Lo sconosciuto di Lucia - Cap 1
di
Lokrost Menerito
genere
dominazione
Due bocciature alle scuole superiori, finalmente conclusi gli esami di stato, Lucia è in attesa del verdetto. Maturità o dovrà ripetere l'anno?
Nel mentre però, grazie le sue ricerche per la tesina, scopre il mondo del porno, dei racconti e delle chat, dove in quest'ultima, incontrerà una persona molto particolare e dura.
Anche questo vecchio racconto revisionato e ripubblicato.
Spero vi piaccia.
lokrost.menerito@gmail.com
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Togliermi le mutandine, una volta seduta di fronte il pc, oltre che rilassante è quasi eccitante la sensazione del soffice tessuto elastico che ti carezza le gambe scendendo fino ai piedi. Ormai è quasi una routine, incontrollabile, desiderata, voluta ed attesa.
Di uscire, per ora nessuna voglia.
Il caldo è troppo, lo stress accumulato è stato eccessivo.
Finalmente ho fatto anche gli orali ed ora aspetto il verdetto per sapere se devo rifare la quinta o finalmente sono anche io una “Maturata”. L’ansia è molta visto che sono già stata bocciata per ben due volte nell’arco dei 5 anni di superiori.
Per ora, in attesa della mia sorte, mentre i miei sono a lavoro passo i pomeriggi con il ventilatore acceso, di fronte il computer, leggendo principalmente racconti a sfondo erotico oppure, talvolta, a guardare qualche filmato porno.
Ad essere sincera, non è mai stata mia abitudine dedicarmi a questo “settore”. Soprattutto farlo con addosso un semplice top e le mutandine lasciate in terra sotto i piedi, in modo che non mi congeli con il freddo pavimento.
Stare completamente nuda, anche se in casa, mi sembra troppo volgare e poi ho paura di essere vista dal palazzo di fronte, anche se alla mia finestra ci sono le tende a coprire la visuale.
Quando poi inizio a sfregarmi tra le gambe o penetrarmi lentamente, tutto attorno acquista un sapore diverso.
E pensare che era cominciato tutto per caso, mentre finivo di scrivere la tesina, cercando delle foto, sono finita su un sito in cui ognuno pubblicava ciò che voleva. Caso vuole, in quel sito c’era anche la sezione erotica e sempre “caso vuole” ci sono andata a sbirciare.
Successivamente, tornando a visitare quella sezione, qualcosa in me si è animato e la curiosità di sapere come mai il mio ultimo ex fosse molto interessato a queste cose pur non essendo io una brutta ragazza, mi sono decisa ad esplorare meglio questo mondo per me nuovo.
Un giorno provai ad entrare in una chat erotica, ma appena gli utenti videro il nuovo nome femminile nella lista, iniziarono a bombardarmi di messaggi e proposte di ogni tipo.
Inizialmente quasi mi spaventai. Tutti se non quasi, gira e rigira, volevano a tutti i costi una mia foto e mano a mano che mi rifiutavo di inviarle, i messaggi iniziarono a diminuire.
Solo alcuni “fedeli” rimasero a chattare con me ed uno di loro stranamente mi incuriosì, perché pur essendo una chat erotica, non si scompose mai, non usò mai termini volgari, né tanto meno mi fece proposte oscene. Non mi chiese foto, non mi chiese quanti anni avessi ed al momento in cui mi disse la città da cui digitava, mi venne spontaneo rispondere - anche io ! - .
Solo dopo aver risposto, mi dannai, immaginandomi già uno stolker che ora mi avrebbe bombardato di mille proposte o messaggi.
La realtà fu molto diversa, rimase quasi impassibile, non cambiò tono nello scrivere e spiegò semplicemente la zona in cui risiedeva, ma sempre rimanendo sul vago.
Parlammo a lungo e quel giorno non mi masturbai nemmeno, solo verso sera, salutandolo, mi ricordai di avere ancora le mutandine in terra.
La sera.
