Il tramonto e la marea
di
Eccebombolo
genere
etero
Il sole stava tramontando sulla spiaggia, avvolgendo tutto in una luce calda e dorata. Melissa era arrivata quel pomeriggio con un gruppo di amici, ma uno per uno se n'erano andati, e ora era rimasta quasi sola.
Ventiquattro anni. Un corpo che aveva imparato presto a riconoscere il proprio potere — le curve giuste, la pelle sempre abbronzata, quel modo di camminare che faceva girare la testa agli uomini senza che lei ci mettesse nessuno sforzo consapevole. I capelli castani raccolti in una coda alta le scoprivano la nuca e le spalle; il bikini blu scuro conteneva a stento un seno pieno, alto e naturale che ad ogni respiro sembrava voler uscire allo scoperto.
Ma dentro quella sicurezza apparente, Melissa portava qualcosa che non aveva mai confessato a nessuno — o quasi.
Aveva avuto due fidanzati seri — gli unici uomini con cui era stata. Entrambi la amavano a modo loro. Entrambi, però, avevano qualcosa in comune oltre alla tenerezza: un sesso minuscolo e frettoloso che finiva prima ancora che lei riuscisse ad accendersi davvero. Sesso che la lasciava con una sensazione strana — non di tradimento, ma di incompiutezza, come un discorso interrotto a metà.
Col tempo aveva imparato a fingere. A gemere al momento giusto, a dire è stato bello con la giusta intonazione. Ma di notte, da sola, i pensieri tornavano sempre allo stesso punto: si immaginava un uomo diverso, un sesso pesante e lungo tra le mani, qualcosa che riempisse davvero. Fantasie che la facevano arrossire di giorno e bagnare di notte.
C'era un'altra cosa che non aveva mai potuto fare come voleva: i pompini. Li adorava. L'idea di avere un uomo completamente in suo potere con le sole labbra, di potersi prendere tutto il tempo che voleva, di sentire il peso e il calore di un cazzo grosso sulla lingua — era una delle fantasie che tornava più spesso. Ma i suoi fidanzati non amavano riceverli, si agitavano dopo trenta secondi e chiudevano la cosa in fretta. Melissa aveva finito per mettere da parte anche questo desiderio, come si mette da parte un vestito bello che non si ha mai occasione di indossare.
E poi c'era l'altra fantasia — quella più segreta, quella che non aveva mai detto ad alta voce neanche alla sua migliore amica. Il sesso anale. L'idea la eccitava in modo viscerale, profondo, quasi irrazionale. Ma aveva sempre avuto una paura precisa: se mai avesse incontrato un uomo davvero dotato, avrebbe voluto provare — ma sarebbe riuscita a reggere? La fantasia viveva in quello spazio sottile tra il desiderio e il timore.
Luca lo aveva notato nel tardo pomeriggio.
Era sdraiato su un lettino a poca distanza, gambe leggermente divaricate, e il rigonfiamento nei pantaloncini era qualcosa che non si poteva ignorare. Grande, lungo, inconfondibile anche attraverso il tessuto. Melissa lo aveva guardato di sottecchi per qualche secondo, poi aveva dovuto distogliere lo sguardo perché sentiva le guance scaldarsi.
Aveva scattato una foto di nascosto e l'aveva mandata alla sua migliore amica con le mani che le tremavano leggermente.
Guarda che roba. Ce l'ha enorme. Sto impazzendo.
La risposta era arrivata in trenta secondi: Vai. E raccontami tutto.
Melissa aveva sorriso tra sé, sentendo il calore farsi strada tra le gambe con una precisione quasi dolorosa. Per la prima volta da anni, la fantasia non sembrava così lontana.
Lo conosceva di vista — un amico di amici, single. Quando i loro sguardi si erano incrociati mentre tornavano entrambi verso le cabine, lei non aveva abbassato gli occhi. Lui aveva esitato un secondo, poi aveva sorriso.
