Preludio di un esibizionista (prologo)
scritto il 2026-11-08 tempo di lettura 12 min
di
FireBunny
genere
Bisex, Esibizionismo, Masturbazione
cura
A−
Il sole era già alto nel cielo.
Probabilmente era mattina inoltrata.
Solo allora Emma aprì gli occhi.
La luce che entrava dalle grosse vetrate la accecava.
Si tirò sù, a sedere sul divano, sfregando gli occhi.
Le palpebre ancora pesanti, non aveva riposato granché.
C'era silenzio.
Pulviscoli di polvere danzavano tra i raggi di luce sparsi.
Spinti da un venticello che faceva ondeggiare anche le grosse tende semitrasparenti.
Si guardò in giro.
Non c'era nessuno.
Una folata oltrepassò le tende e la colpì.
Sentì un brivido di freddo.
Le venne immediatamente la pelle d'oca.
Così se ne rese conto.
Si guardò in basso.
Era completamente nuda.
Non solo tette all'aria.
Non senza calzini o senza pantaloni.
Senza nulla.
Come mamma l'ha fatta.
Subito le venne un colpo.
Istintivamente si coprì con le mani.
La sua mente partì in mille direzioni.
Dov'erano i suoi vestiti ?
Non li vedeva in giro.
Cos'era successo la sera prima ?
Probabilmente aveva bevuto troppo, aveva un gran mal di testa.
Dov'erano tutti ? Era già così tardi ?
Poi piano piano si calmò.
Non c'era nessuno in giro, quindi poteva stare tranquilla.
Certo il pensiero che l'avessero vista tutti nuda le metteva un'ansia terribile.
Eppure… a pensarci.
Un po' la eccitava anche.
Si perse per un secondo in una fantasia decisamente poco pudica.
Lo sguardo decisamente ebete.
Poi si ricollegò alla realtà.
Fece mente locale.
Ok, era nuda, culo all'aria, e zinne di fuori.
O trovava i suoi vestiti, o rimaneva così.
Si alzò dal divano e iniziò a vagare per la stanza.
Cercò per terra.
Dietro al divano.
Sul tavolo ancora pieno di roba.
C'era un reggiseno sulla TV, troppo piccolo.
Delle mutande su una sedia, troppo grandi.
Ma che diamine era successo la sera prima ?
Le passò per la mente un'immagine, una sensazione, lei per terra, c'era caldo.
Forse già nuda, forse no.
Smise di pensarci.
Trovò una maglietta sulla grande lampada.
Non era la sua.
Ma era meglio di niente.
La stava annusando per capire se era indossabile quando una voce arrivò dalla porta della cucina.
“Buongiorno bella addormentata”.
Era Simone, un suo caro amico.
“Oh” venne presa alla sprovvista “ciao Simo”.
“Caffè ?”.
“Oddio sì, grazie".
E si andò a sedere al tavolino con la tazza di caffè.
“Quella non la indossi ?” indicando la maglia che teneva in mano.
“No, puzza di cazzo”.
La gettò per terra.
“Se vuoi te ne presto una pulita”.
“No tranquillo, non ci sto così male”.
Poi pensò un secondo.
"A meno che a te non dia fastidio. Cioè, ovvio, sono nel tuo soggiorno nuda. Dio mio, scusa sono una deficiente”.
“Dopo ieri sera vuoi che mi dia fastidio ?”.
Lei lo guardò confusa.
“Ok aspetta, che è successo ieri sera ?”.
Lui ci rimase male.
“Non ti ricordi ? Merda stai bene ? Non ti senti male o nulla ?”.
Lei ancora più confusa.
“N-no no, mi sento benissimo” si toccò anche per il corpo, stava bene “solo molto stanca, perché ? Che è successo ?”.
“Quindi non ti ricordi… te… per terra… in mezzo a tutti”.
Lei sbarrò gli occhi, un flash e una sequenza di ricordi le tornarono in mente.
“Merda…”
Una lunga pausa.
A revisionare quella moltitudine di immagini e sensazioni nella sua testa.
“...sono stata la bambolima sessuale di tutti ?”.
“Eh”.
Ci fu un attimo di silenzio.
