Le mie ex Bruna 4.2 : Non ho fatto la brava
di
Mono
genere
tradimenti
Riassunto delle puntate precedenti nello stile retorico di una soap opera turca (per i dettagli, leggete i racconti, se non vi interessa passate direttamente all’inizio del nuovo episodio):
Capitoli precedenti: https://www.eroticiracconti.it/autori/Mono/
Siamo a metà anni ‘90 e un giovane e svogliato studente universitario, annoiato dalle relazioni scontate e dal sesso banale, viene invitato alla festa di compleanno di Bruna, una sua compagna trasferitasi in città da uno sperduto paesino della Calabria, che si paga gli studi grazie al lavoro da cameriera in discoteca.
Da ubriaca, verso la fine della serata, Bruna viene pesantemente molestata da Franco, padrone del locale e suo datore di lavoro, tanto da costringere il protagonista e l’amica Tiziana, a portarla via, dopo momenti di palpitante concitazione.
Accompagnata a casa ma ancora confusa dall’alcool, Bruna rivela che le cameriere del locale devono essere sottomesse alle richieste sessuali del padrone Franco e che lei, nonostante si dichiari ancora vergine, non fa eccezione, dovendo soddisfare oralmente il suo datore di lavoro.
I giovani decidono di dare un colpo di spugna al passato giurandosi amore eterno e, nonostante l’illibatezza di Bruna, passano diverse settimane di rovente passione esplorando tutte le possibili alternative, finché, a causa delle necessità economiche per pagarsi gli studi e l’alloggio, Bruna cede all’offerta di Franco di fare un provino come barista e ballerina in uno strip club.
Il provino, molto più spinto di quanto immaginato, ha successo ma, parlando con Fefè, il vero proprietario del locale, il protagonista intuisce che su molte cose la fidanzata non gli ha raccontato la verità, visto che Franco ha l'abitudine di sottomettere, anche con droghe, le sue ragazze per poi offrirle ai clienti e molti indizi fanno immaginare che anche Bruna, più o meno volontariamente, si sia prestata a questo miserabile mercimonio.
In un drammatico confronto, Bruna ammette di aver mentito e di non essere più vergine da diverso tempo, proprio a causa di Franco che, in diverse occasioni, l’ha anche messa a disposizione di clienti del locale e di non aver confessato la cosa al fidanzato perché timorosa del suo giudizio.
Il protagonista, turbato dalla scoperta che la sua fidanzata non sia l’ingenua contadinotta che fingeva di essere, ma soprattutto furioso per le menzogne raccontategli, decide di rompere la relazione.
Tuttavia, dopo pochi giorni, scopre che Bruna, disperata per la fine della relazione, ha passato un ardente weekend di passione con Giorgio, un compagno di università.
Turbato dalla gelosia e dal rimorso per aver interrotto una relazione così speciale, la contatta per provare a ricomporre le cose.
La ragazza, pentita di aver mentito al ragazzo e altrettanto amareggiata dalla separazione, accetta di rivedersi per fare pace, ma solo l’indomani, perchè quella sera stessa dovrà fare la sua prima serata da barista nello strip club.
NUOVO EPISODIO
My kinky little GF Bruna: Ore 4:12 SMS “tt bn ho ftt la brava”
Mi svegliai trovando un sms di Bruna sul cellulare che, alle quattro di notte, mi rassicurava di essere arrivata sana e salva a casa, dopo la serata al night.
Non avevo chiesto di mandarmelo, ma apprezzai: era un passo verso quella sincerità che non mi aveva mai dimostrato prima.
Eravamo d'accordo che sarei andato a prenderla alle 19.30.
Di solito Bruna è una ritardataria cronica, soprattutto se si deve preparare per una serata, ma non oggi: al mio arrivo era già scesa sotto casa ad aspettarmi.
Altra gradita dimostrazione di buona volontà.
“Tesoro è tanto che aspetti?” le chiesi facendola entrare nel pandino.
Nemmeno mi rispose e mi si tuffò con le braccia al collo per darmi un bacio che sembrava non finire mai....
“Amor sono scesa qualche minuto prima perché non vedevo l’ora che arrivavi” mi rispose con i cuoricini negli occhi, riprendendo a baciarmi.
Appena riuscii a divincolarmi e mettere in moto, notai che si era vestita esattamente come il giorno del nostro primo bacio, come a simboleggiare un nuovo inizio: maglioncino aderente con scollo a V e push-up che le faceva esplodere il seno, una casta collanina col crocifisso, che, poco castamente, attirava l’attenzione sulla sua generosa scollatura, gonna cortissima scura, scarpe con tacco alto.
L’unica differenza rispetto a un paio di mesi prima, il giubbotto di pelle che aveva già indossato per il provino nel locale e un paio di calze parigine che, nelle intenzioni, dovevano proteggerle le gambe dal freddo ma, nei fatti, servivano più a farsele ammirare...
Tutte cose che apprezzai e la serata era iniziata da soli 5 minuti...
Anch’io volevo fosse una serata speciale e non volevo andare nelle solite pizzerie del quartiere universitario, puntai quindi a una trattoria, dove tutti dicevano che si mangiasse benissimo a buon prezzo.
Durante il viaggio parlavamo poco: più che altro ci guardavamo negli occhi e inziavamo a sorridere come due ragazzini, emozionati di esserci ritrovati dopo aver avuto paura di perderci...
Fu Bruna a rompere il ghiaccio di quella imbarazzata felicità “Ogni tanto ti incanti a fissarmi la scollatura... non so se essere onorata di farti questo effetto o preoccupata di frequentare un porco”.
Ridemmo e fu lì che mi venne istintiva una domanda che, in un altro momento, sarebbe stata la più banale del mondo.
“Allora com’è andata ieri sera?” chiesi cercando di nascondere con un tono indifferente la mia curiosità.
“Bene, direi... Tutti super carini. Quando ho iniziato a lavorare al bar tutti i clienti erano curiosi” rispose serenamente.
“Ero la più piccola e inesperta delle bariste, quindi le colleghe mi aiutavano a fare i cocktail, mi dicevano dove trovare i liquori e cose così... Tutti super gentili, anche i clienti sai? Ogni tanto qualcuno mi infilava una banconota nel top in cambio di un bacetto, mentre quando mi chiedevano di mostrare le tette, rimandavo allo spettacolo, come mi ha consigliato di fare Fefè, il padrone del club”
“Appunto, com’è andato lo spettacolo?” chiesi con interesse morboso.
“Eh, niente. Essendo “quella nuova" sono passata per ultima, per creare attesa... Verso l’una sono andata in passerella e mi sono tolta il top...Ero rossa come un peperone, ma tutti carinissimi, mi applaudivano e mi riempivano di complimenti. Ho preso un po’ di coraggio e mi sono sciolta vedendoli così entusiasti, ho ballato un po’ e infine ho chiuso gli occhi e ho slacciato le mutandine...
Non ci potevo credere di averlo fatto, mi girava la testa!
Ho lasciato che toccassero le tette e il culo... la fica non tanto perché... mi sembrava di farti un torto” disse l’ultima frase a bassa voce e arrossendo, mentre sembrava chiedermi scusa con lo sguardo.
“E poi niente, sono tornata in camerino col cuore a mille, mi sono rimessa degli slip asciutti e ho continuato la serata in topless a servire al bar e ai tavolini.... Ogni tanto qualcuno mi toccava il culo, mi fermava per accarezzare le minne o mi proponeva di andare in darkroom per fargli uno spettacolo privato, ma io non volevo... So come vanno a finire gli spettacolini privati...” disse con un tono un po’ colpevole.
“Ma anche se non ho accettato con nessuno, erano tutti gentili e mi davano comunque una mancia, non come nel vecchio lavoro dove mi trovavo in mezzo a gruppi di tamarri che mi facevano cose anche se non volevo...”
“Alla fine quanto hai tirato su?” chiesi sentendomi un magnaccia.
Alla sua risposta sbiancai e rischiai di finire fuori strada: mi disse una cifra che era 2 volte il costo dell’affitto di casa...
“Fefè dice che se andassi a lavorare nel weekend, ora che sono la novità del momento, potrei tirare su il doppio e se portassi i clienti in darkroom, molto di più” disse con una punta d’orgoglio.