«Vieni?» aveva detto lei semplicemente, aprendo la porta della sua cabina.
Lui era entrato.
La luce filtrava dorata attraverso le assi di legno. Melissa gli si avvicinò lentamente e lo baciò — un bacio profondo e deliberato, in cui mise tutta la voglia che aveva trattenuto per ore. Poi si staccò, le labbra ancora vicine alle sue, e gli parlò sottovoce.
«Devo dirti una cosa» mormorò. «Ho deciso di prendermi quello che ho sempre desiderato. E oggi pomeriggio… ho visto il tuo cazzo attraverso i pantaloncini. Non riuscivo a smettere di guardarti.»
Luca la fissò in silenzio.
Lei sorrise, e si inginocchiò.
Gli abbassò i pantaloncini con gesti lenti. Il suo cazzo uscì fuori — flaccido, pesante, che pendeva con una gravità propria. Melissa rimase immobile un secondo, il cuore che le batteva forte.
Era flaccido. E già così era enormemente più grande di qualsiasi cosa avesse mai visto.
Lo prese tra le mani con delicatezza, quasi incredula, e sentì subito il peso — reale, caldo, concreto. Le mani le tremavano leggermente.
«Non avevo mai tenuto in mano qualcosa del genere» mormorò, la voce bassa e meravigliata. «E sei ancora… cazzo.»
Se lo strusciò lentamente sul viso — sulla guancia, sul naso, sulle labbra chiuse — godendo del peso e del calore contro la pelle.
«Solo tenerti così mi fa impazzire.»
Mmmmh… — aprì le labbra e lo prese in bocca.
Anche così, già la riempiva. Melissa sentì le guance allargarsi, la mascella cedere leggermente, e rimase ferma un momento con lui tra le labbra — incredula. Era già molto più grande di quanto i suoi ex fossero stati anche al massimo dell'eccitazione. Un calore umido e intenso le esplose tra le gambe.
Cominciò a muoversi lentamente, e sentì il cazzo farsi più grosso e duro nella sua bocca — gonfiarsi, allungarsi, premere contro la lingua e le guance in modo progressivo e inesorabile.
Si fermò, lo estrasse, e lo guardò.
«Non avrei mai immaginato una cosa del genere» disse sottovoce, gli occhi spalancati. «Non ci credo quasi.»
Hhhmmmh… — lo riprese in bocca con rinnovata devozione.
Non aveva mai fatto una cosa del genere — non così, non con questa libertà, non con questo tempo. Eppure quei movimenti nascevano da soli, naturali e precisi, come se il suo corpo avesse sempre saputo esattamente cosa fare e avesse solo aspettato l'occasione giusta. Questo pensiero la eccitava in modo viscerale — sentiva il proprio desiderio moltiplicarsi ad ogni gesto, le gambe che si stringevano da sole, il respiro sempre più corto.
Dall'alto, Luca vedeva il suo cazzo — che aveva sempre messo a disagio le donne, troppo grande, troppo ingombrante — trattato per la prima volta come qualcosa di desiderato, adorato, cercato. Vedeva Melissa che lo prendeva in profondità con una naturalezza stupefacente, gli occhi socchiusi di piacere, i capelli che ondeggiavano ad ogni movimento. Il contrasto tra la sua bocca piccola e la dimensione di lui era qualcosa che gli faceva girare la testa.
«Sei enorme» disse Melissa a metà strada, la voce velata. «Questo è un cazzo che merita di essere adorato. E ho intenzione di farlo per tutto il tempo che voglio.»
Mmmh… hhh… gemette mentre lo prendeva più in profondità. «Sei così grosso che quasi non riesco a respirare. E mi piace da morire.»
Si fermò, slacciò il top del bikini e lo lasciò cadere. Il seno pieno e sodo era libero, la pelle dorata, i capezzoli già duri per l'eccitazione. Lasciò cadere un filo di saliva lento e denso tra i seni, lo guardò scorrere giù, lucido, poi prese il suo cazzo e se lo infilò in mezzo. Li strinse con le mani e cominciò a muoversi su e giù — lenta, ritmica, guardandolo dal basso.
