Lalla parte I

Scritto da , il 2020-06-26, genere voyeur

Lalla è una bella donna, capelli castano chiaro, tendenti al biondo, gli occhi di un castano chiaro, la carnaggione chiara. E’ molto dolce di carattere. Me la presentò una sua collega, che insegnava storia e a cui avevo mostrato il manoscritto che stavo realizzando sul mio paese di origine. Così un bel giorno, avevo 14 anni e frequentavo la prima superiore, le chiesi un appuntamento a casa sua. Mai avrei immaginato che fra di noi si sarebbe sviluppata una relazione sentimentale, destinata a durare qualche anno. Lei aveva una trentina d’anni, poteva essere se non mia madre, quantomeno una sorella maggiore. Il primo impatto fu lusinghiero. Abitava con l’anziana madre, una persona affabile e riservata. Lalla mi fece accomodare nel suo studio che fungeva anche da cameretta per Lalla, anche se non la utilizzava come tale, salvo per riposarsi. Le mostrai il manoscritto e lei molto professionalmente cominciò a leggerlo, sottolineando con la matita rossa, con la quale sottolineava gli errori di ortografia, mentre con una matita azzurra sottolineava gli errori di sintassi, mentre ascoltavo le sue spiegazioni, mi cadde l’occhio sulle sue gambe. Indossava un abito tipo vestaglietta, molto aderente, che quando muoveva le gambe si ritirava mettendo in mostra le sue cosce, con le calze tipo autoreggenti, color trasparente con un bordo molto alto sfumato tra il marrone chiaro e scuro, al quale erano appesi i gancetti del reggicalze. Sentii il mio pene indurirsi alla vista di tanta lingerie sexy. Pareva non accorgersi dei miei sguardi arrapati. Cercavo di mantenere il controllo e di non distrarmi troppo, ma faticavo a stare dietro alle sue spiegazioni, mentre la mia mente cominciava a pensare come uscire da una situazione tanto intrigante, quando bussò alla porta sua mamma:”Lalla posso entrare, mi apri per favore?” chiese la donna. Lalla facendo finta di nulla e continuando ad ignorare i miei sguardi, si ricompose ed aprì la porta alla madre, che reggeva un vassoio con la teiera, le tazze e un vassoietto di biscotti. “Ecco ho pensato che il giovanotto voglia fare una pausa Lalla.“ disse ammiccando e facendomi l’occhiolino. “Che abbia fiutato qualcosa ?” pensai . “Ci pensi tu Lalla?” chiese dopo avera appoggiato sull’angolo della scrivania il vassoio e ritirandosi. “Si mamma, tranquilla, finisco un attimo queste due pagine e poi facciamo merenda.” La madre scusandosi uscì richiudendo la porta. Lalla riprese la posizione precedente, mentre io ripresi a fantasticare. Non avevo il coraggio di farmi avanti temendo una reazione della donna, che tranquillamente stava concludendo la correzione del manoscritto. Posati i fogli e le matite, prese la teiera e cominciò a versare il tè. “Ecco qua!” disse sorridendo”Sei stanco? Comunque complimenti, a parte qualche errore direi che sai rendere abbastanza bene i concetti. ….Ah, scusami, qui c’è lo zucchero io ho già messo una zolletta, vedi tu se basta.” E cominciò a sorseggiare il te, guardandomi negli occhi. Sorrideva e mentre assaggiava qualche biscotto, porgendomi il vassoio disse: “Ti piace proprio il tuo paedi se, ma dimmi dove si trova esattamente, voglio dire aiutami a localizzarlo nella provincia e prendendo un atlante lo apri alla pagina dove era disegnata la regione con la provincia e, mostrandomela, mi chiese di indicarle la posizione del comune sulla carta, solo che nel porgermi l’atlante aveva divaricato le gambe quel tanto che mi permise di vedere un triangolino bianco