Dentro di lei
di
Krikki
genere
poesie
Dentro di lei i miei pensieri
perdono gli spigoli,
scivolano come acqua calda
lungo le pareti del suo desiderio.
Non c’è più fretta di capire.
Ogni premura si fa gesto,
ogni dubbio affonda
nel battito lento del suo centro.
Essere accolti
non è solo carne che cede,
è la mente che finalmente si arrende,
smette di vagare
e trova casa.
Dentro di lei i miei pensieri,
ma anche quel piccolo, assurdo timore:
il sibilo imminente della macchina del caffè.
Quel gong domestico
pronto a spezzare l’incanto,
a richiamare la luce, le scarpe, le ore,
proprio mentre l’ombra ci protegge.
Un brontolio di caldaia in cucina
minaccia di riaccendere il mondo,
così ci stringiamo un secondo più forte,
rubando al mattino
l'ultimo sorso di oscurità.
Dentro di lei mentre saliamo le scale,
piena di voglia,
diretta a quell'angolo sotto il tetto
dove il mondo giù in basso scompare.
Ogni gradino è un secondo in meno
tra il freno e la resa,
le mani frettolose che cercano stoffa,
i respiri spezzati dall'impazienza.
Salire in alto
per lasciarsi cadere,
prima che il giorno risvegli la casa,
prima che il caffè ricominci a chiamare.
Dentro di lei.
L’olio scivola prima come un velo,
traccia sentieri di luce sulla pelle,
ma il gioco lento dell'attesa cambia passo:
la carezza perde la sua quiete,
il calore si fa peso e direzione.
Le dita smettono di sfiorare soltanto,
cercano la soglia,
riempiono quel vuoto che chiamava
e trasmutano il massaggio in mare.
Un respiro trattenuto,
la presa che si stringe sulle lenzuola,
e il confine tra chi tocca e chi accoglie
svanisce del tutto.
Dentro di lei,
l'attesa sprofonda e si fa carica.
Le dita spingono, piene,
cercano la misura esatta dell'impatto,
e ad ogni pressione il tempo si accorcia,
la tensione sale tesa come un cavo.
Poi il crollo del freno:
un fuoco d'artificio improvviso
che illumina la carne dall'interno,
calore che spara verso l'alto,
brivido scarlatto che non chiede permesso.
Portarla al massimo
è spezzare il ritmo del respiro,
fino a farla tremare,
sospesa nel buio di quel bagliore.
Dentro di lei,
le mie dita ormai bagnate
dal calore vivo della sua passione,
testimoni scivolose di un fuoco che non tace.
E mentre il suo corpo ancora trema,
proprio lì, dentro di lei,
si prepara l'oggetto del suo desiderio:
la promessa di un peso più pieno,
l'attesa di ciò che sta per colmare ogni spazio.
Il respiro si fa corto,
la pelle chiama,
e il confine tra il prima e il dopo
svanisce del tutto.
Dentro di lei,
l'ultimo argine cede al richiamo.
Il mio corpo si unisce al suo
con foga immensa,
senza più misura, senza più freni,
in una spinta che travolge ogni pensiero.
L'impatto pieno della carne,
il calore bagnato che accoglie e serra,
un unico battito cieco e feroce
che piega le schiene e spezza la voce.
Non c’è più attesa,
solo il naufragio perfetto
di due tempeste che diventano una.
Dentro di lei,
la sua voglia improvvisa, accesa e feroce,
di avermi nel passaggio più nascosto,
quel luogo segreto mai concesso a nessuno.
Cede la soglia più antica,
cade ogni difesa rimasta,
nel buio di un desiderio che non ha più paura
di aprirsi del tutto.
Un respiro tirato,
la tensione che piano si scioglie nel fuoco,
e l'ingresso in una terra mai toccata
dove il possesso si fa resa perfetta.
Dentro di lei,
l'onda finale spezza ogni argine.
La mia esplosione improvvisa,
calda e profonda,
che non lascia spigoli, non lascia vuoti,
e riempie d'un tratto il corpo e l'anima.
È il punto di resa perfetta:
la carne che trema nell'abbraccio,
il respiro che finalmente si posa
e il silenzio denso che resta,
quando tutto è stato dato
e niente chiede più nulla.
Dentro di lei,
l'eco dell'esplosione si fa traccia.
Il fluido caldo scorre piano,
cerca una via d'uscita
lungo le pareti ancora contratte,
proprio lì dove un istante prima
eri stato unico padrone.
Un movimento lento,
un brivido tardivo che riapre la carne,
mentre il corpo trattiene e rilascia
il segno di un passaggio
che ha impresso la sua forma nel buio
Dentro di lei,
mentre il calore ancora sfuma,
si accende già il seme del dopo.
Non è ancora pace,
è la fame sottile di ciò che verrà:
il desiderio acceso, impaziente,
che arrivi presto una nuova strada,
un'esperienza nuova, fuori dal comune,
capace di spostare ancora il confine.