Unico momento della giornata in cui riuscivo a mettere piede fuori casa, come al solito incontrai le mie amiche per un caffè e sparlare sul ragazzo di turno.
Mi dimenticai di quella giornata passata in chat.
La serata terminò poi in gelateria e dopo essere tornata a casa, sprofondai in un sonno profondo.
Solo la mattina, svegliata dal sole ormai alto che mi cuoceva letteralmente la camera, mentre mi alzavo, mi ricordai della chat e di quello sconosciuto.
- Chissà se lo trovo anche oggi – mi domandai mentre andavo a sgattare in frigo se ci fosse stato qualcosa di commestibile da addentare.
Uscita per prendere una ricarica telefonica, mentre attraversavo la strada per andare nel tabacchino dietro l’angolo, mi domandai : - Chissà se passa da queste parti, chissà quanti anni ha, chissà se mi conosce -
Ma poi convincendomi che fosse realmente dall’altra parte della città, fui certa non mi conoscesse.
Rientrata però a casa, di fronte lo specchio, guardandomi, tirai fuori il cellulare.
- Al massimo se cambio idea, la cancello – dissi ad alta voce, prima di sorridere rivolta verso lo specchio e scattare la foto.
Il top era ancora quello indossato il giorno prima, ma sotto di esso un reggiseno mi copriva meglio le forme.
Per concludere, infradito ed un paio di jeans a vita bassa, con una di quelle cinture di pelle nera, larga almeno 3 dita.
I capelli lisci cadono gentili sulle spalle, mentre il mio sorriso affianco al cellulare tenuto nella mano sinistra, completa il tutto.
Solo riguardando la foto, notai come, per star dritta con la schiena nella posa, il mio fondoschiena fosse sporto verso l’alto.
In effetti, mi trovavo quasi provocante.
Il pomeriggio, quando entrai nella chat, come il giorno prima, lui era li.
- Ciao!!!! -
Scrissi io nella chat privata.
Parlammo per diverso tempo, un po’ di tutto, e sta volta anche di qualcosa di più spinto.
Solo verso il tardo pomeriggio, spinta più che altro dalla curiosità e non dalla voglia di farmi vedere, proposi di inviargli una mia foto.
Rispose prontamente scrivendomi il suo indirizzo mail.
In conflitto tra il timore di inviare mie foto ad uno sconosciuto e la voglia di vedere cosa mi avrebbe detto, in pochi attimi ho inviato la mia foto al suo indirizzo.
- Che bel sorriso – rispose soltanto.
Lo ringraziai e feci per salutarlo, quando un suo messaggio in email mi fermò.
- Se hai il coraggio, domani prendi il bus 8 delle 15.00, arrivi al capolinea e prendi quello per tornare a casa. Scommetto che non mi vedrai mentre ti osservo. Vieni vestita come nella foto che mi hai spedito e stai tutto il tragitto in piedi al fondo del mezzo rivolta verso le porte -
Nella chat non accennò a questo messaggio, ed io presa dall’imbarazzo feci altrettanto.
Prima di chiudere risposi in chat – a domani -.
Non attesi sue risposte e mi scollegai.
La sera, nonostante le 4 chiamate della mia migliore amica, non uscii di casa e con la testa immersa nel pensiero di cosa mi è stato chiesto di fare il giorno seguente ero quasi tentata di non rientrare più in quella chat, ma ormai lui conosceva il mio volto e se poi mi fosse venuto a cercare?
Il giorno seguente, alle 14.35 ero per strada, a piedi, diretta verso la fermata del bus 8.
I vestiti sono quelli della foto, il mio cuore batte a mille e sono agitata in modo evidente.
14.50 sono arrivata alla fermata.
Il sole non coperto dalla pensilina è veramente insopportabile, sto letteralmente cuocendo sotto i vestiti.
15.03 il cuore a mille, il bus 8 arriva.
