Avventura a Monte Caprino
di
Qulottone
genere
dominazione
Avventura a Monte Caprino
ispirato a (Bama 69) che ringrazio
Quando arrivò Giovannone ero ormai completamente nudo; un vecchio porco mi stava leccando il buco del culo e un senzatetto mezzo ubriaco mi aveva messo il cazzo in mano. «Levateve dar cazzo, che questo me lo vojo inculà io» aveva urlato feroce Giovannone, e il vecchio, che tardava ad andarsene, era volato lontano con un calcio nel culo. «Calma!» aveva provato a dire Ernesto, il mio accompagnatore, «Lui sta con me!» ma Giovannone gli aveva puntato un coltello al collo «Qui è tutta roba mia e mo’ vattene a fanculo si nun voi guai!»
A Monte Caprino non ci ero mai stato, ma lo conoscevo per fama, e quando Ernesto si era avviato col suo taxi in quel luogo «Daje che se divertimo co’ sti maiali, se fanno du’ seghe pure loro, che c’è de male? E poi nun devi avè paura, te proteggo io, tranquillo!» non avevo potuto dirgli di no. A dire il vero non gli potevo mai dire no perchè un po’ ne ero in succube, un po’ perché a lui piaceva comandare. A quel tempo avevo un corpo molto femminile, tutto glabro, con un bel culo preminente e dei capezzoli carnosi e gonfi. Ernesto mi aveva portato a Monte Caprino che era già buio, mi aveva spinto dietro un rudere «Spojate!» mi aveva ordinato «Ma qui? All'aperto? Sei matto?» «Daje, nu rompe er cazzo! Che stasera se divertimo». I porci erano subito arrivati, si avvicinavano a turno, chi si smanettava il cazzo, chi mi toccava, chi mi metteva la cappella in mano mentre Ernesto si masturbava «Daje, daje, è tutto vostro» mi sentivo desiderato, mi piaceva era divertente. Ma Giovannone non lo avevamo messo in conto, Ernesto pensava ad una cosa soft, un po’ di divertimento e di umiliazione, aveva solo voglia di vedere un po’ di porcate. Invece era arrivato lui, un armadio di muscoli e violenza, un energumeno superdotato a cui nessuno osava opporsi.
Sentii immediatamente le sue mani forti prendermi per i fianchi e la cappella calda tra le natiche. Ma era grossa, troppo grossa! Mi tirai su «No ti prego mi fai male…» ma lui mi spinse a pecora sul rudere. Cercai di divincolarmi ma, di colpo, mi trovai bloccato sulla roccia. Ernesto mi teneva con forza una spalla a terra «Daje te vole solo scopà, statte fermo troia!» ed altri due, usciti da un cespuglio, mi spingevano giù «Bono, stai bono….fatte rompe’ per bene er culo da Giovannone che dopo te lo guarisco io co’ la lingua» e l’altro «Mamma mia,a ‘sto giro me sa che a questo qui Giovannone lo manna dritto all’ospedale a fasse ricuci’ er culo...ahahahahah»
Ernesto lo conoscevo da alcuni mesi. Era un tassinaro zio di un mio compagno di liceo che mi aveva iniziato al sesso in una bisca dove andavo a comprare il fumo. «Nun fa niente se nun c’hai li sordi» mi aveva detto un giorno «ma li debiti se pagheno in un modo o nell’artro. Viè giù con me, daje!». Mi aveva portato nel sottoscala della bisca insieme a due suoi amici. «Mettete qua, daje, fatte vedè bene da ‘sti amici mia!» aveva detto strattonandomi per un braccio e spingendomi in mezzo ai suoi amici e lui «bello dritto daje, fa vedè la merce, che ci hai da pagà parecchio, tutto quer fumo che te sei preso, ah ah» «non l’ho preso io» «zitto e spojate, daje, che te piace». Poi come nulla fosse avevano tirato fuori i loro cazzi grossi e duri ed avevano cominciato a menarseli con calma . «Che volete?» dicevo senza convinzione “vi prego no, dai così mi vergogno” ma più si avvicinavano e più sentivo l’odore dei loro uccelli arrapati più il mio minuscolo cazzetto si agitava e, tra le loro risa, uno alla volta li feci sborrare come nulla fosse.
