Nero Profondo
di
Lunatico
genere
etero
Sono in ritardo, traffico e maltempo oggi non sono dalla mia parte, guido con attenzione e la leva dei tergicristalli alla massima velocità, ma la pioggia e il buio non mi fanno vedere quasi niente, ancora un paio di minuti e ci sono. Appena arrivato posteggio il furgone nel riservato al carico e scarico, prendo velocemente la borsa degli attrezzi, chiudo e mi dirigo velocemente verso una piccola via laterale al convento. Il tempo è praticamente scaduto. Piegato in avanti sotto una pioggia sferzante costeggio la parete del convento fino a fermarmi davanti a una porta in legno, senza guardarmi intorno faccio finta di suonare il campanello, attendo un attimo e poi spingo sperando di trovarla ancora aperta. Varco la soglia attendendo immobile, solo silenzio, l’unico rumore e la pioggia alle mie spalle, chiudo delicatamente e girandomi rimango ancora un attimo fermo nel silenzio profondo, non c’è nessuno, poso la borsa a terra e mi dirigo in un piccolo corridoio cieco e cupo con tre porte. Questa parte del convento è adibita a magazzino ed è colma di cianfrusaglie, la maggior parte inutilizzabili, locali e vani abbandonati da anni, tranne uno. Sono fermo davanti alla porta che conosco bene, anche chi sta dietro mi conosce bene. Abbasso la maniglia entrando cautamente e me la trovo davanti, sul inginocchiatoio con le mani giunte, i suoi occhi mi fissano intensamente da sotto gli occhiali, con calma chiudo la porta con il chiavistello e voltandomi mi fermo sulla porta ricambiando il suo sguardo imperturbabile. Vederla in ginocchio con la tonaca scura, la mantellina e il velo sul capo, mi fa eccitare, lentamente mi porto davanti a lei fermandomi davanti alla sua bocca, i suoi occhi sono sulla grossa protuberanza che mi si è formata sotto la patta, pompo sangue per fargli vedere che sotto i pantaloni la bestia si muove irrequieta. Con naturalezza appoggia la sua mano seguendo lentamente con due dita il mio cazzo per tutta la sua lunghezza, massaggiandolo lentamente alternando il suo sguardo tra i miei occhi e la patta gonfia, poi il palmo della mano incomincia a sfregarmi su e giù il jeans. Mi guarda mentre le sue mani sfregano la patta e la cosa mi fa infoiare ancora di più. Per l’età e la professione che esercita, è veramente un miracolo aver trovato una grossa verga come quella che ha per le mani in questo momento. Con la mano sulla nuca spingo il suo viso sul rigonfiamento, le sue labbra mi scavano nel jeans in cerca di un passaggio orale che non c’è, l’unico modo per trovare quello che cerca sono le sue mani rugose, quando iniziano a slacciarmi cinghia e patta liberando il mio cazzo duro davanti la sua bocca. Senza indugio lo afferra con la mano iniziando a massaggiarlo lentamente, ogni affondo melo scappella bene per sentirne l’odore. Mentre succhia la cappella mi fissa vogliosa da dietro le lenti, vuole che la guardo, e quando sono fisso nei suoi occhi apre la bocca e l’ingoia tutto, cominciando a pompare e spingerlo nella sua gola profonda, non va veloce, se lo gusta. Sto godendo, e lei sa come farmi impazzire, sento la sua mano infilarsi fra le mie gambe, e con un dito incomincia lentamente a massaggiarmi il buco del culo, la mia verga adesso e un pezzo di marmo. Lentamente incomincia a spingermi il dito dentro mentre la sua bocca aumenta la velocità, da sopra vedo la sua testa e il suo velo blu scuro che va avanti e indietro con il mio cazzo che appare e scompare dentro la sua bocca profonda. Sono vicinissimo al precipizio, sento salire l’orgasmo, la sua mano stretta forte sul cazzo mi