Sotto il kimono bianco

di
genere
trio

Fuori piove e io sudo, e già questo è un inizio di giornata di merda.
Il kimono bianco strofina sul collo e sui fianchi, i piedi nudi scivolano sul legno umido, e da qualche parte nel tempio il Gran Maestro sta meditando, bevendo tè o facendo qualunque cosa misteriosamente silenziosa facciano i gran maestri quando non ti stanno addosso a dirti che hai il gomito storto. Inspiro, sposto il peso sul piede sinistro, lancio il pugno — il suono è buono, secco, mi piace un botto — ricado in guardia. Ancora. Di nuovo. I capelli mi cadono sulla faccia, me li soffio via con un verso che non è esattamente degno di una guerriera, ricomincio.
Daven e Ros sono spariti stamattina, probabilmente sono fuori sotto l’acqua a distruggersi scalando qualche rupe o arrampicati su qualche albero. Sono fatti così quei due, si allenano anche mentre dormono. Giuro, li ho visti fare correzioni di postura nel sonno. Beh loro sono quassù da più tempo di me, sono a un altro livello. Io invece sono qui che litigo con la mia spalla destra che non ruota mai come dovrebbe e ogni tanto mi chiedo — tipo adesso, tipo mentre il piede mi scivola di nuovo sul legno bagnato — se esiste una tecnica specifica per combattere un intero esercito imperiale con una spalla destra del tutto inaffidabile. Probabilmente sì.
Mi chiamo Zagara, ho 23 anni e devo salvare i villaggi della valle che hanno scelto di non piegarsi all’imperatore. I nostri villaggi. La nostra gente. Ci prepariamo alla guerra.
Le cosce bruciano, brucia tutto. Mi rialzo, scuoto le gambe, le guardo come se fosse colpa loro. Sono qui al tempio da sette mesi ormai, sulla Dorsale di Khenu: vento gelido, nebbia densa e il Gran Maestro che all’alba ti sveglia con un bastone di bambù senza nemmeno darti il buongiorno. Sette mesi fa avevo le mani morbide, i capelli morbidi, tutto morbido e inutile. Adesso ho i calli e so rompere una tavola di pino con il palmo aperto il che è fichissimo anche se ancora non capisco a che cazzo mi servirà in battaglia — tipo incontro un soldato con una tavola e gliela rompo? Non lo so.
Mi lancio in una sequenza veloce e il kimono mi scorre leggero sulle cosce, i lunghi capelli ricci color caramello mi volano dietro, ancora non mi sono rassegnata a tagliarli anche se Ros dice che in combattimento sono un problema. Fuori la pioggia picchia sul tetto con una convinzione che francamente invidio. Ci vuole una pausa.
Mi siedo sul legno con le gambe incrociate e chiudo gli occhi per circa quattro secondi prima che la porta si spalanchi. Sbam!!!
Daven e Ros entrano come due animali bagnati, si tolgono la parte superiore del kimono, si buttano a terra, come se il legno freddo fosse la cosa più comoda del mondo, e già stanno ridendo prima ancora di avermi guardata.
— Pausa? — fa Daven.
— Meditazione — dico io.
— Aveva gli occhi chiusi da trenta secondi — dice Ros guardando il soffitto.
— È una tecnica avanzata.
Ros fa un verso. Daven fa un verso diverso ma ugualmente antipatico. Sono sdraiati sul legno come due salami grandi e bagnati e soddisfatti di sé, con le spalle nude che fumano di pioggia fredda, e io sono lì in piedi con i capelli disfatti, il kimono scomposto e tutta la dignità che mi è rimasta, ossia poca.
— Domani vi rompo la tavola in testa.
— Quale tavola — fa Ros ridacchiando.
— Ne trovo una, una bella dura e pesante!
Daven ride e dice che c’è una tavola di ciliegio in fondo al corridoio, ottima, grossa, ci faccio un figurone.
Ma intanto succede che scivolo.
Non è una caduta tragica, non è neanche una caduta dignitosa, è proprio quella roba specifica e umiliante dove il piede va da una parte e il resto del corpo decide di andare dall'altra, in mezzo c'è solo la mia reputazione che crolla. Atterro sul fianco, il legno mi accoglie con la stessa delicatezza di uno schiaffo, e per circa un secondo e mezzo c'è silenzio.
Poi Daven e Ros sono già lì.
