La prima volta non si scorda mai. Pt2
scritto il 2026-10-12 tempo di lettura 4 min
di
Goodkey91
genere
prime esperienze
cura
D+
La sera prima eravamo nel letto e Sara era un po' strana, più silenziosa rispetto ai suoi standard. Io esordii con:
"Sara, cosa ti turba? Non eri tu che volevi replicare?"
Mi guardò con aria perplessa e rispose:
"Non lo so Marco, la cosa è eccitante ma non so cosa aspettarmi."
La tranquillizzai dicendole che, se la situazione non ci fosse piaciuta, ce ne saremmo andati via subito. Non era del tutto convinta della mia risposta, così cominciammo a fantasticare su quello che sarebbe potuto accadere. Le infilai una mano in mezzo alle cosce così lisce e trovai un lago; sapevo già che si sarebbe e*citata e ne approfittai per assaggiare quella fi*a così saporita e succosa.
La sera stessa, durante il tragitto in macchina, l'aria era elettrica. Sara era tutta in tiro col suo bel tacco 12 e un vestitino leggermente scollato davanti che faceva intravedere il seno, il tutto completato da reggicalze e un rossetto acceso sulle labbra: era entrata proprio nella parte. Le dissi che si era immedesimata davvero bene nel ruolo della troiet*a.
Abbassai la zip e le chiesi:
"Vuoi fare un po' di riscaldamento?"
Come al solito non si tirò indietro e cominciò a spom*inarmi come solo lei sapeva fare. Quella lingua intorno alla mia cap*ella rischiò di farci finire fuori strada, ma dopo lo spavento riuscii ad esploderle in bocca tutto il mio succo.
Entrammo nel club; sembravamo dei ragazzini il giorno di Natale. L'aria era calda e appiccicosa, la musica era alta e le luci si riflettevano sui nostri visi. La cosa che mi colpì più di tutte fu l'atmosfera intensa che si respirava: da qualche parte nel locale l'evento era già nel vivo.
Ci sedemmo su un divanetto e guardammo la folla ballare. Vidi un gruppo di M*LF scosciate che si strusciavano come forsennate addosso a tre ragazzi di colore: chissà com'erano contenti di aver già trovato le loro prede. Il pensiero che anche Sara potesse buttarsi in mezzo a quei cacciatori fece tornare il mio ca*zo bello duro e pulsante.
Sara, invece, era immobile, quasi spaesata. Per rompere il ghiaccio le chiesi se volesse bere qualcosa. Al terzo bicchiere incominciai a capire che si stava sciogliendo: con una scusa la presi per mano e unimmo i passi verso le stanze più appartate.
Entrammo in un corridoio pieno di porte: l'odore di sesso e i gemiti di donne e uomini riecheggiavano nelle nostre orecchie. Entrammo in una stanza a caso e la scena che ci trovammo davanti agli occhi ci lasciò senza parole.
Una di quelle M*LF che avevo visto in pista da ballo se la stava spassando con i tre ragazzi con cui aveva ballato: due erano dietro di lei e la stavano prendendo con una doppia pene*razione, mentre l'altro le aveva infilato il caz*o in bocca. Sembrava uno di quei film che tanto mi piaceva guardare. La donna sembrava quasi in trance e, nonostante avesse la bocca occupata da quell'uc*ello enorme, le sue grida di piacere riempivano la stanza.
Sara si congelò: il suo viso, di solito così espressivo e sorridente, era diventato impenetrabile. Ci sedemmo a goderci lo spettacolo; i tre ragazzi erano instancabili e la loro preda sembrava chiederne sempre di più.
Il tutto finì con una sbor*ata dietro l'altra, lasciando la mil*ona completamente ricoperta di spe*ma. Lei si ricompose un attimo e se ne andò. Anche il trio si avviò verso l'uscita e notò Sara: vidi i loro sguardi concentrarsi tutti su di lei, ma Sara fece finta di niente, non sentendosi ancora pronta per una situazione del genere.
Una volta che la stanza si fu svuotata, incominciammo a limonare. Le sue mani finirono subito al punto giusto e il suo vestitino si sollevò, mostrando quelle chia*pe favolose che tanto adoravo... fino a quando mi bloccai di colpo. Intravidi dall'altra parte della stanza un uomo in penombra, seduto su una sedia, che ci fissava.
Sara seguì il mio sguardo fisso su quel punto e l'uomo si alzò di scatto: stava aspettando solo che noi lo notassimo. Si avvicinò a noi con passo sicuro e con grande cortesia si presentò:
"Piacere, Nicola," disse con voce tranquilla e profonda.
Nicola era un uomo sulla quarantina, spallato e muscoloso, con indosso una camicia semiaperta che mostrava due pettorali enormi, abbinata a un pantalone elegante.
In quel momento, guardandolo, gli occhi di Sara si accesero: conosco bene quello sguardo da t*oia che le esce ogni volta che facciamo sesso.
