Assistente sessuale

di
genere
confessioni

Mi chiamo Federica, ho poco più di quarant’anni, capelli castano chiaro, altezza media, fisico magro. Non sono mai stata una di quelle persone che amano mettersi in mostra, eppure il mio lavoro mi ha portato in contatto con una parte di umanità che pochi conoscono davvero. Lavoro come assistente sessuale per disabili, e da qualche anno accompagno uomini e ragazzi che, per motivi diversi, hanno difficoltà a vivere la loro intimità in autonomia.
Non è un mestiere facile, e chi non lo conosce spesso lo giudica con leggerezza. Ma per me non si tratta di giudizio: si tratta di ascolto, di rispetto, di presenza. Ho moltissimi giorni pieni di lavoro ogni anno, quasi senza pause. I miei giorni liberi si contano sulle dita di una mano, e le ferie che riesco a prendermi sono due settimane all’anno, non di più. È una vita intensa eppure sorprendentemente gratificante.
Ci sono momenti in cui mi sento stanca, quando arrivo a casa e l’unica cosa che desidero è il silenzio. Ma ci sono anche momenti in cui sento una forma di gratitudine così forte da riempirmi tutto il petto. Gli uomini che assisto mi raccontano pezzi della loro vita che raramente condividono con chiunque altro. C’è chi parla con timidezza, chi con rabbia, chi con una vulnerabilità che mi sorprende ogni volta. E io ascolto, con attenzione, senza giudicare, perché so quanto sia importante sentirsi compresi e accettati.
Negli anni ho imparato che il mio ruolo non è quello di sostituire le loro relazioni, ma di offrire una presenza che li faccia sentire vivi, riconosciuti, in contatto con la propria corporeità. Questo lavoro mi ha insegnato empatia, pazienza, capacità di adattarmi a personalità e storie molto diverse. Non c’è una routine uguale all’altra: ogni giorno porta con sé nuove sfide e nuove connessioni.
Non parlo spesso del mio lavoro fuori dal contesto professionale. Non perché ne abbia vergogna, ma perché chi non lo conosce rischierebbe di fraintenderlo. È un mestiere delicato, che richiede consapevolezza. La mia soddisfazione più grande non è mai stata economica, ma la consapevolezza di aver aiutato qualcuno a sentirsi più sereno.
E poi, c’è una parte di me che ride sottovoce, quando penso a quanti pregiudizi ci sono su quello che faccio. Lavoro moltissimi giorni l’anno, ho pochi giorni liberi, eppure mi sento libera ogni volta che esco da uno dei miei incontri con la sensazione di aver fatto qualcosa di autentico, importante. È una libertà particolare, diversa da quella che dà il tempo libero o le vacanze lunghe: è la libertà di sapere di fare qualcosa che ha un senso, per me e per gli altri.
Due settimane di ferie all’anno non sono molte, ma mi bastano per ricaricare il corpo e la mente. Il resto dell’anno è pieno, denso, a volte pesante, ma sempre vivo. Guardandomi indietro, dopo tutti questi anni, capisco che questo lavoro ha scolpito chi sono: una persona che sa ascoltare, che sa dare senza perdere se stessa, che sa accogliere le fragilità altrui senza paura. E forse, in fondo, è questo il regalo più grande che posso ricevere: la certezza di essere utile, di aver trovato il mio posto nel mondo, così come sono.
di
scritto il
2026-04-29
1 K
visite
2 2
voti
valutazione
7
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.