«Guarda come riempi tutto» disse con voce provocatoria. «Guarda quanto sei grande.»
Aaah… — un fremito nel respiro mentre lo sentiva scorrere caldo tra i seni.
Luca dall'alto vedeva la cappella gonfia spuntare ritmicamente tra quelle due curve calde e morbide, lucida di saliva, e Melissa che lo guardava dal basso con occhi carichi di lussuria. Stava già perdendo la testa.
Si fermò, e con lui ancora stretto tra i seni, alzò la testa e se lo rimise in bocca.
Mmmmmh… — un gemito lungo e soddisfatto, profondo, come se fosse esattamente dove voleva stare.
Riprese a succhiarlo con intensità crescente. Ogni volta che lo estraeva quasi completamente, fili di saliva lucida si tendevano tra le sue labbra e il glande gonfio — arcate trasparenti e filanti che si allungavano nell'aria prima di rompersi lentamente. Melissa li lasciava rompersi senza fretta, gli occhi alzati verso di lui, poi riabbassava la testa e lo riprendeva in bocca.
Hhhmmmh… — un suono basso che vibrava nell'asta e si propagava su per il ventre di Luca come una scossa elettrica.
Man mano che il ritmo cresceva, la saliva si faceva più densa. Le arcate non si rompevano più subito — si allungavano, spesse e lucide, oscillando nell'aria tra le sue labbra e la cappella gonfia. Melissa le lasciava tendere fino al limite, poi abbassava lentamente la lingua e le raccoglieva, avvolgendole intorno al glande con movimenti circolari e lenti, gli occhi fissi su di lui.
Dall'alto Luca vedeva tutto. Vedeva quelle arcate dense e lucide formarsi e tendersi, vedeva la sua lingua raccoglierle con una cura quasi delicata, avvolgerle intorno alla cappella con movimenti lenti e precisi. Non era mai stato guardato così — con quella consapevolezza, quella soddisfazione. Stava impazzendo.
Mmmh… sì… mormorò Melissa, la voce ovattata. «Non riesco a smettere di guardarti. Per anni ho fantasticato esattamente su questo. E adesso ce l'ho qui e non riesco a credere che sia reale.»
Sentì Luca irrigidirsi, il respiro farsi corto e spezzato.
Si fermò.
Completamente. Tenne il cazzo tra le mani, lo tenne fermo, e aspettò — guardandolo con un mezzo sorriso mentre lui cercava di riprendere fiato.
«Ancora no» disse piano, con voce morbida. «Voglio godermelo ancora un po'.»
Mmmh… — riprese con movimenti lentissimi, quasi una carezza.
Dall'alto Luca la guardava con gli occhi spalancati, il respiro spezzato. Nessuno si era mai fermato per lui. Nessuno aveva mai voluto prolungare il momento invece di sbrigarsi. La sensazione di essere desiderato in quel modo — non come fine ma come qualcosa da assaporare — era completamente nuova e lo stava facendo impazzire quanto il piacere fisico.
Melissa ricominciò — dentro, fuori, le arcate dense che si formavano di nuovo nell'aria, la lingua che le raccoglieva e le avvolgeva con cura intorno alla cappella.
Hhhmmmh… mmmh… aaah… — i gemiti adesso continui e senza pudore.
Luca aveva le mani nei suoi capelli, le gambe che cedevano.
«Melissa… per favore… sto per esplodere…»
Lei si fermò di nuovo. Lo tenne fermo tra le mani e alzò gli occhi verso di lui — soddisfatta, luminosa.
«Lo so» disse semplicemente. «È esattamente quello che voglio.»
Alzò il viso verso di lui, bocca spalancata e lingua di fuori — e lo tenne puntato verso di sé, gli occhi fissi nei suoi. Aspettava. Paziente, vogliosa, pronta.