Salita sul bus, a testa bassa, nell’imbarazzo più completo, convinta che il mio sconosciuto sia già a bordo, raggiungo come indicato il fondo del mezzo ed una volta stretto nelle mani il palo per sorreggersi, mi posiziono rivolta verso le porte di uscita.
Per tutto il viaggio rimango con lo sguardo fissa verso le porte, guardando la strada correre, la gente per strada camminare ed il mio imbarazzo non smettere di crescere ad ogni secondo di più.
Finalmente il pullman sembra fermare la sua corsa in un piazzale sterrato, in ormai piena periferia, in una zona abbastanza boschiva e con macchine parcheggiate qua e là in modo disordinato.
Non ero mai venuta in questa zona, per me era tutto nuovo.
Andando dal controllore chiesi quando sarebbe partito per il ritorno ma alle sue parole quasi sbiancai.
- No signorina, ora vado in deposito, il prossimo è alle 17.00 -
Scendendo dal bus guardo l’ora sul telefono …. 15.40
- Cazzo ma qui non c’è anima viva ! - quasi sbraito mentre il rumore del bus che riparte copre la mia voce.
In lontananza però, con un albero che la copre dai raggi del sole, una panchina richiama la mia attenzione.
Su di essa, una scatolina bianca con un nastro argentato mi incuriosisce.
Avvicinandomi di più, vedo che sotto di essa trattiene una busta bianca. Scosto il pacchettino, la prendo in mano e quando la giro, un colpo al cuore.
- Per Lucia -
Il mio nome.
Apro la busta.
All’interno un foglio scritto a mano e ripiegato su sé stesso è l’unico contenuto.
- Ciao Lucia. Bravissima, sei venuta fino qui. Hai già aperto il pacchettino? Lo sai vero che in questo momento ti sto guardando? Se ai miei occhi si mostra la conferma di ciò che ho visto nella tua foto, mi piaci veramente un sacco. La chat in cui ci siamo conosciuti è erotica e quindi perché non fare qualcosa di piccante? Se vuoi sapere di più, domani torna qui con gli stessi vestiti, ma mostrando bene il regalo che ti ho fatto nel pacchettino. Ciao porcellina! -
Temo di essere diventata rossa fuoco leggendo questa lettera ed una volta seduta e spacchettato il regalo, è questione di secondi prima che mi renda conto di cosa sia e richiuda in fretta e furia.
Sono imbarazzata ma non terrorizzata come avrei immaginato.
Perché questo non si fa vedere? Penso tra me.
Lo cerco con lo sguardo in ogni direzione, eppure non vedo anima viva. Solo cespugli, alberi, rovi, macchine parcheggiate e vecchi muri di cinta di qualche fabbrica ormai abbandonata.
Il tempo sembra non passare, come nessuna è l’auto che raggiunge questo posto sperduto.
Solo il vento che soffia tra gli alberi, spezza questo silenzio assurdo.
17.05
Finalmente il bus.
Anche questa sera non esco con le amiche, mangio rapidamente con i miei senza nemmeno aprire bocca. Mi lavo frettolosamente sotto la doccia e subito dopo mi butto nel letto.
Quasi non voglio pensare, quasi non voglio aver mai aperto quella chat eppure, tra le gambe sento un certo prurito. Il pacchettino dello sconosciuto è qui nel letto, con me, ancora con il contenuto all’interno.
Crollo nel sonno più profondo.
Il cellulare squilla, un sms, la promozione sta per terminare. Fanculo.
Apro gli occhi, guardo l’ora, 13.45
- Cazzo quanto ho dormito!!! -
Affianco a me ancora il pacchettino chiuso.
- Lo sconosciuto! – penso
- L’appuntamento! – quasi grido mentre senza pensarci mi alzo e corro a prepararmi.
Torno però subito indietro, guardo sul letto quel pacchettino, sbuffo e prendendolo in mano vado verso l’armadio.
Solo perché il pacchettino è qui con me, quasi mi sento osservata mentre mi spoglio. Quasi sento che mi sta osservando, che sa come sono fatta, che sa quasi cosa voglio. Ma cos’è che voglio???
