Che imbarazzo quindi

Scritto da , il 2018-10-21, genere tradimenti

Mi presento: sono Teresa, ho 34 anni, sono sposata da 2 anni e non ho figli. Sono insegnante e vivo in una città della Sicilia centrale. Che femmina sono? Nel mio io una troietta perché la mia fantasia galoppa quando per strada mi sento sussurrare: chi bella vacca o chi bella giumenta o chi bella mulacciuna. Il fatto è che fisicamente sono piena ma non sformata, senza cuscinetti chemi escono di qua o di la. Un bel paio di tettone per niente cadenti, un bel paio di coscione in carne ma sode e ben formate, un granm bel culo abbondante, non esageratamente, alto e sodo. Sono mora con capelli lunghi e con un viso sensuale. Mio marito ha avuto l'incarico temporaneo di responsabile in un ufficio di un'altra città, da maggio a settembre. Una città, quest'ultima, a 10 minuti dal mare e, al mare, una splendida località balneare. Pensammo di approfittare di questa situazione per trascorrere tutto il periodo estivo al mare: lavoro e vacanza per lui, esclusivamente vacanza per me. Con l'approsimarsi della stagione balneare non era facole trovare un appartamentino in affitto. Mio marito, durante il mese di maggio viaggiava giornalmente, poi, con la chiusura delle scuole alloggiammo per una settimana in hotel in attesa di trovare qualcosa. Un giorno di questi, una mattina, avendo l'auto mio marito a disposizione, feci una capatina nella località balneare. Bello! Un bel giro e poi, a causa del vento, entrai in un bar e, sedendomi ad un tavolino ordinai cornetto e caffé. Qualche minuto dopo, alzando lo sguardo, notai, a pochi metri di sistanza, un tizio che fissava le mie cosce. Notò che lo guardavo, alzò lo sguardo, i nostri sguardi si incontrarono e sorrise. Mi ricomposi, sorrisi pure io e si avvicinò. "Mi scusi, l'ho messa a disagio. Non volevo. Che faccio per farmi perdonare le offro la colazione?" "Non è il caso. Grazie" Insistette e si accomodò. In 10 minuti nacque una certa confidenza. Si chiamava Alfonso e aveva 41 anni, era separato, abitava nella località balneare e si trovava lì perché aveva preso un giorno di congedo. Era stato attratto dalle mie cosce e dalla mia simpatia. "A parte le sue splendide cosce ha un modo così sensuale di mangiare il cornetto che mi ha fatto venire strane voglie". Naturalmente mi lusingava. ero emozionata e, francamente, a disagio. Insomma, una cosa è sentire sussurrare chi bella vacca, un'altra cosa avere un dialogo così aperto con uno sconosciuto. Poi dovevo andare e ci alzammo. "E' stato un piacere conoscerla ed è stato bello parlare con lei. Mi piacerebbe avere ancora la possibilità di poterlo fare" disse. Non so nemmeno io come come mi venne da dire: "Per guardarmi di nuovo le cosce?" "Perché no" "Magari se capita l'occasione" dissi sorridendo, magari rossa in viso, con tono e sguardo accattivante. Qualche giorno dopo mio marito, contento, mi comunicò che, molto probabilmente, avevamo trovato quello che cercavamo: un suo collega aveva l'appartamento che andava al caso nostro, proprio a 4 passi dal mare ed era di un suo collega. Il giorno dopo, nel pomeriggio, avevamo appunatamento col collega. Dove? Proprio al bar dove avevo conosciuto Alfonso. Tutto avrei potuto immaginare e non che il collega di mio marito fosse proprio lui: Alfonso. Che Imbarazzo! Restai senza parole e mi venne difficile pure pronunziare un semplice . Era imbarazzato e mortificato pure lui. Tuttavia superammo il momento della sorpresa e poi lui andò con la sua auto e noi lo seguimmo con la nostra. Arrivammo ed evitamo di guardarci. L'appartamento? Ve ne parlo perché è importante. Cancelletto, 3 metri di giardinetto quindi 2 portoncini blindati ad un metro di distanza l'uno dall'altro; quello a destra la sua abitazione. a sinistra quello in affitto. Tutto a piano terra e a forma di U. Comodo: con soggiorno e cucinino all'ingresso e ampia finestra a sud quasi attaccata al portoncino; bagno e doppio servizio lavanderia con le finistre all'interno della U e, da quest'ultimo si accedava nello spazio interno della U dove si poteva stendere la biancheria; camera da letto e un'altra stanzetta con 2 lettini con le finestre sul lato esterno della U-- Niente eventi particolari fino a quando lui non si mise in congedo, anche perché, per 2 settimane, abbiamo avuto con noi i miei genitori. Solo saluti, un come si va e, raramente qualche occhiatina accattivante da ambo le parti. Era comunque evidente che ci