Una Storia Particolare Capitolo 2 - Appuntamento
di
Andrea Vergnano
genere
gay
Quella sera cominciai un po' a giocare col suo telefono. Non aveva messo il codice di ingresso: ingenuo. Dentro c’era tutta la sua vita. Scoprii che si chiamava Marco, non Andrea. E scoprii anche il suo cognome, e che era fidanzato.
Guardai tutte le sue foto, lessi qualche sua email. In breve mi feci un'idea di lui e della sua vita. Una vita normale, di facciata, ed evidentemente una vita segreta: le chat, gli incontri. Scoprii che aveva chattato anche con altri uomini. Non si capiva se li avesse incontrati.
Marco — o Andrea, per me — mi aveva in qualche modo colpito. Intanto era un bel ragazzo: un bel viso, interessante, e poi un corpo tutto da toccare. Inoltre aveva quell'aria timida... Ed era educato, uno che aveva studiato, uno che leggeva, non uno dei soliti stupidi con cui ci si fa una scopata e tanti saluti, e poi non si vede l’ora che se ne vadano.
Mentre ero lì che mi divertivo col telefono, arrivò un messaggio sul sito di incontri che usavo con Andrea.
«Ciao» scriveva «Credo di aver lasciato il cellulare da te, è così?»
Aspettai alcuni minuti.
«Per favore Antonio, è importante, ho un sacco di cose lì sopra».
Aspettai altri minuti.
«Per favore».
Dopo qualche minuto mi decisi a rispondere.
«Ciao Andrea, o Marco dovrei chiamarti... ma preferisco Andrea. Dovevi mettere un codice PIN al tuo telefono: ora so un sacco di cose di te.»
«Hai ragione...» Potevo cogliere anche via chat la sua frustrazione. «Possiamo vederci da qualche parte così me lo ridai?»
«Sei stato uno stupido, Andrea.»
«Che ragione c’è di insultare? L’ho dimenticato, succede.»
«Non per quello, ma per come ti sei comportato... come un vero stupido.» Potevo permettermi di trattarlo un po' male: avevo dalla mia qualcosa di importante che gli apparteneva.
«Cosa ho fatto?»
«Te ne sei andato piantandomi in asso, ad esempio, e mi hai fatto incazzare... sei stato un vero idiota.»
«Non l'ho fatto apposta... mi sei saltato addosso.»
«Certo che ti sono saltato addosso... cosa fai la stupida santarellina?»
«No... credo ci sia stato un malinteso.»
«Ah, un malinteso... quindi non ti sei comportato da stupido?»
«Ho avuto timore, mi hai sorpreso.»
«Facciamo così: ora ammetti di esserti comportato da idiota e mi chiedi scusa, poi riparleremo del tuo telefono.»
Aspettai... passarono cinque minuti. Sentivo che per lui non era facile.
«Scusa» scrisse.
Non risposi. Passarono altri minuti.
«Ti ho chiesto scusa.»
«Sai che non è tutto quello che ti ho chiesto.»
Passarono altri minuti.
«Sono stato uno stupido, scusa.»
«Così va meglio, allora ce l’hai un po’ di intelligenza... E ora spiegami: perché sei scappato così? Non ti ho fatto sentire a tuo agio?»
«No, non è quello. Mi sono spaventato.»
«Spaventato... non mi dire che sei una verginella.»
«No... ma non sono abituato.»
«Mi hai detto che hai avuto 12 uomini.»
«Solo due in realtà.»
«Oltre ad essere stupido sei anche bugiardo, allora...»
Continuavo a sfruttare la situazione di vantaggio.
«Stupido, bugiardo, ma anche carino... mi piaci... sei educato, gentile e hai un bellissimo corpo... il più bel ragazzo che ho conosciuto su questo stupido sito.»
«Grazie.»
«Per averti dato dello stupido bugiardo?»
«😊 No... per il resto... sono contento di piacerti.» Si stava rilassando.
«Tanto contento da scappare.»
«No, te l’ho detto... ero stato bene.»
«Sì, sei molto piacevole, è bello stare con te.»
«😊 Grazie.» Era sensibile ai complimenti.
«E volevo portarti a letto.»
«Ho visto... ma mi hai sorpreso, forse non ero pronto.»
«Insomma, se mi piaci mi pare normale... mandami una foto ora.»