Una volta nuda, apro il pacchettino.
Dentro di esso, tessuto nero, sottile, quasi un filo, quando lo prendo in mano, quasi mi eccito già.
Non ho mai avuto un perizoma tanto “minimale” che oltre un piccolo triangolino sul davanti, è composto di un semplicissimo filo nero che va a fasciare il mio culetto perdendosi completamente tra le chiappe.
- Nemmeno nei porno ho visto usare perizomi così sottili – dico tra me dopo averlo indossato.
14.00
Finisco di vestirmi frettolosamente per poi fermarmi di fronte lo specchio.
- Devo mostrare bene cosa c’era nel pacchettino – mi dico ricordandomi il messaggio scritto nella lettera.
Con le mani allargo la cintura di un buco e prendendo la vita già bassa dei pantaloni, la spingo ancora più giù.
L’effetto è quello voluto dallo sconosciuto e senza risultare volgare, pochi millimetri sopra il bordo dei jeans, sbuca il sottile filo del perizoma, sui fianchi ed anche sul culo.
Mangio frettolosamente qualcosa scaldato al microonde per poi fiondarmi in strada, diretta verso la fermata del bus 8.
Con il cuore che sembra uscire dal petto, per non arrivare in ritardo camino rumorosamente con le infradito che sbattono ritmicamente sui miei talloni ad ogni passo.
15.00
Caldo cocente.
15.02
Arriva il bus 8.
Non so perché sto salendo.
Non so perché mi sto andando nuovamente a posizionare al fondo del bus, senza sedermi, rivolta verso le porte.
Non so cosa vuole questo sconosciuto.
Non so cosa voglio io.
- Forse è per questo che voglio andare da lui? – mi domando prima di perdermi nella strada che scorre fuori dai vetri del mezzo.
Quasi non mi accorgo nemmeno dello sguardo di diversi viaggiatori puntati verso il mio nuovo “regalo”. Fino all’altro ieri probabilmente mi sarei vergognata di me stessa, sprofondando nell’angolino, nascondendomi da tutto e da tutti.
Arrivata al capolinea, scendo.
Dopo che il bus riparte per raggiungere il deposito, ci sono solo più io.
Sulla panchina di ieri, questa volta trovo solo una busta, legata alla panchina con il solito nastro argentato.
- Sei stata molto brava e ammetto che sei ancora più bella che in fotografia. Ma sei sicura di volermi conoscere veramente? Io sono molto esigente e potrei pretendere molto da te. In fondo sei tu ad essere entrata in una chat erotica, te lo dovevi aspettare. Sono sicuro che ora mentre ti sto guardando, il perizoma sbuca dai tuoi pantaloni eccitandomi molto. Ma sei pronta ad eccitarmi di più?
Pochi metri dietro la panchina, se noti, in mezzo ai cespugli parte uno stretto sentiero sterrato.
Slacciati la cintura dei jeans, lasciali scendere mostrando meglio come il mio regalo esalti il tuo culo e poi incamminati per quella strada, fino a quando, in una piccola rientranza sulla destra, troverai un sacchetto bianco per te.
Sei sempre sicura di volermi incontrare? –
Finito di leggere quasi perdo l’equilibrio, rendendomi conto che questo tipo, forse è ancora peggio di quelli che in chat mi parlavano in modo volgare, mi chiedevano foto, mi chiedevano come fossero le tette o molte altre porcate. Come se non bastasse questo tipo mi sta osservando, mi sta mangiando con gli occhi, mi sta sottomettendo e per di più anche bene, visto che tra le chiappe quello che sento scorrere è il tessuto regalato da lui.
Come al solito però a comandare è qualcosa tra le gambe e maledicendomi quasi per quello che sto facendo, mi guardo attorno e poi mi slaccio la cintura.
I jeans più il peso della cintura, in pochi attimi scendono scoprendomi il culo quasi per metà.