La pelle ricorda,
ma la mente già chiede
il prossimo incendio.
perdono gli spigoli,
scivolano come acqua calda
lungo le pareti del suo desiderio.
Non c’è più fretta di capire.
Ogni premura si fa gesto,
ogni dubbio affonda
nel battito lento del suo centro.
Essere accolti
non è solo carne che cede,
è la mente che finalmente si arrende,
smette di vagare
e trova casa.
Dentro di lei i miei pensieri,
ma anche quel piccolo, assurdo timore:
il sibilo imminente della macchina del caffè.
Quel gong domestico
pronto a spezzare l’incanto,
a richiamare la luce, le scarpe, le ore,
proprio mentre l’ombra ci protegge.
Un brontolio di caldaia in cucina
minaccia di riaccendere il mondo,
così ci stringiamo un secondo più forte,
rubando al mattino
l'ultimo sorso di oscurità.
Dentro di lei mentre saliamo le scale,
piena di voglia,
diretta a quell'angolo sotto il tetto
dove il mondo giù in basso scompare.
Ogni gradino è un secondo in meno
tra il freno e la resa,
le mani frettolose che cercano stoffa,
i respiri spezzati dall'impazienza.
Salire in alto
per lasciarsi cadere,
prima che il giorno risvegli la casa,
prima che il caffè ricominci a chiamare.
Dentro di lei.
L’olio scivola prima come un velo,
traccia sentieri di luce sulla pelle,
ma il gioco lento dell'attesa cambia passo:
la carezza perde la sua quiete,
il calore si fa peso e direzione.
Le dita smettono di sfiorare soltanto,
cercano la soglia,
riempiono quel vuoto che chiamava
e trasmutano il massaggio in mare.
Un respiro trattenuto,
la presa che si stringe sulle lenzuola,
e il confine tra chi tocca e chi accoglie
svanisce del tutto.
Dentro di lei,
l'attesa sprofonda e si fa carica.
Le dita spingono, piene,
cercano la misura esatta dell'impatto,
e ad ogni pressione il tempo si accorcia,
la tensione sale tesa come un cavo.
Poi il crollo del freno:
un fuoco d'artificio improvviso
che illumina la carne dall'interno,
calore che spara verso l'alto,
brivido scarlatto che non chiede permesso.
Portarla al massimo
è spezzare il ritmo del respiro,
fino a farla tremare,
sospesa nel buio di quel bagliore.
Dentro di lei,
le mie dita ormai bagnate
dal calore vivo della sua passione,
testimoni scivolose di un fuoco che non tace.
E mentre il suo corpo ancora trema,
proprio lì, dentro di lei,
si prepara l'oggetto del suo desiderio:
la promessa di un peso più pieno,
l'attesa di ciò che sta per colmare ogni spazio.
Il respiro si fa corto,
la pelle chiama,
e il confine tra il prima e il dopo
svanisce del tutto.
Dentro di lei,
l'ultimo argine cede al richiamo.
Il mio corpo si unisce al suo
con foga immensa,
senza più misura, senza più freni,
in una spinta che travolge ogni pensiero.
L'impatto pieno della carne,
il calore bagnato che accoglie e serra,
un unico battito cieco e feroce
che piega le schiene e spezza la voce.
Non c’è più attesa,
solo il naufragio perfetto
di due tempeste che diventano una.
Dentro di lei,
la sua voglia improvvisa, accesa e feroce,
di avermi nel passaggio più nascosto,
quel luogo segreto mai concesso a nessuno.
Cede la soglia più antica,
cade ogni difesa rimasta,
nel buio di un desiderio che non ha più paura
di aprirsi del tutto.
Un respiro tirato,
la tensione che piano si scioglie nel fuoco,
e l'ingresso in una terra mai toccata
dove il possesso si fa resa perfetta.
Dentro di lei,
l'onda finale spezza ogni argine.
La mia esplosione improvvisa,
calda e profonda,
che non lascia spigoli, non lascia vuoti,
e riempie d'un tratto il corpo e l'anima.
È il punto di resa perfetta:
la carne che trema nell'abbraccio,
il respiro che finalmente si posa
e il silenzio denso che resta,
quando tutto è stato dato
e niente chiede più nulla.
Dentro di lei,
l'eco dell'esplosione si fa traccia.
Il fluido caldo scorre piano,
cerca una via d'uscita
lungo le pareti ancora contratte,
proprio lì dove un istante prima
eri stato unico padrone.
Un movimento lento,
un brivido tardivo che riapre la carne,
mentre il corpo trattiene e rilascia
il segno di un passaggio
che ha impresso la sua forma nel buio
Dentro di lei,
mentre il calore ancora sfuma,
si accende già il seme del dopo.
Non è ancora pace,
è la fame sottile di ciò che verrà:
il desiderio acceso, impaziente,
che arrivi presto una nuova strada,
un'esperienza nuova, fuori dal comune,
capace di spostare ancora il confine.
La pelle ricorda,
ma la mente già chiede
il prossimo incendio.
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