spuntare da sotto il vestito. Diventai paonazzo e lei mi chiese: “Che c’è caro? Ti senti poco bene?” Effettivamente ero un po' sconvolto, ma cercai di minimizzare: “Niente di grave mi è andato di traverso il thè!” dissi tossendo. “Oh povero caro!” disse senza sospettare di nulla ed allungò la mano per accarezzarmi il viso. Avevo voglia di baciarla, ma mi trattenni. Cominciò a farmi dei complimenti ed intanto notavo che metteva in mostra le sue gambe, le allargava maliziosamente non curante dei miei sguardi. Io sudavo ed il cuore andava a mille, finchè alzandosi mi disse:” Per oggi abbiamo finito. Continua così e ci vediamo fra due settimane. Spero di leggere qualcosa di nuovo e mi diede un bacio sulla guancia. Ero tentato di farle una mano morta, ma in quel mentre sua madre uscì dalla cucina per salutarmi. Lalla mi accompagnò alla porta e nel congedarmi la baciai sulle guance, mentre la sua mano scivolò lungo i suoi fianchi, sfiorandomi involontariamente la patta dei pantaloni. Notai un’espressione di sorpresa sul suo volto, ma non disse nulla e mentre mi avviavo per le scale aggiunse: “Alla prossima caro!” Mi voltai e le mandai un bacio. Lei mi fece l’occhiolino. Passai quelle due settimane masturbandomi ogni giorno e cercando di mettere a punto un piano. Ero deciso a tentare il tutto per tutto. Finalmente giunse il giorno fissato per il nostro secondo appuntamento e mi presentai con un piccolo bouquet di rose bianche. Quando gliele porsi arrossì: “Oh che carino, che galante cavaliere!” esclamò baciandomi sulle guance con maggior foga, tanto da farmi perdere l’equilibrio e le cinsi i fianchi per non cadere, involontariamente le sfiorai le natiche, ma lei fece finta di nulla. “Ops scusami!” le dissi. “Non fa nulla non ti preoccupare, ma Lalla dovette avvertire qualcosa di duro all’altezza del pube, ma anche in quella circostanza fece finta di nulla. Dopo che ebbi salutato la madre abbracciandola, ci sistemammo nel suo studio. ”Allora caro sei riuscito ad andare avanti nel racconto?” mi chiese . “Si! Certamente…”risposi porgendole i fogli. “Vediamo subito sono curiosa di conoscere nuovi particolari. Accomodati arrivo subito!” disse prendendo i fogli e si acllontanò, mee prendevo posto alla scrivania. Quando tornò tutta sorridente disse:”Mia mamma ti ringrazia per i fiori. Sei veramente gentile.” E prendendo un barattolo mi offrì un cioccolatino. “Allora veniamo a noi, disse sedendosi quasi di fronte a me. “Prima di correggere fammi dare uno sguardo a quello che hai scritto” disse Lalla. E cominciò a leggere, muovendo le gambe, che io fissavo con ossessione, cercando di non farmi scoprire. Lalla accavallava, scavallava e apriva le gambe, incurante dei miei sguardi. In un paio di occasioni riuscii a vederle quelle che ritenevo fossero le mutandine ed il mio pene cominciò a gonfiarsi. Sudavo e non sapevo che pesci prendere, finchè fu Lalla ad accorgersi dei miei sguardi. “Ah birichino mi guardi le gambe!” disse sorridendo. L’affermazione era alquanto imbarazzante, la risposta ancora di più. Mi massaggiavo il pacco, cercando di non eiaculare. La cosa no sfuggì a Lalla, che poggiando i fogli sulla scrivania, si avvicinò a me sussurrando: “Lo sai che non è bello guardare le gambe alle donne, solo i porcelli lo fanno. Mica sei un porcello, vero?”. Non sapevo che rispondere, ad un certo punto scattai in piedi e aprii la lampo dei pantaloni, sbottanai gli stessi lasciandoli cadere a terra, sotto lo sguardo impietrito di Lalla, che sembrava paralizzata dall’inattesa reazione che ebbi. Io estrassi il pene dagli slip e lo presi in mano mostrandolo alla stupefatta Lalla. “Giovanotto ti consiglio di ricomporti subito, altrimenti…..”