L’imbarazzo inizia a salire alle stelle mentre frettolosamente, prima di essere vista da qualche ipotetico passante, mi fiondo nel piccolo sentiero.
Percorro diversi metri, mentre i miei jeans, scoprendo sempre più il mio culo ad ogni passo, sono quasi sul punto di cadermi ai piedi. Infine, sulla destra trovo una piccola rientranza ed in terra, un sacchetto bianco con il nastro argentato è poggiato su un’altra busta.
Mi piego a raccogliere il tutto e nel mentre che mi rialzo, con il sacchetto in una mano e la busta nell’altra, i miei jeans, non più sorretti dal culo, scivolano inesorabilmente alle mie caviglie denudandomi dalla vita in giù.
Mi sento arrossire, come sento scaldarsi anche il culo, sicura che lo sconosciuto me lo stia fissando. Chissà, forse si sta masturbando con forza mentre si gode lo spettacolo indecente.
Sono nel panico, nell’imbarazzo più completo, quando d’improvviso, una leggera folata di aria fresca, passandomi tra le cosce, mi fa sentire un certo refrigerio proprio sulla passera.
Quella sensazione, quasi come una molla, fa scattare in me qualcosa, forse eccitazione, forse provocazione, forse curiosità. Sta di fatto che decido di lasciare libera visuale al mio sconosciuto e senza rialzarmi i jeans, apro la busta.
- Se sei arrivata fino a qui, significa che sei una zoccoletta in calore. Peccato che le zoccole non portano il reggiseno. Non credi sia ora di toglierlo? Con due tette come le tue, dovresti farti mungere come le vacche. Perché tu sei una vacca. Vero?
Nel sacchetto troverai cosa indossare domani quando scenderai dal bus, al suo posto infilaci il reggiseno e lascialo nuovamente in terra.
Domani raggiungi subito questo posto. Vieni con gli stessi vestiti che indossi ora e soprattutto, non toccarti e non lavarti la passera. Voglio che tutti sul bus, sentano l’odore che emana una vacca in calore. –
Questo messaggio tanto volgare quanto vero, non ha fatto altro che eccitarmi ed il suo modo di fare mi ha letteralmente fatto inzuppare il perizoma con i miei umori.
Aprendo poi il sacchetto, all’interno, un collare di cuoio spesso, con chiusura a scatto apribile solo con la chiave ed un piccolo anello pendente da un lato è tutto il contenuto.
Appesa ad esso però, un bigliettino:
- Quando lo chiuderai intorno al tuo collo, sarà perché vorrai incontrarmi per farti usare proprio come una vera vacca e per aprirlo servirà la chiave che possiedo solo io. -
Appoggio tutto in terra, l’eccitazione della situazione è ormai alle stelle e non credevo che un perfetto sconosciuto potesse farmi un tale effetto.
In pochi attimi, senza pensarci oltre, prendo i bordi inferiori del top e trascinandolo verso l’alto lo sfilo, rimanendo così in perizoma e reggiseno alla sua vista.
Mi guardo intorno ma ancora una volta non riesco a vedere nessuno.
Slaccio il reggiseno ed una volta fatte scendere le spalline, i miei capezzoli, come due antenne dure come il ferro, sono libere di svettare alla luce del sole.
Ripongo quindi il reggiseno nel sacchetto e indosso nuovamente il top.
Solo per ultimo, alzo i jeans e chiudo finalmente la cintura.
Faccio però in modo che un filo di perizoma rimanga fuori, come lui aveva richiesto.
Prendo quindi possesso del collare e mi incammino verso la fermata.
Immagino sarà dura celare quanto sono eccitata, soprattutto senza reggiseno che copre i miei capezzoli tanto duri.
Mentre torno verso casa, le parole dello sconosciuto tornano a scorrere nella mia mente, ricordandomi malignamente che non posso toccarmi e né tantomeno lavarmi tra le cosce.
Tutto ciò non fa altro che eccitarmi ancora di più.
Anche oggi salto l’uscita con le amiche improvvisando un piccolo malore.
