Il nipote timido di mio marito
di
Patty80
genere
confessioni
Mi chiamo Patrizia e ho 46 anni.
Conosco C. da tanti anni, perché è il nipote di mio marito. Ora ha 21 anni ed abitiamo nello stesso paese e ci siamo sempre visti con una certa frequenza, sia durante i pranzi di famiglia sia semplicemente in giro.
È sempre stato un ragazzo molto timido. Quando era più piccolo parlava davvero poco. Salutava con educazione, rispondeva se gli veniva fatta una domanda e poi tornava in silenzio. Con il passare degli anni è rimasto riservato, ma ha iniziato ad avere un po' più di sicurezza e a parlare più facilmente con le persone che conosce.
Io l'ho sempre trattato con naturalezza. Quando ci incontravamo gli chiedevo come stava, come andavano la scuola e, più avanti, gli studi. Non ho mai insistito se vedevo che preferiva ascoltare piuttosto che parlare. Ho sempre pensato che fosse semplicemente il suo modo di essere.
Negli anni il nostro rapporto è rimasto sereno. Non ci siamo mai frequentati al di fuori delle occasioni in cui ci si incontrava per caso o in famiglia, ma il fatto di vivere nello stesso paese ci ha permesso di conoscerci un po' alla volta. Ogni volta che ci vedevamo c'era sempre un saluto e qualche parola.
L'ho visto crescere e cambiare lentamente. La timidezza non gli è mai passata del tutto, ma oggi si nota meno rispetto a quando era più piccolo. Rimane un ragazzo educato, tranquillo e rispettoso, che preferisce ascoltare piuttosto che parlare.
Una delle cose che ricordo meglio sono i pranzi della domenica a casa dei nonni. Eravamo sempre tanti e la tavola era piena. C. si sedeva quasi sempre nello stesso posto, vicino ai suoi genitori, e per buona parte del pranzo rimaneva in silenzio ad ascoltare i discorsi degli adulti.
Io invece mi alzavo spesso da tavola, portavo i piatti in cucina, tornavo con le portate e nel frattempo parlavo con tutti. Ogni tanto mi fermavo dietro la sedia di C. e gli chiedevo come stessero andando la scuola o gli allenamenti. Lui rispondeva senza mai essere scortese, ma bastavano poche parole e gli si leggeva in faccia un certo imbarazzo. Mi faceva sorridere perché diventava subito rosso, mentre il resto della famiglia continuava a parlare come se niente fosse.
Un'altra scena che ricordo riguarda una giornata al mare, in pineta. Dopo pranzo quasi tutti si erano messi a riposare all'ombra. Io non riuscivo mai a stare ferma e continuavo a girare tra i tavoli, chiacchierando con uno e con l'altro. C. era seduto su una panchina con un libro in mano. Mi sedetti accanto a lui e iniziai a fargli qualche domanda su quello che stava leggendo. Lui chiuse il libro, rispose con calma e dopo pochi minuti tornò a guardare le pagine, visibilmente a disagio per tutta quell'attenzione.
Un'altra volta, sempre in pineta, stavamo preparando il pranzo. Ognuno aveva un compito e lui stava sistemando il tavolo con molta calma. Io passai vicino a lui, gli sorrisi e gli dissi che era sempre il più preciso della famiglia. Lui abbassò lo sguardo e continuò a fare quello che stava facendo senza sapere bene come rispondere. Bastava davvero poco per metterlo in imbarazzo.
Era così in quasi tutte quelle occasioni. Più io mi comportavo in modo spontaneo e affettuoso, più lui sembrava non sapere dove guardare o cosa dire. Non era fastidio, si capiva benissimo. Era semplicemente la sua timidezza, che da più piccolo era molto evidente.
Durante una giornata al mare, mentre eravamo tutti in pineta, capitò un episodio che mi fece sorridere ripensando al carattere di C.
Eravamo in tanti intorno al tavolo e c'era il solito movimento di persone che si alzavano, prendevano qualcosa da mangiare o spostavano le sedie. Io stavo parlando con alcuni familiari e, mentre facevo un passo indietro per lasciare spazio a chi doveva passare, non mi accorsi che C. era proprio dietro di me.
Lo urtai leggermente e persi per un attimo l'equilibrio. Lui reagì d'istinto e mi aiutò a non inciampare, prendendomi un attimo per sostenermi. Fu una cosa veloce, nata solo dal fatto che voleva evitare che cadessi.
Appena si rese conto della situazione, però, tornò subito il C. che conoscevo: quello timido e impacciato. Si allontanò immediatamente e sembrava quasi non sapere cosa dire.
