Il cazzo di Peppe il parrucchiere
di
Federica36
genere
confessioni
Sono Federica,36 anni e vi racconto la mia esperienza con il mio capo.
Mi descrivo un po,sono alta 1,73 m,ho i capelli castano scuro e un bel fisico asciutto e di carnagione medio scura.
Sono una tipa molto espansiva e solare e mi piace ascoltare gli altri senno non avrei fatto la parrucchiera.
Prima di fare la parrucchiera facevo altro e circa 6 anni fa ho fatto un corso per fare questo lavoro.
In seguito ho fatto qualche esperienza in un paio di saloni fuori paese ma un pò non andavo molto d accordo,un po la paga troppo bassa e un po la mancanza di futuro,siccome facevano contratti brevi,ho deciso di andarmene.
Mi consigliano di provare in paese da Peppe,un parrucchiere 60 enne che cerca un aiutante.
È li da oltre 30 anni e quindi penso che possa essere una buona idea.
Mi presento al colloquio e mi accoglie un uomo abbastanza tozzo,panciuto e capelli leggermente brizzolati.
Mi fa sedere su una sedia delle postazioni dei clienti e iniziamo a parlare.
Mi dice che ovviamente avrei iniziato con un contratto da pochi mesi ma che poi avrebbe sicuramente fatto un definitivo se fossi stata capace.
Ci salutiamo con una stretta di mano e mi dice di passare Martedì per iniziare.
Mi presento puntuale alle 8 con il mio classico sorriso smagliante e iniziò a conoscere le metodologie e anche conoscere le clienti.
Tra uno shampoo,qualche tinta e qualche permanente(il taglio agli inizi non si fidava),la giornata passa.
Le clienti e soprattutto Peppe sembrano soddisfatti del mio modo di lavoro e di approccio.
Arriva il sabato e chiudiamo una faticosa settimana e Peppe,apre la cassettina delle mance per dividerle anche con me.
Non è per i soldi,pochi spicci,ma è un bel gesto per una nuova arrivata.
Ci salutiamo con due baci sulle guance a conclusione di una bella settimana.
Passa un mesetto circa e tutto va bene,il lavoro mi piace,ho un buon rapporto con Peppe e le clienti mi apprezzano.
Un pomeriggio poco prima del turno del pomeridiano mi trovo su una delle sedie rotanti delle clienti e guardo i social sul cellulare.
Alzo lo sguardo dal cellulare e noto una cosa che fino a quel momento non avevo notato.
Peppe è di profilo in piedi che controllo l agenda degli appuntamenti e noto una sporgenza dei jeans(che indossa praticamente sempre) a livello della patta.
Abbasso subito lo sguardo e poi lo rialzo piu volte.
Penso tra me e me :"È la forma dei jeans".
Iniziamo il turno pomeridiano e anche la settimana.
Un altro giorno l occhio mi ricade li,sempre in jeans,modello diverso ma la sporgenza è simile.
Continuo a lavorare ma l occhio cade sempre piu spesso;se lavoro nella postazione accanto,se mi passa vicino.
Inizio a notare che con questa fissazione inizio a non rendere bene a lavoro.
Mi è capitato anche di inquadrare con il cellulare li per riguardare meglio.
"No,così non posso continuare",dico fra me e me.
"Fatti coraggio,tanto hai confidenza"
"Ma che sei matta?"
Le voci interne che discutono nella mia testa.
È un sabato sera e sono abbastanza stressata,ma non è il lavoro ma la situazione interna che sto vivendo.
Decido di buttarmi,al massimo la butto sulla risata e poi mica sono brutta.
"Senti Peppe,io devo chiederti una cosa".
"Dimmi Federica",risponde guardando il foglio delle scommesse sportive mentre è seduto.
"Se ti chiedo una curiosità...mica ti offendi?"
"E perche dovrei offendermi?"Rispose.
"Ehm...allora...non è facile?
"Dai dimmi,vuoi un aumento?"Rispose ancora lui.
"Nono,ahahah,è solo una curiosità...
"E allora dimmi"Rispose.