Devo dormire, non devo pensare, altrimenti troppi pensieri affollerebbero la mia mente.
Il perizoma non me lo sono tolta nemmeno per dormire, convinta che non sarei riuscita ad arginare tutto l’odore di sesso che emano.
15.02 Sono già sul bus con il cuore a mille.
Sta notte non sono quasi riuscita a chiudere occhio per l’agitazione e per l’eccitazione che mi portavo dentro.
Al solito posto, in piedi per tutto il viaggio, quasi non mi rendo più conto della provocazione che rivolgo agli altri viaggiatori.
Oggi una discreta calca affolla il mezzo. Sono sicura che si senta la mia voglia. Ma sono troppo distratta da cosa stringo nella mano. Mi accorgo solo di sfuggita che un ragazzo, lentamente si è avvicinato per vedermi meglio. Ma come tutti, anche lui, scende diverse fermate prima del capolinea.
Solo io, come al solito, scendo all’ultima, rimanendo sola in quel luogo deserto.
Mi fermo e rigirando nelle mani quel collare, ripenso ai giorni trascorsi da quando ho conosciuto questo “sconosciuto”, tutta l’eccitazione che mi ha provocato e tutte le cose che è riuscito a farmi fare.
Scosto i capelli dalla schiena ed in pochi attimi, sento il collare scattare attorno al mio collo.
A passi svelti supero la panchina vuota e infilandomi nel piccolo sentiero il cuore batte sempre più forte.
Con il respiro corto, raggiungo la piccola rientranza dove come ieri trovo un sacchetto ed una immancabile busta.
Aprendo quel piccolo foglio ripiegato su se stesso, quasi mi manca il fiato :
- Bentornata vacca. Ieri ti avrei volentieri spaccato quel bel culo, soprattutto come punizione per non esserti rialzata i jeans. Ma tranquilla, ti farò urlare quando te lo aprirò con il mio cazzo.
Hai deciso di conoscere un porco, volgare e perverso che ti userà nei modi peggiori.
Sei sicura con quel bel viso e quello stupendo corpo di volerti far sciupare solo per essere la mia svuota palle?
Con quel collare indosso, significa che sei mia e che tutto di te mi appartiene. Lo sai vero?
Se sei convinta di quello che stai per fare, spogliati, ficcati il perizoma in bocca (così da gustarti il tuo stesso sapore) e poi indossa tutto quello che troverai nel sacchetto. Come al solito, al suo posto, metterai le tue cose.
Una volta finito, prendi con te il sacchetto ed avanza lungo il sentiero, troverai una piccola casetta in legno dove attaccato ad un palo ci sono una benda e delle manette. Indossa la benda ed ammanettati con le braccia dietro la schiena, infine mi potrai conoscere di persona.
Se hai ancora ripensamenti, nel sacchetto troverai le chiavi per far scattare il collare e te ne potrai andare.
Ma attenta, perché non mi conoscerai mai più.
Se invece accetti, preparati perché voglio sentire i tuoi versi da vacca fin da subito. –
Il sacchetto questa volta pesa decisamente di più e sembra bello pieno.
Prendo un respiro profondo chiudo gli occhi qualche attimo e quando li riapro inizio a slacciarmi la cintura.
Tolgo i jeans, tolgo il top rimanendo con le tette al vento ed infine, tolgo il perizoma.
Lo guardo, lo annuso e poi lo infilo tutto in bocca.
In pochi istanti il mio sapore invade la bocca. Il tessuto era pregno dei miei succhi, come quelli che ancora bagnano la pelle attorno alla passera rendendola lucida.
Apro quindi il sacchetto e sopra una serie di indumenti, in un sacchetto trasparente, si presenta un fallo blu di notevoli dimensioni.
