Il mio primo spermiogramma

di
genere
masturbazione

Questa mattina faccio il mio primo spermiogramma. Non è assolutamente come me lo aspettavo.

Mi immaginavo qualcosa di freddo, clinico, quasi impersonale. Invece, già dall’attesa, mi rendo conto che sarà un’esperienza molto più strana, intensa e imbarazzante del previsto. Siamo tutti in fila, uno dopo l’altro, ad aspettare il nostro turno. Vedi in faccia chi entra, sapendo perfettamente cosa sta andando a fare, e vedi chi esce poco dopo con il barattolo in mano, pieno di quel liquido biancastro, colpevole del forte imbarazzo distribuito nell’aria. C’è infatti un silenzio particolare, fatto di sguardi bassi e una tensione difficile da ignorare.

Quando arriva il mio turno, entro.
La prima porta dà accesso a una specie di antibagno. Dietro la seconda, invece, c’è la stanza vera e propria dove devo raccogliere il campione. Appena dentro, mi guardo attorno. Alla mia destra ci sono un wc e un bidet; alla sinistra, un lavabo e un carrello con tutto l’occorrente per la detergenza intima. Sembra tutto pratico, essenziale, ma proprio quella freddezza rende la situazione ancora più surreale.

Faccio per togliermi pantaloni e mutande e subito noto che sono già molto eccitato, più di quanto mi aspettassi. Il glande è ricoperto di quel liquido trasparente, e anche le mutande sono già visibilmente bagnate qua e là. Appoggio i vestiti sul carrello, insieme al vasetto che userò da lì a poco.

Prima di iniziare, però, mi prendo qualche secondo per ambientarmi. Ed è allora che noto la cosa che mi cambia completamente la percezione di quel momento: l’intera parete di fronte alla porta è una vetrata satinata. Non dà su un muro o su un cortile interno, ma su un corridoio secondario dell’ospedale. Continua a passare gente. Si distinguono sagome, colori, movimenti. E soprattutto si sentono perfettamente le voci, i passi, i discorsi. Il vetro è sottile, singolo, incapace di trattenere il minimo rumore.

Mi sento esposto, in quanto, come io posso vedere le loro sagome e vagamente i colori degli indumenti della gente che passa nel corridoio, anche loro sarebbero in grado di vedere la mia sagoma e soprattutto il mio colore rosaceo ben evidente dalla vita in giù. Sono in un limbo: da una parte sono fortemente imbarazzato per colpa di quella maledetta vetrata, ma dall’altra la situazione mi sta eccitando ancora di più.

Mi faccio coraggio e, dopo essermi lavato accuratamente le mani, prendo in mano il pene e inizio a masturbarmi, con un movimento lento e regolare. All’inizio cerco di restare controllato, quasi distaccato, come se fosse solo una procedura medica. Ma l’eccitazione sale in fretta, troppo in fretta. L’ambiente nuovo, il silenzio interrotto dalle voci fuori, la consapevolezza che a pochi metri da me passano persone che potrebbero vedere ciò che sta accadendo dall’altra parte di quel vetro: tutto rende la sensazione diversa dal solito, molto più intensa.

Il piacere inizia a crescere. Il respiro si fa più pesante. Provo a trattenermi, a non fare rumore, ma qualche ansimo mi scappa lo stesso. Prima appena percettibile, poi sempre più difficile da controllare. Fuori continuano a passare persone, a parlare, a camminare. Io sono lì, nudo dalla vita in giù, con il pene in mano, separato da loro solo da un vetro quasi inesistente.

Più cerco di contenermi, più l’eccitazione aumenta.
Il pene è sempre più gonfio, teso, sensibile. Sento il piacere concentrarsi e salire, fino a diventare quasi un’urgenza; la voglia di raggiungere quanto prima l’orgasmo è sempre più forte. A un certo punto cominciano le prime piccole contrazioni involontarie, quei segnali inequivocabili che mi fanno capire che non dovrò attendere molto.

Sentendo di essere vicino al punto di non ritorno, mi fermo un istante e vado a prendere il barattolo, lo apro con la mano destra e lo posiziono davanti al pene.
È tutto pronto. Con la sinistra ricomincio a masturbarmi, questa volta con un ritmo più deciso. So di essere vicino, il respiro si fa ancora più pesante, ormai impossibile da controllare del tutto. Improvvisamente mi scappa un respiro forte e carico di piacere che chiunque sia stato nel raggio di qualche metro avrebbe potuto udire chiaramente. Molto probabilmente qualcuno fuori mi ha sentito, ma sono troppo eccitato per preoccuparmene.

Da lì a pochi secondi mi parte dal basso ventre una contrazione fulminea ma intensa , che mi coinvolge il pene, i testicoli e, come una scarica, mi passa tutto il corpo. L’orgasmo è già iniziato, ormai non posso più fermarlo. Mi concentro solo su una cosa: tenere il barattolo fermo, esattamente davanti al pene.

Proprio in quell’istante, mentre l’eiaculazione sta partendo, qualcuno bussa alla porta.

Il colpo mi attraversa come una scossa. Per un attimo mi allerto, sospeso tra il piacere e l’imbarazzo, con l’orgasmo già in corso. Non ho neanche il tempo di preoccuparmi per quello che è appena successo che dal pene esce una quantità abbondante di sperma, che riempie il barattolo. Mi piego leggermente in avanti, travolto dalla forte eccitazione, cercando al tempo stesso di concentrarmi sulla respirazione, dato che mi sono fatto sentire anche troppo.

Dopo qualche secondo mi riprendo. Spremo delicatamente il pene per far cadere anche le ultime gocce nel contenitore, poi chiudo il barattolo con cura.

Vado al bidet per pulirmi dallo sperma residuo, mi rivesto, metto il barattolo in tasca ed esco dalla stanza.

Fuori, tutto sembra normale. Il corridoio, le persone, l’ospedale, l’attesa degli altri.
Ma io ho ancora addosso la sensazione precisa di quello che è appena successo: un esame medico trasformato, senza che me lo aspettassi, in una delle esperienze più strane, imbarazzanti ed eccitanti che mi siano mai capitate.
scritto il
2026-07-06
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