Ep 3 Jhonny Love: Attenzione, borseggiatori!

scritto il 2026-10-17 tempo di lettura 11 min

di
genere
gay
cura
D−

Era finalmente arrivato il giorno libero per Jhonny e la calda mattina estiva di Rovente lo accolse con un silenzio quasi magico. Quando aprì gli occhi tra le lenzuola sottili, la luce del sole filtrava già abbondante dalle persiane accostate. Lo zio Antonio era uscito presto per andare a lavorare, lasciando la casa tutta per lui.
Senza alcuna fretta di alzarsi, Jhonny si stiracchiò pigramente sul letto. Con un gesto lento fece scivolare via le coperte e si sfilò gli unici indumenti che indossava, restando completamente nudo sulla stoffa fresca dei lenzuoli. I suoi occhi chiari si chiusero mentre le mani iniziavano a vagare sul proprio corpo liscio.
Con le dita afferrò i capezzoloni rosei, pizzicandoli e stuzzicandoli con dolcezza finché non si fecero turgidi ed eretti. Un sospiro caldo gli sfuggì dalle labbra mentre la mano scendeva più in basso, stringendo l'asta del suo cazzo che non ci mise molto ad animarsi, diventando dritto e gocciolante di liquido trasparente sulla punta.
Jhonny portò due dita alla bocca, leccandole con cura per bagnarle di saliva calda. Poi, inarcando leggermente il bacino sul materasso, fece scivolare la mano dietro e iniziò ad accarezzare la fessurina del suo buchetto, strofinandola con cerchi lenti e delicati per prepararla. Sfruttando la lubrificazione, spinse il primo dito all'interno, seguito subito dopo dal secondo, facendoli entrare ed uscire con un ritmo morbido e cadenzato. Il piacere gli strappò un piccolo gemito di pura estasi: non c'era niente di meglio che iniziare una giornata di riposo prendendosi cura di sé e godendo di quell'eccitazione senza freni.
Jhonny continuava a godere sul letto, muovendo le due dita dentro il suo buchetto e toccandosi nei punti più sensibili con l'altra mano. In quel momento di puro piacere, il cellulare posato sul comodino iniziò a squillare. Lo schermo mostrava il nome dello zio Antonio.
Sapendo che uno squillo a quell'ora significava solitamente un'emergenza, Jhonny allungò un braccio per afferrare il telefono e rispondere, senza però smettere di far scivolare il dito dentro la sua fessurina calda.
«Pronto, Jhonny?» esclamò la voce dello zio dall'altro capo del filo. «Ascoltami bene, c'è un problema. Ho dimenticato sul tavolo della cucina quel pacco urgente che dovevo assolutamente spedire stamattina. Devi andare subito all'ufficio postale prima che chiuda per la pausa pranzo!»
Jhonny, con le gambe ben divaricate sul letto, il cazzo completamente impennato e il dito che continuava a muoversi a ritmo lento, cercò di trattenere i gemiti mentre rispondeva.
«Sì... zio... sì... ah, ah... certo... sì, zietto... ci vado subito...» ansimò piano, cercando di mantenere un tono credibile al telefono.
«Tutto bene? Ti sento affannato» chiese lo zio sospettoso.
«Ho...ho appena finito di fare degli addominali sul letto. Vado subito, non preoccuparti,» liquidò rapido Jhonny prima di chiudere la chiamata.
Staccato il telefono e stritolato l'ultimo sospiro di godimento, il ragazzo si sfilò il dito dal culo con un leggero schiocco e si alzò controvoglia dal letto. La voglia di restare a dormire o a giocare con il proprio corpo era molta, ma non poteva deludere lo zio.
Dato il caldo umido che c'era all'esterno, decise di vestirsi al minimo indispensabile: indossò unicamente un piccolo tanga giallo acceso legato con i laccetti laterali, una canotta molto larga a righe che gli lasciava scoperti i fianchi e il petto ogni volta che si muoveva, e un paio di infradito ai piedi. Preso il pacco dal tavolo, chiuse la porta di casa ed uscì sotto il sole cocente per incamminarsi verso la fermata del bus, l'unico mezzo disponibile per raggiungere in tempo l'ufficio postale di Rovente.
Jhonny arrivò all'ufficio postale appena in tempo, consegnò il pacco all'operatore allo sportello e, svolta la commissione per lo zio, s'incamminò verso la fermata del bus per fare ritorno a casa.
Quando il mezzo pubblico accostò e le porte si aprirono, il bus si presentava già decisamente affollato. Jhonny salì e trovò un varco al centro della corsia, posizionandosi in piedi e afferrando saldamente uno dei pali metallici di sostegno.
