Oscenità in Ospedale
di
Horny76
genere
corna
Il turno di notte in ospedale è sempre un’incognita.
Mentre di giorno si è consci che il trambusto è continuativo, durante le ore buie tutto dipende dalla sorte. È quasi mezzanotte ed ho finito i vari giri di perlustrazione.
Posso dedicarmi ad un po’ di relax. La stanzetta riservata al personale è angusta, piccola, ma dispone di una vecchia poltrona ribaltabile, ottima per fare un pisolino.
Insieme al sottoscritto dottore di turno, vi è Luciana, un’infermierona, di quelle che ti alzano dal letto con un braccio e fanno tutto con l’altro. Sarà sui cinquanta abbondanti, con due meloni giganteschi e un bel po' di ciccia ovunque, compreso un gran culone.
Sono sempre stato attratto dalle signore mature. La troppa carne non mi preoccupa, piuttosto mi attizzano le mammelle enormi e il pensiero che abbia una bernarda pelosissima.
Ora ho quarantadue anni, ma da giovane mi segavo spiando mia madre e mia sorella in bagno. Entrambe cicciottelle e con le passere folte di pelo che solo d’estate si rasavano.
Con mia sorella ci ho anche provato una volta, ma due schiaffi di quelli giusti mi hanno fatto desistere. È stata l’unica volta che le ho palpato le tette, peccato!
In compenso ho fatto un po' di anni a segarmi le sue mutandine e quelle di mia madre.
Poi il liceo e l'università mi hanno fatto conoscere la fica vera, per cui ho dimenticato il passato.
Stasera mi è tornato un flash.
Ho il pisello duro a pensarci e vorrei pertanto scoparmi Luciana, magari vicino ad un paziente che si sega, un vecchio sporcaccione. Roba da film porno, ne sono consapevole, ma eccitante come non mai.
Rilassato sulla poltrona, mi tocco sotto il camice l’uccello con delicatezza, quando entra la collega.
Mi guarda un attimo come se avesse capito, storce il labbro e prende una bottiglietta d’acqua dal frigo.
“Come va stasera Luciana?”
“Tranquilla dottore. Si spera una nottata calma. Sono stanca, è stato un brutto periodo qui al lavoro e a casa. Mio marito è rimasto senza lavoro da una settimana. L’impresa per cui lavorava è fallita e di punto in bianco è stato sbattuto sulla strada. Alla sua età è difficile trovare altro”.
Rifletto in fretta e mi viene un’idea geniale.
“Luciana, la mia ragazza lavora nell’ufficio personale di una ditta di trasporti. So che cercano un magazziniere, vuoi che le faccia una parola su tuo marito?”
Le si illuminano gli occhi.
“In cambio però ti chiedo un favore. Vieni che te lo dico all’orecchio, si sa mai che qualcuno ci senta”.
Lei si avvicina curiosa.
Appena termino la frase, parte un’esclamazione di stupore e disappunto.
“Ma dottore, scherza! Non ho mai fatto quelle cose. O Maria benedetta. Per favore, non mi chieda questo!”
“Senti Luciana, mi pare di capire che o accetti o accetti”.
“Insomma. Non so, se proprio devo, speriamo di non finire all’inferno”.
“Ma va! Non ti ho chiesto di ammazzare nessuno, solo di godere in modo diverso”.
Le strizzo l’occhio.
Verso le tre di notte, in un momento in cui tutti dormono, Luciana entra nella stanza quattordici dove si trova un nonnetto alquanto arzillo in fatto di mano morta.
Tutte le infermiere sono state palpate più volte, qualcuna ha avuto anche la visione del suo cazzo dritto in piena attività vogliosa.
É quello giusto.
Scivolo alle spalle di Luciana. Le slaccio il camice cominciando a palparla ovunque e baciarla sul collo.
La presa piena di quelle melanzane enormi mi manda su di giri. Le palpo più e più volte. Continuo a baciarla per rilassarla. Le passo la lingua sui lobi, sulle labbra e poi mi butto a capofitto a succhiare i capezzoli turgidi come fossero diffusori di latte. Sono talmente giganti che non riesco neppure a contenerle con dei chiodi gonfi da mordere.
Da uno stato di rigidità iniziale, pian piano si lascia andare.
La mia mano le solletica la fessura e il clitoride. Ha un ficone pelosissimo. Lei geme di piacere, chissà da quanto non fa certe cose.
“Ti piace, eh? Porcona?”
