dài altro che il cazzetto moscio di quel frocio di mio marito!!!” mi facevo davvero schifo…
Con gli occhi fuori dalle orbite e la voce alterata dall’eccitazione Franco la schiaffeggiava con cattiveria, stampandole il cinque sulle chiappe con sonori ceffoni.
“E muovi ‘sto culone, troia!… Fatti inculare come si deve, brutta vacca sfondata… Altro che emorroidi!! A casa da quel cornuto del tuo maritino ci torni coi cerotti al culo, puttana!!!”
Infilzata alla pecorina, zia Graziana si dava da fare come meglio poteva per soddisfare le voglie insane del giovane ed esigente padrone di suo marito, muovendo il bacino su e giù e seguendo il ritmo del cazzo: se solo rallentava per prendere fiato o dare un po’ di sollievo al suo budello infuocato, subito Franco la spronava a suon di sberle sul culo, che le strappavano urletti di dolore e la costringevano a riprendere freneticamente il và e vieni.
“Forza rottainculo muovi ‘ste chiappe, così, brava lo senti il cazzo in pancia, eh?!? Diglielo a quel cornuto del maritino come ti piace prenderlo in culo, zoccola!!!”
Di tanto in tanto Franco rallentava il ritmo e si chinava sulla schiena della sporcacciona, prendendole in mano le tettone e mungendogliele golosamente: le titillava i grossi capezzoli scuri tra indice e pollice e la slinguava avidamente sul collo e dietro le orecchie, sussurrandole oscenità che non riuscivo a sentire.
Zia Graziana si voltava, sfinita, i capelli appiccicati sulla fronte madida di sudore.
Le loro lingue si cercavano e si incontravano, avvinghiandosi, sgocciolando saliva.
Lei guardava implorante il suo stallone e padrone che continua a mungerla di gusto.
“Mmmmhh ti piacciono le mie tette, vero Franco? Te la faccio una spagnola da sballo come piace a te, eh, amore??” la sentivo mugolare speranzosa con vocetta flebile, il culo dolorante per i gran colpi di cazzo ricevuti.
“Okay troia lo sai che mi piace una cifra farti il culo ma devo ammettere che sborrarti su quelle tettone da vacca mi fa sangue almeno quanto farcirti ‘sto culone da maiala di sborra fino a fartela colare sulle cosce!!! Ma prima ti faccio assaggiare un po’ del tuo culo sfatto e della tua merda di vacca che poi te lo schiaffo in mezzo a ‘ste tettone sfrante!!”
Ubbidiente e sottomessa, vedevo zia Graziana inginocchiarsi davanti a lui e riprenderglielo umilmente in bocca, non senza qualche difficoltà viste le dimensioni dell’arnese: con una mano gli sorreggeva le palle gonfie e pelose, con l’altra impugnava l’asta ciucciandola di gusto in punta di cappella, odorosa ancora del suo culo.
Di nuovo eccitata, nonostante avesse già goduto sotto i potenti colpi di cazzo del capo di suo marito, mia zia si accarezzava la fica coperta da una fitta peluria scura e, mentre con la mano destra continuava a sorreggere i voluminosi coglioni rigonfi, con la sinistra riprendeva a masturbarsi di gusto.
Franco la guardava arrapato dall’alto in basso, tenendola per i capelli e dettandole i tempi: le spingeva la testa avanti e indietro, mentre con l’altra mano le palpava le tettone strizzandole i lunghi capezzoli erti.
Quasi con malavoglia, a un certo punto aveva sfoderato il cazzo e glielo sventolava sfrontatamente in faccia, ordinandole di stendersi.
Tossendo e schiarendosi la gola sfondata, mia zia si era lasciata andare di schiena sulla sabbia, appoggiandosi sui gomiti e stringendosi il seno con le mani.
Franco si era inginocchiato a cavalcioni sulla troia, sbattendole l’uccello umido di saliva in mezzo alle poppe: poi aveva cominciato a pomparglielo avanti e indietro, spingendoglielo fino alla bocca.
“Slurp, slurp mmhh slap slap che gusto! Slurp slurp mmmmhh che buono!! Me l’hai infilato proprio giusto, amore!” mugolava un’insospettabile e servizievole zia Graziana, leccando la cappella stretta fra le sue mammelle come una bambina golosa alle prese con un gelato.
Avevo perso il conto delle sborrate, sentivo la mano appiccicosa mente mi godevo lo spettacolo di Franco che accelerava il ritmo ansimando, strizzandole e palpandole a piene mani le tettone guardandosi stralunato il bastone ricurvo che pompava su e giù, slinguazzato a più non posso dalla mia zietta troia.
“Vacca! Porca!! Sborroooo!!!” l’avevo sentito urlare, mentre le scaricava addosso l’abbondante succo dei suoi poderosi coglioni.
Fiotti di sborra imbrattavano la faccia di zia Graziana, le schizzavano sul collo e in mezzo alle mammelle pesanti, la porca godeva incitandolo a fotterla alla faccia di quel cornuto di mio zio...
Lei si faceva insultare e umiliare con gridolini di piacere, mentre si infilava una mano fra le cosce e si masturbava freneticamente fino all’orgasmo, godendo come una porca con il cazzo dell’amante ancora infilato nel seno da cui colavano copiosi rivoli di sperma!
Godevo come un porco, ero già venuto una volta restando sempre in tiro e continuando a farmi una stupenda segona con la mano appiccicata di sborra, divorando con gli occhi di fuori quella incredibile scena di cui cercavo di non perdere neanche un fotogramma.
Quando a un tratto mi sono accorto che lei mi aveva visto e mi guardava sbalordita!!!
Per l'eccitazione mi ero scoperto troppo!!!
Sono scappato via senza neppure finire di sborrare per quanto ero mortificato...
(segue)
scritto il
2026-01-10
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