Alla fermata successiva, coincideva l'orario di uscita da diversi cantieri e fermi lavoro della zona: una grande quantità di uomini salì a bordo in pochi istanti. La calca aumentava a vista d'occhio e lo spazio si ridusse drasticamente. Jhonny si ritrovò bloccato al centro dell'autobus, cinto e pressato da ogni parte: operai, ragazzi e lavoratori di ogni provenienza e stazza riempivano il corridoio, ammassandosi l'uno contro l'altro. L'ambiente all'interno del mezzo divenne in breve tempo saturo di calore corporeo, odore di sudore e presenza maschile.
Nella confusione e nei continui scossoni del bus ad ogni curva o frenata, Jhonny percepiva chiaramente i corpi addossati al suo, con diversi contatti e mani che lo sfioravano involontariamente e non. Tra i movimenti della folla, sentì con certezza una mano posarsi con decisione sul suo gluteo e palpeggiarlo, ma la stretta e la densità della calca gli rendevano del tutto impossibile girarsi o allontanarsi.
Direttamente davanti a Jhonny si trovava un uomo sulla cinquantina, non molto alto, con la pelle del viso visibilmente abbronzata dal lavoro all'aperto, in forte contrasto con i capelli chiari e la semplice maglietta bianca. La differenza di altezza faceva sì che il suo volto si trovasse esattamente all'altezza del petto del ragazzo.
Ad ogni curva e ad ogni sobbalzo del bus, la pressione della folla spingeva l'uomo sempre più a ridosso di Jhonny. Un ennesimo scossone fece scivolare la spallina della canotta larga a righe, lasciando del tutto scoperto il suo capezzolo roseo. Poco dopo, un'improvvisa frenata del mezzo provocò un'ondata generale di movimento tra i passeggeri: spinto da dietro dalla calca di uomini, Jhonny si sbilanciò in avanti, e il suo capezzolo finì direttamente a contatto con la bocca del cinquantenne.
Incastrato com'era tra le persone alle sue spalle, per Jhonny era impossibile arretrare o allontanarsi. L'uomo, colto di sorpresa ma senza ritrarsi, iniziò a muovere la lingua, stuzzicando il capezzolo con un tocco caldo e umido che fece salire immediatamente la tensione e l'eccitazione in quel passaggio così stretto dell'autobus.
L'uomo si staccò lentamente dal petto di Jhonny e gli rivolse un sorriso malizioso, farfugliando qualche parola di scusa con tono sornione, mentre una scia lucida di bava ricopriva il capezzolo del ragazzo, ormai diventato turgido e reattivo per la stimolazione. Jhonny, con un sospiro, si risistemò la spallina della canotta a righe sulla spalla.
Alla fermata successiva le porte si aprirono di nuovo e un altro gruppo di lavoratori salì a bordo, rendendo l'ambiente ancora più saturo e opprimente. Proprio in quel momento di calca estrema, Jhonny avvertì una strana sensazione: sfiorandosi il fianco sotto la canotta, si rese conto che la stoffa del tanga non c'era più. Un soffio d'aria fresca gli accarezzò le chiappe e la fessurina del culo, ancora calda per il massaggio intimo di quella mattina.
Sollevando leggermente il bordo della canotta con la mano libera, ebbe la conferma: gli avevano sfilato via il tanga giallo senza che se ne accorgesse.
Sorpreso, si rivolse all'uomo abbronzato davanti a lui: «Credo di essere stato borseggiato...»
L'uomo lo guardò perplesso: «In che senso, ragazzo? Ti hanno rubato il portafogli?»
«No... il tanga.»
«Non capisco, ragazzo... cosa ti avrebbero rubato?» insistette l'uomo, aggrottando le sopracciglia.
Per farsi capire senza ombra di dubbio, Jhonny sollevò del tutto la canotta proprio davanti al viso dell'uomo, mostrandogli il bacino completamente nudo e il pene floscio libero da qualsiasi indumento.
Gli occhi dell'uomo si spalancarono e si riempirono subito di malizia. In quel preciso istante, l'autobus piantò un'altra frenata brusca, spingendo di nuovo Jhonny in avanti. L'uomo abbronzato non se lo fece ripetere due volte: lo accolse a braccia aperte, sporgendo la lingua per leccargli avidamente il capezzolo semi scoperto e affondando una mano ruvida direttamente sul gluteo nudo del ragazzo, convinto che si stesse mettendo in mostra per lui.