“Minchia! 2-3 serate di lavoro e ti pagheresti l’affitto di un anno” pensai a voce alta.
“Eh ci ho pensato... Ma adesso che abbiamo fatto pace, non so se me la sento... poi nel weekend ci sono Paolo e Franco e loro vogliono che le ragazze siano... gentili. Soprattutto le nuove.”
E sia io sia lei sapevamo che “essere gentili" significava essere disposte a succhiare il cazzo ai padroni e ai loro amici, se non peggio...
In ogni caso mentalmente presi nota che mostrarsi nuda in pubblico e farsi toccare da sconosciuti non le creava troppi problemi e che, se non l’avessi chiamata proprio quel giorno, probabilmente, si sarebbe concessa anche qualche extra.
Il ristorante era carino, almeno per i nostri standard e la serata passò allegramente parlando del più e del meno, fin quando, col cuore in gola, non tirai fuori un anellino che avevo comprato e le chiesi di diventare la mia fidanzata.
Io ero senza fiato, mentre lei si scioglieva in pianto per l’emozione. “Amor, è il giorno più bello della mia vita e non abbiamo ancora nemmeno fatto l’amore... potrei morire di felicità” mi disse con le lacrime agli occhi, ma ciò che aggiunse era diverso da quello che mi aspettavo.
“Ti voglio tantissimo, ma dopo quello che è successo... Voglio che tu sappia tutto di me e non ci siano più bugie e segreti, poi... Non ho fatto la brava quest’ultimo anno e il fatto di non averti detto tutto mi fa sentire una merda...Stiamo insieme, dammi il tempo di raccontarti tutto e se, quando saprai, mi vorrai ancora, ti giuro che ti renderò la persona più felice del mondo” rispose, commossa, onesta e sincera come forse non era mai stata.
Capivo il suo discorso e a questo punto anch’io morivo di curiosità, ma in quella situazione vissi la cosa come una piccola ferita nell’orgoglio che, istintivamente, avevo bisogno di vendicare...
“Beh, a proposito delle cose che hai fatto... Intanto Giorgio sostiene che quella dello scorso weekend è stato il più bello della sua vita” le dissi per metterla in difficoltà.
“Ma dai, davvero? Che carino!” rispose sorridendo con una punta d’orgoglio...
“Beh... credo che lui volesse dire che sei la ragazza più troia con cui ha scopato” dissi con una punta di cattiveria e due gocce di stronzaggine.
“Perché dici così?” rispose affranta “Non so come siano a letto le altre, ma con lui non ho fatto niente di speciale rispetto a tante altre volte” rendendosi immediatamente conto di aver detto qualcosa di troppo.
Colsi la sua incertezza e la incalzai “Perché tu fai sempre pompini nei viaggi in macchina e dai il culo al primo appuntamento?”.
“Vabbè, il pompino durante il viaggio è un’esagerazione... ero brilla e mi è venuta voglia di toccarglielo... gliel’ho tirato fuori, visto che stava esplodendo nei pantaloni e quando l’ho visto secco, mi è venuto naturale chinarmi a ciucciarlo...ma un paio di leccate al massimo.” disse imbarazzata, cercando di minimizzare.
“Mah lui dice che glielo hai succhiato tutto il viaggio”
“Eeeeh.... voi maschietti esagerate sempre... Era divertente stuzzicarlo mentre guidava, era in imbarazzo mentre lo accarezzavo e ogni tanto mi chinavo a leccarlo un pochino perché rimanesse umido...”
replicò, cercando di nascondere l’imbarazzo, per poi continuare
“Riguardo... il culo... non so... Moriva dalla voglia perchè, poverino, la sua ultima fidanzata non glielo dava perché diceva che l’aveva troppo grosso... mi sembrava da stronza fare la difficile...”
Mentalmente lodai il suo buon cuore insultando la sua stirpe per 7 generazioni...
“Però ti ho giurato sincerità e si...” aggiunse “In quello è stato stronzo... Mi ha inculato senza pietà, fregandosene dei miei lamenti... Ha fatto i suoi comodi fino a farmi sanguinare... Pensa che sono passati 2 giorni e sento ancora bruciore dietro...ha una bomboletta... non tanto lungo ma largo e tozzo ”
“Quindi stasera niente culo?” chiesi provocatoriamente con la mia solita delicatezza.
“Amor, ho giurato a me stessa che da oggi farò tutto, tutto, tutto quello che vuoi... Se lo desideri, vorrà dire che stringerò i denti... Ma non ti dirò di no”.
Dicendo questo, si avvicinò con i cuoricini fiammeggianti negli occhi e mi diede un lungo bacio con la lingua, senza curarsi di dare spettacolo nel ristorante ormai quasi vuoto.
“Come faccio a uscire con questo bozzo nei pantaloni?” le chiesi scostando il tovagliolo per farle notare il mio cazzo bello duro, a causa della situazione...
“Devo esserti mancata tantissimo se basta un bacetto per farti questo effetto” disse coprendosi il sorriso con la mano.
"Più che il bacetto, sono i tuoi discorsi, ma, a parte questo, resta il problema” mentre le davo un altro bacio.
“La soluzione più semplice è fregarsene. E’ tutta la sera che flirti con una ragazza super carina, che poi sono io. A vedere quel bozzo, il cameriere al massimo può provare invidia, pensando che a casa mi darò da fare per sgonfiarlo.”
Per poi aggiungere con aria più maliziosa “Sennò si potrebbe andare subito in bagno e succhiartelo.
Ma visto che ho la gonna e ho lasciato a casa le mutandine (guardandosi attorno, si alzò velocemente la gonna per mostrarmi la fighetta), tanto vale farci una sveltina.
Siamo gli ultimi clienti rimasti e questo è un bene perché evita di essere disturbati, ma è anche un problema perché il cameriere capirà che stiamo andando in bagno a scopare e, tanto per cambiare, ci farò la figura della zoccola.
Ma l’ho già fatto in passato e anche di questo chi se ne frega.
L’ultima possibilità è la più eccitante, ma non so se ti piacerà.” aggiunse sempre più ammiccante.
“Sarebbe a dire?” chiesi spiazzato.
“Uff... Un po’ di fantasia, su! Probabilmente il sangue che ti ingrossa l’uccello viene pompato via direttamente dal cervello...
Allora, siamo all’orario di chiusura, qui ci sono un cameriere, il cuoco e noi, che dobbiamo pagare il conto.
Il cameriere è giovane, carino e sembra sveglio, il cuoco ha una faccia da porco che promette bene.
Potrei andare da loro proponendogli di chiudere il locale e di non farci pagare la cena: in cambio possono guardare e toccarsi mentre mi scopi...
Se fanno i difficili posso proporgli di toccarmi le tette e che sia io a fargli una sega.
Non so se arriverei a fargli un pompino: la cena era buona e il servizio impeccabile, ma come mancia sarebbe un’esagerazione...Però se ti intriga l’idea, non mi tiro indietro.”
Lunghi secondi di silenzio.
“Hai detto che sono tutte cose che hai fatto in passato?” le chiesi con un filo di voce.
“Qualcosa del genere, quando c’era la situazione giusta.” mi disse con un tono fintamente ingenuo.
“Credo che sfiderò l’imbarazzo e andrò a pagare con la patta gonfia. Fantastiche anche le altre opzioni, ma non so se vederti spompinare due sconosciuti per 60.000 lire di conto mi metterebbe di buon umore.”
“Ti pensavo più porco” disse “ma almeno non sei tirchio” aggiunse mandando un bacino e sorridendo della sua stessa battuta.
Pagai, uscimmo.
Passeggiavamo verso la macchina.
Era autunno inoltrato e si era alzato un po’ di vento.
“Perché mi guardi così? Guarda che prima esageravo...Tu sei sempre insistente a volere dettagli sexy e per una volta volevo essere io a farti imbarazzare” mi disse furbetta.
“Sicura?” non sapendo se fidarmi o no, visti i precedenti.
Fece un mezzo sorriso “C’è una punta di vero: qualche mese, quando ero in Calabria, un cameriere mi ha rimorchiata e siamo finiti a scopare nel locale, dopo la chiusura. Ma la cena me l'ha fatta pagare lo stesso, lo stronzo... mi ha offerto solo un amaro, dopo aver fatto i comodi suoi, per togliermi il gusto di sperma dalla bocca”.