“Aspetta eri consenziente vero ? Se no è un casino”.
Lei emise un sospiro quasi di sollievo, aveva pensato a chissà cosa di peggio.
“No no, tranquillo, ero molto consenziente, e ora mi ricordo molto bene”.
Si buttò indietro sulla sedia.
“Merda ora mi ricordo, ecco cos'è questo appiccicaticcio che ho ovunque, mi avranno sborrato addosso in 10”.
Guardò Simone.
E si corresse.
“Mi avete sborrato addosso”.
Lui con una risatina leggermente imbarazzata.
“Già”.
“E sbaglio o Sara mi ha infilato una bottiglia nella vagina ?”.
“E un cetriolo nel culo”.
“Ah sì, pure quello”.
“Ecco perché mi sento allargata”.
“Ti fa male ?”.
“No no, solo… indolenzita, normale dopo una roba così”.
Sbuffò.
Certo che ora la fantasia che aveva avuto poco prima era poco in confronto a quello che aveva fatto veramente.
Poi si rivolse all'amico.
“Ma tu hai dormito? Hai degli occhi”.
Lui rise nervosamente.
“In realtà… no”.
“Simo ma che diamine”.
“Lo sai che non dormo tanto”.
“Un conto è dormire poco, un altro non farlo affatto”.
“Ma si che vuoi che sia”.
“A nanna. Ora!”.
Lui sbuffò.
“Va bene mamma”.
Lo seguì.
Lui sbadigliò.
“Effettivamente un po' di sonno mi sta venendo”.
“Ecco bravo, sarà meglio”.
Entrati in camera vide Sara ancora addormentata nel letto.
Indossava una delle magliette di Simone, le stava come un vestito.
Emma abbassò la voce.
“Ah è qui la maledetta”.
“Si, lei ha fatto un po' più tardi di te”.
“Non mi dire”.
Notò le sue mutandine per terra.
“Quasi quasi quelle gliele rubo… per vendetta” sorrise.
“Fai come ti pare, io penso che muoio ora”.
“Va bene, sogni d'oro angioletto”.
E Simone si mise nel letto accanto a Sara, che percependo la sua presenza subito lo abbracciò.
Emma sorrise nel vederli così teneri.
Poi controllò che avessero entrambi gli occhi chiusi.
Rubò le mutandine di Sara e scappò fuori.
Si chiuse la porta alle spalle.
Parlò tra se e se a bassa voce
"'Così quella maledetta impara a infilarmi roba nella figa”.
Se la massaggiò un attimino.
“Io dico, un cetriolo va anche bene, ma una bottiglia… è pazza”.
Guardò le mutande.
“E ora di queste che me ne faccio ?”.
Si mise a riflettere facendo su e giù per il soggiorno.
“Potrei nasconderle”.
Si guardò intorno.
“Nah non ho voglia di pensare”.
Guardò la porta finestra che dava sul balcone.
Era aperta.
“Potrei lanciarle fuori”.
Uscì sul balcone per guardare in basso.
C'era un giardinetto.
Forse sarebbe stato di cattivo gusto per i poveri vicini.
La brezza le accarezzava la pelle.
Era una sensazione molto piacevole.
Non avrebbe mai pensato che del semplice vento a contatto con il suo intimo potesse essere così soddisfacente.
Alzò lo sguardo.
Poi realizzò.
Per la seconda volta.
Era ancora nuda.
E ora pure in pubblico.
Si abbassò di colpo, nascondendo la mercanzia dentro le gambe.
“Oddio ma che mi prende. Sono completamente rincoglionita oggi”.
Il cuore le batteva forte.
Chiaramente per l'imbarazzo.
Eppure, una parte.
Era emozione.
Eccitazione.
“Cazzo… mi piace”.
Afferrò le aste della ringhiera e si guardò intorno.
Gli altri balconi erano vuoti.
C'erano panni stesi.
Piante appese.
Finestre aperte.
Ci penso qualche attimo.
Poi prese coraggio e si alzò in piedi, appoggiandosi alla ringhiera.
Il cuore in gola.
Non aveva mai provato un'emozione tale.
Continuava a guardarsi in giro.
La paura di essere vista.