Uno degli episodi che ricordo meglio è quello di un piccolo viaggio che facemmo tutti insieme. Dovevamo spostarci per circa un'ora e mezza e all'inizio era tutto organizzato normalmente. Eravamo partiti con i posti già stabiliti, ma durante la preparazione ci fu un piccolo imprevisto e ci trovammo con una persona in più rispetto a quanto previsto.
Non era una situazione grave, ma bisognava trovare una soluzione senza cambiare tutti i programmi. Ci fu un po' di movimento, con tutti che cercavano di sistemarsi nel modo più comodo possibile. Qualcuno spostò delle borse, altri controllarono come distribuire meglio lo spazio e per qualche minuto si creò la classica confusione prima della partenza.
C. era già seduto e, come faceva spesso, non disse nulla. Aspettava che fossero gli altri a decidere e cercava di adattarsi senza creare problemi. Rimase al suo posto mentre gli altri si organizzavano, intervenendo solo quando serviva.
Alla fine si trovò una sistemazione provvisoria per affrontare il tragitto. Io la presi con il mio solito modo di fare, cercando di scherzare sulla situazione e di non farla sembrare una cosa complicata. Durante la sistemazione continuavo a parlare con gli altri, mentre C. rimaneva più in disparte, seguendo quello che succedeva senza fare commenti.
Partimmo e, nei primi minuti, tutti ripresero le normali conversazioni. Chi era seduto davanti iniziò a parlare del programma della giornata, qualcuno raccontava episodi successi nei giorni precedenti e ogni tanto partiva qualche battuta.
Io partecipavo alle conversazioni come sempre e ogni tanto coinvolgevo anche C., facendogli qualche domanda. Lui rispondeva in modo breve ma preciso, poi tornava ad ascoltare gli altri. Dopo un po' iniziò a intervenire anche lui con qualche commento, soprattutto quando gli argomenti riguardavano cose che conosceva.
Durante il tragitto ci furono diversi momenti di chiacchiere e altri di silenzio. Qualcuno guardava il paesaggio dal finestrino, altri parlavano tra loro, mentre C. rimaneva tranquillo seguendo la conversazione.
Mentre il viaggio proseguiva tranquillo,dal nulla sentii sotto di me una pressione crescente,un qualcosa gonfiarsi e spingere contro di me.
Indossavo una tuta di cotone di quelle leggere e capii immediatamente cosa fosse.
Mi spostai leggermente per sedermi meglio e mi ritrovai con la sua erezione che poggiava esattamente nel solco del mio culo.
Cercai di non fare nulla per non creare imbarazzo anche se la situazione era strana e particolare.
Mi voltai soltanto leggermente verso il finestrino alla mia destra per vedere con la coda dell occhio e notai che era con il cellulare in mano.
Il viaggio continuò fino a quando gli altri decisero di fermarsi in un area di sosta per prendere un caffe o andare in bagno.
Iniziammo a scendere uno alla volta,qualcuno rimase in macchina tra cui lo stesso C.
Scendendo dalla macchina la prima sensazione fu quella di avere ancora la pressione del suo pene che premeva in mezzo e quindi mi aggiustai la tuta in quel punto.
La sensazione rimase lo stesso.
Ci fu chi andò al bagno e chi andò al bar a prendere qualcosa.
In macchina rimase mia suocera che sedeva davanti e C.
Scesero mio marito,che guidava,le mie cognate,tra cui la mamma di C.
e altri due nipoti,figli dell altra cognata.
Una decina di minuti dopo risalimmo in macchina sempre tutti nelle stesse posizioni.
Non appena poggiai il culo tra le sue gambee non sentii piu la sua erezione.
Il viaggio ripartì di nuovo e proprio come successo la prima volta,cosi all improvviso sentii il suo cazzo irrigidirsi rapidamente e aumentare di volume.
Questa volta ero seduta gia abbastanza comoda e quindi l erezione si sviluppò facilmente lungo il solco del culo.
Non lo vedevo in volto ma l imbarazzo era sicuro uno dei suoi sentimenti in quel momento.
Passò decisamente molto tempo tra saltelli dovuti alla strada,piccoli spostamenti per risistemarsi,quando in un tentativo di rimettermi un piu su,sentii il cazzo fare dei microvimenti come dei sussulti.
Li per li non ci pensai troppo fino a quando sentii chiaramente la zona bagnarsi lentamente e il suo cazzo ritornare di nuovo piccolo.
Da quel momento non mi alzai piu per sistemarmi per non creare imbarazzo a lui e magari agli altri che potevano notare la cosa.
Arrivammo alla destinazione e quando mi alzai per scendere,sollevando il culo,quando arrivai al punto di contatto sentii chiaramente il rumore di quando due tessuti si incollano tra di loro.
Mise la mano aperta verso il culo e la tuta aveva preso una consistenza semi dura,cercando di non dare troppo le spalle agli altri.
