Come una coppia sposata mi ha scatenato la libidine. Storia bisex al di là del pregiudizio. Puntata n°2

Scritto da , il 2022-07-04, genere bisex

Il giorno dopo passò senza che ci sentissimo, solo Oriana mi mandò un messaggio whatts app pieno di cuoricini a cui risposi appena. Avevo bisogno di metabolizzare l’accaduto.
Lei mi richiamò il giorno successivo, con la sua solita voce squillante e allegra, e mi invitò ad andare da loro dopo cena, verso le 22. Non ero sicuro di cosa volessi davvero, ma lei insistette così tanto che quasi decise per me.
Venne la sera, e arrivai da loro in perfetto orario, come da mia abitudine. Mi aprì Claude, che sembrava leggermente teso, malgrado la sua consueta cordialità. Era in pantaloncini, e fui costretto a notare che il suo torso, nudo, pareva uscito da un manuale di anatomia. Mi fece accomodare nella cucina salotto, su un divanetto, e non potei fare a meno di pensare che sul tavolo a un paio di metri da lì, appena due giorni prima, avevo preso sua moglie davanti a lui. Chiacchierammo di cose senza importanza per qualche minuto, finché dalla porta della stanza non fece capolino Oriana. Indossava un vestitino azzurro retto da bretelline sottile, molto scollato e decisamente corto, senza traccia alcuna di reggiseno, cosicché i suoi capezzoli facevano capolino da sotto la stoffa lieve. Attorno agli occhi aveva tracciato un filo sottile di matita e i capelli, raccolti a treccia, le conferivano un’aria trasognata d’ingenuità apparente.
Al suo ingresso nella stanza, noi mortali ammutolimmo. Lei mi dedicò poche sorridenti parole di saluto, ma era evidente che la serata non era stata concepita per dedicarsi alla conversazione. Infatti, dopo poco, Oriana si lasciò cadere accanto a me sul divano e prese ad accarezzarmi e a strusciarsi su di me in maniera via via più decisa ed esplicita. Mi sfilò la maglietta baciandomi il collo e dagli addominali le sue mani ben presto scesero più giù, laddove il mio arnese aveva iniziato a prendere vita. Lentamente se lo fece crescere in mano, accarezzandolo attraverso i pantaloni; quindi lo tirò fuori e mi sfilò via gli indumenti residui, di nuovo baciandomi, ora sul collo, ora sulle guance e sul petto. Poi disse, rivolta a tutti e a nessuno, come in un’impersonale constatazione, «Ora andiamo di là. Le cose qui da noi si fanno per bene.». Con una mano prese la mia, nell’altra strinse quella di Claude, e si fece seguire, come fossimo due bambini, fino alla camera da letto. Poi mi fece sdraiare e sorridendo mi disse: «Stasera facciamo un nuovo gioco, il gioco della fiducia. Tu ti fidi di me?». E io, quasi ipnotizzato: «Sì, mi fido.». Di nuovo mi guardò, seria come si può essere solo nei giochi o in teatro, e mi chiese «Filippo, davvero ti fidi di me?». E io, dopo un breve attimo di silenzio che parve eterno, «Certo Oriana che mi fido.».
Lei sorrise, sorniona, e tirò fuori dal comodino un paio di manette con le quali, in un attimo, mi attaccò alla testiera del letto. Poi tirò fuori una benda e me la avvicinò agli occhi. A quel punto, anche se avevo appena protestato la mia eterna fiducia in lei, le chiesi: «Ma che fai?» e lei, senza scomporsi: «Non lo sai che a occhi chiusi si gode di più? Il corpo si concentra sul tatto e il piacere si triplica. Chiedilo a Claude, se vuoi.».
Appagato dalla spiegazione, mi lasciai bendare. Poco dopo sentii mani scorrere su di me e poi una bocca succhiarmi la cappella con arte insuperabile. Così mi rilassai, e nella mia mente eccitata scorsero le immagini di lei che, volenterosa e pure imperturbabile, si incaricava di darmi piacere. Gradualmente la mia eccitazione crebbe stimolata da una bocca abile e vellutata, che mi portò con tocchi esperti molto vicino ad esplodere. Poi delle mani improvvisamente sciolsero la benda e mi trovai davanti, proprio in mezzo alle mie cosce calde…gli occhi sgranati di Claude, e la sua bocca, intenta a soddisfarmi. La mano di Oriana, premuta sulle mie labbra, mi evitò di lanciare un urlo che avrebbe turbato l’intero vicinato. Mai mi sarei aspettato una cosa del genere e mai, mai ero andato con un uomo, neppure per voglia di provare!
Però Oriana, nella sua ben intenzionata perfidia, mi aveva aperto gli occhi esattamente nel momento giusto. Ormai, stavo godendo troppo ed ero troppo vicino a venire perché qualcosa, qualsiasi cosa, potesse interrompermi. Claude lo capì e accelerò il ritmo, succhiando con più foga, e così in pochi attimi il mio ventre si liberò nella bocca del guardone, diventato, mio malgrado, amante.
In qualche modo che non so dire, ciò che avevo ricevuto mi diede alla testa, rompendo i miei argini mentali come una diga. Non importava più chi fossi, come mi chiamassi, o la tanto decantata identità sessuale, contavano solo i corpi, le sensazioni, il momento. Il cazzo di Claude, grosso e teso nel suo color ebano, mi attrasse irresistibilmente e così, senza quasi saperlo, mi trovai in ginocchio davanti a lui, seduto sul letto, a succhiarlo e pomparlo come se non avessi mai voluto altro in tutta la mia vita. Perfino Oriana, la furba e imperturbabile Oriana, dea dell’amore, ne fu sorpresa e si accomodò nella posizione migliore per godersi lo spettacolo inatteso. Io, intanto, pompavo con foga, eccitato dal sentirmi la bocca piena e dalle pareti di quel cazzo turgide e lisce, mentre Claude sopra di me faceva le fusa. Il mio lavoro durò un pezzo. Claude era davvero duro e non era facile farlo venire. A un certo punto mi accorsi di esserci quasi riuscito e feci per allontanare la bocca, volendo sfuggire all’ingoio. Ma era tardi! Claude, intuendo il mio gesto, mi aveva preso la nuca e la spingeva forte verso di sé. Fu un attimo. Poi il suo fluido mi esplose dentro, odoroso e denso, e fui costretto a scegliere: o bere o affogare.
Quella scena fece definitivamente impazzire la nostra vogliosa spettatrice, già da tempo intenta a masturbarsi con le cosce oscenamente spalancate, che, vedendomi ingoiare il dono candido del maritino, venne copiosamente, infradiciando le lenzuola.
Giacemmo tutti e tre sul letto bagnato per una mezz’oretta, resi esausti dalle montagne russe di sesso ed emozioni sui cui avevamo viaggiato. Poi io mi rivestì, baciai Oriana sulla guancia e senza una parola me ne andai, mentre il maritino dormiva beato come un Apollo stanco. (continua)
P.s. Fatti, cose, luoghi e persone sono il frutto esclusivo della fantasia dell’autore. Ogni eventuale riferimento alla realtà è, pertanto, da ritenersi puramente accidentale.

Questo racconto di è stato letto 2 6 2 5 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.