Dall'alto lui la guardava — il viso alzato, le labbra aperte, il seno nudo — e pensò che nessuna donna lo aveva mai fatto sentire così. Desiderato. Adorato. Completamente perso.
Luca perse completamente il controllo. Venne con una forza che non ricordava — un'eiaculazione lunga e copiosa, alimentata da un'eccitazione accumulata oltre ogni limite. Schizzi densi e caldi le colpirono la lingua aperta, le labbra, la guancia, il naso, il mento, il seno. Melissa non si spostò di un millimetro, continuando a tenerlo tra le mani con dolcezza, spremendolo fino all'ultima goccia, gli occhi chiusi per il piacere di riceverlo.
Quando finì, rimase immobile un momento. Poi deglutì lentamente, con calma.
Luca aveva il respiro completamente a pezzi. La guardò a lungo, incapace di parlare.
«Non mi era mai capitato niente del genere» disse infine, con un'onestà disarmante.
Melissa riprese il suo cazzo tra le labbra con cura, succhiandolo piano con movimenti lenti e avvolgenti, assaporando ogni residuo.
Mmmh… — piccoli suoni soddisfatti ad ogni passata della lingua.
Si fermò un momento, tenendolo tra le mani, e alzò gli occhi verso di lui.
«Se ci vedessimo ancora… voglio provarlo anche nel culo.» Una pausa. «L'idea mi ossessiona da anni. Ma sei troppo grosso — ho paura che mi farebbe davvero male.»
«Era esattamente quello a cui pensavo mentre ti guardavo fare il bagno» disse lui con voce roca. «Quel tuo sedere, il bikini che spariva tra le natiche. Non riuscivo a pensare ad altro.»
Aaah… — Melissa sentì una fiammata salirle dalla pancia. Lo riprese in bocca lentamente, succhiandolo con movimenti morbidi e circolari, assaporando tutto con calma. Poi, con lui ancora tra le labbra, alzò gli occhi verso di lui e annuì — piano, deliberata, gli occhi carichi di promesse.
Si staccò.
«Non vedo l'ora» disse semplicemente.
Ventiquattro anni. Un corpo che aveva imparato presto a riconoscere il proprio potere — le curve giuste, la pelle sempre abbronzata, quel modo di camminare che faceva girare la testa agli uomini senza che lei ci mettesse nessuno sforzo consapevole. I capelli castani raccolti in una coda alta le scoprivano la nuca e le spalle; il bikini blu scuro conteneva a stento un seno pieno, alto e naturale che ad ogni respiro sembrava voler uscire allo scoperto.
Ma dentro quella sicurezza apparente, Melissa portava qualcosa che non aveva mai confessato a nessuno — o quasi.
Aveva avuto due fidanzati seri — gli unici uomini con cui era stata. Entrambi la amavano a modo loro. Entrambi, però, avevano qualcosa in comune oltre alla tenerezza: un sesso minuscolo e frettoloso che finiva prima ancora che lei riuscisse ad accendersi davvero. Sesso che la lasciava con una sensazione strana — non di tradimento, ma di incompiutezza, come un discorso interrotto a metà.
Col tempo aveva imparato a fingere. A gemere al momento giusto, a dire è stato bello con la giusta intonazione. Ma di notte, da sola, i pensieri tornavano sempre allo stesso punto: si immaginava un uomo diverso, un sesso pesante e lungo tra le mani, qualcosa che riempisse davvero. Fantasie che la facevano arrossire di giorno e bagnare di notte.
C'era un'altra cosa che non aveva mai potuto fare come voleva: i pompini. Li adorava. L'idea di avere un uomo completamente in suo potere con le sole labbra, di potersi prendere tutto il tempo che voleva, di sentire il peso e il calore di un cazzo grosso sulla lingua — era una delle fantasie che tornava più spesso. Ma i suoi fidanzati non amavano riceverli, si agitavano dopo trenta secondi e chiudevano la cosa in fretta. Melissa aveva finito per mettere da parte anche questo desiderio, come si mette da parte un vestito bello che non si ha mai occasione di indossare.