"Uno di quelli che hai scopato quest’anno?”
Annuì “Era carino, gentile e mi moriva dietro...Sarebbe stato brutto tirarmela”.
Lodai a bassa voce il suo concetto così esteso di buona educazione e la sua generosità nell’elargire la figa a tutti meno che a me, che era poi stata la ragione del nostro litigio...
Lei si rese conto di avere toccato un nervo ancora scoperto e mentre camminavamo, si avvicinò per farsi abbracciare con la scusa del freddo...
“So che sei ancora sconvolto per quello che ho fatto... Ti ho raccontato un sacco di bugie e tu mi vuoi lo stesso... oh Amor come faccio a non volerti bene?” sussurrò col suo miglior tono da cucciola innamorata...
Quando arrivammo a casa morivo dalla voglia... mentre facevamo le scale mi piazzai appositamente qualche gradino dietro di lei per godermi lo spettacolo del suo culo e la figa che ad ogni passo ammiccavano dalla sua gonna cortissima.
E lei, intuendo cosa stavo facendo, anziché coprirsi, iniziò a sculettare in modo provocante, facendo muovere ancora di più la gonna.
Quella scena mi ricordò un video che avevo visto tempo prima, nel quale la protagonista indossava, sotto un gonnellino molto corto, un gigantesco plug anale con un brillante colorato all’estremità, che si intravvedeva a ogni passo.
Pensai che sarebbe stato divertente andare con lei a un sexy shop e, magari, comprarle qualcosa di simile o qualche altro sex toy.
Ma fu quando arrivammo al suo piano che mi scattò l’ormone cattivo: la spinsi contro la porta di casa e, da dietro, infilai 2 dita nella figa bagnata e iniziai a sditalinarla violentemente.
“Ahhh... Amor che fai?! Qui ci vedono...” disse con voce rotta.
Non risposi a quella domanda inutile e le ringhiai nell’orecchio “Anche ieri sera ti vedevano e ti andava bene... Sicura di avermi detto tutto?”
“No, cioè si... ho fatto la brava... Non dico più bugie...” rispose affannata.
“E ti hanno dato 700.000 lire per fare la brava? Non mi stai di nuovo prendendo per il culo?”
“No, no... te l'ha detto... Ho fatto lo spettacolo...Sono stati carini”
“Uno spettacolo dove facevi la puttana facendoti guardare e toccare...Ti piace quando ti guardano?”
“Mi... Mi piaceva, ma giuro... ho fatto la brava. Ma andiamo via di qui che il padrone di casa, qui accanto, ci può vedere dallo spioncino...”
“Tutti lì ti riempivano di soldi e tu non hai fatto neanche un giro in dark room? O qualcosina con i clienti per arrotondare?”
“No... Non ti avrei mai tradito dopo che ci siamo sentiti”
“E se non ti avessi chiamata, ci saresti stata?”
Silenzio.
“Che troia... Scommetto che dopo lo spettacolo eri fradicia” le sibilai nell’orecchio.
“Ero eccitatissima, però... Non so... forse si, mi sarei lasciata un po’ andare...”
“Sicura? Lasciarti andare che significa? Magari un pompino o una sveltina con qualcuno carino? Tipo il cameriere di questa estate”
“Non..non lo so...” per poi aggiungere seria “Forse si, se sapevano come prendermi... Quando sono single faccio quel che voglio, ma se stiamo insieme sono solo tua”.
E si voltò per darmi un bacio con le lacrime agli occhi per poi aggiungere “Amor ti faccio fare tutto, tutto quello che vuoi, ma ti prego, entriamo dentro, che ho paura che il padrone di casa ci sta spiando!”
Le lasciai aprire la porta ma appena entrati l’afferrai di nuovo, strappandole di dosso top, reggiseno e gonna, lasciandola nuda con le parigine e le scarpe indosso. Iniziai a baciare e leccare le tette...
Non avevo fretta di iniziare a scoparla: ero molto eccitato e sapevo che rischiavo di durare poco, mentre volevo gustarmi il più a lungo possibile quella situazione, nella quale lei non era in grado di dirmi di no.
“Amor, chiudiamo la finestra? Il padrone di casa abita proprio lì e... Mi guarda sempre.”
“Certo che ti spia, con tutti i cazzi che avrà visto passare di qui...” le dissi mentre la baciavo, toccandola sotto.
“Stronzo...” sussurrò, ma senza negare la cosa “Quel vecchio viscido mi dà i brividi... è come avesse un radar, quando sono nuda e mi cambio di fretta senza chiudere gli scuri, lo vedo sempre lì mezzo nascosto a osservarmi e toccarsi...”
“Allora diamogli materiale per masturbarsi per i prossimi mesi” ordinai, per mettere alla prova la sua obbedienza.
“Mi vuoi proprio umiliare così? O ti eccita che un vecchio bavoso si faccia le seghe vedendo la tua ragazza succhiarti il cazzo?”
Presi al balzo la sua proposta e la feci abbassare sulle ginocchia proprio di fronte alla porta-finestra del balconcino, separata pochi metri da quella del vicino.
Le luci erano accese quel tanto che bastava per far vedere... e ciò che non si vedeva lo si poteva facilmente intuire.
Iniziai a farmelo succhiare, tirandole forte i capelli per guidare quella pompa, che volevo molto lenta, visto che rischiavo di venire in pochi secondi per l’eccitazione.
Bruna iniziò a lavorarlo con la lingua sul tronco e sulle palle per farlo diventare duro “come piaceva a lei”.
Non che fosse un compito difficile considerando che negli ultimi mesi aveva imparato tutti i trucchi per farmi impazzire coi suoi pompini, ma soprattutto che mi bastava pensare che pochi giorni prima quella adorabile boccuccia aveva succhiato il cazzo di un altro, per farmi morire di gelosia ed eccitazione...
“Hai detto che il cazzo di Giorgio è grosso e tozzo?”
lei mi rispose mugolando con un cenno del capo.
“E sei riuscita a prenderlo tutto in gola?”
“No... era impossibile prenderlo tutto tutto... Ha una cappella enorme e già così mi riempiva la bocca... Però ho fatto del mio meglio e lui non si è lamentato...” rispose guardandomi negli occhi per poi aggiungere “Ce l’hai proprio super duro... E’ immaginarmi con un cazzo di un altro in bocca che ti fa diventare così?” aggiunse maliziosa per poi rituffarsi a succhiarlo, dando prova di conoscermi bene.
Iniziò a mugolare e a toccarsi, dimostrando che la situazione, le tende aperte, il cazzo in bocca e l’accusa di essere una zoccola ora non la mettevano più a disagio, anzi...
“Sei... Siete dei bastardi, mi trattate tutti come una puttana” disse, prendendosi un momento di pausa da quel pompino
“Perché a te, invece, il cazzo non piace?”
Riprese a succhiare per diversi secondi prima di rispondere con una mezza bugia, la prima e unica della serata “Adesso mi piace solo il tuo... Mi piace tantissimo essere la tua donna... Tanti altri invece hanno capito che se bevo, mi sballo e mi eccito, non so dire no... E ne approfittano continuamente... Ma scopami, ti prego, ho bisogno di sentirlo finalmente dentro”.
La feci mettere a pecora, sul tappeto, con la faccia rivolta verso la finestra, in modo che il vicino potesse ammirare il suo bel visino e le sue tette sode mentre la scopavo.
La sua figa era bagnatissima ma anche molto stretta, una condizione che, considerando la proboscide di cazzo che aveva preso negli ultimi giorni, non davo affatto per scontata...
“Tesoro, hai una figa da sogno...” le dissi senza esagerare.
Ma mentre mi godevo lo spettacolo del suo corpo che si muoveva ritmicamente, con un occhio guardavo la finestra di fronte... Non capivo se nella stanza ci fosse qualcuno che approfittava della luce spenta per godersi lo spettacolo o fosse solo la mia suggestione a vedere quelle ombre.
In ogni caso, tutto questo mi distraeva abbastanza da farmi durare un pochino di più, finché Bruna, che stava rumorosamente ansimando da diversi minuti, non mi implorò...
“Amor, sto per venire... Ti prego, adesso scopami... scopami forte...” mentre muoveva i fianchi in modo sempre più eccitante.