Troppo lì, ecco il punto. Ros mi prende il polso, Daven ha già una mano sulla schiena, tutti e due mi guardano con quella faccia da "stai bene" che in realtà vuol dire "ti abbiamo vista volare ed è stato bellissimo". Mi tirano su, tutta spettinata, il kimono scomposto, mi esce una tetta? Mi copro e realizzo che sono circondata da due torsi nudi bagnati di pioggia fredda e che entrambi stanno ancora tenendo delle parti di me come se potessi ricadere da un momento all'altro.
— Posso stare in piedi da sola — dico.
“Certo” dicono, ma continuano a tenermi il braccio e la schiena. C’è poco da fare oh, da vicino sono due boni assurdi. Li guardo. Mi guardano strano. Fuori il ticchettio della pioggia e il cinguettio di qualche uccellino.
— Siete proprio due imbecilli — dico, e lo dico sorridendo, il che rovina tutto!
Daven è più grande, ha 27 anni, Ros invece ne ha 20 ma sembra molto più grande. Il primo ha un'aria serena, i capelli neri corti e un po’ di barba, mentre l’altro è il biondino del tempio, ricciolo, sbarbato e dall’aria sempre divertita o incazzata, non conosce terze vie. Daven ha ancora la mano sulla mia schiena e la sposta di due dita verso il basso, piano, come se stesse sistemando qualcosa.
Non sta sistemando niente.
Ros lascia andare il mio polso ma rimane lì, vicino, il petto nudo ancora freddo di pioggia, e a un certo punto i nostri avambracci si toccano e nessuno dei due si sposta. Daven intanto ha deciso che il kimono è storto — tecnicamente è vero, la spalla destra è completamente scoperta — e lo sistema con una lentezza che non ha niente a che fare con il tessuto ma con le sue dita che mi scivolano sulla clavicola. Deglutisco. I capelli mi cadono sulla faccia e stavolta non me li soffio via.
Ros si avvicina e me li sposta lui, con una mano sola, dietro l'orecchio, e per un secondo ho tre punti di contatto sul corpo e zero pensieri funzionanti nella testa.
Siamo tutti e tre fermi.
Fuori piove ancora, un maledetto uccello canta una roba brevissima e stonata, e io penso — molto chiaramente, con grande lucidità — che stiamo per fare una cosa molto stupida in un tempio di arti marziali mentre un esercito imperiale marcia verso di noi.
Daven si abbassa leggermente verso di me. Mi bacia il collo, quel bastardo. La bocca di Daven è calda e sa di pioggia fredda, che è un paradosso ma va bene.
Ros fa un passo avanti e io sono letteralmente in mezzo, il kimono ormai è una questione puramente simbolica, aperto sul mio soffice seno, le mani di entrambi sanno già dove stanno andando con una sicurezza che io non ho ma che mi eccita da morire. Daven ha le dita nei miei capelli e la bocca ormai sui miei capezzoli, Ros ha la bocca sulle mie clavicole e poi sul mio collo per morderlo, e io sto tenendo in piedi tutto il peso della situazione con le ginocchia che ancora bruciano per le pieghe di prima, il che è molto poetico se ci penso.
Il legno scricchiola sotto di noi, la pioggia fuori accelera come se ci stesse incalzando a non fermarci. Ros è più silenzioso ma più diretto, Daven invece mi guarda ogni tanto con quella faccia da — cosa, non lo so, qualcosa — e io smetto di analizzare perché ho cose più urgenti a cui dedicarmi. Sopra sono nuda, tette al vento, come loro che ora hanno unito le forze per togliermi i pantaloni del kimono, uno per gamba li sfilano via. “Ma guarda questa… niente mutande oggi?” Arrossisco, la mia piccola figa rosa finalmente respira, totalmente fradicia, glabra tranne che per un triangolino di riccioli scuri, decorata da alcune piccole lentiggini. Chissà perché oggi non ho messo le mutande… ma sotto le guance rosse si nasconde il mio compiacimento nel sentirmi così zoccola davanti a quei due, che sorridono avvicinandosi.
Ros ha già le mani sulle mie cosce e le apre con la stessa calma con cui farebbe una presa di combattimento, le sue labbra incontrano i miei piedi passando poi ai polpacci e baciandomi le gambe fino alle cosce dove mi da dei piccoli morsi. Mi sdraio a terra, il legno freddo sulla schiena nuda, i capelli rovesciati sul pavimento, appoggio le gambe aperte sulle spalle di Ros.
Chi l’avrebbe detto stamattina? Ma in generale, non c’era mai stato nulla tra noi a parte qualche battuta scema. Ed eccoci qui, nudi e contenti, lontani dell’occhio arcano del gran maestro che attualmente sarà a testa in giù su un sasso o più probabilmente al cesso, in ambo i casi a meditare. Spero stia meditando profondamente.
