Zio franco e la partita a carte

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tradimenti

Erano passati quattro mesi da quando la zia si era ripresa ed era tornata a casa. Per fortuna il culo di Rossella era tornato “normale”: stretto, sodo, senza più quel rossore e quel gonfiore che Alessandro aveva notato. Zio Franco non l’aveva più toccata. Ma ad agosto, come ogni anno, la mamma di Rossella propose i soliti giorni alla casa al mare di zio Franco e zia. Rossella non poté dire di no.
Il primo giorno fu una tortura per zio Franco.
Rossella girava per casa e per la spiaggia con un costume intero nero che le entrava tra le chiappe enormi. Quel culone rotondo, pesante, traballante a ogni passo, la pelle abbronzata che brillava di crema solare. In casa si chinava a prendere le cose dal frigo, si piegava per stendere gli asciugamani… il costume le saliva tra le natiche lasciando scoperti i lati delle chiappe grosse e morbide. Zio Franco la guardava con gli occhi da pazzo, il cazzo duro nei pantaloncini, ma non poteva fare niente: la zia era sempre lì, la mamma di Rossella pure. Dovette stare buono, a soffrire in silenzio.
Il secondo giorno arrivò Mario, un amico di vecchia data della zia. Aveva 19 anni, magro, pieno di brufoli, occhiali da secchione, timido da morire. Non aveva mai avuto una ragazza, figuriamoci toccato una donna.
Dopo una bella giornata di mare e un pranzetto abbondante con vino bianco fresco, la mamma di Rossella e la zia decisero di andare a visitare un centro archeologico vicino.
«Voi tre state qui tranquilli, fate una partita a carte, noi torniamo tra un paio d’ore!» disse la zia prima di uscire.
Rimasti soli, si misero al tavolo del salotto in costume. Rossella era seduta sul divano di fronte, le cosce grosse accavallate, il costume nero che le segnava ogni curva.
Zio Franco e Mario giocavano. Mario stava vincendo. Zio Franco, dopo due bicchieri di vino, iniziò a scaldarsi.
«Cazzo, sto perdendo… Rossy, vieni qua! Siediti sulle gambe dello zio, porta fortuna con quel culone che ti ritrovi!»
Rossella arrossì, ma si alzò. Il vestitino da mare corto le copriva appena il culo. Si sedette sulle gambe di zio Franco, il culone enorme che si schiacciò sulle sue cosce. Zio Franco le mise subito una mano sul fianco, stringendo piano.
Mario diventò rosso come un pomodoro, gli occhi che non sapevano dove guardare.
Zio Franco rise. «Che c’è Mario? Non hai mai visto un culo così? Guarda che pacche tiene mia nipote!»
Fece alzare Rossella, la prese per i fianchi e la fece appoggiare con le mani sul tavolo, proprio davanti a Mario. La obbligò a sporgere il culo all’indietro. Il costumino nero le salì tra le chiappe, scoprendo quasi tutto: le natiche grosse, rotonde, lisce, con il filo del costume che scompariva tra di esse.
«Guarda qua, Mario! Guarda che culone da paura ha la mia nipotina ventenne! Tutta soda e morbida… tocca, tocca, non fare il timido!»
Mario era paralizzato. Il viso coperto di brufoli diventò viola. Gli occhiali gli scivolarono sul naso. Non aveva mai visto una donna nuda dal vivo, figuriamoci una così bella e formosa.
«Zio… io… non so… è la tua nipote…» balbettò con voce sottile, timida.
Rossella, ancora piegata sul tavolo a pecora, girò la testa verso di lui. Lo guardò: quel ragazzino che conosceva da quando era piccolo, sempre silenzioso, sempre con i libri in mano. Adesso era lì, con il cazzo che gli tirava nei pantaloncini, gli occhi fissi sul suo culo enorme.
Con una vocina bassa, quasi un sussurro imbarazzato, Rossella disse:
«Se… se ti va… puoi toccare, Mario.»
Zio Franco scoppiò a ridere forte, una risata cattiva e soddisfatta.
«Hai sentito, Mario? La nipotina troia ti ha dato il permesso! Vai, toccala! Stringi quelle chiappe, senti quanto è morbida! Non fare il cagasotto, è agosto, siamo al mare, e questo culone è fatto per essere toccato!»
Mario deglutì rumorosamente. La mano gli tremava mentre la allungava lentamente verso il culo di Rossella. Le dita sfiorarono prima timidamente una chiappa, poi osarono di più: strinse piano quella carne calda e pesante, affondando le dita nella morbidezza.
«Cazzo… è… è morbidissima…» mormorò con voce strozzata, gli occhi spalancati dietro gli occhiali.
Zio Franco, ancora seduto, le diede uno schiaffo leggero sul culo, facendo tremare tutta la carne.
«Bravo Mario! Stringi più forte! Apri quelle chiappe, fatti vedere come è fatta sotto il costumino… la mia nipotina è tutta bagnata, vero Rossy?»
Rossella aveva il viso in fiamme, il respiro corto, ma non si mosse. Rimase lì, piegata sul tavolo, il culone offerto al ragazzino timido e allo zio bastardo, mentre il pomeriggio di agosto diventava sempre più caldo e pericoloso.
Zio Franco si sporse in avanti con un ghigno:
«Allora, Mario? Ti piace il regalo che ti ha fatto lo zio? Vuoi vedere di più o ti fermi qui come un bravo bambino?
di
scritto il
2026-03-18
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