Una storia inquietante 2

Scritto da , il 2022-03-11, genere tradimenti

Premessa: Ho riscontrato alcune perplessità nei commenti.
Mi preme dunque chiarire che questo racconto "sperimentale e surreale" non ha lo scopo di descrivere una realtà ma qualcosa che ha a che fare con la psicologia umana e, forse anche la psicanalisi anche se, devo premettere che non sono ne uno psicologo e neanche psicanalista e dunque, gli intrecci e gli eventi cerebrali descritti, sono il tentativo di chiarire e risolvere le frustrazioni, le incertezze e le debolezze umane del mio personaggio. Ovviamente, cimentarsi in racconti così complessi e per certi versi Kafkiani è impresa ardua (E' come chiedere ad un astrattista di spiegare la sua opera di cui lui stesso a volte, ignora il senso) e mi scuso sin d'ora con quelli che avranno l'ardire di seguirmi in questo difficile percorso autolesionista che alla fine (Se lo finirò!) potrà risultare "Una cagata pazzesca"(Fantozzi). Gli altri miei racconti pur forzando la mano su argomenti assai delicati ma chiari, sono anch'essi border line. Ricordo che non sono uno scrittore e che mi piace navigare con la fantasia verso luoghi e situazioni anticonformiste altrimenti scriverei romanzi più impegnativi o non scriverei affatto come potrebbe suggerirmi qualcuno.

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Dunque, ero seduto sul divano e sentivo provenire dalla mia camera da letto le grida di piacere di mia moglie ed i grugniti del suo amante.

Poi, dopo alcuni momenti di quiete mi era apparsa l'imponente figura dell'uomo nero che con passo lesto, si dirigeva verso l'ingresso mentre con le mani si abbottonava la patta dei pantaloni.

Era strano, ma tutto lasciava pensare che si fosse trattato di una sveltina.

Pareva proprio non aver notato la mia presenza.

Solitamente infatti mi salutava con un sorriso accarezzandomi i capelli.

Dopo qualche secondo come una visione era apparsa lei!

Lei chi?

-Ciao cucciolo, com'è andata la scuola oggi?-

Mi aveva chiesto mia madre dopo avermi dato un buffetto sulla guancia ed una strigliatina sui capelli.

-Bene mamma!-

Le avevo risposto mentre completamente nuda si dirigeva gocciolando tra le cosce, verso il bagno.

-Faccio un bidet e sono subito da te tesoro.

Tu intanto vai in cucina a vedere se il papà ha già preparato la tavola.-

-Amore, sei già arrivato?

"Oddio! Una replica? Un sogno? Un incubo?"

Non ti avevo sentito sai!

Com'è andato il lavoro oggi?-

-Bene, molto bene bene!-

Le avevo risposto.-

-Amore scusami, non ho ancora preparato la cena e non mi sono neanche fatta il bidet, mi puoi aiutare tu per favore?-

A quella età, non avevo ancora mai leccato la fica sborrata di mia madre ma con mia moglie era tutto diverso.

Eravamo sposati, ci amavamo e il seme che mi chiedeva di pulire con la lingua era quello del suo amante.

Non era la minacciosa figura imponente e scura del nero che era venuto ad abitare da noi e col quale si appartava mia madre in camera da letto per certi urgenti lavori mentre mio padre si occupava della cucina.

Al contrario, era l'esile, elegante ma e rassicurante immagine del giovane col quale era andata a vedere le stelle quella notte al piano bar.

Me la ricordavo quella scena.

Il cielo era limpido, l'ambiente immerso nel buio illuminato da un oceano di stelle brillantissime e mia moglie e quel giovane erano con la testa sollevata ad ammirare quella meraviglia della natura.

-Andrea vieni, vieni anche tu ad ammirare questa incredibile stellata!-

Mi era corsa incontro con le mani tese e mentre quel giovane si allontanava, avevamo fatto l'amore.

Ero in ginocchio davanti a lei che con le cosce spalancate e con le dita tra i miei capelli guidava i movimenti della mia testa per farsi asciugare dalla mia lingua regalandomi in cambio i flussi di umori del godimento che io stesso le procuravo con nuovi orgasmi.

-Bravo cucciolo....bravo... come mi fai godere con la tua lingua.-

Erano le stesse parole che mi diceva mia madre quando, dopo aver compiuto 18 anni, stringendosi al suo amante nero sul divano, apriva le cosce offrendomi il sesso gocciolante di sperma da leccare.