. La guardai bramoso negli occhi e lei capì:”Non hai la ragazza e magari è la prima volta che vedi le gambe di una donna, vero caro?” disse con un tono di voce più dolce e mi accarezzò il viso. Poi mi fece accomodare sul lettino e si sedette accanto a me, prendendo le mie mani e sussurrando: “Dimmi la verità: è la prima volta che vedi le gambe ad una donna? Cosa ti succede caro? Capisco: sei nell’età critica ed è normale che tu guardi le gambe alle donne, ma non devi guardare le mie, ma quelle delle tue coetanee. Non c’è qualche bella ragazza con cui uscire insieme nella tua classe?” Intanto che parlava guardava il mio pene, grosso e semiscapellato. Le vedevo salire e scendere la saliva nella gola, segno inequivocabile che a Lalla non dispiaceva vedere il mio pene bello teso. Lo accarezzò timidamente con una mano. “Bello duro il tuo sesso, non c’è che dire!” esclamò a bassa voce. “E dimmi come mai è diventato così duro? Non è solo perché hai visto le mie gambe briconcello!?” aggiunse accarezzandomi le ginocchia. Io mi trattenni dal metterle la mano sulle gambe, semiscoperte di Lalla che era in attesa di una risposta, che non osavo darle. Alla fine cedetti e balbettando le dissi:”No… è che…” “Che?... su continua, tanto ormai è successo non puoi tornare indietro. Su dimmi che cosa ti ha eccitato, le mie calze? i reggicalze?..... sai è la prima volta che mi accorgo di essere spiata da un mio allievo e la cosa si fa intrigante. Non vorrei passare per quella che non sono… Mi capisci vero?” tornò ad esclamare. “No… è che… ti ho visto…..le mutand….ine!” dissi finalmente. Fu come se mi fossi liberato da un macigno che minacciava di schiacciarmi. “Ma bravo il mio porcello. Dimmi la verità: non è che quella del racconto che stai scrivendo stia diventando una messa in scena per ottenere qualcosa da me….. tipo la patatina?” sbottò sorridendo e quasi compiaciuta Lalla. Inghiottii il rospo scuotendo il capo. “No… vedi…ma……” balbettai. “Ma????” rispose Lalla afferrando il mio pene e cominciando a massaggiarlo piano piano. “Dimmi porcellino: ti piacciono le mie carezze?” aggiunse e afferrandomi per un braccio mi trasse a se, baciandomi sulla bocca. “Anch’io ho vogliaaaaa!” sussurrò nel mio orecchio mordichiandomi il lobo. Allora mi feci spavaldo e le posi una mano sulla coscia scoperta e le sussurrai:”Me la fai ….vedere?”. Al che rispose:”Giovanotto non ti sembra di andare fuori dalle righe, passi che mi guardi le gambe, le mutande eccc…., ma farmi una richiesta così esplicita, a cui persino una ragazza risponderebbe picche, mi sembra un tantinello esagerata, anche perché io potrei essere quasi tua madre, ricordati questo particolare!” aggiunse facendo il muso duro e stringendomi forte il pene. “Una donna prima di cedere a certe lusinghe ama essere corteggiata, coccolata e poi…..! Capito, caro?....Quindi un passo alla volta….altrimenti……altrimenti non ti fare più vedere chiaro?” disse dimostrando una fermezza, che sapeva bene dissimulare. Allo stesso tempo mi fece capire che non era il caso di correre troppo. E per quel giorno, almeno sotto questo aspetto finì lì. Dopo avermi offerto un cioccolatino a mò di premio di consolazione prese a correggere il manoscritto, tenendomi sottocontrollo e cercando di stare attenta a non scoprire troppo le gambe. Continua by Vip55

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