Daven continua a leccarmi le tette mentre io con una mano raggiungo il suo addome scolpito e lo segue verso il basso, oltre l’inguine, dove qualcosa di mostruoso, enorme e durissimo sta premendo come un toro sui pantaloni bianchi del suo kimono. Il kimono è l’armatura del guerriero! Mi giro a guardare e infilo la mano dentro, afferro quel guerriero caldissimo, duro come il marmo, e accarezzare quel cazzo grosso mi fa bagnare ancora di più e ormai la bocca di Ros è lì che bacia gentilmente la mia figa. Inizia a leccarmela, disegna piccoli cerchi con la lingua sul clitoride, leggermente. Poi infila un dito, due dita e continua a leccare. Erano mesi che non godevo così. Il cazzo duro di Daven l’ho tirato fuori dai pantaloni e lo sto segando lentamente mentre lo guardo, la grande cappella che esce dalla pelle, le vene pulsanti che lo circondano, sento la salivazione riempirmi la bocca mentre lo fisso. Lui smette di assaporare i miei seni e mettendosi accovacciato dietro la mia testa lascia svettare il suo bel cazzo a pochi cm dalla mia faccia. La faccia di Ros invece è immersa tra le mie cosce. Non avrei mai immaginato di ritrovarmi in una situazione del genere con questi due pazzi, ma pur non capendone il motivo mi sta piacendo tantissimo. Questo sì che è un buon allenamento! “Fate l’amore non la guerra” magari il nemico seguirà il nostro esempio, onestamente glielo auguro. Quel grosso arnese mi sbatte in faccia diverse volte, Daven me lo struscia sul viso e io lo afferro, ho le sue palle calde sulla fronte, voglio divorarlo tutto, succhiarlo fino in fondo. Bacio la cappella e inizio a leccarla ma Daven mi afferra la testa e con un colpo deciso mi butta il cazzo in bocca, un sapore forte. Lo adoro. Lo sento muoversi nella mia bocca, ci entra a malapena, mi sta scopando la faccia mentre lo guardo negli occhi, sempre più veloce, sempre più forte. Ha la stessa faccia che fa quando corregge la mia postura negli allenamenti, come se si prendesse cura di me, ma è il suo cazzo a entrarmi giù in gola togliendomi il respiro. La lingua di Ros sta portando rapidamente la mia figa all’orgasmo con una precisione che non ha neanche in combattimento. Ha ormai 3 dita che muove rapidamente dentro di me, sgrillettando e sditalinandomi da dio fino a farmi tremare le gambe ancora poggiate sulle sue spalle. Stamattina accusavo le mie gambe di essere mediocri, mi sa che devo loro delle scuse. Ma lui si ferma, estrae le dita, le ciuccia assaporandole, bacia un'ultima volta la mia vulva fradicia e alzandosi si leva i pantaloni. Con il cazzone di Daven sulla faccia che mi riempiva la bocca e le sue grosse palle a strusciarsi sul mio viso non vedevo gran bene, ma anche quello di Ros sembrava un membro enorme.
Mi prendono e mi mettono in ginocchio sul pavimento di legno, loro in piedi intorno a me, le loro verghe imponenti sopra il mio volto. Non ho mai affrontato un combattimento due contro uno. Questo è diverso ma il principio è lo stesso: sopravvivere mostrando all’avversario le mie abilità. Li afferro entrambi e inizio a maneggiarli un po’, non gliela darò subito vinta, in battaglia la suspence è fondamentale e le mie mani scivolano su ciascuno dei loro corpi tra i loro cazzi e le loro palle. Struscio le due cappelle umide e lucide sui miei capezzoli e le sbatto sulle mie tette. La mia lingua avvolge le palle di Ros mentre sego entrambi i loro cazzi gonfi, poi inizio a succhiarli alternandoli nella mia bocca, assaporandone uno e poi l’altro, sempre più a fondo. Li guardo negli occhi compiaciuta mentre succhio golosamente, la saliva che mi gocciola addosso, e li ciuccio prima uno e poi l’altro, prima uno e poi l’altro. Il Gran Maestro dice che il corpo impara ripetendo. Concordo pienamente. Ros mi ha afferrato i capelli e mi sta fottendo la testa senza pausa, è tutto nella mia gola, sento le sue palle contro il mio mento.
