La preda - prima parte

Scritto da , il 2022-10-07, genere tradimenti

TRE GIORNI FA.
Abbiamo concordato che firmi le sue mail con il nome Uto: niente a che fare con il famoso violinista classico. Sono le ultime tre lettere di “sconosciuto”. Perché tale è lui per me. È uno di quelli che hanno risposto al mio annuncio fatto sulla sezione locale di un sito di incontri, nel quale chiedevo se qualcuno era disposto ad avviare con me, moglie sessantenne, una corrispondenza erotica.
Lo scambio di e-mail con Uto è stato particolarmente proficuo per me. Con lui sono riuscita ad aprirmi senza pudori. Quelli che ho sempre avuto in tutta la mia vita, fin da quando ai tempi delle medie e delle superiori mi imbarazzavano le avances dei pretendenti che provavano ad allungare le mani.
Pudori che hanno represso gli impulsi della ventenne che avrebbe voluto recuperare il tempo perduto a fare la brava ragazzina tutta casa e scuola, educata e irreprensibile.
Pudori che mi hanno impedito di stare in topless in spiaggia quando l'età me lo consentiva e il mio seno di trentenne avrebbe sicuramente attirato molti sguardi: non l'ho fatto per fedeltà coniugale, soffocando un sano esibizionismo.

Pudori che da quarantenne mi hanno fatto rifiutare l'invito ad andare in sauna, quella volta che ero in vacanza con mia sorella, mentre lei ci andava con grandi soddisfazioni, come mi ha confidato anni dopo.

Pudori che da cinquantenne mi hanno fatto uscire dal negozio di abbigliamento, dove avevo trovato un commesso molto premuroso nel farmi provare gli abiti, di cui verificava la vestibilità ed aderenza toccando qua e là.

Pudori che al giorno d'oggi mi impediscono di avere il coraggio uscire senza intimo.
Ad Uto ho fatto molte confidenze, gli ho raccontato le mie fantasie. Lui è stato paziente. Ha letto. Ha commentato.
“Scrivi divinamente, grazie per avermi donato il tuo erotismo” ha scritto in un uno dei suoi ultimi messaggi.
«Grazie per il tuo apprezzamento. Mi ha fatto molto piacere... "piacere" proprio in quel senso...» gli avevo risposto maliziosamente.
Seduta alla scrivania di casa, sto rileggendo la fitta corrispondenza seguita a quella provocatoria mia risposta.
«Carissima, sono lusingato da quello che mi hai scritto. Se sono riuscito a procurarti "piacere" solo con le parole, pensa se la mia bocca e la mia lingua potessero esprimersi direttamente sul tuo corpo».
«E come le useresti la tua bocca e la tua lingua?»
«A questo punto non ha senso fare descrizioni. Incontriamoci...»
«Incontrarci? Ma saresti disposto ad un incontro al buio? Come ben sai non intendo far girare mie foto via internet».
«Dispostissimo. Davanti a me non vedo il buio, nelle tue mail ti descrivi molto bene, poi io ho letto anche fra le righe e sono convinto di avere letto bene ... meravigliosamente bene, non mi serve neppure vederti in foto, so già come sei...»
«E come sono?»
«Calda, sensibile, sensuale e femmina, ora sto immaginando il profumo della tua eccitazione, sto immaginando di infilare la mia lingua fra le labbra gonfie della tua fica, il suo profumo ed il suo sapore arrivano fin qua».
«E … ti piacerebbe sentirli veramente il profumo e il sapore della mia fica?»
«Mi piacerebbe?? Tantissimo e non solo a me: dovresti vedere com'è duro ora il mio cazzo»
«Dovrei vederlo?»
«Se hai piacere senz'altro, è a tua completa disposizione, ma la protagonista del nostro incontro dev'essere la tua fica, il tuo corpo, vorrei tanto inebriarmi del tuo respiro ansimante, essere artefice del tuo orgasmo...»”
«Davvero ti piacerebbe così tanto farmi… venire?»
«Siiii … tantissimo e sono convinto … che piacerebbe non solo a me ...»
«Lo penso anch'io...»
«Allora non pensarlo solo... incontriamoci a metà strada, c'è un piazzale quasi sempre deserto prima del paese di Xyyy …dai … vieni ...»
Mentre rileggo queste mail mi sento strana, un po' sconvolta… non pensavo che una corrispondenza erotica potesse portare anche a questo… ad un perfetto sconosciuto che mi desidera, mi vuole, mi invita ad incontrarlo. Anche se lui rappresenta un'incognita totale, mi eccita sapere che sono nei suoi sogni … erotici.
Stacco gli occhi dallo schermo. Mi alzo. Vado in camera davanti allo specchio grande… mi spoglio... mi guardo … certo gli anni sono passati, ma non mi vedo appassita … anzi!! Cerco di capire cosa mi sta succedendo... guardo attentamente la mia anatomia riflessa nello specchio … il mio seno prosperoso ed ancora abbastanza sodo… poi dirigo lo sguardo in basso, il ventre non è certo piatto ma la sua morbidezza può certo essere eccitante per un uomo ed ancora di più il boschetto subito sotto.... che quasi senza volerlo mi sfioro... fino a sentire sotto i polpastrelli il gonfiore delle grandi labbra... poi mi guardo dritta negli occhi … mentre continuo a toccarmi... “eh sì, ho anche un bel sorriso” … le gambe mi tremano... vedo nei miei occhi uno sguardo quasi erotico. Più mi guardo nello specchio, più sento risvegliarsi in me la femminilità... insieme a fantasie che non avevo mai avuto prima…
Torno alla tastiera. Nuda.
Non posso negare che la corrispondenza con Uto ha fatto nascere in me il desiderio di assecondare la sua richiesta di incontrarci.
Ho sensazioni altalenanti. Avverto una leggera paura ma sento di potermi fidare di lui. Poi penso che è un incontro al buio: e se non mi scatta la “voglia”? Ma è un dubbio che rimuovo immediatamente. La voglia scatterà di sicuro. Me lo sta dicendo “lei”, diventata umida lì fra le mie cosce. Ma il paesino che propone Uto e il piazzale deserto a lato della strada non è propriamente quello che ho in mente, che è invece qualcosa che mi spaventa anche un po', oltre che eccitarmi oltre misura.
Così mi faccio coraggio gli mando una mail con la mia “proposta”.
«Proposta accettata», è stata la sua laconica risposta.