L’emozione del rischio.
Un rivolo bagnato le percorse la coscia.
Era ufficialmente eccitata dalla cosa.
E non poco.
Si portò una mano alla vagina, le labbra erano gonfie e bagnate.
“Porca troia”.
Poggiò le due dita e aprì leggermente.
Le inserì per bagnarle.
Poi si spostò sul clitoride, e iniziò a massaggiare lentamente.
Si inarcò piano in avanti, fino ad appoggiarsi completamente contro la ringhiera.
Le gambe aperte, i piedi tenuti leggermente sulle punte.
Il cuore le stava per esplodere.
Stava ansimando come non le era mai successo.
Si colpo una voce dietro di lei.
“Ma quanto cazzo puoi essere arrapata per fare una cosa del genere ?”.
Per lo spavento le gambe le cedettero senza preavviso.
Cadde con le gambe chiuse sulle mattonelle.
Il sangue gelato.
Si girò.
Sara.
“Tu…”.
“Hai finito di sgrillettarti in pubblica piazza pervertita ?”.
Emma sorrise, un sorriso malevolo
Sara confusa.
“Eh ?”.
“Tu, bastarda di una nanetta”.
Si alzò in piedi e le corso addosso.
“Ehi ma che…”.
La placcò di peso e la gettò sul divano.
“Emmaaa ma che faaai”.
Si sputò sulle dita e gliele infilò nella figa.
“Così impari a infilarmi una bottiglia maledetta”.
Sara scoppiò a ridere.
“Ahahahaha per quello ?”
“Stai zitta soffri”.
“E il cetriolo nel culo ?”.
Si fermarono un secondo.
“Quello è stato carino”.
“Ahahahahah puttanella".
Riprese a trafiggerle la passera.
“E tu una stronza”.
E le infilò l'intero pugno dentro.
“Pensi basti la tua manina per farmi sentire qualcosa”.
“Ah e poi sono io la puttanella ?”.
Sara continuando a ridere le puntò il piede in faccia per provare a spingerla via.
Lei gli afferrò la gamba e la spinse in alto, aprendole ancora di più le gambe.
Iniziò una colluttazione in cui inevitabilmente finirono entrambe a ridere come deficienti.
Dopo qualche minuto erano sdraiate sul divano, stanche e sudate, ansimanti, non dal piacere questa volta.
Emma le diede un ultima pacca sulla patata.
“Ahi” fece una risatina “hai finito ?”.
“Forse”.
“Vieni qui deficiente”.
Sara aprì le braccia.
Emma la guardò male, ancora imbronciata.
“Dai, non farti pregare”.
Ancora imbronciata Emma si avvicinò all'amica, la guardò male e poi si adagiò nel suo abbraccio.
Sara era così più bassa che l'intera testa dell'altra ragazza le copriva completamente il petto.
La abbracciò facendole delle carezza sulla schiena e sul capo.
“Comunque scusa, ti ho fatto male ?”.
“No, non male, sono indolenzita”.
“Allora vedilo come un allenamento”.
“Si ma almeno chiedi la prossima volta”.
“Hai ragione scusa, è che eravamo tutti presi dal momento, dal flow sai”.
“Il flow ?”.
“Si il flow”.
“Il flow del scopiamo la nostra amica fino a farle perdere i sensi ?”.
“Ahahaha esagerata”.
Le accarezzò la guancia, e le diede un bacino sulla fronte.
“Non ti è piaciuto ? Dico tutto” chiese più seria, genuinamente preoccupata.
Emma non rispose subito.
Poi emise una leggera risatina.
“No, mi è piaciuto, sinceramente era un mio desiderio”.
Pensò un attimo.
“Mi preoccupa più come mi hanno visto gli altri, insomma alcuni non li conoscevo nemmeno così bene, ora mi conoscono come quella zoccola che si fa scopare da 10 cazzi insieme”.
“Ma che te ne frega di quello che pensano gli altri”.
“Lo sai che me ne frega sempre”.
“Senti” le schiacciò le guance “ti è piaciuto ?”.
“Si”.
“Quanto ? Senza pensare a quello che potrebbero pensare e bla bla bla”.
Si fece pensierosa.