In quel momento una luce si era accesa nella casa di fronte, mostrando chiaramente la fisionomia del padrone di casa, un anziano con una pancia importante e pochi capelli.
Bruna aveva gli occhi chiusi mentre si godeva il cazzo ma, le diedi uno strattone ai capelli perché lo notasse
“Guarda, ecco il tuo amico... Facciamolo divertire per bene, il vecchietto” dissi palpandole vistosamente le tette.
“Mio dio che vergogna... adesso come faccio a passare a pagare l’affitto?” si lamentò in un attimo di pudore.
“Stai sicura che il signore non protesterà, anzi potrebbe pure farti uno sconto... se ti caccia, quando cazzo gli capita un’altra inquilina come te?”
Dissi la cosa ad alta voce e il vicino spense immediatamente la luce, forse per farsi gli affari suoi e non disturbarci, forse, al contrario, per continuare a guardarci e toccarsi senza dare nell’occhio.
Io, esaltato dalla docilità di Bruna, iniziai a darle vistosi schiaffi sul culo, prima solo rumorosi, poi visto che non protestava, sempre più violenti, mentre il ritmo della scopata aumentava.
“Mi hai raccontato tante balle..." l'accusai, dandole un ceffone fortissimo sul culo.
“AAh... Si... Non ho fatto la brava...” piagnucolò: il suo gluteo destro era rosso fuoco ma non stava lamentandosi, anzi, mi incitò a fare di meglio “Amor, allora ti mancavo? è la prima volta che ti sento così geloso... Cos’è la cosa che ti fa più gelosia?” aggiunse provocandomi.
“Che sei fatta fottere da Franco in motel e gli hai pure dato il culo... in cambio di qualche regalo e un lavoro di merda...Dove ti faceva succhiare il cazzo ai suoi amici”
“E’ vero... E’ tutto vero... Mi riempiva di coca e regali e io ho fatto tutto quello che mi ordinava... E non solo succhiare cazzi... Che cretina sono stata... Però godevo anche tanto, tanto...” rispose provocandomi, avvicinandosi all’orgasmo.
Le presi forte i capelli e girai violentemente il suo viso verso di me e mi venne istintivo sputarle in faccia per punirla di quella battuta.
Lei mi guardò con gli occhi e la bocca spalancati, incapace di dire parola, ma mentre non capivo se ero andato troppo oltre, fu lei a prendere l'iniziativa.
“E... E pochi giorni fa, per vendicarmi che mi avevi lasciata, ho fatto... la troia con... un compagno di studi... Ma lo stronzo lo ha raccontato a tutti e all’università adesso tutti lo sanno...” esitando a finire la frase.
“Si, tutti sanno che basta offrirti da bere e diventi una vacca pompinara che dà il culo al primo appuntamento” le confermai e le sputai di nuovo in faccia.... lei fu colpita da una sferzata di eccitazione.
“Si...E’ vero.. tutto vero...Che vergogna...Come puoi perdonarmi?” pigolò ansimando.
“Quanti ti hanno chiamato in questi giorni per chiederti di uscire?” le chiesi già immaginando la risposta.
“Tanti, tantissimi... Anche gente mai sentita” piagnucolò mentre era sul punto di venire.
“E tu che fai?” le chiesi
“Non... Non gli dò retta, perché ti amo e voglio che facciamo pace...”
“E se non ti chiamavo? Perché lo sai cosa vogliono da te...?”
“Si... Lo so... Me lo dicono in faccia...Non sono più la ragazza carina da corteggiare e trattare bene ma... una troia... da invitare a bere, portare da qualche parte e scopare in tutti i modi... Se non mi chiamavi, ora ero... A prendere cazzi da tutti, come facevo in discoteca da Franco prima di metterci insieme”.
Con quella frase iniziò un orgasmo lungo e rumoroso che mi fece pensare che l’idea non le sarebbe dispiaciuta poi troppo.
Ero furioso ed eccitato da quell’ammissione, con le mani le allargai il culo e sputai sul buchino, una, due volte.
“Amor che fai? “ si lamentò quando puntai il cazzo verso il suo sfintere.
Non degnai di risposta una domanda così stupida e iniziai a iniziai a penetrarle il culo, così, senza preparazione né delicatezza.
Non se lo meritava e non c’era nemmeno bisogno
“Tesoro, faccio tutto quello che vuoi ma fai piano che mi fa ancora MAAA...” provò a dirmi con il grido strozzato in gola. Mi strinse forte il polso e strinse i denti, soffocando i lamenti.
Volevo vendicarmi delle sue bugie, e sapere che il suo culo era ancora lacerato e dolorante moltiplicava la mia stronzaggine.
“Ah... così mi uccidi” piagnucolò mentre glielo piantavavo sempre più in fondo.
“Ti lamentavi così anche quando ti inculava Giorgio con il suo cazzone?”
“No, cioè credo non ricordo... mi ha sfondata... ma ero sbronza e strafatta, non capivo niente... volevo solo sentire il cazzo e... godevo... godevo tanto a immaginarti cornuto” sussurrò mentre con la mano si toccava freneticamente.
Ero fuori me a sentirla ammettere quelle cose.
Vedevo gli occhi lacrimare e con la bocca mordersi la mano per soffocare i lamenti... Cercò di dirmi ancora qualcosa, ma quando provava ad aprire bocca un nuovo mio affondo violento le toglieva il fiato di gola.
“Amor, perdonami... ma ti prego fai in fretta... brucia tantissimo” mi implorò infine piangendo, ma senza avere il coraggio di spostarsi senza il mio permesso.
Questa sua docilità era straordinariamente eccitante e avrei voluto andare avanti all’infinito a vendicarmi, ma quando iniziai a vedere i segni rossi del sangue del suo sfintere lacerato, era impossibile trattenere il mio orgasmo... Le sborrai nel culo una, due, tre volte... Non finiva mai, e quando tirai fuori il cazzo, glielo misi di fronte al viso per farmelo ripulire...
Lei, obbediente, lo prese in bocca guardandomi fissa negli occhi e nonostante qualche rigurgito iniziale di disgusto, prese a leccarlo e pulirlo diligentemente.
“Certo che sei una pompinara nata...” mi venne naturale sussurrare mentre la guardavo e le accarezzavo il viso, lei sorrise prendendo la cosa come un complimento e continuò a leccare e succhiarlo fin quando non fu perfettamente pulito...
L’abbracciai forte e la feci sdraiare sul tappeto, riempiendola di baci e bacini che lei ricambiava.
“Tesoro scusami se la gelosia mi ha dato alla testa e ti ho trattato male...” le dissi, sinceramente dispiaciuto.
“Tu mi tratti bene anche quando pensi di trattarmi male... E’ bello vederti geloso, mi fa sentire che ci tieni... Mi spiace tanto per il weekend, ero furiosa e disperata” sussurrò arrossendo, e ripresi a baciarla e abbracciarla ancora più forte.
“oh, Amor... Grazie... Ho tanto bisogno di sentire che mi vuoi bene davvero e non solo perché sono brava a letto...” mi disse stringendomi.
“Ma io ti amo e poi a letto non sei nemmeno così eccezionale” risposi scherzando.
“Dici così solo per farmi piacere” e si mise a ridere con le lacrime agli occhi per la sua stessa battuta “ma come ho fatto a mettermi con un cretino del genere?”
Poi tornando seria “Mi amerai anche quando ti confesserò tutto quello che ho fatto prima di conoscerti?”
“Ci sono ancora cose che non so?” chiesi stupito di essere ancora stupito.
Lei abbassò gli occhi preoccupata “Qualcuna sì... Cose brutte brutte”
“Tesoro, se quello che hai fatto ci ha portato qui ora, forse erano le cose giuste da fare” risposi senza dire nemmeno una vera bugia.
“Oh, adesso dici così...” sussurrò preoccupata, per poi aggiungere con un sorriso “ però trovi sempre le parole giuste per rendermi felice” alzandosi allegra e sculettante per andare a chiudere, finalmente, la finestra e le tende.
“Giorgio, che di me se ne frega, mi ha scopata per due giorni di fila, da te, che dici di amarmi, mi aspetto molto di più...Solo...ti prego...per stasera basta culo” disse prendendomi per mano e trascinandomi in camera da letto per continuare la serata...