desideravamo.La svolta quando i miei andarono via. Io andavo al mare presto e rientravo al massimo alle 11,30; Lui era appasionato di pesca, usciva di buon'ora e non aveva un orario ben preciso di rientro. La mia serranda era alzata, quella sua abbassata, ma uscita dal box doccia, indossando l'accappatoio la vidi alzata. Mi aveva vista nuda mentre facevo la doccia? Il bello era che si stava masturbando guardando me. Rastai imbambolata, mortificata e, nello stesso tempo, curiosa nel vedere il suo pugno che faceva su e giù su sul suo cazzo. Mi guardava sorridendo col viso stravolto di piacere. Ero imbambolata e non mi venne nemmeno l'idea, quella più naturale, di chiudere la finestra o di abbassare la serranda. Mi fece cenno di aprirmi l'accappatoio e gli feci cenno di no. Si avvicinò alla finestra e mi mostrò il cazzo, tirandolo su e mostrandomi pure le palle come per farmi notare che erano piene. "Dai, si" capii dal movimento delle sue labbra. Avrebbe potuto parlare liberamente tanto non poteva sentire nessuno, ma quel suo sussurro, forse studiato, lo presi come una supplica e aprii l'accappatoio. Mi fece un segno con la mano sinistra come per dirmi che ero una specialità, mentre con la destra riprese a segarsi. Che eccitazione! Come mi poteva essere indifferente una situazione del genere in cui un estraneo si masturbava guardando le mie abbondanti grazie? Così quando mi fece cenno di toccarmi pure io, eccitata come una vera vacca, mi sfilai l'accappatoio, mi girai, necessariamente, per accendere la luce perché mi potesse vedere meglio, esattamente come aveva fattolui, e, quando mi rigirai, mi fece un cenno come per dirmi che avevo proprio un bel culone. Mi rifece cenno di toccarmi e non resistetti. Che bello! Mi cincillavo il clitoride con mio grande piacere e ben presto iniziai ad ansimare desideranto ardentemente che fosse quel cazzone a giocare con la mia fica. Durò tutto pochi minuti. Infatti subito sentii brividi in tutto il corpo e sentii arrivare un orgasmo nuovo, strano e libidinoso. Mi tremavano le gambe e riuscivo a stare in piedi a stento. Godendo ripetevo mentalmente: si, si, si e, contemporaneamente, muovevo fortemente il capo su e giù e mi sentivo sbattere i lunghi capelli sul viso. Mi fece ok con il pollice e capii che anche lui stava per venire. Infatti si girò di fianco e agitandosi sborrò dentro il lavabo. Dopo di che, piena di vergogna, lo salutai con la mano e abbassai la serranda. I giorni che seguirono, sabato e domenica, li trascorsi insieme a mio marito avendo sempre in mente, però, quello che era accaduto vergognandomi di me stessa. Avevo però voglia del cazzo di Alfonso e mio marito, in quei due giorni non mi sfiorò nemmeno. Ci incontrammo per caso domenica sera, noi rientrando da una passeggiata e lui usciva. Solo 5 minuti. Mentre loro parlavano con lo sguardo prendemmo appuntamento per l'indomani. L'indomani avevo tanta di quella frenesia che non andai nemmeno al mare. Notai che anche lui era a casa e feci in modo, spiando, che la mia doccia coincidesse con la sua. Stavo dietro la serranda e quando vidi alzare la sua e vidi che si sfilava gli slip per la doccia, alzai quella mia. Sentì il rumore e si girò; il cazzo moscio pensolava fra le sue cosce muscolose. Guardandolo mi sfilai la camicia da notte e poi le mutandine; ci salutammo con le mani ed entrammo, ognuno, nel suo box doccia. Vidi lui e lui me mentre ci spargevamo il bagno schiuma su tutto il corpo; lui si soffermò sul cazzo e sul culo e la stessa cosa feci io: sulla fica e fra le mie chiappe. Si asciugò con il telo, io indossai l'accappatoio. Mi fece dei cenni che in un primo momento non capii. Poi intesi di trasferirci nel doppio servizio lavanderia. Infatti abbassò la serranda. Il tempo di spostarmi, alzare la serranda e lui era già là, seduto leggermente scivolato, il cazzo in bella mostra e se lo cincillava. Ricordo che l'apertura del doppio servizio lavanderia era tutta intera, ecco il motivo. Ero presa ed eccitata e mi liberai dell'accappatoio. Mi fece cenno di sedermi come lui; andai a prendere una poltroncina di tela, sedetti scivolata come lui e presi a toccarmi la fica. "Fammela guardare bene" disse sorridendo e passando al sonoro. Con una smorfietta gli dissi di no. Mamma mia che situazione eccitante! Fece una smorfia pure lui e facendo il cenno con le mani disse: "Apritela". Feci un sorrisino, un'altra smorfietta e quindi mi divaricai le labbra della fica. Fece un