“Ok ferma, chiudi gli occhi, pensa di nuovo alla scena, tu tenuta sollevata da uno, un cazzo nella figa, un cetriolo nel culo, io che ti tocco le tette, gli altri che ti guardano con il cazzo in mano".
“Merda, mi fai bagnare di nuovo così”.
“Quindi ?”.
“Porca troia lo rifarei anche subito”
“Ecco visto, ora hai qualche ripensamento ?”..
“Più cazzi la prossima volta ?”.
“Ahahahah 10 non ti sono bastati ?”.
“Non è il numero che conta, è la varietà”.
“Preferisco questo ragionamento a quello di prima”.
Un attimo di silenzio, di calma.
Poi a Emma venne un dubbio.
“Ma a te non dà fastidio che c'era anche Simone ?”.
“Tesoro, ti ricordo che prima della bottiglia tra le tue gambe c'era la mia lingua” rise.
“Ah, vero”.
“Comunque no, non è mica tradimento se lo so. Anzi pensa che quel patatino non voleva nemmeno partecipare per rispetto nei miei confronti, sono stata io a convincerlo. E penso che alla fine gli sia piaciuto eccome”.
“E poi l'hai spompato pure te”.
“Beh ovvio, dopo tutta quell'azione ero bagnatissima, ne avevo bisogno”.
In quel momento una lampadina le si accese in viso.
“A proposito, hai visto le mie mutande in giro ?”.
Emma le aveva ancora in mano.
Le guardò
Guardò Sara.
Si guardano un buon secondo intero.
Zitte.
Sara confusa.
Poi Emma di colpo se le mise in bocca.
Sara guardò completamente stordita.
Le tirò fuori dalla bocca, tutte sbavate.
“Oh eccole”.
“Tra poco uso la tua faccia come mutanda”.
“Provaci, se vuoi il round 2 ci sto”.
“Dopo, sono ancora distrutta dal primo”.
“Debole”.
Gli tirò in viso le mutande sbavate.
“Ma porca troia che schifo dai”.
“Dovevo vendicarmi in qualche modo”.
“Non potevi infilare anche a me una bottiglia nella figa ?”.
“No, ti piacerebbe”.
“Hmm, vero”.
“Però dai che schifo ora non ho delle mutande”.
“Io non trovo più nessun mio vestito”.
“Per questo vai in giro nuda come una pervertita ?”.
"Sì, e anche perché sono una pervertita”.
“Ah, un'ammissione, inaspettato”.
Ci fu un attimo di silenzio.
Poi Sara riprese la parola.
“Mi spieghi questa cosa infatti ?”.
“Cosa ? Che sono una pervertita ?”.
“Beh si, ma nello specifico lo sgrillettarsi in pubblica piazza”.
“Eh, un casino”.
“Perché ?”.
“Perché mi è piaciuto un botto”.
“Un botto ?”.
“Si Sara si, mi vergogno, ma mi ha eccitato come non mai, ero bagnata come… boh non lo so, una piscina”.
“Una piscina è tanto bagnata”.
“Capisci la gravità ?”.
“Beh basta non farlo, sai che se ti beccano è illegale”.
“E tu pensi che ora che ho provato io riesca a trattenermi, tu l'hai detto sono una pervertita”.
Ora quasi disperata.
Sara le accarezzò il capo.
“Su su, poteva andare peggio”.
“Tipo ?”.
“Boh, necrofilia".
Emma guardò male l'amica.
“Un po' eccessivo”.
“Si, e molto peggio”.
“Vero”.
Rimasero in silenzio per un po'.
Emma ferma, mogia, appoggiata sull’amica.
Questa intanto le scompigliava i capelli crespi.
“Quindi sei un esibizionista ora ?”.
“A quanto pare”.
Di nuovo silenzio.
“Vuoi guardarmi mentre mi sgrilletto sul balcone ?”.
Silenzio…
“Posso infilarti una bottiglia ?”.
“No”.
“Hmm. Un cetriolo nel culo ?”.
Un attimo di silenzio, il volto impassibile, quasi deluso.
“Va bene”.
Lo sguardo di Sara si accese.
“Yayy, vado a prendere un preservativo”.