Qualcuno, insieme a Giovannone, sputò tra le mie chiappe abbondantemente, poi mi mise un dito dentro ed infine la cappella enorme e dura cominciò a spingere. «Aiuto, aiutatemi, aiuto, mi sta uccidendo, aiutatemi, mi sta massacrando… aaaaahhhhh!» urlavo «buono, tranquillo, nu’ strillà e non te agità! tanto non t’aiuta nessuno di questi qua» e giù, due sculaccioni tremendi sulle mie chiappette sode. Il cazzo entrò tutto con una decina di colpi secchi e dolorosi «Giovannone, sventralo! fagli cacare sangue per una settimana!» diceva Ernesto infoiato, mentre me lo metteva in bocca. «Porco Diooo, fra un po’ me sborro pure l’anima… la vojo riempi’ a ‘sta mezza femmina… je vojo fa’ uscì la sborra dalla bocca…che bucio de culo che c’ha ’sta puttana, li mortacci sua… sto pe’ falla tutta!»
Con Ernesto ed i suoi amici, dopo quell’episodio della bisca, presi a vedermi regolarmente. Era un adulto, un tipo molto maschile e virile e mi piaceva e lui lo aveva capito. «Sto solo e me devo sfogà» mi diceva «ma io so maschio e tu me devi rispettà e fa quello che te dico» «Sì signor Ernesto, mi sembra giusto» «Nun vojo storie e problemi, tu me devi solo fa’ divertì e pensà ar cazzo mio. Quanno te chiamo venghi qui e fai quello che dico» «Sì lo capisco…» «Po’ esse pure che delle volte ce scappa quarche sganassone se me fai incazzà o si so’ nervoso» «Sì credo sia normale…» «Certo che è normale! Nun fa er pappagallo!» e giù uno schiaffo gratuito. «Allora come mai ieri co’ Enzetto hai fatto tutti quei problemi? E L’hai fatto incazzà?» «Non sono riuscito a prenderlo in gola, ho vomitato…» «le cose che te chiedemo le devi da fa e basta» e giù un altro schiaffo, «pe corpa tua non ha sborrato e è stato male tutto er giorno, te pare logico?». Lo so che sarei dovuto scappare, lo so bene, ma più lui mi umiliava più mi piaceva.
«Tiè,Mariuccio…pijalo in bocca e puliscimelo bene, leva via tutta la merda, stasera a ‘sto pischello l’ho sbudellato per bene, nun vorrei avello messo in cinta ah ah» dice Giovannone dopo avermi rotto il culo all’insegna di un vecchio frocio che gli succhia il cazzo. «Si,Giovannone, che bello, che gusto me sa che l’hai proprio sbudellato c’è pure er sangue sul cazzo tuo». Nel frattempo che Mariuccio puliva accuratamente quel cazzo molto più lungo di una spanna, due vecchi bavosi non mi davano tregua. Si erano sdraiati entrambi sull’erba insieme, con me nel mezzo e, mentre ancora mi lamentavo per il dolore, uno dei due tirandosi fuori dalle mutande un cazzo tutto infojato cerca di mettermisi dietro e rivolto al suo compagno di merende «Lucia’, damme ‘na mano, tieje aperte le chiappe che provo a mettejelo ar culo» «Ma nun lo vedi che e’ mezzo morto? Che Giovannone ja fatto usci’ er sangue dal culo? nun l’hai visto come e’ cascato a tera senza un lamento quanno Giovannone l’ha lasciato dopo che ha sborrato?»
