Somewhere, somewhere

Scritto da , il 2022-08-10, genere pulp

Somewhere, somewhere
Ala loin sea
Somewhere in loin ciudad
Sold fils

...il giorno in cui il colonnello Hiver salì trionfante sulla collina del Fleuve il cielo si fece scuro di colpo, l’occhio della luna si chiuse, la maledizione della notte nera venne a porgergli omaggio, terrorizzata dal suo bagno di sangue…




Anni dopo, durante una nuova campagna di conquista, il colonnello attraversò nuovamente il confine con un drappello di cinquanta uomini a cavallo, per terre che ormai erano le sue; esausti per il lungo viaggio decisero di fermarsi nella piccola città di Jabal per trascorrere la notte.
Qualcuno disse che proprio da quelle parti c’era uno dei più famosi bordelli della contea e il colonnello, dopo aver recitato i vespri della sera, concesse ai suoi uomini una lunga notte di ricreazione.




Somewhere, somewhere
Khilal el pray chant
Acheté le bones on a bed
Dol femme marid
Come now janvier
And la neige slowly falls
Across la nuit
Encore la nuit

...io non posso dimenticare, non voglio, il giorno in cui il colonnello salì a passo lento sulla collina, col terrore nero nel cielo, il momento esatto in cui alzò il braccio davanti ai nostri occhi, esibendo come trofeo e come monito la testa mozzata del capo villaggio…




Il bordello di Jabal aveva stanze ampie e letti comodi, una grande sala al piano inferiore in cui le puttane, tutte schierate e già nude, attendevano di essere scelte.
Il primo fu ovviamente il grande capo, le scrutò a lungo, come fossero militari da ispezionare, poi si fermò davanti alla più bella, la guardò dritto negli occhi, sembrava cercasse qualcosa e, solo quando fu certo di averla trovata, la prese per mano, concedendole l’onore di trascorrere al piano di sopra la ricreazione insieme a lui.




Somewhere, somewhere
Épandu sangre
Les alpes, les alpes
Ala loin sea
Shams ala kalb noyé dans el piss
Rust ala kalb noyé dans el piss
Dans el piss

...io non posso, non riesco, a smettere di pensare alla faccia spenta del vecchio capo villaggio, il sangue che gli gocciola dal collo reciso dal machete, mentre il colonnello parlava in quella lingua sconosciuta, ammonendo i sopravvissuti, donne e bambini, che la stessa sorte sarebbe capitata a chiunque avesse osato intralciare il suo passo…




La notte di Jabal si riempì di musica e baccano, i soldati ordinarono da bere con ancora gli stivali addosso, una o più ragazze sedute sulle gambe, ridendo forte, posando grosse mani sui corpi nudi, prendendone possesso, raccontando vecchie storie di guerra di cui gli uomini non sono mai stanchi. Qualcuno fra i più anziani ricordò che, proprio da quelle parti, vent’anni prima, il colonnello aveva riportato una storica vittoria, trucidando tutti gli uomini del posto.




Somewhere, somewhere
Asmar el nuit shines
Les alpes, les alpes
Ala sea

...quel giorno non mi esce più dagli occhi, il colonnello sorrideva, sembrava un gigante e nessuno di noi riusciva a sostenere il suo sguardo, nessuno a parte Niran, la vecchia stregona, bisbigliava parole incomprensibili, osava sfidare silenziosamente la gloria del colonnello, promettendogli vendetta…




Delle puttane di Jabal si diceva fossero le più brave della contea, ragazze giovani con già tanta esperienza fra le cosce, abili a sedurre con certi giochi di bocca che le donne bianche, per sempre timorate da dio, non avrebbero mai neanche osato immaginare. Così iniziarono, una alla volta, come in una danza, a sbottonare calzoni luridi di terra, estraendone sessi duri e legnosi dove il sudore dei maschi ristagnava chissà da quanto tempo. Lingue umide e veloci, piccoli serpenti di carne allenati all’incanto del piacere. Chiusero gli occhi i soldati con le braghe calate e il fiato di birra, si lasciarono succhiare dalle giovani bocche affamate di Jabal.

Al piano superiore il colonnello, steso su di un letto a baldacchino, attendeva il suo turno menandosi il cazzo eretto sotto una pancia ormai flaccida, medaglie di sangue sul petto; per lui c’era la più bella, sicuramente la più brava, a danzare sinuosa davanti ai suoi occhi da vecchio, così come lui le aveva ordinato, il corpo gracile, piccoli seni appuntiti con capezzoli affilati come sciabole, un sorriso prima di accovacciarsi fra le cosce del capo iniziando a succhiargli i testicoli senza alcun timore di dio, che a buona convenienza, sa sempre voltarsi dall’altra parte.