“E non dimenticare il lubrificante” urlò.
“E poi sono io quella strana...”.
Probabilmente era mattina inoltrata.
Solo allora Emma aprì gli occhi.
La luce che entrava dalle grosse vetrate la accecava.
Si tirò sù, a sedere sul divano, sfregando gli occhi.
Le palpebre ancora pesanti, non aveva riposato granché.
C'era silenzio.
Pulviscoli di polvere danzavano tra i raggi di luce sparsi.
Spinti da un venticello che faceva ondeggiare anche le grosse tende semitrasparenti.
Si guardò in giro.
Non c'era nessuno.
Una folata oltrepassò le tende e la colpì.
Sentì un brivido di freddo.
Le venne immediatamente la pelle d'oca.
Così se ne rese conto.
Si guardò in basso.
Era completamente nuda.
Non solo tette all'aria.
Non senza calzini o senza pantaloni.
Senza nulla.
Come mamma l'ha fatta.
Subito le venne un colpo.
Istintivamente si coprì con le mani.
La sua mente partì in mille direzioni.
Dov'erano i suoi vestiti ?
Non li vedeva in giro.
Cos'era successo la sera prima ?
Probabilmente aveva bevuto troppo, aveva un gran mal di testa.
Dov'erano tutti ? Era già così tardi ?
Poi piano piano si calmò.
Non c'era nessuno in giro, quindi poteva stare tranquilla.
Certo il pensiero che l'avessero vista tutti nuda le metteva un'ansia terribile.
Eppure… a pensarci.
Un po' la eccitava anche.
Si perse per un secondo in una fantasia decisamente poco pudica.
Lo sguardo decisamente ebete.
Poi si ricollegò alla realtà.
Fece mente locale.
Ok, era nuda, culo all'aria, e zinne di fuori.
O trovava i suoi vestiti, o rimaneva così.
Si alzò dal divano e iniziò a vagare per la stanza.
Cercò per terra.
Dietro al divano.
Sul tavolo ancora pieno di roba.
C'era un reggiseno sulla TV, troppo piccolo.
Delle mutande su una sedia, troppo grandi.
Ma che diamine era successo la sera prima ?
Le passò per la mente un'immagine, una sensazione, lei per terra, c'era caldo.
Forse già nuda, forse no.
Smise di pensarci.
Trovò una maglietta sulla grande lampada.
Non era la sua.
Ma era meglio di niente.
La stava annusando per capire se era indossabile quando una voce arrivò dalla porta della cucina.
“Buongiorno bella addormentata”.
Era Simone, un suo caro amico.
“Oh” venne presa alla sprovvista “ciao Simo”.
“Caffè ?”.
“Oddio sì, grazie".
E si andò a sedere al tavolino con la tazza di caffè.
“Quella non la indossi ?” indicando la maglia che teneva in mano.
“No, puzza di cazzo”.
La gettò per terra.
“Se vuoi te ne presto una pulita”.
“No tranquillo, non ci sto così male”.
Poi pensò un secondo.
"A meno che a te non dia fastidio. Cioè, ovvio, sono nel tuo soggiorno nuda. Dio mio, scusa sono una deficiente”.
“Dopo ieri sera vuoi che mi dia fastidio ?”.
Lei lo guardò confusa.
“Ok aspetta, che è successo ieri sera ?”.
Lui ci rimase male.
“Non ti ricordi ? Merda stai bene ? Non ti senti male o nulla ?”.
Lei ancora più confusa.
“N-no no, mi sento benissimo” si toccò anche per il corpo, stava bene “solo molto stanca, perché ? Che è successo ?”.
“Quindi non ti ricordi… te… per terra… in mezzo a tutti”.
Lei sbarrò gli occhi, un flash e una sequenza di ricordi le tornarono in mente.
“Merda…”
Una lunga pausa.
A revisionare quella moltitudine di immagini e sensazioni nella sua testa.
“...sono stata la bambolima sessuale di tutti ?”.
“Eh”.
Ci fu un attimo di silenzio.
“Aspetta eri consenziente vero ? Se no è un casino”.
Lei emise un sospiro quasi di sollievo, aveva pensato a chissà cosa di peggio.