«E certo che l’ho visto! E’ ito giù come un sacco de patate, ma a me nun me ne frega un cazzo, so’ troppo arrapato, devo sborra’ pe’ forza» «Ma si sticazzi, tutto sommato devo svotamme pure io! Ao’ a ragazzi’ come stai? Ce sei coi sentimenti? Mo’ io e Pasquale te lo buttamo ar culo pure noi, tanto ce mettemo un attimo a sborra’ tranquillo, lassace fa’ che finìmo in cinque minuti!» «E’ che mi fa male il culo da morire e c’è anche un po’ di sangue» «Tranquillo, è normale quanno che entra Giovannone, fra una settimana starai come prima, solo che sentirai sempre l’aria che te entra su per il culo, ahahah, sei stato sverginato come la moje alla prima notte de nozze! Vie’ qua, aprite bene che me sbrigo in du’ minuti» E così successe. Prima Luciano e poi Pasquale infilarono e sborrarono lubrificandomi il culo rotto.
Stavo raccattando i miei vestiti quando vidi Giovannone avvicinarsi. «Ti prego basta!» implorai «Non ti preoccupare, sei stato bravo a fa’ il tuo dovere e hai preso un cazzo vero senza fa’ storie, va bene, per ora. Ma non finisce qui!» «Sì» disse Ernesto che si era avvicinato «ho parlato con Giovannone, poi ti spiego in macchina».
«Sai cosa è un sinti?» «sì una specie di zingaro» «Giovannone è un sinti, c’ha un parco giochi, sulla Prenestina» «si ho capito» «spaccia anche un po’ nel suo parco e, insomma per farla breve, pe’ divertisse viene qui a Monte caprino. Vorrebbe una femminuccia tutte le sere, je piacerebbe, lì da lui» «ma come, non posso» «lo so, tutte le sere nun potresti, ce lo so!» «allora?» «Allora je ho fatto ‘na proposta, ce rimedierei un po’ de sordi, me lo devi» «sei uno stronzo» «Stai a sentì!» e mi diede uno schiaffo «tutte le sere no, je ho detto che è impossibile. Tre vorte a settimana, sabato, domenica e mercoledì, te porto da lui verso le cinque der pomeriggio, così dici a casa che esci co’ l’amici. Lui te scopa un paio d’ore poi te riporto a casa» e vedendo che frignavo un po’ «viè che te soddisfo per bene adesso» e fermatosi in uno sterrato di periferia, abbassato il sedile del taxi, mi inculò anche lui con soddisfazione.
Grazie a Bama69 sperando di aver fatto cosa gradita
qulattone@gmail.com
ispirato a (Bama 69) che ringrazio
Quando arrivò Giovannone ero ormai completamente nudo; un vecchio porco mi stava leccando il buco del culo e un senzatetto mezzo ubriaco mi aveva messo il cazzo in mano. «Levateve dar cazzo, che questo me lo vojo inculà io» aveva urlato feroce Giovannone, e il vecchio, che tardava ad andarsene, era volato lontano con un calcio nel culo. «Calma!» aveva provato a dire Ernesto, il mio accompagnatore, «Lui sta con me!» ma Giovannone gli aveva puntato un coltello al collo «Qui è tutta roba mia e mo’ vattene a fanculo si nun voi guai!»
A Monte Caprino non ci ero mai stato, ma lo conoscevo per fama, e quando Ernesto si era avviato col suo taxi in quel luogo «Daje che se divertimo co’ sti maiali, se fanno du’ seghe pure loro, che c’è de male? E poi nun devi avè paura, te proteggo io, tranquillo!» non avevo potuto dirgli di no. A dire il vero non gli potevo mai dire no perchè un po’ ne ero in succube, un po’ perché a lui piaceva comandare. A quel tempo avevo un corpo molto femminile, tutto glabro, con un bel culo preminente e dei capezzoli carnosi e gonfi. Ernesto mi aveva portato a Monte Caprino che era già buio, mi aveva spinto dietro un rudere «Spojate!» mi aveva ordinato «Ma qui? All'aperto? Sei matto?» «Daje, nu rompe er cazzo! Che stasera se divertimo». I porci erano subito arrivati, si avvicinavano a turno, chi si smanettava il cazzo, chi mi toccava, chi mi metteva la cappella in mano mentre Ernesto si masturbava «Daje, daje, è tutto vostro» mi sentivo desiderato, mi piaceva era divertente. Ma Giovannone non lo avevamo messo in conto, Ernesto pensava ad una cosa soft, un po’ di divertimento e di umiliazione, aveva solo voglia di vedere un po’ di porcate. Invece era arrivato lui, un armadio di muscoli e violenza, un energumeno superdotato a cui nessuno osava opporsi.