"Ma sono i jeans che compri che fanno diciamo quell effetto?"
"Quale effetto?"Rispose.
"Dai te lo dico piu diretto,ho notato una sporgenza notevole davanti,sulla patta".
Lui appoggia la penna sul foglietto e ripone gli occhiali e mi guarda.
"Non volevo offenderti,Peppe,era solo una curiosità"
"È giusto avere le curiosità Federica,se vuoi togliertela vado ad abbassare un po la saracinesca...se passa qualcuno"Rispose.
"Come vuoi Peppe".
Si alzò e la abbassò con un colpo secco vusto che è abbastanza vecchia.
Il salone divenne abbastanza buio e quindi accese le luci al neon.
"Dai vieni,facciamo veloce che poi chiudiamo..."Disse.
Si posizionò in piedi,un po riparato nell angolo del salone.
Mi avvicinai e mi misi in ginocchio.
Sbottonai la cintura e il bottone del jeans e con pollice e indice tirai giu la cerniera.
Infilai le dita prendendo insieme le mutande e il jeans in modo da tirare giu tutto.
Man mano che scendevo,l emozione saliva e lo stupore anche.
Arrivato e metà circa,ho tirato tutto giu.
Dire sconvolta è poco,mi trovai davanti quella che definisco un pitone o proboscide.
Una roba mai vista,sgranai gli occhi incredula di fronte a quel cazzo enorme.
Dalla patta dei jeans si notava il bozzo ma non avrei mai immaginato fosse cosi mostruoso anche se ci speravo.
Di colore abbastanza scuro e anche abbastanza largo,da moscio.
Lo toccai senza quasi rendermene conto,chiedendogli scusa.
"Fai pure Federica,una cosa veloce però che chiudiamo".
Lo presi in mano in mano,poi con due e ne rimaneva ancora.
Iniziaì a segarlo prima lentalmente e poi velocemente fino a quando gli schizzi di sborra non caddero copiosi sul pavimento del salone.
Dopo una rapida pulita con dei fazzoletti,chiudemmo il salone e andammo a casa,tremolante dall emozione di aver visto il cazzone di Peppe.
Mi descrivo un po,sono alta 1,73 m,ho i capelli castano scuro e un bel fisico asciutto e di carnagione medio scura.
Sono una tipa molto espansiva e solare e mi piace ascoltare gli altri senno non avrei fatto la parrucchiera.
Prima di fare la parrucchiera facevo altro e circa 6 anni fa ho fatto un corso per fare questo lavoro.
In seguito ho fatto qualche esperienza in un paio di saloni fuori paese ma un pò non andavo molto d accordo,un po la paga troppo bassa e un po la mancanza di futuro,siccome facevano contratti brevi,ho deciso di andarmene.
Mi consigliano di provare in paese da Peppe,un parrucchiere 60 enne che cerca un aiutante.
È li da oltre 30 anni e quindi penso che possa essere una buona idea.
Mi presento al colloquio e mi accoglie un uomo abbastanza tozzo,panciuto e capelli leggermente brizzolati.
Mi fa sedere su una sedia delle postazioni dei clienti e iniziamo a parlare.
Mi dice che ovviamente avrei iniziato con un contratto da pochi mesi ma che poi avrebbe sicuramente fatto un definitivo se fossi stata capace.
Ci salutiamo con una stretta di mano e mi dice di passare Martedì per iniziare.
Mi presento puntuale alle 8 con il mio classico sorriso smagliante e iniziò a conoscere le metodologie e anche conoscere le clienti.
Tra uno shampoo,qualche tinta e qualche permanente(il taglio agli inizi non si fidava),la giornata passa.
Le clienti e soprattutto Peppe sembrano soddisfatti del mio modo di lavoro e di approccio.
Arriva il sabato e chiudiamo una faticosa settimana e Peppe,apre la cassettina delle mance per dividerle anche con me.
Non è per i soldi,pochi spicci,ma è un bel gesto per una nuova arrivata.
Ci salutiamo con due baci sulle guance a conclusione di una bella settimana.