Glacial hell janvier
Ala open ojos
Les alps, les alpes
Ala sea
Open sea
Hungry sea
Amiq open sea

...chissà se anche a lui, al colonnello, tornò in mente quel giorno lontano d’autunno, quando salì sulla collina del Fleuve coi capelli insanguinati del capo villaggio stretti nel pugno, la faccia livida di morte rivolta verso quel poco di popolo rimasto a guardare, donne, vecchie e giovani, con gli occhi straziati dalla paura.
Tutte tranne una, la vecchia Niran, che continuò a bisbigliare le sue pazze litanie, senza smettere per un attimo di rispondere al suo sguardo di sfida.
Sembrava stesse cantando, in una lingua incomprensibile e forse per questo terribile e spaventosa per tutti, preghiera per quelli che ormai dormivano nel fondo del mare e promessa, per chiunque fosse mai tornato a calpestare quella terra.
Aveva una faccia la stregona, più scura di quel cielo impazzito, coi suoi grugniti sembrava soffiare le nuvole, facendole correre l’una contro l’altra finché un lampo, così grande che tutti tremammo, si schiantò vicino al villaggio senza fare alcun rumore, un sordo presagio che sembrò ancora più spaventoso. Solo in quel momento il colonnello tacque, si guardò attorno con una gran voglia di andarsene al più presto da lì…




Un altro giro di birra per gli uomini del colonnello, mentre fuori il cielo si faceva sempre più scuro, l’occhio della luna si chiuse, iniziando a bagnarsi di pioggia, forse stanca di fare da spettatrice a quel banchetto di depravazione.
Godevano, i soldati nella grande sala, la musica sembrava non volesse più smettere, in un crescendo di piacere che gli smuoveva la pancia, qualcuno afferrava i capelli di una puttana e se la sbatteva fra le gambe, fottendole la bocca. Nessuna si rifiutava, nessuna protestava, monete d’argento le attendevano, dentro le tasche di quegli uomini dalla pelle bianca.




Somewhere, somewhere
Seul ila le jour
Les alpes, les alpes
Ala sea

...quel giorno di vent’anni fa, mentre la stregona bisbigliava il suo veleno noi eravamo tutte lì, aggrappate alle sue gambe, tamburi di guerra nelle orecchie, le facce bruciate del fuoco e le mani dipinte di rosso, gli occhi pieni di sgomento versavano lacrime d’odio, donne ancora bambine ad apprendere che il male è un animale che dorme, a volte per anni, e quando si risveglia fa l’unica cosa che sa fare, falciare via vite e generare terrore…




Così le puttane di Jabal, con facce laide e bava alla bocca, accovacciate fra le cosce dei soldati, si mossero tutte insieme, come in una danza, tamburi di guerra nel cuore, la mano fra le gambe per estrarre dal proprio corpo un piccolo pugnale di osso di bufalo, movimenti veloci di chi ha imparato l’arte del piacere, studiando quella della morte.

Frignava il grande capo, lasciandosi succhiare dalla più bella, che non c’è niente di più indifeso di un uomo che gode, che non esiste distrazione più dolce e letale di quella, così, io, lo guardai in faccia, scorgendo nei suoi occhi ciò che avevo cercato per tutta la vita, infilai la mano fra le cosce insanguinate dalla punta del piccolo coltello, lo portai fra le gambe del colonnello, pensai alla vecchia Niran, a tutto quello che mi insegnò da quel giorno e per tutti gli altri, una vita intera aspettando il momento giusto per compiere il gesto sacro della rappresaglia.

Nel bordello di Jabal eravamo in cinquanta, puttane assassine, ognuna con la bocca piena di carne gonfia e il pugno chiuso sull’osso appuntito, ognuna con negli occhi il ricordo della faccia spenta del capo villaggio.

Il boato mostruoso di un tuono spezzò il cielo, scaturito vent’anni prima ed esploso solo adesso, nel momento esatto in cui cinquanta piccole mani si mossero, infilandosi dietro ai testicoli dei soldati, lì dove la carne è più tenera; una, due, tre, dieci, venti pugnalate, così come gli anni passati a mangiare veleno respirando vendetta.

Il sangue che mi schizza negli occhi, i denti che si stringono a strappare via il cazzo del colonnello, proprio un attimo prima della soave morte del suo orgasmo. Bestemmiava l’eroe di mille battaglie, l’ira di dio gli esplose in bocca, troppo stanco di sentirsi invocare in nome di un solo odio, puttana, mi disse morendo, puttana, esausta, dall’essere invocata in nome di un solo piacere.

Al piano di sotto era l’inferno, fra urla agonizzati di uomini già spettri, qualcuno fra i soldati riuscì ad alzarsi in piedi e già un’altra piccola strega arrivava a mordergli le gambe, cercando le ossa coi denti, un coro di musica disperata, il frastuono del male che si risveglia al termine del suo letargo per compiere il suo unico dovere.

Io non la dimenticherò mai, la faccia del colonnello Hiver che mi muore davanti agli occhi, con quell’urlo strozzato, sospeso tra la morte e il piacere, ogni notte ricordo i suoi occhi azzurri che sembrano uscirgli dalla testa per il dolore, il sangue che gli esce dal culo bagnandomi la mano, ogni notte lo rivedo, sento il tormento della sua voce nelle orecchie, il grido di un fantasma senza pace che riemerge dall’oscurità e, ogni volta, per scacciarlo via, mi stringo forte il cuore nel petto e inizio a cantare la canzone della vecchia Niran, mentre in un cielo finalmente sereno risplendono le anime dei morti di Jabal.




Somewhere, somewhere
Seul ila el fond
El son marid
This son marid
This son
It's me


















https://youtu.be/m2NaXVAbB1w

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