Sentii immediatamente le sue mani forti prendermi per i fianchi e la cappella calda tra le natiche. Ma era grossa, troppo grossa! Mi tirai su «No ti prego mi fai male…» ma lui mi spinse a pecora sul rudere. Cercai di divincolarmi ma, di colpo, mi trovai bloccato sulla roccia. Ernesto mi teneva con forza una spalla a terra «Daje te vole solo scopà, statte fermo troia!» ed altri due, usciti da un cespuglio, mi spingevano giù «Bono, stai bono….fatte rompe’ per bene er culo da Giovannone che dopo te lo guarisco io co’ la lingua» e l’altro «Mamma mia,a ‘sto giro me sa che a questo qui Giovannone lo manna dritto all’ospedale a fasse ricuci’ er culo...ahahahahah»
Ernesto lo conoscevo da alcuni mesi. Era un tassinaro zio di un mio compagno di liceo che mi aveva iniziato al sesso in una bisca dove andavo a comprare il fumo. «Nun fa niente se nun c’hai li sordi» mi aveva detto un giorno «ma li debiti se pagheno in un modo o nell’artro. Viè giù con me, daje!». Mi aveva portato nel sottoscala della bisca insieme a due suoi amici. «Mettete qua, daje, fatte vedè bene da ‘sti amici mia!» aveva detto strattonandomi per un braccio e spingendomi in mezzo ai suoi amici e lui «bello dritto daje, fa vedè la merce, che ci hai da pagà parecchio, tutto quer fumo che te sei preso, ah ah» «non l’ho preso io» «zitto e spojate, daje, che te piace». Poi come nulla fosse avevano tirato fuori i loro cazzi grossi e duri ed avevano cominciato a menarseli con calma . «Che volete?» dicevo senza convinzione “vi prego no, dai così mi vergogno” ma più si avvicinavano e più sentivo l’odore dei loro uccelli arrapati più il mio minuscolo cazzetto si agitava e, tra le loro risa, uno alla volta li feci sborrare come nulla fosse.
Qualcuno, insieme a Giovannone, sputò tra le mie chiappe abbondantemente, poi mi mise un dito dentro ed infine la cappella enorme e dura cominciò a spingere. «Aiuto, aiutatemi, aiuto, mi sta uccidendo, aiutatemi, mi sta massacrando… aaaaahhhhh!» urlavo «buono, tranquillo, nu’ strillà e non te agità! tanto non t’aiuta nessuno di questi qua» e giù, due sculaccioni tremendi sulle mie chiappette sode. Il cazzo entrò tutto con una decina di colpi secchi e dolorosi «Giovannone, sventralo! fagli cacare sangue per una settimana!» diceva Ernesto infoiato, mentre me lo metteva in bocca. «Porco Diooo, fra un po’ me sborro pure l’anima… la vojo riempi’ a ‘sta mezza femmina… je vojo fa’ uscì la sborra dalla bocca…che bucio de culo che c’ha ’sta puttana, li mortacci sua… sto pe’ falla tutta!»
Con Ernesto ed i suoi amici, dopo quell’episodio della bisca, presi a vedermi regolarmente. Era un adulto, un tipo molto maschile e virile e mi piaceva e lui lo aveva capito. «Sto solo e me devo sfogà» mi diceva «ma io so maschio e tu me devi rispettà e fa quello che te dico» «Sì signor Ernesto, mi sembra giusto» «Nun vojo storie e problemi, tu me devi solo fa’ divertì e pensà ar cazzo mio. Quanno te chiamo venghi qui e fai quello che dico» «Sì lo capisco…» «Po’ esse pure che delle volte ce scappa quarche sganassone se me fai incazzà o si so’ nervoso» «Sì credo sia normale…» «Certo che è normale! Nun fa er pappagallo!» e giù uno schiaffo gratuito. «Allora come mai ieri co’ Enzetto hai fatto tutti quei problemi? E L’hai fatto incazzà?» «Non sono riuscito a prenderlo in gola, ho vomitato…» «le cose che te chiedemo le devi da fa e basta» e giù un altro schiaffo, «pe corpa tua non ha sborrato e è stato male tutto er giorno, te pare logico?». Lo so che sarei dovuto scappare, lo so bene, ma più lui mi umiliava più mi piaceva.
