L'ultimo esame
di
Coluicheimbavaglia
genere
bondage
È una mattina calda di fine luglio, Maria si attinge a dover dare il suo ultimo esame della magistrale, chimica forense. È un esame molto tosto, è inciampata nei vari anni su tanti esami nel corso della sua carriera universitaria ed ha paura di fallire anche sta volta: è fuoricorso da due anni, è fuorisede e fa pagare dei costi molto elevati alla sua famiglia per l’affitto e le spese varie. Tutto ciò la fa sentire in colpa, lei non è mai stata una ragazza brillante e fallire un'altra volta la metterebbe in seria difficoltà; inoltre il professore del suo corso d’esame avrebbe cambiato università a settembre, in concomitanza con il cambiamento di ordinamento per il corso di laurea sulle discipline chimiche e lei, conoscendo i tempi dell’università italiana e tutti i problemi di slittamento che una cosa del genere avrebbe portato, non sarebbe stata disposta a rifiutare nessun voto e avrebbe fatto tutto il possibile per passare l’esame. Il professore Moreno è un professore molto serio e puntiglioso, un uomo adulto sulla cinquantina dai capelli castani, in lieve sovrappeso, sposato con famiglia e figli, classica persona dalla quale non ti aspetteresti nulla di scandaloso o degradante. Maria entra nello studio di prima mattina, è solo lei a dover dare l’esame in questa data straordinaria della sessione di luglio, che si tiene addirittura alle 8:30 di mattina; è vestita una maglia a maniche corte color marroncino chiaro in forte armocromia con la sua pelle chiara e i capelli biondo cenere, un jeans largo blu scuro e delle Adidas Gazelle verdi. Era bassina di statura, bel seno prosperoso sodo, poco culo ma con delle belle cosciotte; un tocco di rossetto la accende le labbra e il fondotinta accentua i suoi occhi azzurri come delle pietre splendenti. Inizia l’esame, il professore inizia a porle delle domande sull’esperienza di laboratorio chiedendole gli step per filo e per segno ma mentre espone i concetti inizia ad inciampare; “Gesù mio come si chiama la modalità di microscopia elettronica che abbiamo utilizzato?” “Che scema che sono avrei dovuta rivederla” “Il trattamento dei campioni è avvenuto con acetonitrile o sbaglio?” La sua mente andava a mille, dato che non è mai stata una tipa molto forte nel memorizzare per bene le cose per filo e per segno e di certo il giorno dell’ultimo esame la cosa non è migliorata. Il professor Moreno la guardò un po’ male ma per aiutarla decise di passare ad un argomento diverso, chiedendole la reazione chimica alla base degli esplosivi, ossidanti, reagenti e così via. Maria iniziò ad andare spedita ma si perse su dei punti dell’argomento, iniziando ad inciampare: incrociò lo sguardo incuriosito del professore e iniziò ad andare ancora di più in ansia. “Signorina senta io cerco di aiutarla però lei non può venire qui senza sapere i basilari degli argomenti che abbiamo trattato, noi possiamo andare avanti ma il voto a cui può aspirare sarà basso” Maria ebbe un sussulto, iniziò a sudare e a sentire un gran caldo. Le domande successive non andarono meglio, iniziò a sentire la mente offuscata, le sembrava di essere davanti ad un altro fallimento proprio vicino alla fine del suo percorso e ora le stava scivolando tutto di mano, iniziò a palpitare, si mise la mani in faccia e scoppiò a piangere. Il professore si fermò, capì che la situazione era delicata e le diede un fazzoletto. “Senta signorina, questa è la mia ultima data di luglio, poi io cambierò università e dovrà vedersela col professore del nuovo ordinamento, io così non posso farla passare.” Maria con gli occhi umidi lo supplicò “La prego professore mi faccia ritentare, la prego la scongiuro, questo è il mio ultimo esame che do dopo anni di bocciature da fuoricorso” “Eh ma io che ci posso fare signorina.” “La prego, la supplico, farò tutto quello che vuole, mi faccia fare una prova pratica in laboratorio sui campioni che abbiamo analizzato, sono disposto a rispondere a qualsiasi domanda e a fare qualsiasi cosa”. “Qualsiasi cosa?” “Si professore qualsiasi cosa” disse lei disperata senza rendersi conto della via che stava imboccando. Il professore la guardò silenzioso per una decina di secondi pensieroso, poi si alzò e disse “Aspetti qui, torno tra due minuti con degli strumenti di laboratorio, le faccio fare una sorta di prova pratica” Maria rimase un attimo