E poi c'era l'altra fantasia — quella più segreta, quella che non aveva mai detto ad alta voce neanche alla sua migliore amica. Il sesso anale. L'idea la eccitava in modo viscerale, profondo, quasi irrazionale. Ma aveva sempre avuto una paura precisa: se mai avesse incontrato un uomo davvero dotato, avrebbe voluto provare — ma sarebbe riuscita a reggere? La fantasia viveva in quello spazio sottile tra il desiderio e il timore.
Luca lo aveva notato nel tardo pomeriggio.
Era sdraiato su un lettino a poca distanza, gambe leggermente divaricate, e il rigonfiamento nei pantaloncini era qualcosa che non si poteva ignorare. Grande, lungo, inconfondibile anche attraverso il tessuto. Melissa lo aveva guardato di sottecchi per qualche secondo, poi aveva dovuto distogliere lo sguardo perché sentiva le guance scaldarsi.
Aveva scattato una foto di nascosto e l'aveva mandata alla sua migliore amica con le mani che le tremavano leggermente.
Guarda che roba. Ce l'ha enorme. Sto impazzendo.
La risposta era arrivata in trenta secondi: Vai. E raccontami tutto.
Melissa aveva sorriso tra sé, sentendo il calore farsi strada tra le gambe con una precisione quasi dolorosa. Per la prima volta da anni, la fantasia non sembrava così lontana.
Lo conosceva di vista — un amico di amici, single. Quando i loro sguardi si erano incrociati mentre tornavano entrambi verso le cabine, lei non aveva abbassato gli occhi. Lui aveva esitato un secondo, poi aveva sorriso.
«Vieni?» aveva detto lei semplicemente, aprendo la porta della sua cabina.
Lui era entrato.
La luce filtrava dorata attraverso le assi di legno. Melissa gli si avvicinò lentamente e lo baciò — un bacio profondo e deliberato, in cui mise tutta la voglia che aveva trattenuto per ore. Poi si staccò, le labbra ancora vicine alle sue, e gli parlò sottovoce.
«Devo dirti una cosa» mormorò. «Ho deciso di prendermi quello che ho sempre desiderato. E oggi pomeriggio… ho visto il tuo cazzo attraverso i pantaloncini. Non riuscivo a smettere di guardarti.»
Luca la fissò in silenzio.
Lei sorrise, e si inginocchiò.
Gli abbassò i pantaloncini con gesti lenti. Il suo cazzo uscì fuori — flaccido, pesante, che pendeva con una gravità propria. Melissa rimase immobile un secondo, il cuore che le batteva forte.
Era flaccido. E già così era enormemente più grande di qualsiasi cosa avesse mai visto.
Lo prese tra le mani con delicatezza, quasi incredula, e sentì subito il peso — reale, caldo, concreto. Le mani le tremavano leggermente.
«Non avevo mai tenuto in mano qualcosa del genere» mormorò, la voce bassa e meravigliata. «E sei ancora… cazzo.»
Se lo strusciò lentamente sul viso — sulla guancia, sul naso, sulle labbra chiuse — godendo del peso e del calore contro la pelle.
«Solo tenerti così mi fa impazzire.»
Mmmmh… — aprì le labbra e lo prese in bocca.
Anche così, già la riempiva. Melissa sentì le guance allargarsi, la mascella cedere leggermente, e rimase ferma un momento con lui tra le labbra — incredula. Era già molto più grande di quanto i suoi ex fossero stati anche al massimo dell'eccitazione. Un calore umido e intenso le esplose tra le gambe.
Cominciò a muoversi lentamente, e sentì il cazzo farsi più grosso e duro nella sua bocca — gonfiarsi, allungarsi, premere contro la lingua e le guance in modo progressivo e inesorabile.