Conosco C. da tanti anni, perché è il nipote di mio marito. Ora ha 21 anni ed abitiamo nello stesso paese e ci siamo sempre visti con una certa frequenza, sia durante i pranzi di famiglia sia semplicemente in giro.
È sempre stato un ragazzo molto timido. Quando era più piccolo parlava davvero poco. Salutava con educazione, rispondeva se gli veniva fatta una domanda e poi tornava in silenzio. Con il passare degli anni è rimasto riservato, ma ha iniziato ad avere un po' più di sicurezza e a parlare più facilmente con le persone che conosce.
Io l'ho sempre trattato con naturalezza. Quando ci incontravamo gli chiedevo come stava, come andavano la scuola e, più avanti, gli studi. Non ho mai insistito se vedevo che preferiva ascoltare piuttosto che parlare. Ho sempre pensato che fosse semplicemente il suo modo di essere.
Negli anni il nostro rapporto è rimasto sereno. Non ci siamo mai frequentati al di fuori delle occasioni in cui ci si incontrava per caso o in famiglia, ma il fatto di vivere nello stesso paese ci ha permesso di conoscerci un po' alla volta. Ogni volta che ci vedevamo c'era sempre un saluto e qualche parola.
L'ho visto crescere e cambiare lentamente. La timidezza non gli è mai passata del tutto, ma oggi si nota meno rispetto a quando era più piccolo. Rimane un ragazzo educato, tranquillo e rispettoso, che preferisce ascoltare piuttosto che parlare.
Una delle cose che ricordo meglio sono i pranzi della domenica a casa dei nonni. Eravamo sempre tanti e la tavola era piena. C. si sedeva quasi sempre nello stesso posto, vicino ai suoi genitori, e per buona parte del pranzo rimaneva in silenzio ad ascoltare i discorsi degli adulti.
Io invece mi alzavo spesso da tavola, portavo i piatti in cucina, tornavo con le portate e nel frattempo parlavo con tutti. Ogni tanto mi fermavo dietro la sedia di C. e gli chiedevo come stessero andando la scuola o gli allenamenti. Lui rispondeva senza mai essere scortese, ma bastavano poche parole e gli si leggeva in faccia un certo imbarazzo. Mi faceva sorridere perché diventava subito rosso, mentre il resto della famiglia continuava a parlare come se niente fosse.
Un'altra scena che ricordo riguarda una giornata al mare, in pineta. Dopo pranzo quasi tutti si erano messi a riposare all'ombra. Io non riuscivo mai a stare ferma e continuavo a girare tra i tavoli, chiacchierando con uno e con l'altro. C. era seduto su una panchina con un libro in mano. Mi sedetti accanto a lui e iniziai a fargli qualche domanda su quello che stava leggendo. Lui chiuse il libro, rispose con calma e dopo pochi minuti tornò a guardare le pagine, visibilmente a disagio per tutta quell'attenzione.
Un'altra volta, sempre in pineta, stavamo preparando il pranzo. Ognuno aveva un compito e lui stava sistemando il tavolo con molta calma. Io passai vicino a lui, gli sorrisi e gli dissi che era sempre il più preciso della famiglia. Lui abbassò lo sguardo e continuò a fare quello che stava facendo senza sapere bene come rispondere. Bastava davvero poco per metterlo in imbarazzo.
Era così in quasi tutte quelle occasioni. Più io mi comportavo in modo spontaneo e affettuoso, più lui sembrava non sapere dove guardare o cosa dire. Non era fastidio, si capiva benissimo. Era semplicemente la sua timidezza, che da più piccolo era molto evidente.
Durante una giornata al mare, mentre eravamo tutti in pineta, capitò un episodio che mi fece sorridere ripensando al carattere di C.
Eravamo in tanti intorno al tavolo e c'era il solito movimento di persone che si alzavano, prendevano qualcosa da mangiare o spostavano le sedie. Io stavo parlando con alcuni familiari e, mentre facevo un passo indietro per lasciare spazio a chi doveva passare, non mi accorsi che C. era proprio dietro di me.
Lo urtai leggermente e persi per un attimo l'equilibrio. Lui reagì d'istinto e mi aiutò a non inciampare, prendendomi un attimo per sostenermi. Fu una cosa veloce, nata solo dal fatto che voleva evitare che cadessi.
Appena si rese conto della situazione, però, tornò subito il C. che conoscevo: quello timido e impacciato. Si allontanò immediatamente e sembrava quasi non sapere cosa dire.