Appeso al sacchetto un biglietto :
- Ficcati il plug nel culo, è già lubrificato e ti conviene infilarlo tutto lasciando solo la base all’esterno altrimenti dovrò punirti -
Mentre lo estraggo dal sacchetto strabuzzo gli occhi vedendo quanto sia grosso e lungo. Almeno 20 centimetri per una circonferenza almeno doppia del cazzo appartenuto al mio ultimo ragazzo, quel mostro mi mette paura ad infilarlo nel culo ormai non allenato da diverso tempo. Solo verso la base, si restringe a poco più di un dito di circonferenza, prima di terminare con una parte piatta e molto larga di modo che non sprofondi nel mio culo.
Decido di passarlo ancora diverse volte nel sacchetto, raccogliendo quanto più lubrificante possibile per poi sporgere il culo all’indietro e puntare il mostro tra le mie soffici chiappe.
Cerco di rilassare il più possibile i muscoli dell’ano e poi, inizio a spingere.
Spingo e spingo ancora mentre sento piano piano i muscoli cedere e lasciare sprofondare pochi millimetri della punta stretta di quel mostro.
Prendo fiato per quel che riesco con il perizoma ancora in bocca, chiudo gli occhi e poi spingendo ancora, sforzo anche con i muscoli dell’ano per agevolare l’entrata.
Finalmente, piano piano lo sento farsi strada allargando sempre più il mio culo.
Stringo i denti quasi masticando il tessuto del perizoma e spingendo ancora sprofonda in me di diversi centimetri dolorosamente pur essendo ampiamente lubrificato.
Spingo ancora e finalmente lo sento risalire lungo il mio intestino.
Spingo ed i centimetri dentro di me avanzano come anche il bruciore.
Spingo ancora, ci sono quasi, con la mano inizio a sentire il contatto con le mie chiappe.
Un ultima spinta decisa e finalmente sento l’ano richiudersi giungendo alla base del fallo.
Respiro profondamente mentre rialzo il busto sentendo ora quella presenza ingombrante dentro di me.
Torno poi a sgattare nel sacchetto e trovo delle autoreggenti nere a rete.
Le indosso cercando di stare sulle infradito per non sporcare il tessuto nero e poi tornando al sacchetto, trovo il pezzo sopra di un bikini di colore rosso fuoco. Una volta indossato anch’esso, le mie tette non vengono sorrette ma strizzate abbondantemente tra di loro.
Infine, sopra un paio di sandali neri dal tacco vertiginoso, trovo solo più una minigonna rossa, elasticizzata e veramente ridotta che una volta indossata copre a malapena la passera e sul culo termina poco sopra la base delle chiappe, lasciandone una piccola porzione scoperta.
Lo stacco tra la fine delle autoreggenti e la minigonna è tanto notevole che anche avendo quel mostro nel culo, quasi mi eccita vedermi vestita così volgare.
Una volta indossati i sandali, traballando, riesco a infilare tutte le mie cose nel sacchetto ed una volta raccolto, riprendo il cammino lungo lo stretto sentiero che fortunatamente, con i tacchi che ho, non è troppo difficile percorrere pur essendo sterrato.
Passano diversi minuti di panico durante i quali cammino senza vedere altro che alberi e cespugli, fino quando, in lontananza una piccola capannetta in legno si mostra di fronte il mio cammino.
Accelero il passo per raggiungere la meta ed una volta di fronte ad essa, come specificato nella lettera, appese ad un chiodo trovo un paio di manette ed una benda.
Un piccolo biglietto sempre appeso al chiodo ordina di ammanettarmi al palo.
Lascio il sacchetto con le mie cose in terra e presa la benda, la avvolgo con due giri attorno al mio capo oscurando del tutto la vista, dopodiché, faccio un nodo dietro per tenerla stretta.
Alla cieca, vado quindi in cerca delle manette ed una volta trovate, ammanetto un polso per poi appoggiarmi con la schiena al palo e solo dopo diversi tentativi, riesco ad ammanettare l’altro rimanendo quindi intrappolata con la schiena sul ruvido legno.