Mentre eravamo a tavola insieme al suo amante quella sera, mia moglie, gratificandomi coi suoi occhi dolci ed uno smagliante sorriso mi aveva detto:

-Sei stato bravo stasera Andrea e volevo darti una prova della mia gratitudine....-

Era proprio così che mio padre ci serviva la cena a tavola: Nudo con una gabbietta luccicante in acciaio che gli pendeva tra le gambe.

Mia madre completamente nuda anche lei, occupava il posto a capotavola mentre io ero seduto sul lato opposto.

Il negrone, con indosso una tuta sportiva scura, sedeva accanto a mia madre di fronte alla sedia di mio padre.. sempre vuota.

In verità mia madre non era totalmente inattiva ed alternava l'aiuto del marito nel servizio a tavola con abbracci, toccate e profondi lingua in bocca col suo uomo nero.

-Amore, io e Tony oggi abbiamo parlato e giustamente lui mi ha fatto notare che dopo tutti questi mesi di astinenza, il tuo pene si è alquanto ritirato anche se continua a gocciolare e sporcare dappertutto.

Abbiamo anche pensato che è giunto il momento di regalarti un figlio e che dunque, è giusto che tu venga messo in condizione di non soffrire.

E' per questo che Tony ti ha comperato questo regalo: Una elegante gabbietta in acciaio inox.

Era proprio così che tornava alla mente, mia madre nuda col pancione di diversi mesi e mio padre accanto a lei con la gabbietta di castità che l'abbracciava ringraziandola del fatto che presto mi avrebbe dato un fratellino.-

Quel fatto, aveva imposto alla famiglia di cambiare città per presentarsi alla nuova comunità come una coppia mista americana (Mia mamma era di New York) con un figlio nato da un precedente matrimonio ed un fedele maggiordomo al seguito.

Mia moglie col pancione di tanto in tanto controllava lo stato del mio pene sino a che un giorno:

-Andrea guarda che non possiamo più andare avanti così.

Ti rendi conto anche tu che, nonostante la gabbietta, continui a sporcare e la cosa innervosisce Tony col rischio di rovinare il nostro rapporto.

Le continue visite di mio padre in quell'ambulatorio, erano davvero una sofferenza per lui che ogni volta doveva rimanere a riposo per diversi giorni con me che dovevo aiutarlo a urinare nel pappagallo sempre pronto.

Alle parole di mia moglie ero stato assalito da un'ansia incontenibile, già mi immaginavo sottoposto a quel trattamento di sterilizzazione medica che mi avrebbe umiliato e fatto soffrire per chissà quanto tempo.

Erano mesi oramai (forse anni nascosti nel profondo del suo subconscio) che Andrea sognava di essere castrato.

-Ricordi di tuo padre.....-

Aveva esordito la moglie subito interrotta da lui:

-No, no!

Non risvegliare quei ricordi che avevo cancellato per sempre!

Non ricordarmi l'immagine di mio madre in quelle condizioni mentre mia madre allattava il suo bambino nero!

Non lo voglio, non lo voglio!

Piuttosto voglio andare a Casablanca dove fanno interventi che durano pochi minuti e risolvono definitivamente il problema.

-Amore, guarda come cresce il nostro bambino.-

Gli aveva detto lei quel mattino portandogli il caffè nella sua cameretta dove sul comodino dentro un elegante vasetto di vetro dipinto a mano, facevano bella mostra i suoi testicoli conservati in una soluzione di formalina.

-Pensa la sua gioia quando gli diremo che deve la sua nascita al fatto che hai sacrificato i tuoi testicoli affinché lui venisse al mondo.-

Così gli aveva detto la mamma nuda e col pancione di 4 mesi mentre accanto al suo letto gli tirava un buffetto sulla guancia e gli accarezzava i capelli.

In quel momento era la sua mamma!

Mentre era a letto convalescente gli aveva fatto visita il fratello dalla pelle scura oramai adolescente che attratto dal vasetto sul comodino aveva chiesto:

-Che bello questo vasetto, che frutti sono quelli dentro..Prugne? Albicocche?-

-Frutti del destino!-

Aveva risposto laconico Andrea mentre la sua mamma, completamente nuda col pancione ancora gonfio era in ginocchio davanti al figlio di colore e gli faceva un pompino.

segue

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