Rossella fa un favore a zia

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tradimenti

Rossella entrò in casa di zio Franco con il solito sorriso da brava nipote, indossando un vestitino corto di cotone leggero, nero, che le arrivava appena sotto il culo enorme. Era aderente sui seni pesanti e si allargava un po’ sui fianchi, ma bastava chinarsi perché salisse tutto. Sotto aveva solo un perizoma nero sottilissimo, quasi invisibile.
Zio Franco era in poltrona, la tv accesa a basso volume. «Rossy, grazie per essere venuta ad aiutare la zia… è ancora in ospedale, poverina, le analisi non sono buone.»
Lei annuì, prese straccio e detersivo. «Tranquillo zio, pulisco io oggi.»
Si mise in ginocchio sotto il tavolo del salotto per pulire le gambe di legno. Appena si chinò in avanti a pecora, il vestitino corto salì completamente sulla schiena, scoprendo tutto. Il perizoma nero era teso tra le chiappe grosse: il filo sottile scomparso tra le grandi labbra gonfie e umide della figa, e il buchetto del culo rosa scuro perfettamente visibile. Le cosce grosse aperte, il culo enorme che tremava leggermente mentre strofinava.
Zio Franco alzò gli occhi e rimase senza fiato.
Si alzò piano, si avvicinò da dietro in silenzio. Le mani grandi e callose si posarono direttamente sulle chiappe nude, stringendo forte quella carne morbida e calda.
Rossella sobbalzò. «Zio! Che fai?!»
Lui non rispose subito. Iniziò a giocare con quel culone come se fosse un giocattolo nuovo. Le aprì le chiappe con i pollici, le massaggiò, le schiaffeggiò piano facendole tremare. Poi una mano scese: due dita callose le sfregarono la figa da dietro, separando le labbra gonfie, mentre il pollice premeva sul buchetto del culo.
«Zio… ti prego, fermati!» implorò Rossella, la voce già tremula. «Sono fidanzata… ho Alessandro… non è corretto! E la zia è in ospedale, malata… non possiamo!»
Zio Franco rise piano, una risata bassa e sporca, mentre le infilava due dita nella figa bagnata fino alle nocche, muovendole dentro con calma.
«Guarda che figa zozza che hai, nipotina troia… già tutta bagnata solo perché lo zio ti tocca. Questo culone grasso e questo buco del culo stretto… da anni non vedevo una fica giovane così porca. La zia è malata, sì… ma tu sei qui a farmi vedere la passera e il culo come una puttana. Sei proprio una nipotina troia, Rossy.»
Le dita continuavano a scoparla lentamente, dentro e fuori, mentre il pollice girava intorno al buchetto e poi spingeva dentro di mezzo centimetro.
Rossella gemeva, le mani strette sul pavimento. «Zio… basta… ti supplico… non è giusto…»
Lui tirò fuori le dita lucide, si abbassò i pantaloni della tuta. Il cazzo era già duro, spesso, con la cappella grossa e violacea, le palle pesanti che pendevano piene di due anni di astinenza.
«Apri quella bocca da troia, nipotina.»
La prese per i capelli neri lunghissimi e le spinse il cazzo tra le labbra carnose. Rossella tossì mentre lui glielo infilava fino in gola.
«Succhialo bene… succhia il cazzo dello zio. E le palle, leccamele per bene.»
Lei ubbidì, le lacrime agli occhi: lingua che leccava le palle pelose e sudate, una alla volta, succhiandole in bocca mentre lui le sbatteva il cazzo sulla faccia, lasciandole strisce di saliva sulle guance.
«Brava puttana… brava nipotina troia. Lecca tutto.»
Dopo qualche minuto la tirò su di peso, la portò sul divano del salotto e la buttò a quattro zampe sui cuscini, il vestitino ancora arrotolato sulla schiena, il perizoma strappato via con un gesto secco.
Prima le aprì le gambe grosse e le infilò il cazzo nella figa con un colpo solo, fino in fondo.
«Aaaah! Zio!» urlò Rossella.
Lui iniziò a sbatterla forte, colpi violenti, le mani che le stringevano i fianchi larghi.
«Prendi, nipotina troia! Prendi il cazzo dello zio nella figa! Questo buco è mio ora!»
La scopava come un animale, sudato, ringhiando:
«Guarda che vacca… guarda come prendi tutto… la zia malata in ospedale e tu qui a farti fottere dal marito!»
Poi uscì, le sputò sul buchetto del culo e spinse. Il cazzo grosso le entrò nel culo senza pietà, allargandola da morire.
«NO! Zio! Il culo no! Ti prego! Fa male!» urlò lei, cercando di scappare in avanti.
Zio Franco la tenne ferma per i capelli, tirandoli come redini, e iniziò a inculare forte, colpi profondi e brutali, il divano che sbatteva contro il muro.
«Stai zitta e prendi nel culo, nipotina troia! Questo buco stretto è mio! Due anni senza scopare… ora ti sfondo tutto!»
La fotteva senza sosta, schiaffi sulle chiappe enormi che diventavano rosse, insulti continui:
«Sei la mia puttana di casa! Ogni volta che vieni a “pulire” ti riempio questo culone di sborra! Capito, Rossy?»
Dopo quasi mezz’ora venne urlando dentro il culo, scaricando litri di sperma denso e caldo, fino a farne colare fuori mentre continuava a spingere con forza.
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scritto il
2026-03-17
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