Fare del bene conviene

di
genere
trio

La realtà è che uomini e donne hanno gli stessi desideri, molte volte inconfessabili o, quando si è fortunati, condivisi.
Il mio desiderio era lì, davanti ai miei occhi mentre, seduto in poltrona con l’uccello in mano, guardavo mia moglie sul letto che si lasciava trapanare da un ragazzotto di colore, completamente inesperto ma con il vigore e la voglia inesauribile di scopare tipica dei ventenni.
Chi era realmente quella signora paffutella vicina ai sessanta che ansimava e si contorceva come un’adolescente sul nostro letto?
E chi era quest’uomo nudo in poltrona che si masturbava come un’adolescente di fronte ad una specie di film porno?
Banalmente eravamo una coppia come tante, sposata da 35 anni, figli grandi ormai lontani e realizzati, un’attività piccola ma che ci permetteva una vita agiata, in un paesino di poco più di mille anime affacciato sul mare.
E il ragazzotto di colore?
Un lunedì mattina nell’officina si presenta questo tipetto, magro come un chiodo, un po' arruffato con una faccia simpatica: “io fame, imparo lavoro”.
Mi fece ridere, con due parole aveva riassunto tutta la sua storia.
Mia moglie dall’ufficio alzò gli occhi dai suoi conti e da severa ragioniera si trasformò in madre amorevole nel giro di pochi secondi.
Salì in casa, dato che abitavamo sopra l’officina e scese poco dopo con qualcosa da mangiare, capimmo subito che l’espressione “io fame” non era un modo di dire.
Alla chiusura sparì così come era apparso, l’indomani mattina era fuori dall’attività prima dell’apertura, non credevo sarebbe tornato.
Per tutta la settimana tornò al lavoro puntualissimo, non sapeva fare nulla ovviamente ma osservava sempre attentamente e a fine serata puliva tutto, era giusto premiare questo impegno.
Mi accorsi per puro caso il sabato sera al rientro da una passeggiata con mia moglie che dormiva in un piccolo parco vicino casa e si lavava alla fontanella lì presente, non potevamo crederci, eravamo convinti che avesse un posto dove tornare la sera.
Francesca non ci pensò due volte e gli disse di prendere le sue cose e venire a casa da noi, avevamo le stanze libere dei ragazzi e sicuramente non potevamo permettere che dormisse per strada.
Quella sera ci dicemmo che sarebbe stata una soluzione temporanea, sino a quando non si sarebbe potuto permettere un posto tutto suo, in realtà due anni dopo viveva ancora con noi.
Ma come ha fatto a passare dalla stanza dei ragazzi al nostro letto?
In realtà è stato quasi naturale; io e Francesca avevamo una vita sessuale ancora molto attiva nonostante il tempo trascorso insieme, almeno un paio di volte a settimana la mia severa ragioniera si trasformava in una porcella fantasiosa; aveva una piccola collezione di vibratori a cui dava il tormento in abbinata al mio uccello che la trovava ancora molto sexy oltre che estremamente porca; ci piaceva cominciare le nostre serate di sesso con la visione di qualche film hard per poi scopare come ricci per almeno un paio d’ore.
Le piacevano i film con una storia, voleva eccitarsi con il “prima”, non semplicemente guardando gli attori scopare.
Al di là di queste piccole digressioni la nostra vita sessuale era sempre stata tranquilla, ci bastavamo noi due e qualche piccolo aiutino di cui sopra; io amavo i suoi kili di troppo e lei non faceva molto caso alla mia pancetta.
Solo una volta diversi anni prima abbiamo vissuto una situazione particolare che però nonostante la voglia di trasgredire di tutti e due non si era concretizzata: un conoscente parecchio più grande di noi, all’atto di pagare per la sistemazione della sua auto si era chiuso la porta alle spalle dell’ufficio e messosi alle spalle di Francesca aveva tirato fuori l’uccello, preso la sua mano e si era fatto fare una sega, un’azione molto veloce così come fu veloce il tentativo di prenderle la testa per sborrarle in bocca ma lei fece in tempo a scansarsi ricevendo la crema sulla guancia.
Io avevo visto tutto dalla vetrata ma non ero intervenuto; quella sera a cena le avevo solo chiesto se le sarebbe piaciuto continuare ma rimasi senza risposta, in compenso seguì una scopata travolgente e lei per la prima volta utilizzò il vibratore più grosso che aveva a disposizione per riempirsi il culo; quella situazione mi è rimasta sempre in testa anche se non ne parlammo più.