“Mmm, si molto, continua!”
“Da quanto l’impotente di tuo marito non ti tocca?”
“Troppo, mmm. Oh, si leccamela, ho voglia!”
Intanto il paziente, svegliato dai rumori si è tutto quanto agitato vedendo la scena. Da buon porcello libidinoso, ha la già la verga in mano.
Scendo a leccarle il passerone. Potrebbe entrarci tutta la mia faccia dentro. Lecco e rilecco, gli umori mi innaffiano il volto e mangio peli a non finire. Riesco ad infilarne praticamente la mano.
È un lago di piacere.
Il nonno è infoiato. Scende dal letto e le chiede d farle una sega, mentre le tocca i meloni.
Lei esegue. Strofina il suo salsicciotto nel pugno della mano per poi ingoiare la cappella e il manico.
Appoggiata sul letto nell’intento di spompinare il malato, le prendo il culone a sberle e la fotto da dietro.
“Mmm, prendi troia, prendilo tutto. Dimmi che sei una puttana vogliosa di cazzi. Mmmm”
“Ohh siii, ancora. Sono una puttana vogliosa di cazzi. Non ho mai goduto così tanto. Mmmm, dai ancora, scopami di più”.
Intensifico i colpi e il ritmo. Gode e raggiunge l’orgasmo sotto i colpi decisi del mio bastone.
La sua faccia si riempie dello sperma caldo e gocciolante del nonnetto.
Ancora qualche dentro e fuori e pure io scarico il mio nettare nel suo ventre, lasciando poi che coli pian piano dalla fessura.
Terminato l’amplesso, intimo al signore anziano di restare in silenzio assoluto, tanto in giornata lo dimetteranno.
Prendo Luciana e torno nella stanzetta del personale. Si pulisce nel bagnetto accanto tentando di lavarsi la bernarda fradicia. È rossa e imbarazzata, mi sorride comunque.
Veniamo distratti da un paio di chiamate fin quando arriva l’ora del cambio turno.
La saluto e le ricordo che parlerò con la mia ragazza del suo uomo.
Annuisce e scappa via.
Un paio di settimane dopo, il marito viene assunto nell’azienda dove lavora la mia fidanzata, nel frattempo Luciana è diventata la mia puttana della notte (e non solo).
Mentre di giorno si è consci che il trambusto è continuativo, durante le ore buie tutto dipende dalla sorte. È quasi mezzanotte ed ho finito i vari giri di perlustrazione.
Posso dedicarmi ad un po’ di relax. La stanzetta riservata al personale è angusta, piccola, ma dispone di una vecchia poltrona ribaltabile, ottima per fare un pisolino.
Insieme al sottoscritto dottore di turno, vi è Luciana, un’infermierona, di quelle che ti alzano dal letto con un braccio e fanno tutto con l’altro. Sarà sui cinquanta abbondanti, con due meloni giganteschi e un bel po' di ciccia ovunque, compreso un gran culone.
Sono sempre stato attratto dalle signore mature. La troppa carne non mi preoccupa, piuttosto mi attizzano le mammelle enormi e il pensiero che abbia una bernarda pelosissima.
Ora ho quarantadue anni, ma da giovane mi segavo spiando mia madre e mia sorella in bagno. Entrambe cicciottelle e con le passere folte di pelo che solo d’estate si rasavano.
Con mia sorella ci ho anche provato una volta, ma due schiaffi di quelli giusti mi hanno fatto desistere. È stata l’unica volta che le ho palpato le tette, peccato!
In compenso ho fatto un po' di anni a segarmi le sue mutandine e quelle di mia madre.
Poi il liceo e l'università mi hanno fatto conoscere la fica vera, per cui ho dimenticato il passato.
Stasera mi è tornato un flash.
Ho il pisello duro a pensarci e vorrei pertanto scoparmi Luciana, magari vicino ad un paziente che si sega, un vecchio sporcaccione. Roba da film porno, ne sono consapevole, ma eccitante come non mai.
Rilassato sulla poltrona, mi tocco sotto il camice l’uccello con delicatezza, quando entra la collega.
Mi guarda un attimo come se avesse capito, storce il labbro e prende una bottiglietta d’acqua dal frigo.
“Come va stasera Luciana?”
“Tranquilla dottore. Si spera una nottata calma. Sono stanca, è stato un brutto periodo qui al lavoro e a casa. Mio marito è rimasto senza lavoro da una settimana. L’impresa per cui lavorava è fallita e di punto in bianco è stato sbattuto sulla strada. Alla sua età è difficile trovare altro”.