«Te le ho già mandate.»
«Ne voglio una da dietro, voglio vedere il tuo bel culo che ho toccato... e non farti pregare.»
Passarono alcuni minuti e sullo schermo apparve il suo culo, sodo e ben disegnato come avevo potuto capire.
«Bravo Andrea. Bravo e bello. Proprio un bel culone»
«Non è grosso»
«Sì che lo è, l’ho sentito…grosso e bello sodo, come piace a me»
Non rispose.
«Non si usa ringraziare?...è un complimento»
«Allora grazie»
Selezionai una foto che avevo fatto qualche tempo prima con l’autoscatto. Ero nudo e avevo il cazzo in mano. Gliela inviai.
«Questa è la conseguenza della vista del tuo bel culone portacoda.»
Passarono pochi minuti.
«È grosso.» Ce l’avevo piuttosto grosso in effetti, anche se negli ultimi anni stentava a diventarmi sufficientemente duro.
«Non credo ti dispiaccia.»
Passarono altri minuti. Il suo imbarazzo era evidente.
«No, non mi dispiace.»
«Andrea, se rivuoi il tuo stupido telefono dovrai venirtelo a riprendere qui... a me va bene anche domani sera.»
«Domani sera non posso.»
«Troverai una scusa e verrai alle 20 da me. Ti aspetto... ho il tuo telefono... non mettere alla prova il mio buon cuore.»
Esitò.
«Ok.»
«Andrea, non ti minaccio, voglio solo passare una serata con te.»
«Ok.»
«E voglio che tu faccia qualcosa per me... Lascerò la porta socchiusa, io ti aspetterò in salotto: ormai conosci l’appartamento... entrerai. Dopo aver chiuso la porta ti spoglierai completamente nudo e ti metterai il profumo che ti lascerò sul mobile in ingresso, molto profumo. Infine verrai in salotto.»
«Non possiamo chiacchierare un po' come l’altra volta?»
«No Andrea, farai così come ti dico: in fondo devi farti perdonare. Verrai in salotto, io ti aspetterò in poltrona e sarò felice di vederti, bello come sei.»
«Ok. Ci vediamo domani allora.»
«Sii puntuale.»
«Ciao.»
Non risposi al suo saluto e già assaporai la serata che stava per arrivare.
Guardai tutte le sue foto, lessi qualche sua email. In breve mi feci un'idea di lui e della sua vita. Una vita normale, di facciata, ed evidentemente una vita segreta: le chat, gli incontri. Scoprii che aveva chattato anche con altri uomini. Non si capiva se li avesse incontrati.
Marco — o Andrea, per me — mi aveva in qualche modo colpito. Intanto era un bel ragazzo: un bel viso, interessante, e poi un corpo tutto da toccare. Inoltre aveva quell'aria timida... Ed era educato, uno che aveva studiato, uno che leggeva, non uno dei soliti stupidi con cui ci si fa una scopata e tanti saluti, e poi non si vede l’ora che se ne vadano.
Mentre ero lì che mi divertivo col telefono, arrivò un messaggio sul sito di incontri che usavo con Andrea.
«Ciao» scriveva «Credo di aver lasciato il cellulare da te, è così?»
Aspettai alcuni minuti.
«Per favore Antonio, è importante, ho un sacco di cose lì sopra».
Aspettai altri minuti.
«Per favore».
Dopo qualche minuto mi decisi a rispondere.
«Ciao Andrea, o Marco dovrei chiamarti... ma preferisco Andrea. Dovevi mettere un codice PIN al tuo telefono: ora so un sacco di cose di te.»
«Hai ragione...» Potevo cogliere anche via chat la sua frustrazione. «Possiamo vederci da qualche parte così me lo ridai?»
«Sei stato uno stupido, Andrea.»
«Che ragione c’è di insultare? L’ho dimenticato, succede.»
«Non per quello, ma per come ti sei comportato... come un vero stupido.» Potevo permettermi di trattarlo un po' male: avevo dalla mia qualcosa di importante che gli apparteneva.
«Cosa ho fatto?»
«Te ne sei andato piantandomi in asso, ad esempio, e mi hai fatto incazzare... sei stato un vero idiota.»
«Non l'ho fatto apposta... mi sei saltato addosso.»
«Certo che ti sono saltato addosso... cosa fai la stupida santarellina?»