sta facendo scoppiare le vene, quando il dito è entrato, arrivo con un urlo animalesco e profondo, esplodendo nella sua bocca tutta la sborra calda e svuotandomi completamente le palle. La sento quasi affogarsi, è un attimo, il tempo di mandare giù il primo sorso bello corposo e ingoiare poi il restante carico. Rimango immobile con il cazzo duro e lindo mentre me lo tiene in mano segandolo, pronto di nuovo, me lo lascia solo per alzarsi lentamente e mettersi in piedi l’uno davanti all’altra, ci guardiamo in silenzio sfiorando le nostre labbra fino a che le nostre lingue incominciano a contorcersi tra loro, la sua mano e intorno di nuovo al mio cazzo, segandolo dolcemente. Ma la sua voglia impellente la fa allontanare bruscamente dalle mia labbra, voltandosi, si porta davanti un vecchio materasso steso in terra, mi guarda, poi abbassandosi a carponi vi sale sopra. Guardo con eccitazione la forma del suo didietro sotto la tonaca, incomincio a segarmi il cazzo lentamente per portarlo alla massima erezione, mentre lei impazientemente mi guarda. Poco dopo mi porto dietro di lei, mi abbasso e con le mani prendo l’orlo della tonaca alzandolo sopra i fianchi, e senza mutandine, e il suo grosso culo bianco latte mi invita ad entrare. Gli umori vaginali si diffondono immediatamente salendo fino al mio naso. Come una cagna ubbidiente inarca la schiena in modo da darmi perbene tutto. Faccio un passo e con calma mi porto a cavallo sopra di lei mentre le sue mani stanno stirando la pelle vicino al buco nero. Leggermente piegato sulle ginocchia sono pronto sopra la sua schiena. E lei che vuole così, sempre nello stesso modo, prima appoggio la cappella al ingresso e poi la penetro con un colpo solo, entrando al rallentatore fino in fondo, in profondità, dove tutto è nero. Per spiare i suoi peccati dice, perché il dolore la fa sentire meno peccatrice, anche se quando glielo metto tutto dentro il culo non mi sembrano lamenti solo di dolore. Mi abbasso e lo appoggio al suo ingresso, spingo leggermente per metterlo perfettamente nel incavo del buco bello liscio, le sue mani stanno facendo un ottimo lavoro, e un attimo, e poi affondo con decisione il mio grosso palo nel suo sfintere, un urlo gutturale riempie la stanza, arrivato in fondo inizio a pompare con lei che incomincia ansimare ad ogni affondo con delle vocali rauche, che diventano quasi urli man mano che aumento l’intensità dei colpi, sta godendo e soffrendo proprio come vuole lei, cerca di inarcare la schiena più che può, lo vuole sentirlo dentro tutto fino in fondo, la pompo con colpi di maglio da piegarla in due, il rumore della carne sbattuta è più forte dei suoi lamenti da cagna, urla di dolore e piacere, continuo piegato sopra di lei a schiacciarla sotto i miei colpi, sempre uguale sempre nello stesso ritmo, dai suoi lamenti urlanti capisco che sta arrivando, lo tiro fuori e aspetto che gli passi il suo primo orgasmo, rimango in attesa fino a che le contrazioni si sono placate, poi mi abbasso e lo infilo di nuovo prepotentemente nel buco, un nuovo urlo, ricominciando subito ad ansimare ad ogni colpo, andiamo avanti così, lei a pecora e io sopra a cavallo che pompo, ha la fica così fradicia che il suo umore vaginale incomincia a colare sul materasso, andiamo avanti, io sempre sopra che la sto impalando e lei sotto che si lamenta come un animale ferito, quando alla fine ci fermiamo, la cagna deve mettere in conto altri due orgasmi. Dopo che i nostri respiri si sono fatti più regolari mi sfilo dal suo buco nero, alzandomi, la guardo ancora messa a pecora e non mi sembra sazia. Poco dopo