(continua?)
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Siamo a metà anni ‘90 e un giovane e svogliato studente universitario, annoiato dalle relazioni scontate e dal sesso banale, viene invitato alla festa di compleanno di Bruna, una sua compagna trasferitasi in città da uno sperduto paesino della Calabria, che si paga gli studi grazie al lavoro da cameriera in discoteca.
Da ubriaca, verso la fine della serata, Bruna viene pesantemente molestata da Franco, padrone del locale e suo datore di lavoro, tanto da costringere il protagonista e l’amica Tiziana, a portarla via, dopo momenti di palpitante concitazione.
Accompagnata a casa ma ancora confusa dall’alcool, Bruna rivela che le cameriere del locale devono essere sottomesse alle richieste sessuali del padrone Franco e che lei, nonostante si dichiari ancora vergine, non fa eccezione, dovendo soddisfare oralmente il suo datore di lavoro.
I giovani decidono di dare un colpo di spugna al passato giurandosi amore eterno e, nonostante l’illibatezza di Bruna, passano diverse settimane di rovente passione esplorando tutte le possibili alternative, finché, a causa delle necessità economiche per pagarsi gli studi e l’alloggio, Bruna cede all’offerta di Franco di fare un provino come barista e ballerina in uno strip club.
Il provino, molto più spinto di quanto immaginato, ha successo ma, parlando con Fefè, il vero proprietario del locale, il protagonista intuisce che su molte cose la fidanzata non gli ha raccontato la verità, visto che Franco ha l'abitudine di sottomettere, anche con droghe, le sue ragazze per poi offrirle ai clienti e molti indizi fanno immaginare che anche Bruna, più o meno volontariamente, si sia prestata a questo miserabile mercimonio.
In un drammatico confronto, Bruna ammette di aver mentito e di non essere più vergine da diverso tempo, proprio a causa di Franco che, in diverse occasioni, l’ha anche messa a disposizione di clienti del locale e di non aver confessato la cosa al fidanzato perché timorosa del suo giudizio.
Il protagonista, turbato dalla scoperta che la sua fidanzata non sia l’ingenua contadinotta che fingeva di essere, ma soprattutto furioso per le menzogne raccontategli, decide di rompere la relazione.
Tuttavia, dopo pochi giorni, scopre che Bruna, disperata per la fine della relazione, ha passato un ardente weekend di passione con Giorgio, un compagno di università.
Turbato dalla gelosia e dal rimorso per aver interrotto una relazione così speciale, la contatta per provare a ricomporre le cose.
La ragazza, pentita di aver mentito al ragazzo e altrettanto amareggiata dalla separazione, accetta di rivedersi per fare pace, ma solo l’indomani, perchè quella sera stessa dovrà fare la sua prima serata da barista nello strip club.
NUOVO EPISODIO
My kinky little GF Bruna: Ore 4:12 SMS “tt bn ho ftt la brava”
Mi svegliai trovando un sms di Bruna sul cellulare che, alle quattro di notte, mi rassicurava di essere arrivata sana e salva a casa, dopo la serata al night.
Non avevo chiesto di mandarmelo, ma apprezzai: era un passo verso quella sincerità che non mi aveva mai dimostrato prima.
Eravamo d'accordo che sarei andato a prenderla alle 19.30.
Di solito Bruna è una ritardataria cronica, soprattutto se si deve preparare per una serata, ma non oggi: al mio arrivo era già scesa sotto casa ad aspettarmi.
Altra gradita dimostrazione di buona volontà.
“Tesoro è tanto che aspetti?” le chiesi facendola entrare nel pandino.
Nemmeno mi rispose e mi si tuffò con le braccia al collo per darmi un bacio che sembrava non finire mai....
“Amor sono scesa qualche minuto prima perché non vedevo l’ora che arrivavi” mi rispose con i cuoricini negli occhi, riprendendo a baciarmi.
Appena riuscii a divincolarmi e mettere in moto, notai che si era vestita esattamente come il giorno del nostro primo bacio, come a simboleggiare un nuovo inizio: maglioncino aderente con scollo a V e push-up che le faceva esplodere il seno, una casta collanina col crocifisso, che, poco castamente, attirava l’attenzione sulla sua generosa scollatura, gonna cortissima scura, scarpe con tacco alto.
L’unica differenza rispetto a un paio di mesi prima, il giubbotto di pelle che aveva già indossato per il provino nel locale e un paio di calze parigine che, nelle intenzioni, dovevano proteggerle le gambe dal freddo ma, nei fatti, servivano più a farsele ammirare...
Tutte cose che apprezzai e la serata era iniziata da soli 5 minuti...
Anch’io volevo fosse una serata speciale e non volevo andare nelle solite pizzerie del quartiere universitario, puntai quindi a una trattoria, dove tutti dicevano che si mangiasse benissimo a buon prezzo.
Durante il viaggio parlavamo poco: più che altro ci guardavamo negli occhi e inziavamo a sorridere come due ragazzini, emozionati di esserci ritrovati dopo aver avuto paura di perderci...
Fu Bruna a rompere il ghiaccio di quella imbarazzata felicità “Ogni tanto ti incanti a fissarmi la scollatura... non so se essere onorata di farti questo effetto o preoccupata di frequentare un porco”.
Ridemmo e fu lì che mi venne istintiva una domanda che, in un altro momento, sarebbe stata la più banale del mondo.
“Allora com’è andata ieri sera?” chiesi cercando di nascondere con un tono indifferente la mia curiosità.
“Bene, direi... Tutti super carini. Quando ho iniziato a lavorare al bar tutti i clienti erano curiosi” rispose serenamente.
“Ero la più piccola e inesperta delle bariste, quindi le colleghe mi aiutavano a fare i cocktail, mi dicevano dove trovare i liquori e cose così... Tutti super gentili, anche i clienti sai? Ogni tanto qualcuno mi infilava una banconota nel top in cambio di un bacetto, mentre quando mi chiedevano di mostrare le tette, rimandavo allo spettacolo, come mi ha consigliato di fare Fefè, il padrone del club”
“Appunto, com’è andato lo spettacolo?” chiesi con interesse morboso.
“Eh, niente. Essendo “quella nuova" sono passata per ultima, per creare attesa... Verso l’una sono andata in passerella e mi sono tolta il top...Ero rossa come un peperone, ma tutti carinissimi, mi applaudivano e mi riempivano di complimenti. Ho preso un po’ di coraggio e mi sono sciolta vedendoli così entusiasti, ho ballato un po’ e infine ho chiuso gli occhi e ho slacciato le mutandine...
Non ci potevo credere di averlo fatto, mi girava la testa!
Ho lasciato che toccassero le tette e il culo... la fica non tanto perché... mi sembrava di farti un torto” disse l’ultima frase a bassa voce e arrossendo, mentre sembrava chiedermi scusa con lo sguardo.
“E poi niente, sono tornata in camerino col cuore a mille, mi sono rimessa degli slip asciutti e ho continuato la serata in topless a servire al bar e ai tavolini.... Ogni tanto qualcuno mi toccava il culo, mi fermava per accarezzare le minne o mi proponeva di andare in darkroom per fargli uno spettacolo privato, ma io non volevo... So come vanno a finire gli spettacolini privati...” disse con un tono un po’ colpevole.
“Ma anche se non ho accettato con nessuno, erano tutti gentili e mi davano comunque una mancia, non come nel vecchio lavoro dove mi trovavo in mezzo a gruppi di tamarri che mi facevano cose anche se non volevo...”
“Alla fine quanto hai tirato su?” chiesi sentendomi un magnaccia.
Alla sua risposta sbiancai e rischiai di finire fuori strada: mi disse una cifra che era 2 volte il costo dell’affitto di casa...
“Fefè dice che se andassi a lavorare nel weekend, ora che sono la novità del momento, potrei tirare su il doppio e se portassi i clienti in darkroom, molto di più” disse con una punta d’orgoglio.
“Minchia! 2-3 serate di lavoro e ti pagheresti l’affitto di un anno” pensai a voce alta.
“Eh ci ho pensato... Ma adesso che abbiamo fatto pace, non so se me la sento... poi nel weekend ci sono Paolo e Franco e loro vogliono che le ragazze siano... gentili. Soprattutto le nuove.”
