Elena (1)

di
genere
tradimenti

Si chiamava Elena, aveva vent’anni e portava i capelli biondi sempre raccolti in una coda disordinata, come se non avesse mai abbastanza tempo per sistemarli davvero. Studiava letteratura all’università, ma più che ai libri sembrava appartenere ai silenzi tra le pagine, a quei momenti sospesi in cui la mente vaga lontano.
Non parlava quasi mai dei suoi genitori. Quando qualcuno le chiedeva della sua famiglia, sorrideva appena e cambiava discorso. Viveva da sola in un piccolo appartamento al terzo piano, con un balcone che dava su una strada stretta e rumorosa. La sera, però, quando le luci si abbassavano e il traffico diminuiva, quel rumore diventava un sottofondo quasi rassicurante.
Quella sera era rimasta a studiare fino a tardi. Un romanzo aperto sul tavolo, evidenziatori sparsi, una tazza di tè ormai freddo. Si alzò per sgranchirsi le gambe e si avvicinò al balcone. L’aria era tiepida, di quelle che sfiorano la pelle e fanno venire voglia di restare lì, senza fare nulla.
Appoggiò i gomiti alla ringhiera e chiuse gli occhi per un momento. Sentiva il tessuto leggero della maglietta muoversi appena con il vento, accarezzarle la pelle. Era una sensazione semplice, ma intensa, quasi inattesa. Da un po’ di tempo si accorgeva di percepire il suo corpo in modo diverso, più consapevole, più… vivo.
Rientrò in casa lentamente, lasciando la porta del balcone aperta. Si fermò davanti allo specchio dell’ingresso. Si osservò senza fretta, come se si vedesse davvero per la prima volta. I capelli un po’ spettinati, le guance leggermente arrossate, lo sguardo attento ma distante.
Si tolse la coda, lasciando che i capelli le scivolassero sulle spalle. Le dita si soffermarono un attimo sul collo, poi scesero lungo il braccio, quasi per abitudine. Non c’era niente di studiato in quel gesto, era più una curiosità silenziosa, un modo per riconoscersi.
La casa era quieta. Nessun messaggio sul telefono, nessuna voce. Solo il fruscio leggero delle tende mosse dal vento.
Tornò verso il tavolo, ma non si sedette su una sedia, appoggio il suo sedere sul bordo del tavolo, lo premeva era come se in quel momento volesse sentire qualcosa di duro, qualcosa che potesse sostenerla. Si abbassò lo slip e con le dita inizio a toccarsi, le dita entravano sempre più in profondità. Elena sentì la porta aprirsi alle sue spalle.
Non si voltò subito.
I passi erano lenti, sicuri. Qualcuno entrò nella stanza e si fermò. Il silenzio cambiò forma, diventò più denso.
«Non mi aspettavi.»
La voce la fece trattenere il respiro.
Si girò piano. Lui era lì, troppo vicino per essere casuale, troppo calmo per essere un errore.
Non disse altro.
Fece solo un passo verso di lei.
Elena rimase ferma, ma le dita si strinsero appena nel tessuto della maglietta. Il cuore batteva più forte, ma non indietreggiò.
Lui sollevò una mano.
Si fermò a un soffio dal suo viso.
Ancora niente contatto.
Solo attesa.
E proprio lì, in quell’istante sospeso, Elena capì che bastava un minimo movimento… per cambiare tutto.Elena non si mosse.
La mano di lui era ancora sospesa, a pochi centimetri dal suo viso. Il tempo sembrava trattenere il fiato.
Poi lui parlò, piano:
«Non sei cambiata.»
Quel tono.
Qualcosa si spezzò nella sua espressione. Elena aggrottò appena la fronte, come se un ricordo stesse cercando di emergere.
«Io invece sì», rispose lui, accennando un sorriso appena accennato.
Fece un altro mezzo passo avanti. La luce della stanza gli sfiorò il volto, rivelandolo davvero.
E fu lì che Elena lo riconobbe.
Non un estraneo.
Non qualcuno di recente.
Ma qualcuno che aveva lasciato indietro anni prima. Qualcuno che non avrebbe mai pensato di rivedere.
«Tu…» sussurrò.
Lui inclinò la testa, osservando la sua reazione con calma.
«Pensavi fossi sparito.»
Silenzio.
Più pesante di prima.
Perché ora non era solo attesa.
Era passato. Era qualcosa di irrisolto che tornava a bussare… proprio nel momento in cui lei aveva iniziato a sentirsi davvero sola.
Era il marito della sua migliore amica, nonché proprietario di casa di Elena. Lui le tolse le dita dalla fica, le baciò , le mise in bocca, nello stesso istante tiro giù la sua cerniera " Fermati" disse Elena " fermati Giulio, ti preg.. Giulio ah ...", in quello istante Giulio entrò dentro di lei, erano vestiti ma era come se non lo fossero.
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2026-05-03
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