La prima volta non si scorda mai. Pt3
scritto il 2026-10-13 tempo di lettura 5 min
di
Goodkey91
genere
prime esperienze
cura
F
"Prima volta qui?" chiese, anche se già conosceva la risposta. Ci raccontò che era un abitué di quel posto e che di solito preferiva starsene per i fatti suoi, a meno di eccezioni.
La serata proseguì tra chiacchiere e qualche altro bicchiere di vino, e l'atmosfera incominciò a sciogliersi. Nicola si alzò per sgranchirsi le gambe e Sara mi guardò negli occhi come per implorarmi. Feci un cenno con la testa e anche lei si alzò in piedi. In un attimo si lanciò su di lui, e le mani dell'uomo iniziarono a palpare quel cu*o tanto sognato dai ragazzi del paese.
Mi sentivo spaesato e mi bloccai nel vedere quella scena. Stavo divampando dalla gelosia, ma il mio ca*zo era diventato di ferro nel vedere quei due esplorarsi a vicenda: alla faccia della donna dai grandi valori, pensai.
Le loro lingue si intrecciarono più e più volte e Nicola, preso dall'enfasi, infilò un dito nel buchetto del cu*o di Sara, che tirò un gemito. Lei non si fece attendere e abbassò la zip dei pantaloni di lui: ne uscì uno dei ca*zi più grossi mai visti, grande quanto una lattina di Coca-Cola, con una ca*pella rossa e pulsante pronta a fare felice la mia dolce metà.
Ci mise poco a mettersi in ginocchio e incominciare a spom*inare quel pezzo di marmo. Si mise a ridere ed esclamò:
"Non riesco neanche a prenderlo tutto talmente è grosso!"
Lui incominciò ad accompagnare la testa di lei a ogni movimento, cercando di farlo entrare il più possibile nella sua gola; un rivolo di saliva incominciava a uscire dalla sua bocca e a bagnarle i s*ni ormai completamente scoperti.
Non sapevo come comportarmi. Sapevo che fosse sempre stata focosa, ma mai avrei immaginato una roba del genere: la rabbia pulsava nella mia testa, ma il sangue che arrivava al mio me*bro pulsava ancora di più.
Tirai fuori il mio uccel*o e iniziai a toccarmi. Sara vide la scena, si girò di nuovo verso Nicola e gli disse:
"Fammi tua."
In un lampo fu a pec*rina, con Nicola che strusciava il suo arnese sulle grandi labbra. Entrò piano piano per gustare quel momento fino in fondo, e le urla di piacere della mia compagna non si fecero attendere.
Dio, che visione celestiale! Quel toro da monta continuava a pom*are Sara con un ritmo forsennato; lei continuava a chiederne di più e a muoversi avanti e indietro. Cambiarono posizione, con lei sopra che si faceva impalare, così colsi l'occasione e infilai il ca*zo in bocca a Sara, che lo accolse con grande gioia. Era così in trance che quasi non riuscivo più a riconoscere la mia compagna di vita.
Stavo quasi per venire quando decisi di avvicinarmi al suo clit*ride. Le enormi pal*e lisce di lui sbattevano vicino al mio viso e iniziai a leccare con foga quel frutto della passione che tanto ci stava facendo divertire.
Sara non riuscì più a trattenersi: tremante, si sfilò di colpo da Nicola e si fece sfuggire tre schizzi enormi che arrivarono dall'altra parte della stanza, poi si accasciò a terra e ci sorrise.
Era a quattro zampe e decisi di sfondarle quel culo che tanto amavo.
Mi avvicinai col ca*zo in mano al suo buco e glielo infilai di colpo. Eccitato dalla situazione, incominciai a gridarle:
"Ti piace farti trattare come una pu*tana, eh?! Non aspettavi altro che assaggiare il ca*zo di un altro?!"
Lei rispose:
"Sì, mi piace! Sono la vostra tr*ia, sco"atemi tutti e due insieme!"
Nicola non se lo fece ripetere due volte: si mise sotto di lei e infilò il suo martello. Sentivo i suoi movimenti dentro la fi*a di Sara mentre io continuavo a incu*arla da sopra, e tutto questo mi fece ec*itare ancora di più. Era tutto così selvaggio e naturale, come se fossimo nati per vivere questi momenti.
Sara era un lago e continuava a squir*are; era stremata ma voleva godersi l'amplesso al cento per cento. Lei era la regina e decise quando e come finire: ci chiese di fermarci e incominciò a suc*hiare con foga i nostri ca*zi. Leccava come un'indemoniata fino a quando non si mise entrambe le ca*pelle in bocca.
A quella visione, tutti e due non resistemmo più: un'ondata di sbo*ra le entrò in bocca e, non riuscendo ad ingoiarla tutta, sfilò i due me*bri e si fece riempire il viso mentre noi gridavamo come se fossimo degli animali selvaggi. Voleva assaporarci fino all'ultimo e si ficcò di nuovo prima il mio pe*e in bocca e poi il suo, con movimenti lenti per non perdere neanche una goccia.