Rifletto in fretta e mi viene un’idea geniale.
“Luciana, la mia ragazza lavora nell’ufficio personale di una ditta di trasporti. So che cercano un magazziniere, vuoi che le faccia una parola su tuo marito?”
Le si illuminano gli occhi.
“In cambio però ti chiedo un favore. Vieni che te lo dico all’orecchio, si sa mai che qualcuno ci senta”.
Lei si avvicina curiosa.
Appena termino la frase, parte un’esclamazione di stupore e disappunto.
“Ma dottore, scherza! Non ho mai fatto quelle cose. O Maria benedetta. Per favore, non mi chieda questo!”
“Senti Luciana, mi pare di capire che o accetti o accetti”.
“Insomma. Non so, se proprio devo, speriamo di non finire all’inferno”.
“Ma va! Non ti ho chiesto di ammazzare nessuno, solo di godere in modo diverso”.
Le strizzo l’occhio.
Verso le tre di notte, in un momento in cui tutti dormono, Luciana entra nella stanza quattordici dove si trova un nonnetto alquanto arzillo in fatto di mano morta.
Tutte le infermiere sono state palpate più volte, qualcuna ha avuto anche la visione del suo cazzo dritto in piena attività vogliosa.
É quello giusto.
Scivolo alle spalle di Luciana. Le slaccio il camice cominciando a palparla ovunque e baciarla sul collo.
La presa piena di quelle melanzane enormi mi manda su di giri. Le palpo più e più volte. Continuo a baciarla per rilassarla. Le passo la lingua sui lobi, sulle labbra e poi mi butto a capofitto a succhiare i capezzoli turgidi come fossero diffusori di latte. Sono talmente giganti che non riesco neppure a contenerle con dei chiodi gonfi da mordere.
Da uno stato di rigidità iniziale, pian piano si lascia andare.
La mia mano le solletica la fessura e il clitoride. Ha un ficone pelosissimo. Lei geme di piacere, chissà da quanto non fa certe cose.
“Ti piace, eh? Porcona?”
“Mmm, si molto, continua!”
“Da quanto l’impotente di tuo marito non ti tocca?”
“Troppo, mmm. Oh, si leccamela, ho voglia!”
Intanto il paziente, svegliato dai rumori si è tutto quanto agitato vedendo la scena. Da buon porcello libidinoso, ha la già la verga in mano.
Scendo a leccarle il passerone. Potrebbe entrarci tutta la mia faccia dentro. Lecco e rilecco, gli umori mi innaffiano il volto e mangio peli a non finire. Riesco ad infilarne praticamente la mano.
È un lago di piacere.
Il nonno è infoiato. Scende dal letto e le chiede d farle una sega, mentre le tocca i meloni.
Lei esegue. Strofina il suo salsicciotto nel pugno della mano per poi ingoiare la cappella e il manico.
Appoggiata sul letto nell’intento di spompinare il malato, le prendo il culone a sberle e la fotto da dietro.
“Mmm, prendi troia, prendilo tutto. Dimmi che sei una puttana vogliosa di cazzi. Mmmm”
“Ohh siii, ancora. Sono una puttana vogliosa di cazzi. Non ho mai goduto così tanto. Mmmm, dai ancora, scopami di più”.
Intensifico i colpi e il ritmo. Gode e raggiunge l’orgasmo sotto i colpi decisi del mio bastone.
La sua faccia si riempie dello sperma caldo e gocciolante del nonnetto.
Ancora qualche dentro e fuori e pure io scarico il mio nettare nel suo ventre, lasciando poi che coli pian piano dalla fessura.
Terminato l’amplesso, intimo al signore anziano di restare in silenzio assoluto, tanto in giornata lo dimetteranno.
Prendo Luciana e torno nella stanzetta del personale. Si pulisce nel bagnetto accanto tentando di lavarsi la bernarda fradicia. È rossa e imbarazzata, mi sorride comunque.
Veniamo distratti da un paio di chiamate fin quando arriva l’ora del cambio turno.
La saluto e le ricordo che parlerò con la mia ragazza del suo uomo.
Annuisce e scappa via.
Un paio di settimane dopo, il marito viene assunto nell’azienda dove lavora la mia fidanzata, nel frattempo Luciana è diventata la mia puttana della notte (e non solo).
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