(A breve arriverà il capitolo finale, apprezzerei commenti e opinioni su come migliorare il testo)
"Sara, cosa ti turba? Non eri tu che volevi replicare?"
Mi guardò con aria perplessa e rispose:
"Non lo so Marco, la cosa è eccitante ma non so cosa aspettarmi."
La tranquillizzai dicendole che, se la situazione non ci fosse piaciuta, ce ne saremmo andati via subito. Non era del tutto convinta della mia risposta, così cominciammo a fantasticare su quello che sarebbe potuto accadere. Le infilai una mano in mezzo alle cosce così lisce e trovai un lago; sapevo già che si sarebbe e*citata e ne approfittai per assaggiare quella fi*a così saporita e succosa.
La sera stessa, durante il tragitto in macchina, l'aria era elettrica. Sara era tutta in tiro col suo bel tacco 12 e un vestitino leggermente scollato davanti che faceva intravedere il seno, il tutto completato da reggicalze e un rossetto acceso sulle labbra: era entrata proprio nella parte. Le dissi che si era immedesimata davvero bene nel ruolo della troiet*a.
Abbassai la zip e le chiesi:
"Vuoi fare un po' di riscaldamento?"
Come al solito non si tirò indietro e cominciò a spom*inarmi come solo lei sapeva fare. Quella lingua intorno alla mia cap*ella rischiò di farci finire fuori strada, ma dopo lo spavento riuscii ad esploderle in bocca tutto il mio succo.
Entrammo nel club; sembravamo dei ragazzini il giorno di Natale. L'aria era calda e appiccicosa, la musica era alta e le luci si riflettevano sui nostri visi. La cosa che mi colpì più di tutte fu l'atmosfera intensa che si respirava: da qualche parte nel locale l'evento era già nel vivo.
Ci sedemmo su un divanetto e guardammo la folla ballare. Vidi un gruppo di M*LF scosciate che si strusciavano come forsennate addosso a tre ragazzi di colore: chissà com'erano contenti di aver già trovato le loro prede. Il pensiero che anche Sara potesse buttarsi in mezzo a quei cacciatori fece tornare il mio ca*zo bello duro e pulsante.
Sara, invece, era immobile, quasi spaesata. Per rompere il ghiaccio le chiesi se volesse bere qualcosa. Al terzo bicchiere incominciai a capire che si stava sciogliendo: con una scusa la presi per mano e unimmo i passi verso le stanze più appartate.
Entrammo in un corridoio pieno di porte: l'odore di sesso e i gemiti di donne e uomini riecheggiavano nelle nostre orecchie. Entrammo in una stanza a caso e la scena che ci trovammo davanti agli occhi ci lasciò senza parole.
Una di quelle M*LF che avevo visto in pista da ballo se la stava spassando con i tre ragazzi con cui aveva ballato: due erano dietro di lei e la stavano prendendo con una doppia pene*razione, mentre l'altro le aveva infilato il caz*o in bocca. Sembrava uno di quei film che tanto mi piaceva guardare. La donna sembrava quasi in trance e, nonostante avesse la bocca occupata da quell'uc*ello enorme, le sue grida di piacere riempivano la stanza.
Sara si congelò: il suo viso, di solito così espressivo e sorridente, era diventato impenetrabile. Ci sedemmo a goderci lo spettacolo; i tre ragazzi erano instancabili e la loro preda sembrava chiederne sempre di più.
Il tutto finì con una sbor*ata dietro l'altra, lasciando la mil*ona completamente ricoperta di spe*ma. Lei si ricompose un attimo e se ne andò. Anche il trio si avviò verso l'uscita e notò Sara: vidi i loro sguardi concentrarsi tutti su di lei, ma Sara fece finta di niente, non sentendosi ancora pronta per una situazione del genere.
Una volta che la stanza si fu svuotata, incominciammo a limonare. Le sue mani finirono subito al punto giusto e il suo vestitino si sollevò, mostrando quelle chia*pe favolose che tanto adoravo... fino a quando mi bloccai di colpo. Intravidi dall'altra parte della stanza un uomo in penombra, seduto su una sedia, che ci fissava.
Sara seguì il mio sguardo fisso su quel punto e l'uomo si alzò di scatto: stava aspettando solo che noi lo notassimo. Si avvicinò a noi con passo sicuro e con grande cortesia si presentò:
"Piacere, Nicola," disse con voce tranquilla e profonda.
Nicola era un uomo sulla quarantina, spallato e muscoloso, con indosso una camicia semiaperta che mostrava due pettorali enormi, abbinata a un pantalone elegante.
In quel momento, guardandolo, gli occhi di Sara si accesero: conosco bene quello sguardo da t*oia che le esce ogni volta che facciamo sesso.
(A breve arriverà il capitolo finale, apprezzerei commenti e opinioni su come migliorare il testo)
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