Intanto Daven arriva dietro di me, spinge la mia testa contro il grosso cazzo del suo amico e la tiene premuta così per un bel po’ finché non cedo. Poi inizia ad accarezzarmi la schiena e afferrando i miei fianchi, li tira su mettendomi a 4 zampe. Ho sempre avuto un grosso culo e Daven sembra adorarlo mentre lo bacia tutto e poi lo morde, ma il bello è quando lo colpisce, mi sculaccia forte, con tutta la forza delle sue braccia e io gemo a fatica con un magnifico membro in gola. Sento la faccia di Daven affondare nel mio culo, la sua lingua andare in esplorazione nella mia piccola figa, un brivido di piacere mi attraversa. Un attimo dopo sento che sostituisce la faccia con il cazzo, più duro di prima, strusciandolo sulla mia vagina come prima lo strofinava sul mio viso. Ed eccolo entrarmi dentro tutto d’un colpo, aprendomi in due, riempiendomi tutta con la sua carne forte. Mi stanno scopando a ritmo, uno davanti e uno dietro, io sono totalmente in balia dei loro corpi e dei loro cazzi mentre sento le mani di Ros tastarmi le poppe e quelle di Daven colpirmi violentemente su culo paonazzo. Il fiato. È sempre il fiato il problema. In combattimento e a quanto pare anche adesso. Ma come si fa a respirare così? In compenso non ho mai goduto tanto, e il sentirmi così usata da quei due ragazzoni che condividono tra loro il mio corpo scopandolo a ritmo incalzato, mi arrapa ancora di più.
D’improvviso mi afferrano entrambi e mi girano su me stessa, hanno fatto a cambio di buchi, ora davanti ai miei occhi c’è il grande cazzo eretto di Daven, apro la bocca per dire “salve buon uomo” ma il suono mi si strozza in gola perché Ros ha buttato tutto il suo arnese in me di colpo e ha preso a sbattermi da dietro con la sua energia frenetica. Il cazzo di Daven ne approfitta per penetrarmi la faccia senza salutare, martellandomi la bocca mentre lo assaporo di nuovo avvolgendolo tra le labbra. Ros aumenta il ritmo nella mia figa e Daven mi mette dolcemente le mani intorno alla gola in cui ora sta sprofondando il suo cazzo ricurvo, e le stringe leggermente mentre pompa più forte. Non resisto più.
Vengo senza preavviso, con un verso che non programmo e non controllo, le gambe tremanti che cedono di schianto sul legno mentre Ros mi tiene i fianchi e Daven ha ancora le mani sulla mia gola. Un orgasmo lungo, denso, che parte dalla figa e arriva ovunque. Gemo forte e ora mi sento più rilassata che mai… Alzo lo sguardo, il cazzo di Daven è ancora lì di fronte a me e ora lo ha raggiunto quello di Ros, l’uno accanto all’altro.
Ora tocca a loro.
Ros prima, Daven subito dopo — fiotti di sborra calda, mi piovono addosso, sul seno e sul viso, nella mia bocca aperta, sulla lingua, nei capelli e sulla clavicola sinistra per qualche ragione specifica. Sono inginocchiata sul legno, il respiro ancora corto, affaticato, i capelli disfatti e appiccicati, e sto ancora raccogliendo i pezzi di me stessa quando sento — molto chiaramente, inconfondibile — il passo lento e pesante del Gran Maestro nel corridoio. Ingoio subito quel ben di dio e poi sussurro: “Sta arrivando!”
Tutti e tre ci guardiamo.
Mi alzo di scatto, raccolgo il kimono da terra e me lo rimetto addosso con una velocità che onestamente è il movimento più rapido che abbia eseguito in sette mesi. Daven e Ros spariscono verso il fondo della sala con una coordinazione che in battaglia ci sarebbe molto utile. La porta si apre.
Il Gran Maestro entra, si ferma, mi guarda.
Io sono in guardia, peso sul piede sinistro, gomito dentro, schiena dritta.
— Zagara — fa lui.
— Gran Maestro — dico io.
Silenzio. Fuori piove ancora. Sul mio mento c'è ancora qualcosa di tiepido, qualche goccia che non è pioggia e non è sudore e spero con tutta me stessa che lui non abbia una vista particolarmente buona.
Si gira e se ne va senza aggiungere altro. Come se non avesse visto niente. Forse è questo che significa essere un gran maestro… Quel vecchio bacucco! Gli voglio un gran bene, nonostante tutto.
Resto ferma altri tre secondi, mi passo la lingua sullo schizzo di sborra sotto il labbro, lo assaporo e poi lancio un pugno. Il suono è buono, secco. Mi piace un botto.

- Irbis
di
scritto il
2026-03-09
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