cenno con la mano come per dire che ce l'avevo bona. Si segava e io mi solleticavo il clitoride mentre ci fissavamo. Tirò la lingua fuori accennando il movimento del leccaggio. Mi vergognai e gli feci cenno di no. "Peggio per te" disse. Passai al sonoro pure io: "Davvero?" Mi indicò il cazzo e mi fece capire che voleva un pompino. "Sei pazzo?" "Di te". Una mia smorfietta e lui disse: "Vengo?" "No" "Vieni tu allora?" Che situazione! Pensai. Un gioco fuori dal comune e da ogni ragionamento logico. Si, volevo che mi leccasse la fica e volevo sentirmi crescere il suo cazzo in bocca. Fu come un lampo, in un attimo: mi alzai, indossai l'accappatoio e andai, percorrendo quei 5 metri che ci separavano, fissandolo. Mi accolse inserendo le mani dentro l'accappatoio e le sentii sui fianchi e sulle chiappe. Che bisogno c'era di parlare? Ognuno sapeva quello che voleva e infatti, mentre mi sfilava l'accappatoio, le nostre bocche si cercarono e si trovarono e le nostre lingue si intrecciarono in un vortice di libidine e di lussuria fino a mancarci il respiro. Disse di andare di là e lo seguii nella sua camera; saliti sul letto disse che mi voleva leccare. Eravamo di fianco, invertiti, sollevai una coscia e la sua testa fu subito lì; non appena sentii la sua lingua sul clitoride non potei trattenermi dal sospirare forte un lungo "Siiiiiiiiii" e presi a leccare con foga il sio cazzo. Quindi lo imboccai, gemette e lui, continuando a tortirarmi la fica con le mani, osservava il mio pompino dicendo che le mie labbra erano fatte apposta per prendere cazzi in bocca. Mi sentivo lusingata e quando mi disse di guardare come mi ficcava la lingua dentro, mi venne di svenire per il piacere e per la scena. Si sdraiò supino, io su e lo succhiavo a dovere sentendo la sua lingua anche sul buchino vergine del mio culo. Non resistetti e, fra l'altro volevo gedere. Godetti dimenandomi, sbattendo la fica sul suo viso e a mordicchiare le sue palle. Con una giravolta venne su. Io supina e vogliosa di farmi sfondare, con le cosce aperte al massimo e, non appena sentii il cazzo che cercava di farsi strada, sollevai le ginocchia, inarcai la schiena, lo presi e me lo ficcai tutto dentro gridando di piacere e lui mi ficcò la lingua in bocca. Prese a pomparmi facendomi ansimare e strappandomi ancora lunghi "Siiiiiii". Un paio di orgasmi e poi mi disse: "Dammi il culo" "Non l'ho fatto mai, nemmeno con mio marito" "Che sei bambina? Faglielo trovare sfondato stasera" "Si, questo ci vuole". Avevo una voglia e una curiosità di farmelo rompere che non avete nemmeno l'idea. Se non me lo facevo rompere che vacca ero? Man mano che mi penetrava mi sentivo mancare il respiro e mi sentivo spaccare in due. "Ahii! Pianooo!" Gli sussurravo, "Non fare la smorfiosa che ti sta piacendo. Te lo senti?" "Siiiii" "Ti piace sentirti scassare il culo?" "Un poco". Un poco, ma a poco a poco mi piaceva sempre di più. Calcolai che fosse quasi tutto dentro quando prese a scoparmi e sentii che le mie natiche e i miei fianchi traballavano. Continuava a chiedermi se me lo stavo gustando e rispondevo di si. Poi, non so dopo quanto tempo, mi sferrò un colpo che mi scassò completamente e sentii sbattermi qualcosa sulla fica: non potevano essere che le sue palle le quali mi riversarono tanta di quella sborra bollente che mi fece ribollire tutto l'intestino e godemmo insieme, lui come uno stallone ed io come quella vacca che sono. Mi sfilò il cazzo e mi sentii scolare. Mi tamponò alla buona e mi disse che potevo usare il bagno. Lui usò il doppio servizio e poi ci ritrovammo in camera. Dissi che dovevo andare e lui mi ricordò che possibilmente tutto questo tempo a disposizione non l'avremmo potuto avere più. Lo spompinai e glielo feci indurire di nuovo. Me lo schiaffò nella fica ed ebbi ancora un orgasmo facendomi cavalcare; un 69 e il suo cazzo fatto dei miei umori mi fece impazzire; ancora un orgasmo e poi mi scopò in bocca e quella bocca di quella vacca che sono accolse un'altra bella quantità di sborra.- "A domani?" Chiese. "No, domani vado al mare" "Dopo. Un'oretta di tempo l'abbiamo prima che viene tuo marito" "Che ci hai preso gusto?" "Perché tu no?" Ci baciammo e dissi: "Domani si vede". Si è visto: alle 11,30 fui da lui. Anche il giorno dopo e il giorno dopo ancora, fino a quando lui non rientrò in ufficio ed io non ritornai nella mia città per l'inizio del nuovo anno scolastico.

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