E sia io sia lei sapevamo che “essere gentili" significava essere disposte a succhiare il cazzo ai padroni e ai loro amici, se non peggio...
In ogni caso mentalmente presi nota che mostrarsi nuda in pubblico e farsi toccare da sconosciuti non le creava troppi problemi e che, se non l’avessi chiamata proprio quel giorno, probabilmente, si sarebbe concessa anche qualche extra.
Il ristorante era carino, almeno per i nostri standard e la serata passò allegramente parlando del più e del meno, fin quando, col cuore in gola, non tirai fuori un anellino che avevo comprato e le chiesi di diventare la mia fidanzata.
Io ero senza fiato, mentre lei si scioglieva in pianto per l’emozione. “Amor, è il giorno più bello della mia vita e non abbiamo ancora nemmeno fatto l’amore... potrei morire di felicità” mi disse con le lacrime agli occhi, ma ciò che aggiunse era diverso da quello che mi aspettavo.
“Ti voglio tantissimo, ma dopo quello che è successo... Voglio che tu sappia tutto di me e non ci siano più bugie e segreti, poi... Non ho fatto la brava quest’ultimo anno e il fatto di non averti detto tutto mi fa sentire una merda...Stiamo insieme, dammi il tempo di raccontarti tutto e se, quando saprai, mi vorrai ancora, ti giuro che ti renderò la persona più felice del mondo” rispose, commossa, onesta e sincera come forse non era mai stata.
Capivo il suo discorso e a questo punto anch’io morivo di curiosità, ma in quella situazione vissi la cosa come una piccola ferita nell’orgoglio che, istintivamente, avevo bisogno di vendicare...
“Beh, a proposito delle cose che hai fatto... Intanto Giorgio sostiene che quella dello scorso weekend è stato il più bello della sua vita” le dissi per metterla in difficoltà.
“Ma dai, davvero? Che carino!” rispose sorridendo con una punta d’orgoglio...
“Beh... credo che lui volesse dire che sei la ragazza più troia con cui ha scopato” dissi con una punta di cattiveria e due gocce di stronzaggine.
“Perché dici così?” rispose affranta “Non so come siano a letto le altre, ma con lui non ho fatto niente di speciale rispetto a tante altre volte” rendendosi immediatamente conto di aver detto qualcosa di troppo.
Colsi la sua incertezza e la incalzai “Perché tu fai sempre pompini nei viaggi in macchina e dai il culo al primo appuntamento?”.
“Vabbè, il pompino durante il viaggio è un’esagerazione... ero brilla e mi è venuta voglia di toccarglielo... gliel’ho tirato fuori, visto che stava esplodendo nei pantaloni e quando l’ho visto secco, mi è venuto naturale chinarmi a ciucciarlo...ma un paio di leccate al massimo.” disse imbarazzata, cercando di minimizzare.
“Mah lui dice che glielo hai succhiato tutto il viaggio”
“Eeeeh.... voi maschietti esagerate sempre... Era divertente stuzzicarlo mentre guidava, era in imbarazzo mentre lo accarezzavo e ogni tanto mi chinavo a leccarlo un pochino perché rimanesse umido...”
replicò, cercando di nascondere l’imbarazzo, per poi continuare
“Riguardo... il culo... non so... Moriva dalla voglia perchè, poverino, la sua ultima fidanzata non glielo dava perché diceva che l’aveva troppo grosso... mi sembrava da stronza fare la difficile...”
Mentalmente lodai il suo buon cuore insultando la sua stirpe per 7 generazioni...
“Però ti ho giurato sincerità e si...” aggiunse “In quello è stato stronzo... Mi ha inculato senza pietà, fregandosene dei miei lamenti... Ha fatto i suoi comodi fino a farmi sanguinare... Pensa che sono passati 2 giorni e sento ancora bruciore dietro...ha una bomboletta... non tanto lungo ma largo e tozzo ”
“Quindi stasera niente culo?” chiesi provocatoriamente con la mia solita delicatezza.
“Amor, ho giurato a me stessa che da oggi farò tutto, tutto, tutto quello che vuoi... Se lo desideri, vorrà dire che stringerò i denti... Ma non ti dirò di no”.
Dicendo questo, si avvicinò con i cuoricini fiammeggianti negli occhi e mi diede un lungo bacio con la lingua, senza curarsi di dare spettacolo nel ristorante ormai quasi vuoto.
“Come faccio a uscire con questo bozzo nei pantaloni?” le chiesi scostando il tovagliolo per farle notare il mio cazzo bello duro, a causa della situazione...
“Devo esserti mancata tantissimo se basta un bacetto per farti questo effetto” disse coprendosi il sorriso con la mano.
"Più che il bacetto, sono i tuoi discorsi, ma, a parte questo, resta il problema” mentre le davo un altro bacio.
“La soluzione più semplice è fregarsene. E’ tutta la sera che flirti con una ragazza super carina, che poi sono io. A vedere quel bozzo, il cameriere al massimo può provare invidia, pensando che a casa mi darò da fare per sgonfiarlo.”
Per poi aggiungere con aria più maliziosa “Sennò si potrebbe andare subito in bagno e succhiartelo.
Ma visto che ho la gonna e ho lasciato a casa le mutandine (guardandosi attorno, si alzò velocemente la gonna per mostrarmi la fighetta), tanto vale farci una sveltina.
Siamo gli ultimi clienti rimasti e questo è un bene perché evita di essere disturbati, ma è anche un problema perché il cameriere capirà che stiamo andando in bagno a scopare e, tanto per cambiare, ci farò la figura della zoccola.
Ma l’ho già fatto in passato e anche di questo chi se ne frega.
L’ultima possibilità è la più eccitante, ma non so se ti piacerà.” aggiunse sempre più ammiccante.
“Sarebbe a dire?” chiesi spiazzato.
“Uff... Un po’ di fantasia, su! Probabilmente il sangue che ti ingrossa l’uccello viene pompato via direttamente dal cervello...
Allora, siamo all’orario di chiusura, qui ci sono un cameriere, il cuoco e noi, che dobbiamo pagare il conto.
Il cameriere è giovane, carino e sembra sveglio, il cuoco ha una faccia da porco che promette bene.
Potrei andare da loro proponendogli di chiudere il locale e di non farci pagare la cena: in cambio possono guardare e toccarsi mentre mi scopi...
Se fanno i difficili posso proporgli di toccarmi le tette e che sia io a fargli una sega.
Non so se arriverei a fargli un pompino: la cena era buona e il servizio impeccabile, ma come mancia sarebbe un’esagerazione...Però se ti intriga l’idea, non mi tiro indietro.”
Lunghi secondi di silenzio.
“Hai detto che sono tutte cose che hai fatto in passato?” le chiesi con un filo di voce.
“Qualcosa del genere, quando c’era la situazione giusta.” mi disse con un tono fintamente ingenuo.
“Credo che sfiderò l’imbarazzo e andrò a pagare con la patta gonfia. Fantastiche anche le altre opzioni, ma non so se vederti spompinare due sconosciuti per 60.000 lire di conto mi metterebbe di buon umore.”
“Ti pensavo più porco” disse “ma almeno non sei tirchio” aggiunse mandando un bacino e sorridendo della sua stessa battuta.
Pagai, uscimmo.
Passeggiavamo verso la macchina.
Era autunno inoltrato e si era alzato un po’ di vento.
“Perché mi guardi così? Guarda che prima esageravo...Tu sei sempre insistente a volere dettagli sexy e per una volta volevo essere io a farti imbarazzare” mi disse furbetta.
“Sicura?” non sapendo se fidarmi o no, visti i precedenti.
Fece un mezzo sorriso “C’è una punta di vero: qualche mese, quando ero in Calabria, un cameriere mi ha rimorchiata e siamo finiti a scopare nel locale, dopo la chiusura. Ma la cena me l'ha fatta pagare lo stesso, lo stronzo... mi ha offerto solo un amaro, dopo aver fatto i comodi suoi, per togliermi il gusto di sperma dalla bocca”.
"Uno di quelli che hai scopato quest’anno?”
Annuì “Era carino, gentile e mi moriva dietro...Sarebbe stato brutto tirarmela”.