“No no, tranquillo, ero molto consenziente, e ora mi ricordo molto bene”.
Si buttò indietro sulla sedia.
“Merda ora mi ricordo, ecco cos'è questo appiccicaticcio che ho ovunque, mi avranno sborrato addosso in 10”.
Guardò Simone.
E si corresse.
“Mi avete sborrato addosso”.
Lui con una risatina leggermente imbarazzata.
“Già”.
“E sbaglio o Sara mi ha infilato una bottiglia nella vagina ?”.
“E un cetriolo nel culo”.
“Ah sì, pure quello”.
“Ecco perché mi sento allargata”.
“Ti fa male ?”.
“No no, solo… indolenzita, normale dopo una roba così”.
Sbuffò.
Certo che ora la fantasia che aveva avuto poco prima era poco in confronto a quello che aveva fatto veramente.
Poi si rivolse all'amico.
“Ma tu hai dormito? Hai degli occhi”.
Lui rise nervosamente.
“In realtà… no”.
“Simo ma che diamine”.
“Lo sai che non dormo tanto”.
“Un conto è dormire poco, un altro non farlo affatto”.
“Ma si che vuoi che sia”.
“A nanna. Ora!”.
Lui sbuffò.
“Va bene mamma”.
Lo seguì.
Lui sbadigliò.
“Effettivamente un po' di sonno mi sta venendo”.
“Ecco bravo, sarà meglio”.
Entrati in camera vide Sara ancora addormentata nel letto.
Indossava una delle magliette di Simone, le stava come un vestito.
Emma abbassò la voce.
“Ah è qui la maledetta”.
“Si, lei ha fatto un po' più tardi di te”.
“Non mi dire”.
Notò le sue mutandine per terra.
“Quasi quasi quelle gliele rubo… per vendetta” sorrise.
“Fai come ti pare, io penso che muoio ora”.
“Va bene, sogni d'oro angioletto”.
E Simone si mise nel letto accanto a Sara, che percependo la sua presenza subito lo abbracciò.
Emma sorrise nel vederli così teneri.
Poi controllò che avessero entrambi gli occhi chiusi.
Rubò le mutandine di Sara e scappò fuori.
Si chiuse la porta alle spalle.
Parlò tra se e se a bassa voce
"'Così quella maledetta impara a infilarmi roba nella figa”.
Se la massaggiò un attimino.
“Io dico, un cetriolo va anche bene, ma una bottiglia… è pazza”.
Guardò le mutande.
“E ora di queste che me ne faccio ?”.
Si mise a riflettere facendo su e giù per il soggiorno.
“Potrei nasconderle”.
Si guardò intorno.
“Nah non ho voglia di pensare”.
Guardò la porta finestra che dava sul balcone.
Era aperta.
“Potrei lanciarle fuori”.
Uscì sul balcone per guardare in basso.
C'era un giardinetto.
Forse sarebbe stato di cattivo gusto per i poveri vicini.
La brezza le accarezzava la pelle.
Era una sensazione molto piacevole.
Non avrebbe mai pensato che del semplice vento a contatto con il suo intimo potesse essere così soddisfacente.
Alzò lo sguardo.
Poi realizzò.
Per la seconda volta.
Era ancora nuda.
E ora pure in pubblico.
Si abbassò di colpo, nascondendo la mercanzia dentro le gambe.
“Oddio ma che mi prende. Sono completamente rincoglionita oggi”.
Il cuore le batteva forte.
Chiaramente per l'imbarazzo.
Eppure, una parte.
Era emozione.
Eccitazione.
“Cazzo… mi piace”.
Afferrò le aste della ringhiera e si guardò intorno.
Gli altri balconi erano vuoti.
C'erano panni stesi.
Piante appese.
Finestre aperte.
Ci penso qualche attimo.
Poi prese coraggio e si alzò in piedi, appoggiandosi alla ringhiera.
Il cuore in gola.
Non aveva mai provato un'emozione tale.
Continuava a guardarsi in giro.
La paura di essere vista.
L’emozione del rischio.
Un rivolo bagnato le percorse la coscia.
Era ufficialmente eccitata dalla cosa.