bloccata, un mix di ansia e speranza la colpì in pieno, forse avrebbe avuto un'altra chance. Passarono un paio di minuti quando il professore tornò con se con uno zainetto, chiuse la porta e si sedette alla scrivania, Maria era visibilmente confusa. “Allora signorina, penso che posso darle una seconda chance, su una questione più pratica, ecco lei si ricorda quando abbiamo studiato i residui acrilici dei nastri adesivi, come è possibile rilevarli?” Maria elaborò la domanda e dopo pochi secondi disse “Tramite spettroscopia UV-Visibile con determinate lampade” “Molto bene” disse Moreno “Mentre invece i residui biologici su una scena di colluttazione, come una scena di omicidio oppure un rapimento, per esempio quando un rapitore usa delle corde, che tipo di analisi richiedono” La domanda posta così era un po’ strana, Maria ne fu colpita ma rispose nominando l’analisi del materiale biologico tramite DNA di contatto. “Molto bene” disse Moreno abbassandosi sullo zainetto “Ora immaginiamo che uno scenario” prese e buttò un rotolo di nastro adesivo bianco e delle corde sulla scrivania “Corde e nastro adesivo lasciano lo stesso tipo di tracce?” “No professore….” Rispose Maria leggermente intimorita. “Bene e invece mo rispondi a questo: se io ti legassi con le corde e ti imbavagliassi col nastro adesivo, che tipo di voto ti dovrei mettere dopo l’esame?” Maria strabuzzò gli occhi, le venne un colpo, iniziò a balbettare delle parole e le venne in mente di urlare ma in men che non si dica il professore si alzò dalla sedia, girò attorno la scrivania e le fu addosso. “Ascoltami bene bella donzella” disse bloccandole le braccia e premendole la mano sulla bocca affinchè non urlasse “Questa è la mia proposta di esame, sta a te decidere: fare questa prova di recupero oppure rifiutare e non passare mai più l’esame e rimanere bloccata per sempre in questo limbo?” Maria iniziò ad annaspare, le sue braccia erano bloccate e la mano grossa di Moreno le tappava la bocca prendendole pure il mento. “Tranquilla, faccio ste cose da anni, non ci mettiamo assai, mi piacerebbe tanto tenerti legata, è una prova pratica che ti alzerebbe totalmente il voto rispetto alla tua performance mediocre”. Maria riuscì a pronunciare solo delle parole smorzate espresse in mugolii “Mhmmhmhppppffff!”, sentiva il fiato del professore sul suo collo, il contatto corporeo le fece venire ancora più caldo, iniziò a sudare soprattutto nel pantalone e in mezzo alle gambe nella mutandina bianca che teneva. Il professore le levò la mano dalla bocca e lei riprese a respirare più tranquillamente. Aspetto un po’ per rispondere, la vergogna al pensiero di fare una cosa de genere la lasciò sbigottita ma una parte di se pensò che finalmente avrebbe avuto il via libera per laurearsi. Se ne uscì con “Va bene ma non mi faccia del male…”. Moreno le liberò le braccia e le disse “Su forza, levati i vestiti, ora”. Maria intimorita si sfilo la maglia, si slacciò le scarpe e si sfilò a difficolta il jeans per via del sudore che aveva resa azzeccosa la sua pelle sul culo e sulle gambe. Rimase solo con reggiseno, mutandine e calzini. “Levati i calzini” disse il prof “Come?!” “Hai capito bene” “Ma che cosa vuole?” “Vuoi passare l’esame o no?” Maria fece così, sfilo i calzini blu e li prese in mano “Ottimo, adesso mettiteli in bocca” “Ma che schifo!” “Fai come dico cazzo!” esclamò. Lei si era fatta la doccia la mattina e i calzini erano tendenzialmente puliti ma comunque aveva sudato per venire in università ed erano un po’umidicci. Lei decise di seguire le direttive del prof, li appallottolo e li tenne in bocca. “Bene, ora girati”. Moreno le si avvicinò da dietro e la fece appoggiare al muro, con Maria che dovette tenere il suo bel musetto coi calzini tra i denti spiaccicato a forza sul muro; le passò dei giri di corda attorno ai polsi e ai gomiti, bloccandole le mani e le braccia. “Scendi a terra”, la fece sedere e osservò che sui bordi della mutandina bianca i peli erano corti, si era rasata la fica, la cosa lo incuriosì. Inizio a legarle i piedi, poi le gambe sopra e sotto le ginocchia. In tutto ciò Maria aveva i suoi calzini tra i denti, era quasi tentata di sputarli ma non voleva fare la parte della ribelle, voleva solo finire questa cosa il prima possibile per passare l’esame. Che poi comunque non avrebbe potuto sputarli in quanto subito dopo aver finito con le gambe e