Lodai a bassa voce il suo concetto così esteso di buona educazione e la sua generosità nell’elargire la figa a tutti meno che a me, che era poi stata la ragione del nostro litigio...
Lei si rese conto di avere toccato un nervo ancora scoperto e mentre camminavamo, si avvicinò per farsi abbracciare con la scusa del freddo...
“So che sei ancora sconvolto per quello che ho fatto... Ti ho raccontato un sacco di bugie e tu mi vuoi lo stesso... oh Amor come faccio a non volerti bene?” sussurrò col suo miglior tono da cucciola innamorata...
Quando arrivammo a casa morivo dalla voglia... mentre facevamo le scale mi piazzai appositamente qualche gradino dietro di lei per godermi lo spettacolo del suo culo e la figa che ad ogni passo ammiccavano dalla sua gonna cortissima.
E lei, intuendo cosa stavo facendo, anziché coprirsi, iniziò a sculettare in modo provocante, facendo muovere ancora di più la gonna.
Quella scena mi ricordò un video che avevo visto tempo prima, nel quale la protagonista indossava, sotto un gonnellino molto corto, un gigantesco plug anale con un brillante colorato all’estremità, che si intravvedeva a ogni passo.
Pensai che sarebbe stato divertente andare con lei a un sexy shop e, magari, comprarle qualcosa di simile o qualche altro sex toy.
Ma fu quando arrivammo al suo piano che mi scattò l’ormone cattivo: la spinsi contro la porta di casa e, da dietro, infilai 2 dita nella figa bagnata e iniziai a sditalinarla violentemente.
“Ahhh... Amor che fai?! Qui ci vedono...” disse con voce rotta.
Non risposi a quella domanda inutile e le ringhiai nell’orecchio “Anche ieri sera ti vedevano e ti andava bene... Sicura di avermi detto tutto?”
“No, cioè si... ho fatto la brava... Non dico più bugie...” rispose affannata.
“E ti hanno dato 700.000 lire per fare la brava? Non mi stai di nuovo prendendo per il culo?”
“No, no... te l'ha detto... Ho fatto lo spettacolo...Sono stati carini”
“Uno spettacolo dove facevi la puttana facendoti guardare e toccare...Ti piace quando ti guardano?”
“Mi... Mi piaceva, ma giuro... ho fatto la brava. Ma andiamo via di qui che il padrone di casa, qui accanto, ci può vedere dallo spioncino...”
“Tutti lì ti riempivano di soldi e tu non hai fatto neanche un giro in dark room? O qualcosina con i clienti per arrotondare?”
“No... Non ti avrei mai tradito dopo che ci siamo sentiti”
“E se non ti avessi chiamata, ci saresti stata?”
Silenzio.
“Che troia... Scommetto che dopo lo spettacolo eri fradicia” le sibilai nell’orecchio.
“Ero eccitatissima, però... Non so... forse si, mi sarei lasciata un po’ andare...”
“Sicura? Lasciarti andare che significa? Magari un pompino o una sveltina con qualcuno carino? Tipo il cameriere di questa estate”
“Non..non lo so...” per poi aggiungere seria “Forse si, se sapevano come prendermi... Quando sono single faccio quel che voglio, ma se stiamo insieme sono solo tua”.
E si voltò per darmi un bacio con le lacrime agli occhi per poi aggiungere “Amor ti faccio fare tutto, tutto quello che vuoi, ma ti prego, entriamo dentro, che ho paura che il padrone di casa ci sta spiando!”
Le lasciai aprire la porta ma appena entrati l’afferrai di nuovo, strappandole di dosso top, reggiseno e gonna, lasciandola nuda con le parigine e le scarpe indosso. Iniziai a baciare e leccare le tette...
Non avevo fretta di iniziare a scoparla: ero molto eccitato e sapevo che rischiavo di durare poco, mentre volevo gustarmi il più a lungo possibile quella situazione, nella quale lei non era in grado di dirmi di no.
“Amor, chiudiamo la finestra? Il padrone di casa abita proprio lì e... Mi guarda sempre.”
“Certo che ti spia, con tutti i cazzi che avrà visto passare di qui...” le dissi mentre la baciavo, toccandola sotto.
“Stronzo...” sussurrò, ma senza negare la cosa “Quel vecchio viscido mi dà i brividi... è come avesse un radar, quando sono nuda e mi cambio di fretta senza chiudere gli scuri, lo vedo sempre lì mezzo nascosto a osservarmi e toccarsi...”
“Allora diamogli materiale per masturbarsi per i prossimi mesi” ordinai, per mettere alla prova la sua obbedienza.
“Mi vuoi proprio umiliare così? O ti eccita che un vecchio bavoso si faccia le seghe vedendo la tua ragazza succhiarti il cazzo?”
Presi al balzo la sua proposta e la feci abbassare sulle ginocchia proprio di fronte alla porta-finestra del balconcino, separata pochi metri da quella del vicino.
Le luci erano accese quel tanto che bastava per far vedere... e ciò che non si vedeva lo si poteva facilmente intuire.
Iniziai a farmelo succhiare, tirandole forte i capelli per guidare quella pompa, che volevo molto lenta, visto che rischiavo di venire in pochi secondi per l’eccitazione.
Bruna iniziò a lavorarlo con la lingua sul tronco e sulle palle per farlo diventare duro “come piaceva a lei”.
Non che fosse un compito difficile considerando che negli ultimi mesi aveva imparato tutti i trucchi per farmi impazzire coi suoi pompini, ma soprattutto che mi bastava pensare che pochi giorni prima quella adorabile boccuccia aveva succhiato il cazzo di un altro, per farmi morire di gelosia ed eccitazione...
“Hai detto che il cazzo di Giorgio è grosso e tozzo?”
lei mi rispose mugolando con un cenno del capo.
“E sei riuscita a prenderlo tutto in gola?”
“No... era impossibile prenderlo tutto tutto... Ha una cappella enorme e già così mi riempiva la bocca... Però ho fatto del mio meglio e lui non si è lamentato...” rispose guardandomi negli occhi per poi aggiungere “Ce l’hai proprio super duro... E’ immaginarmi con un cazzo di un altro in bocca che ti fa diventare così?” aggiunse maliziosa per poi rituffarsi a succhiarlo, dando prova di conoscermi bene.
Iniziò a mugolare e a toccarsi, dimostrando che la situazione, le tende aperte, il cazzo in bocca e l’accusa di essere una zoccola ora non la mettevano più a disagio, anzi...
“Sei... Siete dei bastardi, mi trattate tutti come una puttana” disse, prendendosi un momento di pausa da quel pompino
“Perché a te, invece, il cazzo non piace?”
Riprese a succhiare per diversi secondi prima di rispondere con una mezza bugia, la prima e unica della serata “Adesso mi piace solo il tuo... Mi piace tantissimo essere la tua donna... Tanti altri invece hanno capito che se bevo, mi sballo e mi eccito, non so dire no... E ne approfittano continuamente... Ma scopami, ti prego, ho bisogno di sentirlo finalmente dentro”.
La feci mettere a pecora, sul tappeto, con la faccia rivolta verso la finestra, in modo che il vicino potesse ammirare il suo bel visino e le sue tette sode mentre la scopavo.
La sua figa era bagnatissima ma anche molto stretta, una condizione che, considerando la proboscide di cazzo che aveva preso negli ultimi giorni, non davo affatto per scontata...
“Tesoro, hai una figa da sogno...” le dissi senza esagerare.
Ma mentre mi godevo lo spettacolo del suo corpo che si muoveva ritmicamente, con un occhio guardavo la finestra di fronte... Non capivo se nella stanza ci fosse qualcuno che approfittava della luce spenta per godersi lo spettacolo o fosse solo la mia suggestione a vedere quelle ombre.
In ogni caso, tutto questo mi distraeva abbastanza da farmi durare un pochino di più, finché Bruna, che stava rumorosamente ansimando da diversi minuti, non mi implorò...
“Amor, sto per venire... Ti prego, adesso scopami... scopami forte...” mentre muoveva i fianchi in modo sempre più eccitante.
In quel momento una luce si era accesa nella casa di fronte, mostrando chiaramente la fisionomia del padrone di casa, un anziano con una pancia importante e pochi capelli.