E non poco.
Si portò una mano alla vagina, le labbra erano gonfie e bagnate.
“Porca troia”.
Poggiò le due dita e aprì leggermente.
Le inserì per bagnarle.
Poi si spostò sul clitoride, e iniziò a massaggiare lentamente.
Si inarcò piano in avanti, fino ad appoggiarsi completamente contro la ringhiera.
Le gambe aperte, i piedi tenuti leggermente sulle punte.
Il cuore le stava per esplodere.
Stava ansimando come non le era mai successo.
Si colpo una voce dietro di lei.
“Ma quanto cazzo puoi essere arrapata per fare una cosa del genere ?”.
Per lo spavento le gambe le cedettero senza preavviso.
Cadde con le gambe chiuse sulle mattonelle.
Il sangue gelato.
Si girò.
Sara.
“Tu…”.
“Hai finito di sgrillettarti in pubblica piazza pervertita ?”.
Emma sorrise, un sorriso malevolo
Sara confusa.
“Eh ?”.
“Tu, bastarda di una nanetta”.
Si alzò in piedi e le corso addosso.
“Ehi ma che…”.
La placcò di peso e la gettò sul divano.
“Emmaaa ma che faaai”.
Si sputò sulle dita e gliele infilò nella figa.
“Così impari a infilarmi una bottiglia maledetta”.
Sara scoppiò a ridere.
“Ahahahaha per quello ?”
“Stai zitta soffri”.
“E il cetriolo nel culo ?”.
Si fermarono un secondo.
“Quello è stato carino”.
“Ahahahahah puttanella".
Riprese a trafiggerle la passera.
“E tu una stronza”.
E le infilò l'intero pugno dentro.
“Pensi basti la tua manina per farmi sentire qualcosa”.
“Ah e poi sono io la puttanella ?”.
Sara continuando a ridere le puntò il piede in faccia per provare a spingerla via.
Lei gli afferrò la gamba e la spinse in alto, aprendole ancora di più le gambe.
Iniziò una colluttazione in cui inevitabilmente finirono entrambe a ridere come deficienti.
Dopo qualche minuto erano sdraiate sul divano, stanche e sudate, ansimanti, non dal piacere questa volta.
Emma le diede un ultima pacca sulla patata.
“Ahi” fece una risatina “hai finito ?”.
“Forse”.
“Vieni qui deficiente”.
Sara aprì le braccia.
Emma la guardò male, ancora imbronciata.
“Dai, non farti pregare”.
Ancora imbronciata Emma si avvicinò all'amica, la guardò male e poi si adagiò nel suo abbraccio.
Sara era così più bassa che l'intera testa dell'altra ragazza le copriva completamente il petto.
La abbracciò facendole delle carezza sulla schiena e sul capo.
“Comunque scusa, ti ho fatto male ?”.
“No, non male, sono indolenzita”.
“Allora vedilo come un allenamento”.
“Si ma almeno chiedi la prossima volta”.
“Hai ragione scusa, è che eravamo tutti presi dal momento, dal flow sai”.
“Il flow ?”.
“Si il flow”.
“Il flow del scopiamo la nostra amica fino a farle perdere i sensi ?”.
“Ahahaha esagerata”.
Le accarezzò la guancia, e le diede un bacino sulla fronte.
“Non ti è piaciuto ? Dico tutto” chiese più seria, genuinamente preoccupata.
Emma non rispose subito.
Poi emise una leggera risatina.
“No, mi è piaciuto, sinceramente era un mio desiderio”.
Pensò un attimo.
“Mi preoccupa più come mi hanno visto gli altri, insomma alcuni non li conoscevo nemmeno così bene, ora mi conoscono come quella zoccola che si fa scopare da 10 cazzi insieme”.
“Ma che te ne frega di quello che pensano gli altri”.
“Lo sai che me ne frega sempre”.
“Senti” le schiacciò le guance “ti è piaciuto ?”.
“Si”.
“Quanto ? Senza pensare a quello che potrebbero pensare e bla bla bla”.
Si fece pensierosa.