Si fermò, lo estrasse, e lo guardò.
«Non avrei mai immaginato una cosa del genere» disse sottovoce, gli occhi spalancati. «Non ci credo quasi.»
Hhhmmmh… — lo riprese in bocca con rinnovata devozione.
Non aveva mai fatto una cosa del genere — non così, non con questa libertà, non con questo tempo. Eppure quei movimenti nascevano da soli, naturali e precisi, come se il suo corpo avesse sempre saputo esattamente cosa fare e avesse solo aspettato l'occasione giusta. Questo pensiero la eccitava in modo viscerale — sentiva il proprio desiderio moltiplicarsi ad ogni gesto, le gambe che si stringevano da sole, il respiro sempre più corto.
Dall'alto, Luca vedeva il suo cazzo — che aveva sempre messo a disagio le donne, troppo grande, troppo ingombrante — trattato per la prima volta come qualcosa di desiderato, adorato, cercato. Vedeva Melissa che lo prendeva in profondità con una naturalezza stupefacente, gli occhi socchiusi di piacere, i capelli che ondeggiavano ad ogni movimento. Il contrasto tra la sua bocca piccola e la dimensione di lui era qualcosa che gli faceva girare la testa.
«Sei enorme» disse Melissa a metà strada, la voce velata. «Questo è un cazzo che merita di essere adorato. E ho intenzione di farlo per tutto il tempo che voglio.»
Mmmh… hhh… gemette mentre lo prendeva più in profondità. «Sei così grosso che quasi non riesco a respirare. E mi piace da morire.»
Si fermò, slacciò il top del bikini e lo lasciò cadere. Il seno pieno e sodo era libero, la pelle dorata, i capezzoli già duri per l'eccitazione. Lasciò cadere un filo di saliva lento e denso tra i seni, lo guardò scorrere giù, lucido, poi prese il suo cazzo e se lo infilò in mezzo. Li strinse con le mani e cominciò a muoversi su e giù — lenta, ritmica, guardandolo dal basso.
«Guarda come riempi tutto» disse con voce provocatoria. «Guarda quanto sei grande.»
Aaah… — un fremito nel respiro mentre lo sentiva scorrere caldo tra i seni.
Luca dall'alto vedeva la cappella gonfia spuntare ritmicamente tra quelle due curve calde e morbide, lucida di saliva, e Melissa che lo guardava dal basso con occhi carichi di lussuria. Stava già perdendo la testa.
Si fermò, e con lui ancora stretto tra i seni, alzò la testa e se lo rimise in bocca.
Mmmmmh… — un gemito lungo e soddisfatto, profondo, come se fosse esattamente dove voleva stare.
Riprese a succhiarlo con intensità crescente. Ogni volta che lo estraeva quasi completamente, fili di saliva lucida si tendevano tra le sue labbra e il glande gonfio — arcate trasparenti e filanti che si allungavano nell'aria prima di rompersi lentamente. Melissa li lasciava rompersi senza fretta, gli occhi alzati verso di lui, poi riabbassava la testa e lo riprendeva in bocca.
Hhhmmmh… — un suono basso che vibrava nell'asta e si propagava su per il ventre di Luca come una scossa elettrica.
Man mano che il ritmo cresceva, la saliva si faceva più densa. Le arcate non si rompevano più subito — si allungavano, spesse e lucide, oscillando nell'aria tra le sue labbra e la cappella gonfia. Melissa le lasciava tendere fino al limite, poi abbassava lentamente la lingua e le raccoglieva, avvolgendole intorno al glande con movimenti circolari e lenti, gli occhi fissi su di lui.
Dall'alto Luca vedeva tutto. Vedeva quelle arcate dense e lucide formarsi e tendersi, vedeva la sua lingua raccoglierle con una cura quasi delicata, avvolgerle intorno alla cappella con movimenti lenti e precisi. Non era mai stato guardato così — con quella consapevolezza, quella soddisfazione. Stava impazzendo.