Ma torniamo ad oggi.
La nostra vita proseguiva sempre sugli stessi binari, erano passati ormai diversi mesi da quando avevamo accolto in casa Sebastien, eravamo in inverno e praticamente non uscivamo più, trascorrevamo le nostre serate preparando la cena e guardando la tv.
Sebastien parlava ormai un discreto italiano, si era messo in forze, sembrava tutt’altra persona da quel pulcino impaurito che avevamo accolto mesi prima.
Se avessi fatto caso a tutta una serie di indizi avrei capito molto prima le intenzioni di Francesca, ma si sa, a noi uomini se le cose non le sbatti in faccia non le vediamo.
Per prima cosa il suo abbigliamento in casa era del tutto cambiato, niente più tutoni ma vestagliette di seta con spalline sottili e cardigan lasciati volutamente aperti, difficile coprire un seno prorompente con quella poca stoffa; quando metteva da mangiare nei piatti lo faceva appoggiandosi evidentemente al ragazzo, a tavola gli toccava spesso la mano, il braccio o la gamba, cercava in tutti i modi di avere un contatto fisico prolungato, e lui non era scemo, sentiva gli ormoni che esplodevano in corpo e spesso non poteva nascondere il rigonfiamento dei pantaloni.
Più passavano i giorni e più le cose si facevano evidenti, Francesca ormai lo provocava pesantemente, Sebastien non poteva rimanere indifferente a tutta quella carne vogliosa che si offriva a lui senza vergogna, io come un tonno cominciavo a capire.
Un sabato sera Francesca mi disse di andare in camera, mettere un film, e aspettarla seduto in poltrona nudo perché voleva farmi una sorpresa.
Entrò in camera completamente nuda lasciando la porta aperta, si distese sul letto di fronte a me, io feci per alzarmi ma mi bloccò dicendomi di stare fermo a godermi lo spettacolo, prese un piccolo vibratore dal cassetto e cominciò a toccarsi, io ero già eccitato, la guardavo dimenarsi lentamente, si stava evidentemente bagnando quando si fermò improvvisamente: “Sebastien puoi venire un attimo in camera?” disse ad alta voce; sentii i suoi passi nel corridoio ed ebbi una fitta allo stomaco; il ragazzo si bloccò sulla porta evidentemente spaesato, aveva indosso solamente un paio di boxer che lentamente cominciarono a gonfiarsi.
“Vieni avanti, non ti preoccupare, ho bisogno del tuo aiuto” disse Francesca al poverino imbarazzato, il suo sguardo passava da mia moglie nuda sul letto a me in poltrona con l’uccello in mano; si fece coraggio avvicinandosi al letto, Francesca abbassò i suoi boxer che liberarono la bestia nera, la sua bocca lo avvolse completamente sino alla radice, una mano raccoglieva le sue palle, l’altra appoggiata sulle natiche lo tirava a sé per non farlo allontanare dalla sua bocca.
Sebastien era impietrito, io anche, il mio uccello duro in mano pulsava; il ragazzo era così carico che sborrò quasi subito, Francesca ingoiò come le piaceva fare con me, continuò a leccarlo e a pulirlo come fosse un gioiello mentre lentamente si ammosciava tra le sue labbra.
Spalancò oscenamente le cosce davanti alla faccia di Sebastien e lo tirò a sé per farsi leccare, era bagnata fradicia, faceva così rumore che sembrava che Sebastien stesse bevendo, io non potevo resistere molto oltre, mi avvicinai dall’altra parte del letto per approfittare delle labbra di mia moglie e in pochi secondi eruttai in gola tutta la mia voglia.
Tornai a sedere in poltrona perché nonostante lo spettacolo fosse irresistibile il mio uccello giaceva moscio tra le gambe; quello di Sebastien invece era tornato già duro, beata gioventù, Francesca per una buona mezz’ora si fece usare dal ragazzo in tutti i modi possibili, era una trivella inarrestabile, io in questo frangente ne avevo approfittato per fare qualche fotografia con il telefono finché il mio uccello riprese vigore e mi misi nel letto con loro regalando a Francesca la prima, tanto agognata, doppia penetrazione della sua vita.
Da quel giorno la nostra vita era diventata molto più movimentata ma di certo non potevo sempre competere con un torello sempre arrapato e pronto a scopare in qualsiasi momento e quindi quando non partecipavo attivamente, mi divertivo a riprendere la mia adorata moglie e il suo amato bastone nero.


scritto il
2026-01-06
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