“Ok ferma, chiudi gli occhi, pensa di nuovo alla scena, tu tenuta sollevata da uno, un cazzo nella figa, un cetriolo nel culo, io che ti tocco le tette, gli altri che ti guardano con il cazzo in mano".
“Merda, mi fai bagnare di nuovo così”.
“Quindi ?”.
“Porca troia lo rifarei anche subito”
“Ecco visto, ora hai qualche ripensamento ?”..
“Più cazzi la prossima volta ?”.
“Ahahahah 10 non ti sono bastati ?”.
“Non è il numero che conta, è la varietà”.
“Preferisco questo ragionamento a quello di prima”.
Un attimo di silenzio, di calma.
Poi a Emma venne un dubbio.
“Ma a te non dà fastidio che c'era anche Simone ?”.
“Tesoro, ti ricordo che prima della bottiglia tra le tue gambe c'era la mia lingua” rise.
“Ah, vero”.
“Comunque no, non è mica tradimento se lo so. Anzi pensa che quel patatino non voleva nemmeno partecipare per rispetto nei miei confronti, sono stata io a convincerlo. E penso che alla fine gli sia piaciuto eccome”.
“E poi l'hai spompato pure te”.
“Beh ovvio, dopo tutta quell'azione ero bagnatissima, ne avevo bisogno”.
In quel momento una lampadina le si accese in viso.
“A proposito, hai visto le mie mutande in giro ?”.
Emma le aveva ancora in mano.
Le guardò
Guardò Sara.
Si guardano un buon secondo intero.
Zitte.
Sara confusa.
Poi Emma di colpo se le mise in bocca.
Sara guardò completamente stordita.
Le tirò fuori dalla bocca, tutte sbavate.
“Oh eccole”.
“Tra poco uso la tua faccia come mutanda”.
“Provaci, se vuoi il round 2 ci sto”.
“Dopo, sono ancora distrutta dal primo”.
“Debole”.
Gli tirò in viso le mutande sbavate.
“Ma porca troia che schifo dai”.
“Dovevo vendicarmi in qualche modo”.
“Non potevi infilare anche a me una bottiglia nella figa ?”.
“No, ti piacerebbe”.
“Hmm, vero”.
“Però dai che schifo ora non ho delle mutande”.
“Io non trovo più nessun mio vestito”.
“Per questo vai in giro nuda come una pervertita ?”.
"Sì, e anche perché sono una pervertita”.
“Ah, un'ammissione, inaspettato”.
Ci fu un attimo di silenzio.
Poi Sara riprese la parola.
“Mi spieghi questa cosa infatti ?”.
“Cosa ? Che sono una pervertita ?”.
“Beh si, ma nello specifico lo sgrillettarsi in pubblica piazza”.
“Eh, un casino”.
“Perché ?”.
“Perché mi è piaciuto un botto”.
“Un botto ?”.
“Si Sara si, mi vergogno, ma mi ha eccitato come non mai, ero bagnata come… boh non lo so, una piscina”.
“Una piscina è tanto bagnata”.
“Capisci la gravità ?”.
“Beh basta non farlo, sai che se ti beccano è illegale”.
“E tu pensi che ora che ho provato io riesca a trattenermi, tu l'hai detto sono una pervertita”.
Ora quasi disperata.
Sara le accarezzò il capo.
“Su su, poteva andare peggio”.
“Tipo ?”.
“Boh, necrofilia".
Emma guardò male l'amica.
“Un po' eccessivo”.
“Si, e molto peggio”.
“Vero”.
Rimasero in silenzio per un po'.
Emma ferma, mogia, appoggiata sull’amica.
Questa intanto le scompigliava i capelli crespi.
“Quindi sei un esibizionista ora ?”.
“A quanto pare”.
Di nuovo silenzio.
“Vuoi guardarmi mentre mi sgrilletto sul balcone ?”.
Silenzio…
“Posso infilarti una bottiglia ?”.
“No”.
“Hmm. Un cetriolo nel culo ?”.
Un attimo di silenzio, il volto impassibile, quasi deluso.
“Va bene”.
Lo sguardo di Sara si accese.
“Yayy, vado a prendere un preservativo”.
“E non dimenticare il lubrificante” urlò.
“E poi sono io quella strana...”.
di
FireBunny
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