Anita_parte prima

scritto il 2026-10-22 tempo di lettura 4 min

di
genere
prime esperienze
cura
A−

UNA CENA NATALIZIA AZIENDALE

Le sedevo di fronte: Anita dell’amministrazione personale, un po’ oltre i quaranta, come me.
Il vino, un po’ troppo, mi ha fatto diventare troppo sciolto: comincio con un piede a giocare coi suoi polpacci e a salire fino al ginocchio.
Nessuno vede, ridiamo tutti, lei compresa. Molto forte.
Cerco di forzare tra le cosce ma le tiene chiuse, strette. Mi dà anche uno scappellotto. Sto esagerando? Una collega, tra le più serie, sposata e posata, non ha mai civettato con nessuno e, anche se mi è simpatica, mi è sembrata sempre fredda, sostenuta.
All’improvviso, le schiude e il mio piede si infila sotto la gonna, scivola fino all’inguine. Mi sembra di percepire una mutandina di pizzo a contatto diretto con la mia calza. Giro un po' con il piede, poi la guardo fisso e sorridendo le chiedo muto ma compitando nitido con le labbra: “Autoreggenti?”. Annuisce e, mentre spingo con il ditone in quella carne morbida, lei alza gli occhi e si morde il labbro. Poi ride.
Mi è venuto duro e dai suoi occhi brillanti capisco che anche a lei ha fatto effetto.
Non si può andare oltre.
È sposata, l'ho detto, e sua sorella, collega al commerciale, la guarda severa dal posto vicino come se avesse capito che sta combinando qualcosa.
La cena finisce e siamo tutti fuori a gridare le ultime battute.
Piove. Poco ma piove.
Dico: “Andiamo a casa o ci bagniamo” e la sorella, maliziosa: “Per lei è troppo tardi, ormai.”
Ma nessun altro capisce.

UN CONTROLLO SULLA NOTA SPESE

Il giorno appresso mi entra in ufficio. Sono il direttore industriale, ho una stanza solo per me e non è neppure vetrata.
Vuole controllare alcuni dettagli della mia nota spese. Un pretesto, lo sappiamo entrambi.
Mi piace: ha un vestito di maglia di lana testa di moro che le dà forma dietro e al seno, non troppo lungo ma neppure volgare: un’impiegata dell’amministrazione deve mantenere un look. Gli occhiali aggiungono sapore, ieri sera aveva le lenti ma così è una nota eccitante.

Aggira la scrivania e si mette in piedi accanto a me per poter leggere insieme i fogli che ha portato. È spontanea e casuale e così vicino sento, sotto il suo profumo, odore di femmina, un misto di sudore, umori e sapone.
Non perdo tempo, non potremo stare troppo a fingere di lavorare: le colleghe, e le sorelle, sono malpensanti.
Appoggio la mano alla coscia, nella parte posteriore e risalgo con una carezza. Seta.
“Hai di nuovo le autoreggenti?”
“Sì”
Salgo ancora. Sento la striscia di pizzo e poi la carne nuda. Accarezzo spingendomi sulla natica e dopo al centro. Un’altra erezione.
“Ieri ti sei bagnata?”
Esita, poi quasi un sussurro:
“Sì”
“Non per la pioggia?”
“No. Proprio no”
“Eri eccitata?”
Esita ancora e sospira a bassa voce:
“Molto”
“Hai assalito tuo marito?”
”Non l’ho quasi salutato. Sono corsa in bagno ad asciugarmi”
“E a toccarti”
“No! Ne avevo voglia ma non mi piaceva che quella sensazione finisse. Sono rimasta sveglia, a pensare, a immaginare”
“Cosa?”
“Quello che avresti fatto se non ci fossero stati tutti”
La mano è sulle mutandine. Sento il pizzo e soprattutto sento bagnato come se se la fosse fatta addosso.
“Lo faccio ora!”
Con l'indice e il medio scivolo, sopra le mutande lungo la fica, così lubrificata che ho paura non riesca a sentirmi. Ma un mugolio trattenuto mi dice che faccio effetto. Si piega un po’ e divarica le gambe. Scosto il bordo e passo sotto. Fradicia. Allargo le labbra mentre scorro con le dita fino al clitoride. Accarezzo e schiaccio, pizzico e struscio. Non mollo il grilletto mentre con due dita entro dentro e inizio a pompare. Lei non dice più nulla, ma respira con affanno. Non ci vuole molto perché ruoti come ieri gli occhi, senza scherzare ora, stringa le cosce ed emetta un rumore sordo come un animale in agonia.
“Sei venuta?”
"Terribilmente sì"
“Ora mi lasci in queste condizioni?” indico la tenda eretta tra i pantaloni.
“Devo andare o capiranno tutti”
“Torna stasera fuori orario. Avverti che dobbiamo parlare del budget"
“Forse”
Sorride, mi schiaccia un occhio attraverso la montatura pesante, schiocca un bacio silente e va via.
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