Nello stesso momento, dalla calca alle spalle di Jhonny, un dito bagnato scivolò lungo la fessurina scoperta e iniziò a penetrargli piano nel buchetto.
Jhonny sussultò, lasciando uscire un gemito ansimante: «Ma... cosa sta succedendo...»
L'uomo abbronzato, sentendolo ansimare così vicino al suo orecchio e vedendolo immobile, si convinse ancora di più che il ragazzo stesse godendo da matti per le sue attenzioni.
L'uomo cinquantenne strinse con forza la chiappa nuda di Jhonny, senza sapere che quella stretta stava divaricando leggermente le natiche e agevolando l'ingresso del dito sconosciuto alle spalle del ragazzo. Il dito penetrò a fondo nella fessurina, muovendosi con decisione prima di essere sfilato con uno schiocco bagnato.
Subito dopo, al suo posto, subentrò qualcos'altro di ben più grosso e caldo. Sfruttando la dilatazione e la lubrificazione rimaste dall'autoerotismo della mattina, la cappella di una carne tesa e rigida si fece strada nel buchetto di Jhonny con sorprendente facilità, scivolando dentro fino in fondo.
Jhonny sussultò, lasciando scappare un debole «Ah... sì...» che risuonò soffocato nel rumore del motore dell'autobus.
L'uomo abbronzato davanti a lui interpretò quel sospiro come un chiaro invito. Sorridendo con malizia, afferrò la mano libera di Jhonny e la guidò rapido all'interno dei propri pantaloni e degli slip, facendo avvolgere le dita del ragazzo attorno al suo cazzo, ormai duro, caldissimo e madido di umidità.
La situazione nel centro del bus divenne paradossale: l'uomo cinquantenne continuava a leccargli il capezzolo turgido e a strofinare con foga la propria asta rigida contro la mano di Jhonny, del tutto ignaro del fatto che, alle spalle del ragazzo, uno sconosciuto stesse sfruttando la calca e la confusione dei passeggeri per scoparselo di nascosto con affondi continui e silenziosi ad ogni sobbalzo del mezzo.
Lo sconosciuto alle spalle di Jhonny s’irrigidì improvvisamente, spingendo a fondo un’ultima volta prima di scaricare un’abbondante e calda dose di sborra direttamente all'interno del suo culo. La sensazione di pienezza e il calore dell'eiaculazione interna, uniti alla stimolazione che stava ricevendo sul petto e sulla mano, furono così forti che Jhonny venne in silenzio, senza neanche bisogno di toccarsi, schizzando la sua sborra contro l'interno della canotta a righe e gocciolando a terra.
Pochi istanti dopo, anche l'uomo abbronzato davanti a lui raggiunse l'orgasmo con un gemito soffocato, sborrando copiosamente nelle proprie mutande e imbrattando la mano di Jhonny che glielo stava impugnando.
Soddisfatto, lo sconosciuto dietro di lui si ricompose rapidamente, rimettendosi il cazzo bagnato dentro i pantaloni insieme al tanga giallo di Jhonny — che si era infilato in tasca come trofeo — per poi sparire indisturbato tra la folla dei passeggeri. L'uomo cinquantenne, improvvisamente colto da un pizzico di imbarazzo dopo aver scaricato la tensione, si voltò dall'altra parte facendo finta di niente.
Jhonny, ancora accaldato, ansimante e con le gambe tremanti per l’orgasmo, si rese conto proprio in quel momento che l'autobus stava accostando alla sua fermata. Sfruttando l'apertura delle porte, si fece strada a fatica tra la calca e scese a terra, respirando l'aria calda di Rovente.
Sulla via di casa s'incamminò a passo lento, sentendo lo sperma che gli colava leggermente tra le cosce. Varcata la soglia, trovò lo zio Antonio già rientrato dal lavoro per la pausa pranzo.
«Sono tornato, zio... vado subito a farmi una doccia,» disse Jhonny provando a mantenere un tono di voce neutro.
Lo zio Antonio, vedendolo così rosso in viso e madido di sudore, gli chiese incuriosito: «Ma c'era così tanta gente sul bus? Sei completamente stravolto!»
«Sì, un affollamento incredibile...» rispose il ragazzo avviandosi verso la scalinata.
Mentre Jhonny saliva i gradini verso il piano di sopra, la canotta larga a righe si sollevò leggermente a ogni passo. Lo zio, rimasto ai piedi delle scale a fissarlo con uno sguardo tra il sorpreso e l'imbarazzato, non poté fare a meno di notare le chiappe nude del nipote, rendendosi conto che sotto quella maglia non indossava assolutamente alcun tipo di intimo.
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