Bruna aveva gli occhi chiusi mentre si godeva il cazzo ma, le diedi uno strattone ai capelli perché lo notasse
“Guarda, ecco il tuo amico... Facciamolo divertire per bene, il vecchietto” dissi palpandole vistosamente le tette.
“Mio dio che vergogna... adesso come faccio a passare a pagare l’affitto?” si lamentò in un attimo di pudore.
“Stai sicura che il signore non protesterà, anzi potrebbe pure farti uno sconto... se ti caccia, quando cazzo gli capita un’altra inquilina come te?”
Dissi la cosa ad alta voce e il vicino spense immediatamente la luce, forse per farsi gli affari suoi e non disturbarci, forse, al contrario, per continuare a guardarci e toccarsi senza dare nell’occhio.
Io, esaltato dalla docilità di Bruna, iniziai a darle vistosi schiaffi sul culo, prima solo rumorosi, poi visto che non protestava, sempre più violenti, mentre il ritmo della scopata aumentava.
“Mi hai raccontato tante balle..." l'accusai, dandole un ceffone fortissimo sul culo.
“AAh... Si... Non ho fatto la brava...” piagnucolò: il suo gluteo destro era rosso fuoco ma non stava lamentandosi, anzi, mi incitò a fare di meglio “Amor, allora ti mancavo? è la prima volta che ti sento così geloso... Cos’è la cosa che ti fa più gelosia?” aggiunse provocandomi.
“Che sei fatta fottere da Franco in motel e gli hai pure dato il culo... in cambio di qualche regalo e un lavoro di merda...Dove ti faceva succhiare il cazzo ai suoi amici”
“E’ vero... E’ tutto vero... Mi riempiva di coca e regali e io ho fatto tutto quello che mi ordinava... E non solo succhiare cazzi... Che cretina sono stata... Però godevo anche tanto, tanto...” rispose provocandomi, avvicinandosi all’orgasmo.
Le presi forte i capelli e girai violentemente il suo viso verso di me e mi venne istintivo sputarle in faccia per punirla di quella battuta.
Lei mi guardò con gli occhi e la bocca spalancati, incapace di dire parola, ma mentre non capivo se ero andato troppo oltre, fu lei a prendere l'iniziativa.
“E... E pochi giorni fa, per vendicarmi che mi avevi lasciata, ho fatto... la troia con... un compagno di studi... Ma lo stronzo lo ha raccontato a tutti e all’università adesso tutti lo sanno...” esitando a finire la frase.
“Si, tutti sanno che basta offrirti da bere e diventi una vacca pompinara che dà il culo al primo appuntamento” le confermai e le sputai di nuovo in faccia.... lei fu colpita da una sferzata di eccitazione.
“Si...E’ vero.. tutto vero...Che vergogna...Come puoi perdonarmi?” pigolò ansimando.
“Quanti ti hanno chiamato in questi giorni per chiederti di uscire?” le chiesi già immaginando la risposta.
“Tanti, tantissimi... Anche gente mai sentita” piagnucolò mentre era sul punto di venire.
“E tu che fai?” le chiesi
“Non... Non gli dò retta, perché ti amo e voglio che facciamo pace...”
“E se non ti chiamavo? Perché lo sai cosa vogliono da te...?”
“Si... Lo so... Me lo dicono in faccia...Non sono più la ragazza carina da corteggiare e trattare bene ma... una troia... da invitare a bere, portare da qualche parte e scopare in tutti i modi... Se non mi chiamavi, ora ero... A prendere cazzi da tutti, come facevo in discoteca da Franco prima di metterci insieme”.
Con quella frase iniziò un orgasmo lungo e rumoroso che mi fece pensare che l’idea non le sarebbe dispiaciuta poi troppo.
Ero furioso ed eccitato da quell’ammissione, con le mani le allargai il culo e sputai sul buchino, una, due volte.
“Amor che fai? “ si lamentò quando puntai il cazzo verso il suo sfintere.
Non degnai di risposta una domanda così stupida e iniziai a iniziai a penetrarle il culo, così, senza preparazione né delicatezza.
Non se lo meritava e non c’era nemmeno bisogno
“Tesoro, faccio tutto quello che vuoi ma fai piano che mi fa ancora MAAA...” provò a dirmi con il grido strozzato in gola. Mi strinse forte il polso e strinse i denti, soffocando i lamenti.
Volevo vendicarmi delle sue bugie, e sapere che il suo culo era ancora lacerato e dolorante moltiplicava la mia stronzaggine.
“Ah... così mi uccidi” piagnucolò mentre glielo piantavavo sempre più in fondo.
“Ti lamentavi così anche quando ti inculava Giorgio con il suo cazzone?”
“No, cioè credo non ricordo... mi ha sfondata... ma ero sbronza e strafatta, non capivo niente... volevo solo sentire il cazzo e... godevo... godevo tanto a immaginarti cornuto” sussurrò mentre con la mano si toccava freneticamente.
Ero fuori me a sentirla ammettere quelle cose.
Vedevo gli occhi lacrimare e con la bocca mordersi la mano per soffocare i lamenti... Cercò di dirmi ancora qualcosa, ma quando provava ad aprire bocca un nuovo mio affondo violento le toglieva il fiato di gola.
“Amor, perdonami... ma ti prego fai in fretta... brucia tantissimo” mi implorò infine piangendo, ma senza avere il coraggio di spostarsi senza il mio permesso.
Questa sua docilità era straordinariamente eccitante e avrei voluto andare avanti all’infinito a vendicarmi, ma quando iniziai a vedere i segni rossi del sangue del suo sfintere lacerato, era impossibile trattenere il mio orgasmo... Le sborrai nel culo una, due, tre volte... Non finiva mai, e quando tirai fuori il cazzo, glielo misi di fronte al viso per farmelo ripulire...
Lei, obbediente, lo prese in bocca guardandomi fissa negli occhi e nonostante qualche rigurgito iniziale di disgusto, prese a leccarlo e pulirlo diligentemente.
“Certo che sei una pompinara nata...” mi venne naturale sussurrare mentre la guardavo e le accarezzavo il viso, lei sorrise prendendo la cosa come un complimento e continuò a leccare e succhiarlo fin quando non fu perfettamente pulito...
L’abbracciai forte e la feci sdraiare sul tappeto, riempiendola di baci e bacini che lei ricambiava.
“Tesoro scusami se la gelosia mi ha dato alla testa e ti ho trattato male...” le dissi, sinceramente dispiaciuto.
“Tu mi tratti bene anche quando pensi di trattarmi male... E’ bello vederti geloso, mi fa sentire che ci tieni... Mi spiace tanto per il weekend, ero furiosa e disperata” sussurrò arrossendo, e ripresi a baciarla e abbracciarla ancora più forte.
“oh, Amor... Grazie... Ho tanto bisogno di sentire che mi vuoi bene davvero e non solo perché sono brava a letto...” mi disse stringendomi.
“Ma io ti amo e poi a letto non sei nemmeno così eccezionale” risposi scherzando.
“Dici così solo per farmi piacere” e si mise a ridere con le lacrime agli occhi per la sua stessa battuta “ma come ho fatto a mettermi con un cretino del genere?”
Poi tornando seria “Mi amerai anche quando ti confesserò tutto quello che ho fatto prima di conoscerti?”
“Ci sono ancora cose che non so?” chiesi stupito di essere ancora stupito.
Lei abbassò gli occhi preoccupata “Qualcuna sì... Cose brutte brutte”
“Tesoro, se quello che hai fatto ci ha portato qui ora, forse erano le cose giuste da fare” risposi senza dire nemmeno una vera bugia.
“Oh, adesso dici così...” sussurrò preoccupata, per poi aggiungere con un sorriso “ però trovi sempre le parole giuste per rendermi felice” alzandosi allegra e sculettante per andare a chiudere, finalmente, la finestra e le tende.
“Giorgio, che di me se ne frega, mi ha scopata per due giorni di fila, da te, che dici di amarmi, mi aspetto molto di più...Solo...ti prego...per stasera basta culo” disse prendendomi per mano e trascinandomi in camera da letto per continuare la serata...
(continua?)
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Le mie ex Bruna 3.1 (revised): Due o tre cose che adesso so di leiracconto sucessivo
Stupida e Imbranata 1.2
Commenti dei lettori al racconto erotico