anche lei si alza e tenendosi sollevata la tonaca si porta davanti a un vecchio scrittoio di legno, con le mani che tengono la tonaca sopra i fianchi ci si piega sopra a 90, mostrandomi il suo culo grosso e il buco nero ancora allargato. Mentre mi avvicino prendo al volo una sedia di legno e quando sono dietro di lei gli alzo la coscia nuda, facendo appoggiare sopra la seduta il suo mocassino lucido, avvicino la cappella al suo buco nero e con decisione la spingo dentro, non trovo resistenza, ma da subito i soliti lamenti di piacere.La mia mano stringe forte la chiappa senza lasciarla scappare,mentre con il corpo sono piegato da un lato per penetrala bene a fondo, la mia verga entra ed esce come fosse nella fica, non ci sono più attriti in quel culo aperto. Le sue braccia tese in avanti e le mani serrate sul bordo dello scrittoio l’aiutano a bloccarsi meglio sul piano, ben ancorata irrigidisce il corpo per sentirlo in culo ancora di più, la sto sbattendo così forte che le sue chiappe si muovono come il mare in burrasca. Questa inculata mi sta facendo salire di nuovo il calore dentro, incomincio a godere di nuovo, la miccia, lo scoppio. E come prima, lei lo avverte, e girandosi verso di me, mi dice le uniche parole di quell’incontro “Riempimi il culo. Sfondami!” L’orgasmo che stava arrivando si ripresentò ancora più forte. Aumento il ritmo, la sbatto violentemente sentendola crescere di tono con lamenti sempre più forti, spostandosi un po’ più di lato si volta per guardarmi meglio, gode e mi guarda, mi sta aspettando vuole che arriviamo insieme. Aumento le pompate, mentre lei urla al mondo tutto il suo godimento, e poco dopo arriva un doppio mega orgasmo contemporaneo, continua ad urlare mentre io continuo a pomparla forte, per fermarmi solo quando sento che la sborra incomincia e uscirgli dal culo. Senza toglierlo mi piego su di lei rimanendo per un momento immobili uno sopra l’altra, la stringo tra le mie braccia, nel silenzio della stanza ci sono solo i nostri respiri ansimanti, e una bella sensazione ma il tempo è scaduto, scivolo fuori guardandola ancora piegata sullo scrittoio. Mi soffermo con lo guardo sulla sborra che lentamente esce più corposa dal buco del culo, incominciando a colare tra le sue cosce, ma a lei non basta, con delle contrazioni del ventre, cerca di espellere più sborra che può dal culo, nel frattempo incomincio a vestirmi velocemente, mi sto allacciando le scarpe quando la vedo lentamente alzarsi a fatica dallo scrittoio, mettendosi ritta e facendo scivolare la tonaca fino ai piedi, lasciando le sue cosce libere e il mio seme colare liberamente sulla carne candida. Sono pronto mi volto verso di lei fissandola. La Madre Superiora è in piedi con le mani in vita che mi guarda in silenzio da sotto gli occhiali, Mentre la fisso mi scappa lo sguardo a terra, ci sono delle gocce di un bianco candido e un’altra corposa sul mocassino nero. Rimaniamo un attimo in silenzio a fissarci, poi tolgo il chiavistello apro la porta e mi precipito da dove ero entrato, prendo la borsa degli attrezzi ed esco fuori velocemente nella buia stradina laterale. Piove ancora, allungo velocemente il passo, quando mi accingo ad attraversare la strada un clacson mi fa trasalire bloccandomi, mi volto e mentre guardo la macchina con il guidatore che inveisce contro me, mi scappa lo sguardo verso l’ingresso del convento. Ci sono due sorelle sotto il porticato che stanno confabulando tra loro, poi all’unisono rivolgono i loro sguardi su di me.
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Commenti dei lettori al racconto erotico