con i bei piedini il prof le spinse per bene i calzini dentro la bocca per poi prendere dei pezzi di nastro adesivo bianco e applicarglieli sopra in maniera decisa.”Shhh adesso devi stare zitta e buona, siamo a fine luglio e i miei colleghi se ne sono andati quasi tutti ma c’è sempre qualcuno che gira ancora” Finì il lavoro facendo girare Maria col ventre per terra e prendendo una corda per unire le legature di polsi e caviglie, impedendole i movimenti sul pavimento; come sfizio ne aggiunse un'altra attorno alla cintura, per poi far passare un filo di corda in mezzo alle gambe, così che ad ogni movimento la corda potesse muoversi, strusciando sulla vulva di Maria. Lei sussultò facendo solo mugolii “Mppmppphhh!!!!”“Adesso mi vado a prendere un caffè e torno per passare del tempo con te”. Maria rimase per terra, mezza nuda, umiliata, legata come un salame e imbavagliata coi calzini sudati in bocca, non sentiva passi di fuori nel corridoio, non c’era veramente nessuno. Respirava in maniera affannosa, i calzini la facevano salivare, era tutta sudata, la fica era un lago sia per il caldo che per il piacere che provava, i movimenti che faceva le sollecitavano la corda sulle sue parti intime, dandole dei brividi importanti. Sentì dei passi che si muovevano nel corridoio, si era fortemente pentita di questa scelta e così provò a chiamare aiuto con tutto il fiato che poteva cercando di pronunciare delle parole comprensibili da quel bavaglio che smorzava ogni richiesta. Sentì la porta aprirsi, era solo il prof Moreno che era tornato con una lampada in mano. “Come sei bella tesoro” disse il porco “Sai cos’è questa? La risposta ad una delle poche domande che sapevi, è una lampada UV, con questa possiamo vedere i residui acrilici sui contorni della tua bocca non appena ti libero” Lei mugolò lievemente, il prof si accovacciò per terra, la girò sul suo fianco e si distese affianco a lei. Rimase colpito dai bellissimo occhi della ragazza, le spostò i capelli che le erano finiti sul viso dietro all’orecchio e le accarezzò il volto. La guardò intensamente, lei col trucco tutto malandato, con questi bellissimi capelli cenere e questo fagotto in bocca bloccato dal nastro, che bellezza che era. Con la mano scese lungo i suoi fianchi, arrivò a toccarle il culo, poca roba ma aveva delle belle pacche sudate. Tastò la mutandina, era scomparsa, era scivolata in mezzo alle pacche dal tanto sudore, scese e le sfiorò le labbra di giù, belle umide e bagnate, penetrò con le dita nella fica, Maria iniziò a gemere, era profondamente umiliata dalla cosa ma non poteva non provare del piacere nell’umiliazione. Poco dopo il professore, si alzò da terra e disse “Per vedere agli UV dobbiamo rimuovere la luce”, abbassò le tapparelle automatiche della finestra e divenne buio nella stanza. Accese la lampada che illuminò il volto di Maria, spaventato, riflettendo il bianco lucido del bavaglio col fagotto in bocca. “Tu non puoi vedere, che peccato” Le rimosse il pezzo di nastro adesivo appiccicoso, lei sputò i calzini intrisi di saliva “Ecco qua” la luce ultravioletta mostrava delle particelle luminose attorno alla bocca di Maria, i residui acrilici. “Ora vediamo se così si tolgono”. Moreno abbassò il pantalone, Maria provò a supplicarlo di non farlo ma lui fu più veloce, in men che non si dica la ragazza si trovò la cappella gigante del prof in bocca, mugolò ma si ritrovò a succhiare e succhiare il membro eretto dell’uomo. Per cinque minuti la situazione rimase così, lei che succhiava, lui che osservava il suo volto illuminato dalla luce ultravioletta” Le venne in bocca e quando rimosse il pene dalla cavità orale le passò i residui di sborra sulle labbra e attorno al muso. “Peccato, questo metodo non riesce a levare i residui” disse lui divertito dalla situazione di potere dove si trovava. Maria sputò il seme del prof, salivando per terra. Lui rialzò le tapparelle, si sistemò i pantaloni, prese un coltellino e tagliò le corde che legavano il corpo minuto. Il professore si sedette alla scrivania, accese il computer e aprì il portale legato ai docenti. “Mi dica il PIN signorina” chiese con tono serio il prof, Maria pronunciò un PIN di 5 numeri mentre si ripuliva coi fazzoletti e si rivestiva. “Molto bene signorina, approvata con 30 e lode! Le auguro un buon proseguo del suo percorso.”
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