Uno degli episodi che ricordo meglio è quello di un piccolo viaggio che facemmo tutti insieme. Dovevamo spostarci per circa un'ora e mezza e all'inizio era tutto organizzato normalmente. Eravamo partiti con i posti già stabiliti, ma durante la preparazione ci fu un piccolo imprevisto e ci trovammo con una persona in più rispetto a quanto previsto.
Non era una situazione grave, ma bisognava trovare una soluzione senza cambiare tutti i programmi. Ci fu un po' di movimento, con tutti che cercavano di sistemarsi nel modo più comodo possibile. Qualcuno spostò delle borse, altri controllarono come distribuire meglio lo spazio e per qualche minuto si creò la classica confusione prima della partenza.
C. era già seduto e, come faceva spesso, non disse nulla. Aspettava che fossero gli altri a decidere e cercava di adattarsi senza creare problemi. Rimase al suo posto mentre gli altri si organizzavano, intervenendo solo quando serviva.
Alla fine si trovò una sistemazione provvisoria per affrontare il tragitto. Io la presi con il mio solito modo di fare, cercando di scherzare sulla situazione e di non farla sembrare una cosa complicata. Durante la sistemazione continuavo a parlare con gli altri, mentre C. rimaneva più in disparte, seguendo quello che succedeva senza fare commenti.
Partimmo e, nei primi minuti, tutti ripresero le normali conversazioni. Chi era seduto davanti iniziò a parlare del programma della giornata, qualcuno raccontava episodi successi nei giorni precedenti e ogni tanto partiva qualche battuta.
Io partecipavo alle conversazioni come sempre e ogni tanto coinvolgevo anche C., facendogli qualche domanda. Lui rispondeva in modo breve ma preciso, poi tornava ad ascoltare gli altri. Dopo un po' iniziò a intervenire anche lui con qualche commento, soprattutto quando gli argomenti riguardavano cose che conosceva.
Durante il tragitto ci furono diversi momenti di chiacchiere e altri di silenzio. Qualcuno guardava il paesaggio dal finestrino, altri parlavano tra loro, mentre C. rimaneva tranquillo seguendo la conversazione.
Mentre il viaggio proseguiva tranquillo,dal nulla sentii sotto di me una pressione crescente,un qualcosa gonfiarsi e spingere contro di me.
Indossavo una tuta di cotone di quelle leggere e capii immediatamente cosa fosse.
Mi spostai leggermente per sedermi meglio e mi ritrovai con la sua erezione che poggiava esattamente nel solco del mio culo.
Cercai di non fare nulla per non creare imbarazzo anche se la situazione era strana e particolare.
Mi voltai soltanto leggermente verso il finestrino alla mia destra per vedere con la coda dell occhio e notai che era con il cellulare in mano.
Il viaggio continuò fino a quando gli altri decisero di fermarsi in un area di sosta per prendere un caffe o andare in bagno.
Iniziammo a scendere uno alla volta,qualcuno rimase in macchina tra cui lo stesso C.
Scendendo dalla macchina la prima sensazione fu quella di avere ancora la pressione del suo pene che premeva in mezzo e quindi mi aggiustai la tuta in quel punto.
La sensazione rimase lo stesso.
Ci fu chi andò al bagno e chi andò al bar a prendere qualcosa.
In macchina rimase mia suocera che sedeva davanti e C.
Scesero mio marito,che guidava,le mie cognate,tra cui la mamma di C.
e altri due nipoti,figli dell altra cognata.
Una decina di minuti dopo risalimmo in macchina sempre tutti nelle stesse posizioni.
Non appena poggiai il culo tra le sue gambee non sentii piu la sua erezione.
Il viaggio ripartì di nuovo e proprio come successo la prima volta,cosi all improvviso sentii il suo cazzo irrigidirsi rapidamente e aumentare di volume.
Questa volta ero seduta gia abbastanza comoda e quindi l erezione si sviluppò facilmente lungo il solco del culo.
Non lo vedevo in volto ma l imbarazzo era sicuro uno dei suoi sentimenti in quel momento.
Passò decisamente molto tempo tra saltelli dovuti alla strada,piccoli spostamenti per risistemarsi,quando in un tentativo di rimettermi un piu su,sentii il cazzo fare dei microvimenti come dei sussulti.
Li per li non ci pensai troppo fino a quando sentii chiaramente la zona bagnarsi lentamente e il suo cazzo ritornare di nuovo piccolo.
Da quel momento non mi alzai piu per sistemarmi per non creare imbarazzo a lui e magari agli altri che potevano notare la cosa.
Arrivammo alla destinazione e quando mi alzai per scendere,sollevando il culo,quando arrivai al punto di contatto sentii chiaramente il rumore di quando due tessuti si incollano tra di loro.
Mise la mano aperta verso il culo e la tuta aveva preso una consistenza semi dura,cercando di non dare troppo le spalle agli altri.
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