«Tiè,Mariuccio…pijalo in bocca e puliscimelo bene, leva via tutta la merda, stasera a ‘sto pischello l’ho sbudellato per bene, nun vorrei avello messo in cinta ah ah» dice Giovannone dopo avermi rotto il culo all’insegna di un vecchio frocio che gli succhia il cazzo. «Si,Giovannone, che bello, che gusto me sa che l’hai proprio sbudellato c’è pure er sangue sul cazzo tuo». Nel frattempo che Mariuccio puliva accuratamente quel cazzo molto più lungo di una spanna, due vecchi bavosi non mi davano tregua. Si erano sdraiati entrambi sull’erba insieme, con me nel mezzo e, mentre ancora mi lamentavo per il dolore, uno dei due tirandosi fuori dalle mutande un cazzo tutto infojato cerca di mettermisi dietro e rivolto al suo compagno di merende «Lucia’, damme ‘na mano, tieje aperte le chiappe che provo a mettejelo ar culo» «Ma nun lo vedi che e’ mezzo morto? Che Giovannone ja fatto usci’ er sangue dal culo? nun l’hai visto come e’ cascato a tera senza un lamento quanno Giovannone l’ha lasciato dopo che ha sborrato?»
«E certo che l’ho visto! E’ ito giù come un sacco de patate, ma a me nun me ne frega un cazzo, so’ troppo arrapato, devo sborra’ pe’ forza» «Ma si sticazzi, tutto sommato devo svotamme pure io! Ao’ a ragazzi’ come stai? Ce sei coi sentimenti? Mo’ io e Pasquale te lo buttamo ar culo pure noi, tanto ce mettemo un attimo a sborra’ tranquillo, lassace fa’ che finìmo in cinque minuti!» «E’ che mi fa male il culo da morire e c’è anche un po’ di sangue» «Tranquillo, è normale quanno che entra Giovannone, fra una settimana starai come prima, solo che sentirai sempre l’aria che te entra su per il culo, ahahah, sei stato sverginato come la moje alla prima notte de nozze! Vie’ qua, aprite bene che me sbrigo in du’ minuti» E così successe. Prima Luciano e poi Pasquale infilarono e sborrarono lubrificandomi il culo rotto.
Stavo raccattando i miei vestiti quando vidi Giovannone avvicinarsi. «Ti prego basta!» implorai «Non ti preoccupare, sei stato bravo a fa’ il tuo dovere e hai preso un cazzo vero senza fa’ storie, va bene, per ora. Ma non finisce qui!» «Sì» disse Ernesto che si era avvicinato «ho parlato con Giovannone, poi ti spiego in macchina».
«Sai cosa è un sinti?» «sì una specie di zingaro» «Giovannone è un sinti, c’ha un parco giochi, sulla Prenestina» «si ho capito» «spaccia anche un po’ nel suo parco e, insomma per farla breve, pe’ divertisse viene qui a Monte caprino. Vorrebbe una femminuccia tutte le sere, je piacerebbe, lì da lui» «ma come, non posso» «lo so, tutte le sere nun potresti, ce lo so!» «allora?» «Allora je ho fatto ‘na proposta, ce rimedierei un po’ de sordi, me lo devi» «sei uno stronzo» «Stai a sentì!» e mi diede uno schiaffo «tutte le sere no, je ho detto che è impossibile. Tre vorte a settimana, sabato, domenica e mercoledì, te porto da lui verso le cinque der pomeriggio, così dici a casa che esci co’ l’amici. Lui te scopa un paio d’ore poi te riporto a casa» e vedendo che frignavo un po’ «viè che te soddisfo per bene adesso» e fermatosi in uno sterrato di periferia, abbassato il sedile del taxi, mi inculò anche lui con soddisfazione.
Grazie a Bama69 sperando di aver fatto cosa gradita
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