«No... credo ci sia stato un malinteso.»
«Ah, un malinteso... quindi non ti sei comportato da stupido?»
«Ho avuto timore, mi hai sorpreso.»
«Facciamo così: ora ammetti di esserti comportato da idiota e mi chiedi scusa, poi riparleremo del tuo telefono.»
Aspettai... passarono cinque minuti. Sentivo che per lui non era facile.
«Scusa» scrisse.
Non risposi. Passarono altri minuti.
«Ti ho chiesto scusa.»
«Sai che non è tutto quello che ti ho chiesto.»
Passarono altri minuti.
«Sono stato uno stupido, scusa.»
«Così va meglio, allora ce l’hai un po’ di intelligenza... E ora spiegami: perché sei scappato così? Non ti ho fatto sentire a tuo agio?»
«No, non è quello. Mi sono spaventato.»
«Spaventato... non mi dire che sei una verginella.»
«No... ma non sono abituato.»
«Mi hai detto che hai avuto 12 uomini.»
«Solo due in realtà.»
«Oltre ad essere stupido sei anche bugiardo, allora...»
Continuavo a sfruttare la situazione di vantaggio.
«Stupido, bugiardo, ma anche carino... mi piaci... sei educato, gentile e hai un bellissimo corpo... il più bel ragazzo che ho conosciuto su questo stupido sito.»
«Grazie.»
«Per averti dato dello stupido bugiardo?»
«😊 No... per il resto... sono contento di piacerti.» Si stava rilassando.
«Tanto contento da scappare.»
«No, te l’ho detto... ero stato bene.»
«Sì, sei molto piacevole, è bello stare con te.»
«😊 Grazie.» Era sensibile ai complimenti.
«E volevo portarti a letto.»
«Ho visto... ma mi hai sorpreso, forse non ero pronto.»
«Insomma, se mi piaci mi pare normale... mandami una foto ora.»
«Te le ho già mandate.»
«Ne voglio una da dietro, voglio vedere il tuo bel culo che ho toccato... e non farti pregare.»
Passarono alcuni minuti e sullo schermo apparve il suo culo, sodo e ben disegnato come avevo potuto capire.
«Bravo Andrea. Bravo e bello. Proprio un bel culone»
«Non è grosso»
«Sì che lo è, l’ho sentito…grosso e bello sodo, come piace a me»
Non rispose.
«Non si usa ringraziare?...è un complimento»
«Allora grazie»
Selezionai una foto che avevo fatto qualche tempo prima con l’autoscatto. Ero nudo e avevo il cazzo in mano. Gliela inviai.
«Questa è la conseguenza della vista del tuo bel culone portacoda.»
Passarono pochi minuti.
«È grosso.» Ce l’avevo piuttosto grosso in effetti, anche se negli ultimi anni stentava a diventarmi sufficientemente duro.
«Non credo ti dispiaccia.»
Passarono altri minuti. Il suo imbarazzo era evidente.
«No, non mi dispiace.»
«Andrea, se rivuoi il tuo stupido telefono dovrai venirtelo a riprendere qui... a me va bene anche domani sera.»
«Domani sera non posso.»
«Troverai una scusa e verrai alle 20 da me. Ti aspetto... ho il tuo telefono... non mettere alla prova il mio buon cuore.»
Esitò.
«Ok.»
«Andrea, non ti minaccio, voglio solo passare una serata con te.»
«Ok.»
«E voglio che tu faccia qualcosa per me... Lascerò la porta socchiusa, io ti aspetterò in salotto: ormai conosci l’appartamento... entrerai. Dopo aver chiuso la porta ti spoglierai completamente nudo e ti metterai il profumo che ti lascerò sul mobile in ingresso, molto profumo. Infine verrai in salotto.»
«Non possiamo chiacchierare un po' come l’altra volta?»
«No Andrea, farai così come ti dico: in fondo devi farti perdonare. Verrai in salotto, io ti aspetterò in poltrona e sarò felice di vederti, bello come sei.»
«Ok. Ci vediamo domani allora.»
«Sii puntuale.»
«Ciao.»
Non risposi al suo saluto e già assaporai la serata che stava per arrivare.
7
voti
voti
valutazione
1.4
1.4
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Una storia particolare
Commenti dei lettori al racconto erotico