Mmmh… sì… mormorò Melissa, la voce ovattata. «Non riesco a smettere di guardarti. Per anni ho fantasticato esattamente su questo. E adesso ce l'ho qui e non riesco a credere che sia reale.»
Sentì Luca irrigidirsi, il respiro farsi corto e spezzato.
Si fermò.
Completamente. Tenne il cazzo tra le mani, lo tenne fermo, e aspettò — guardandolo con un mezzo sorriso mentre lui cercava di riprendere fiato.
«Ancora no» disse piano, con voce morbida. «Voglio godermelo ancora un po'.»
Mmmh… — riprese con movimenti lentissimi, quasi una carezza.
Dall'alto Luca la guardava con gli occhi spalancati, il respiro spezzato. Nessuno si era mai fermato per lui. Nessuno aveva mai voluto prolungare il momento invece di sbrigarsi. La sensazione di essere desiderato in quel modo — non come fine ma come qualcosa da assaporare — era completamente nuova e lo stava facendo impazzire quanto il piacere fisico.
Melissa ricominciò — dentro, fuori, le arcate dense che si formavano di nuovo nell'aria, la lingua che le raccoglieva e le avvolgeva con cura intorno alla cappella.
Hhhmmmh… mmmh… aaah… — i gemiti adesso continui e senza pudore.
Luca aveva le mani nei suoi capelli, le gambe che cedevano.
«Melissa… per favore… sto per esplodere…»
Lei si fermò di nuovo. Lo tenne fermo tra le mani e alzò gli occhi verso di lui — soddisfatta, luminosa.
«Lo so» disse semplicemente. «È esattamente quello che voglio.»
Alzò il viso verso di lui, bocca spalancata e lingua di fuori — e lo tenne puntato verso di sé, gli occhi fissi nei suoi. Aspettava. Paziente, vogliosa, pronta.
Dall'alto lui la guardava — il viso alzato, le labbra aperte, il seno nudo — e pensò che nessuna donna lo aveva mai fatto sentire così. Desiderato. Adorato. Completamente perso.
Luca perse completamente il controllo. Venne con una forza che non ricordava — un'eiaculazione lunga e copiosa, alimentata da un'eccitazione accumulata oltre ogni limite. Schizzi densi e caldi le colpirono la lingua aperta, le labbra, la guancia, il naso, il mento, il seno. Melissa non si spostò di un millimetro, continuando a tenerlo tra le mani con dolcezza, spremendolo fino all'ultima goccia, gli occhi chiusi per il piacere di riceverlo.
Quando finì, rimase immobile un momento. Poi deglutì lentamente, con calma.
Luca aveva il respiro completamente a pezzi. La guardò a lungo, incapace di parlare.
«Non mi era mai capitato niente del genere» disse infine, con un'onestà disarmante.
Melissa riprese il suo cazzo tra le labbra con cura, succhiandolo piano con movimenti lenti e avvolgenti, assaporando ogni residuo.
Mmmh… — piccoli suoni soddisfatti ad ogni passata della lingua.
Si fermò un momento, tenendolo tra le mani, e alzò gli occhi verso di lui.
«Se ci vedessimo ancora… voglio provarlo anche nel culo.» Una pausa. «L'idea mi ossessiona da anni. Ma sei troppo grosso — ho paura che mi farebbe davvero male.»
«Era esattamente quello a cui pensavo mentre ti guardavo fare il bagno» disse lui con voce roca. «Quel tuo sedere, il bikini che spariva tra le natiche. Non riuscivo a pensare ad altro.»
Aaah… — Melissa sentì una fiammata salirle dalla pancia. Lo riprese in bocca lentamente, succhiandolo con movimenti morbidi e circolari, assaporando tutto con calma. Poi, con lui ancora tra le labbra, alzò gli occhi verso di lui e annuì — piano, deliberata, gli occhi carichi di promesse.
Si staccò.
«Non vedo l'ora» disse semplicemente.
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