Finito di godere del nostro miele, prese il mio viso e incominciò a limonarmi. Quel sapore aspro in bocca mi fece venire un fremito su tutta la schiena. Mi guardò e mi disse:
"Mi sa che ci ritorniamo molto presto."
Attendo vostri commenti e pareri
La serata proseguì tra chiacchiere e qualche altro bicchiere di vino, e l'atmosfera incominciò a sciogliersi. Nicola si alzò per sgranchirsi le gambe e Sara mi guardò negli occhi come per implorarmi. Feci un cenno con la testa e anche lei si alzò in piedi. In un attimo si lanciò su di lui, e le mani dell'uomo iniziarono a palpare quel cu*o tanto sognato dai ragazzi del paese.
Mi sentivo spaesato e mi bloccai nel vedere quella scena. Stavo divampando dalla gelosia, ma il mio ca*zo era diventato di ferro nel vedere quei due esplorarsi a vicenda: alla faccia della donna dai grandi valori, pensai.
Le loro lingue si intrecciarono più e più volte e Nicola, preso dall'enfasi, infilò un dito nel buchetto del cu*o di Sara, che tirò un gemito. Lei non si fece attendere e abbassò la zip dei pantaloni di lui: ne uscì uno dei ca*zi più grossi mai visti, grande quanto una lattina di Coca-Cola, con una ca*pella rossa e pulsante pronta a fare felice la mia dolce metà.
Ci mise poco a mettersi in ginocchio e incominciare a spom*inare quel pezzo di marmo. Si mise a ridere ed esclamò:
"Non riesco neanche a prenderlo tutto talmente è grosso!"
Lui incominciò ad accompagnare la testa di lei a ogni movimento, cercando di farlo entrare il più possibile nella sua gola; un rivolo di saliva incominciava a uscire dalla sua bocca e a bagnarle i s*ni ormai completamente scoperti.
Non sapevo come comportarmi. Sapevo che fosse sempre stata focosa, ma mai avrei immaginato una roba del genere: la rabbia pulsava nella mia testa, ma il sangue che arrivava al mio me*bro pulsava ancora di più.
Tirai fuori il mio uccel*o e iniziai a toccarmi. Sara vide la scena, si girò di nuovo verso Nicola e gli disse:
"Fammi tua."
In un lampo fu a pec*rina, con Nicola che strusciava il suo arnese sulle grandi labbra. Entrò piano piano per gustare quel momento fino in fondo, e le urla di piacere della mia compagna non si fecero attendere.
Dio, che visione celestiale! Quel toro da monta continuava a pom*are Sara con un ritmo forsennato; lei continuava a chiederne di più e a muoversi avanti e indietro. Cambiarono posizione, con lei sopra che si faceva impalare, così colsi l'occasione e infilai il ca*zo in bocca a Sara, che lo accolse con grande gioia. Era così in trance che quasi non riuscivo più a riconoscere la mia compagna di vita.
Stavo quasi per venire quando decisi di avvicinarmi al suo clit*ride. Le enormi pal*e lisce di lui sbattevano vicino al mio viso e iniziai a leccare con foga quel frutto della passione che tanto ci stava facendo divertire.
Sara non riuscì più a trattenersi: tremante, si sfilò di colpo da Nicola e si fece sfuggire tre schizzi enormi che arrivarono dall'altra parte della stanza, poi si accasciò a terra e ci sorrise.
Era a quattro zampe e decisi di sfondarle quel culo che tanto amavo.
Mi avvicinai col ca*zo in mano al suo buco e glielo infilai di colpo. Eccitato dalla situazione, incominciai a gridarle:
"Ti piace farti trattare come una pu*tana, eh?! Non aspettavi altro che assaggiare il ca*zo di un altro?!"
Lei rispose:
"Sì, mi piace! Sono la vostra tr*ia, sco"atemi tutti e due insieme!"
Nicola non se lo fece ripetere due volte: si mise sotto di lei e infilò il suo martello. Sentivo i suoi movimenti dentro la fi*a di Sara mentre io continuavo a incu*arla da sopra, e tutto questo mi fece ec*itare ancora di più. Era tutto così selvaggio e naturale, come se fossimo nati per vivere questi momenti.
Sara era un lago e continuava a squir*are; era stremata ma voleva godersi l'amplesso al cento per cento. Lei era la regina e decise quando e come finire: ci chiese di fermarci e incominciò a suc*hiare con foga i nostri ca*zi. Leccava come un'indemoniata fino a quando non si mise entrambe le ca*pelle in bocca.
A quella visione, tutti e due non resistemmo più: un'ondata di sbo*ra le entrò in bocca e, non riuscendo ad ingoiarla tutta, sfilò i due me*bri e si fece riempire il viso mentre noi gridavamo come se fossimo degli animali selvaggi. Voleva assaporarci fino all'ultimo e si ficcò di nuovo prima il mio pe*e in bocca e poi il suo, con movimenti lenti per non perdere neanche una goccia.
Finito di godere del nostro miele, prese il mio viso e incominciò a limonarmi. Quel sapore aspro in bocca mi fece venire un fremito su tutta la schiena. Mi guardò e mi disse:
"Mi sa che ci ritorniamo molto presto."
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