OGGI.
Il grande giorno è finalmente arrivato.
«Come vuoi che venga all'incontro?» gli avevo chiesto quando eravamo riusciti a trovare un giorno ed un’ora che andassero bene a tutti e due.
«Mettiti una camicetta bianca, magari un po' scollata, un reggiseno bianco, una gonna ampia e non molto corta, color azzurro e … ovviamente... senza niente sotto …. né calze mutandine».
Rileggo per l’ennesima volta questa mail per verificare di non aver dimenticato nulla: poi spengo il computer, prendo le chiavi della macchina e mi avvio verso la porta.
«Non tirarti indietro», penso mentre mi guardo nello specchietto retrovisore. Ho appena parcheggiato sul retro del centro commerciale che ho proposto come luogo per l’incontro. «Non tirarti indietro proprio adesso», mi ripeto mentalmente. Sento una fortissima tensione erotica.
«La protagonista dev'essere la tua fica...» aveva scritto Uto. Mi ripeto mentalmente quella frase per trovare la forza di aprire la portiera.
Scendo dall'auto. Mi avvio. Mentre varco la soglia con le porte automatiche che si aprono al mio arrivo, la tensione erotica aumenta.
Ognuno degli uomini che incrocio potrebbe essere lui. Lui può riconoscermi, perché sa come sono vestita. Ma lo stesso non vale per me.
I suoi occhi potrebbero essere già puntati su di me. Potrebbe essere intento ad osservarmi mentre cammino e sosto davanti alle vetrine.
Potrebbe scrutare il mio corpo per valutarlo. Per decidere se vale la pena balzare fuori dal nascondiglio, per nutrirsi di me, come fanno gli animali predatori.
Perché è così che mi sento... che mi voglio sentire: una preda.
Mi rendo conto che non mi ero sbagliata quando avevo pensato che anche se è un incontro al buio la voglia sarebbe scattata. Inevitabilmente. Chiunque ci sarà dall'altra parte.
Lo sto capendo in questo momento: sentirmi come una preda mi provoca intensi brividi di piacere.
Una preda non ha scelta. Viene scelta. E questo è un grande privilegio. Non ha via di fuga. Il suo destino è placare la fame di chi le ha messo gli occhi addosso. Un destino al quale essere grata, perché le riserverà un enorme godimento.
Non pensavo fosse così eccitante sentirsi una preda.
Con la scala mobile salgo al piano superiore. Passo davanti ad un bar. Non mi sembra di vedere occhi puntati su di me. Cammino ancora un po' nei corridoi. Mi fermo davanti ad un grande negozio di abbigliamento. Mentre guardo i vestiti esposti in vetrina, avverto una presenza alle mie spalle e subito dopo una voce calda che dice: "Il profumo della tua fica è inebriante..."
Eccolo. È qui. Ha deciso di farsi avanti. Ha fame di me.
Mi giro piano. Ci guardiamo.
I suoi occhi sono lucidi, carichi di desiderio. Vedo le sue "fauci".
Sono atteggiate ad un sorriso un po' beffardo. Penso che fra poco potrebbero cibarsi della mia carne. Provo ad immaginare com'è la lingua che nascondono, ricordando quello che aveva detto: "pensa se la mia bocca e la mia lingua potessero esprimersi direttamente sul tuo corpo..."
Vorrei abbassare gli occhi per guardare le grinfie fra le quali sto per cadere e puntare lo sguardo sul suo basso ventre, per scoprire se l'eccitazione è già visibile. Ma rimango ferma e mi rendo conto che sta succedendo proprio quello che avevo immaginato: la voglia è scattata, immediatamente, potente, avvolgente. Sento un brivido partire dalle estremità del mio corpo, percorrerlo tutto per convergere fra le mie cosce, sulla mia fica.
Continuiamo a guardarci. Rispondo al suo sorriso.
"Inebriante" ripete. "Irresistibile… Il profumo della tua fica".
“Bella la camicetta” aggiunge.
”Grazie”
