La voglia del tradimento

di
genere
tradimenti

Sono Michele, marito di una bellissima e meravigliosa donna, Amalia. Abbiamo due figli, lavoriamo tanto, siamo quella che spero possa sembrare una famiglia felice. L’arrivo del secondo figlio ha inevitabilmente pregiudicato la nostra vista sessuale. Guardavo il piccolo attaccato perennemente ai capezzoli di mia moglie e non mi capacitavo di come quel gesto così tenero e naturale stesse portandomi via dal desiderio. Specie visto che io del giocare con i capezzoli di mia moglie, e dei miei, sono molto voglioso.
Questa storia si muove con lentezza, ma per non annoiare arriverò subito al punto: da qualche tempo mi ero trovato, tra un porno e l’altro, tra una scappatella e l’altra, ad avere delle visioni, delle immagini, di mia moglie con altri uomini. Mi piaceva pensarla soprattutto alle prese con sconosciuti. A parte un mio caro amico, ma questa è forse una fantasia che condividerò in un altro momento. A meno che nel frattempo non diventi una verità…
Una sera lei uscì, come ogni tanto accadeva, per il prolungamento delle riunioni di lavoro. La canonica cena aziendale. Alle prese con le bizze del bimbo piccolo non mi addormentai di sasso, ma rimasi sull’attenti, pronto a coccolare il bambino, in assenza delle tette materne. Fu così che mi accorsi che le ore passavano, e mia moglie rientrò alle due. Era davvero un orario insolito per una cena di lavoro. La sentii muoversi in bagno, e crollare nel letto. Dopo pochi minuti il bambino reclamò la tetta, e lei gliela diede, finendo ambedue per ronfare attaccati. Io rimasi spettatore con un occhio solo. Poi ebbi una insana tentazione, e camminai fino alla cucina, dove mia moglie aveva lasciato la borsa. Lì dentro c’era il suo telefono. Non conoscevo la password, d’altronde non avevo mai voluto e nemmeno avuto la tentazione di spiare le sue conversazioni. Ma qualcosa dentro di me era scattato. Forse volevo cercare qualcosa che non c’era. Forse volevo, qualcosa che non c’era.
Lessi alcuni messaggi in anteprima, quello che ti appare scrollando con lo schermo bloccato. Un paio di nomi lo conoscevo, un altro no. Ma tra i nomi che conoscevo c’era quello di una sua collega, e riuscii a leggere l’anteprima della loro conversazione: “questa sera ho vinto una cena tête-à-tête con Vanoli”. Era mia moglie che lo scriveva alla collega che io conoscevo. E conoscevo di vista anche Vanoli, che era il suo ex capo. Sapevo che quella sera sarebbe andato a trovare i suoi ex colleghi. Ma appunto pensavo fosse una rimpatriata di gruppo. La cosa iniziava ad assumere contorni dubbiosi. Mia moglie, in qualche modo, mi aveva mentito.
L’indomani finsi noncuranza nel chiederle come fosse andata la serata. A che ora fosse tornate eccetera. Rispose con sicurezza, senza tentennare. A questo punto mi esplose la febbre di controllare e conoscere la verità. La spiai mentre digitava la password del telefono. E un paio di sere dopo, appena la vidi addormentarsi, mi fiondai sul suo telefono e immediatamente scaricai il contenuto sul mio pc.
Andai a letto in uno stato di agitazione incredibile. Un po’ ero curioso di scoprire cosa conteneva quel telefono, un po’ lo temevo.
Mi trovai l’indomani a darmi malato e restare a casa. Appena fui solo aprii i files che ero riuscito a scaricare. Conversazioni, chat, immagini, video. Potevo guardare l’intera vita di mia moglie degli ultimi anni, visto che non si era mai premurata di cancellare nulla. Il che poteva rappresentare un buon segno. Ma avrei scoperto altro, molto altro.
Il rapporto con il suo ex capo nel tempo si era rivelato prodigo di reciproci complimenti, stima, affetto. A un certo punto delle loro conversazioni però subentra una fatidica sera, una notte anzi, una trasferta a Firenze. Da lì le cose cambiano. Ci sono dei messaggi subito dopo quella sera che alludono a qualcosa, ma in maniera timida. Mia moglie sembra imbarazzata. Lui elegantemente le ribadisce che quello che è successo rimarrà tra loro.
Poi il tono delle loro conversazioni inizia a cambiare.
Capisco che lui le fa dei regali. Quasi sempre lingerie che le chiede di indossare per lui. A distanza, e di mandargli delle foto, o dei video. Oppure gliela fa indossare negli hotel dove risiedono per le trasferte. In quelle occasioni capisco che lui la tocca, la lecca. E in un caso, a Modena, la incula. Ha la cappella molto grossa. Mia moglie si premura di comunicarlo a una collega, che confessa di saperlo bene. Anche lei ha subito lo stesso trattamento.
Così mi sono scoperto cornuto, e il mio cazzo duro e pieno di sborra mi confessa quanto questa cosa mi piace. L’ex capo di mia moglie in qualche messaggio mi evoca persino, appunto come il cornuto. Quello che non apprezza più il suo corpo. Quello che non la scopa più per bene. Nelle foto e nei video che mia moglie gli manda lei appare bella, vogliosa, troia.
Ora mi toccherà leggere le altre chat del suo telefono. Penso di trovare altro materiale. Altri segreti. Altri motivi per amare una puttana.

mirandomirandam@gmail.com
scritto il
2025-11-29
8 9
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.