Passa un mesetto circa e tutto va bene,il lavoro mi piace,ho un buon rapporto con Peppe e le clienti mi apprezzano.
Un pomeriggio poco prima del turno del pomeridiano mi trovo su una delle sedie rotanti delle clienti e guardo i social sul cellulare.
Alzo lo sguardo dal cellulare e noto una cosa che fino a quel momento non avevo notato.
Peppe è di profilo in piedi che controllo l agenda degli appuntamenti e noto una sporgenza dei jeans(che indossa praticamente sempre) a livello della patta.
Abbasso subito lo sguardo e poi lo rialzo piu volte.
Penso tra me e me :"È la forma dei jeans".
Iniziamo il turno pomeridiano e anche la settimana.
Un altro giorno l occhio mi ricade li,sempre in jeans,modello diverso ma la sporgenza è simile.
Continuo a lavorare ma l occhio cade sempre piu spesso;se lavoro nella postazione accanto,se mi passa vicino.
Inizio a notare che con questa fissazione inizio a non rendere bene a lavoro.
Mi è capitato anche di inquadrare con il cellulare li per riguardare meglio.
"No,così non posso continuare",dico fra me e me.
"Fatti coraggio,tanto hai confidenza"
"Ma che sei matta?"
Le voci interne che discutono nella mia testa.
È un sabato sera e sono abbastanza stressata,ma non è il lavoro ma la situazione interna che sto vivendo.
Decido di buttarmi,al massimo la butto sulla risata e poi mica sono brutta.
"Senti Peppe,io devo chiederti una cosa".
"Dimmi Federica",risponde guardando il foglio delle scommesse sportive mentre è seduto.
"Se ti chiedo una curiosità...mica ti offendi?"
"E perche dovrei offendermi?"Rispose.
"Ehm...allora...non è facile?
"Dai dimmi,vuoi un aumento?"Rispose ancora lui.
"Nono,ahahah,è solo una curiosità...
"E allora dimmi"Rispose.
"Ma sono i jeans che compri che fanno diciamo quell effetto?"
"Quale effetto?"Rispose.
"Dai te lo dico piu diretto,ho notato una sporgenza notevole davanti,sulla patta".
Lui appoggia la penna sul foglietto e ripone gli occhiali e mi guarda.
"Non volevo offenderti,Peppe,era solo una curiosità"
"È giusto avere le curiosità Federica,se vuoi togliertela vado ad abbassare un po la saracinesca...se passa qualcuno"Rispose.
"Come vuoi Peppe".
Si alzò e la abbassò con un colpo secco vusto che è abbastanza vecchia.
Il salone divenne abbastanza buio e quindi accese le luci al neon.
"Dai vieni,facciamo veloce che poi chiudiamo..."Disse.
Si posizionò in piedi,un po riparato nell angolo del salone.
Mi avvicinai e mi misi in ginocchio.
Sbottonai la cintura e il bottone del jeans e con pollice e indice tirai giu la cerniera.
Infilai le dita prendendo insieme le mutande e il jeans in modo da tirare giu tutto.
Man mano che scendevo,l emozione saliva e lo stupore anche.
Arrivato e metà circa,ho tirato tutto giu.
Dire sconvolta è poco,mi trovai davanti quella che definisco un pitone o proboscide.
Una roba mai vista,sgranai gli occhi incredula di fronte a quel cazzo enorme.
Dalla patta dei jeans si notava il bozzo ma non avrei mai immaginato fosse cosi mostruoso anche se ci speravo.
Di colore abbastanza scuro e anche abbastanza largo,da moscio.
Lo toccai senza quasi rendermene conto,chiedendogli scusa.
"Fai pure Federica,una cosa veloce però che chiudiamo".
Lo presi in mano in mano,poi con due e ne rimaneva ancora.
Iniziaì a segarlo prima lentalmente e poi velocemente fino a quando gli schizzi di sborra non caddero copiosi sul pavimento del salone.
Dopo una rapida pulita con dei fazzoletti,chiudemmo il salone e andammo a casa,tremolante dall emozione di aver visto il cazzone di Peppe.
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Commenti dei lettori al racconto erotico