I suoi occhi mettono a fuoco quello che c’è sotto, che i bottoni slacciati lasciano intravvedere.
“Bello il reggiseno bianco di pizzo”
“Grazie”
“Che belle tette”
“Grazie”
Lo sguardo si sposta in basso.
“Bella la gonna azzurro elettrico”
“Grazie, non è stato facile trovarla di questo colore”
“Sotto non c’è niente, vero?”
“Vero”
“Chissà che bella che è, la tua fica”
“Chissà...”
“Hai voglia di farmela vedere, la tua fica?”
“Sì”
“Brava, entriamo a provare un vestito...”
Sento la testa vuota e lo stomaco in subbuglio. E un formicolio fra le cosce.
Camminiamo fianco a fianco. Quando la sua mano mi afferra delicatamente un braccio, mi sento invasa da un calore inedito.
Mi guida fra le corsie del negozio di abbigliamento. A quest’ora i clienti sono pochi.
Visti da fuori sembriamo una normalissima coppia. Scelgo a caso un vestito della mia taglia. Avverto impellente il desiderio di raggiungere il più presto possibile uno dei camerini di prova.
“Sì dai, prova questo” dice con solennità.
Sento il suo sguardo accarezzarmi la schiena e le natiche mentre mi pedina nel breve tratto verso il camerino. Ci entro in uno stato di eccitazione fortissimo.
Lui rimane sulla soglia, tenendo leggermente scostata la tendina.
Appendo il vestito da provare e mi giro verso di lui.
“Fammi vedere la tua fica”, sussurra.
Abbasso la zip laterale della gonna e la lascio cadere a terra. La camicetta è corta, finisce poco sotto il giro vita della gonna, per cui il mio basso ventre è già esposto.
“Che bel pancino e che bella fica pelosa” commenta.
Mi sento rossa in viso... le gambe stentano a reggermi in piedi.
Non riesco a quantificare quanto tempo rimaniamo così. Ma ogni singolo secondo mi sta piacendo.
“Siediti” mi dice indicando la panca che occupa il lato corto del camerino.
“Appoggiaci su una gamba” mi intima.
Lo faccio. In questa posizione, una gamba che tocca terra e l’altra sulla panca, gli offro una visione senza ostacoli del mio scrigno.
Il rossore delle guance aumenta ma provo molto meno imbarazzo di quello che potessi supporre.
“Proprio un gran bella fica... matura... pelosa... vogliosa” dice e toccandosi il sesso da sopra i pantaloni aggiunge “vogliosa di questo”.
Guardo come ipnotizzata quella mano che sta facendo quello che vorrei fare io: stringere quella carne diventata dura.
“Fammela vedere bene, la tua bella fica” sussurra.
Non aspettavo altro. Una mano scende fra le cosce e le mie dita scostano il pelo per portare alla luce le grandi labbra e schiuderle un pochino. Non immaginavo di essere così esibizionista. Alla mia età, per di più.
“È bagnata?”, chiede.
“Sì”, gli rispondo dopo aver spinto un polpastrello oltre la soglia.
“Controlla bene”.
Accolgo il suggerimento e tutto il medio scivola dentro in un attimo.
E lo tengo lì.
“Non è bagnata... è fradicia”, commenta lui.
Lo guardo grata per questo gioco che sta conducendo in maniera magistrale.
“No, non ti sta bene questo vestito, meglio provarne un altro”, dice per dare un tocco di normalità a quanto sta accadendo.
Sfilo il dito, mi rimetto in piedi, afferro la gonna.
“E adesso fammi vedere anche il culo”, sussurra.
Devo ammettere che anche in questo caso non aspettavo altro: mi giro e mi metto in modo che lo possa ammirare.
“Un gran bel culo”
Per infilare di nuovo la gonna, sempre dandogli le spalle, mi piego un po’ in avanti... un bel po’ in avanti.
“Gran bel culo” ripete.
Tiro su la lampo della gonna, riprendo il vestito mai provato.
Lui rimane fermo dov’è, per cui uscendo i nostri corpi si sfiorano. E la mia adrenalina sale.

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