Nei minuti che seguono, l’eccitazione mista alla paura delle parole scritte su quelle lettere, non fanno altro che eccitarmi ancora e la paura di essere invece vista da una persona di passaggio mi fa quasi diventare folle dall’imbarazzo.
Assorta nei miei pensieri, dopo almeno una decina di minuti di attesa, quasi non mi accorgo dei passi lenti che si avvicinano dal praticello posto a lato della capannetta.
Il respiro quasi si blocca, mi si blocca anche la deglutizione mentre invece il cuore inizia a battere tanto forte da sentire la pressione fino in testa, fino nelle orecchie che quasi diventano sorde ad ogni pompata di sangue.
Lo sento sempre più vicino, silenzioso e dal passo calmo.
Una volta di fronte sento il suo respiro, il suo profumo forte e poi quello che non mi aspettavo.
Uno schiaffo, non forte da farmi male, ma buono da spaventarmi arriva sulla mia guancia destra ruotandomi il volto.
Una mano prende subito possesso della mia tetta destra strizzandola senza pietà, l’altra invece, mi alza la corta minigonna e subito dopo, con uno schiaffo portentoso la mano stringe con forza la mia chiappa sinistra.
Mentre il mio respiro inizia ad essere affannato ed il cuore ormai a mille, il reggiseno viene alzato sopra le tette che una volta scoperte, vengono subito prese di mira dalle grosse mani che ancora una volta senza pietà, iniziano ad impastarle e strizzarle per poi tirare i capezzoli facendomi mugolare.
Una mano si sposta nuovamente sulla mia chiappa sinistra, strizzandola con forza mentre sento il suo volto avvicinarsi al mio. Giunto a contatto con il mio orecchio, sento per la prima volta la sua voce, grossa, profonda, rauca e decisa.
- Allora ? Vuoi essere veramente la mia svuota palle? -
Conclusa la frase, la mano sul culo si sposta tra le mie gambe ed una volta raggiunta la passera, senza aspettare oltre, inizia a scavare tra le labbra.
- Alla tua figa sembra che gli piaccio. Allora ? Sei fradicia. Sicura di voler continuare ? -
Domanda mollando la presa dalla mia tetta per assestarle un sonoro schiaffo che mi fa scappare un urletto.
Presa dall’agitazione, rispondo frettolosamente la cosa più ovvia che mi frulla nella mente in quei brevi istanti e con il capo faccio ripetutamente cenno di si .
Passa qualche frazione di secondo prima che entrambi ci rendiamo conto della mia risposta e mentre il mio cuore ormai sembra dover esplodere nel petto, l’uomo si stacca e dopo un rumore di zip che si apre, il rumore della fibbia mi fa capire cosa stia facendo. Passano pochi istanti e sento i pantaloni cadere in terra rumorosamente per via della cintura che colpisce il suolo.
Dopo tale rumore, una mano mi forza ad allargare la gamba sinistra, dopodiché spostandosi su quella destra mi viene alzata portando il ginocchio quasi a contatto con le mie tette e tenendola alta con l’avambraccio da sotto il ginocchio, lo sento avvicinarsi a me.
Bastano pochi attimi per capire le sue intenzioni e quando sento qualcosa toccarmi la passera, un misto di agitazione e eccitazione mi invade ancora una volta facendomi vibrare.
La sua cappella non aspetta oltre e dopo essere entrata tra le labbra, inizia a spingere.
La prima spinta mi fa lamentare pur essendo fradicia.
Con la seconda, più energica, mi fa quasi urlare mentre entra in me con prepotenza.
La terza spinta quasi mi fa sputare il perizoma mentre sento il suo bacino venire a contatto con il mio.
- Ti spacco puttana – e dopo una breve risatina, inizia a scoparmi come un indemoniato.
Se già era difficile prenderlo tutto, quando inizia a scoparmi con forza, il fallo nel culo torna a farsi sentire procurandomi un certo fastidio .
Mi scopa affondando sempre fino a quando il suo bacino tocca il mio, talvolta si ferma qualche istante, ma solo per estrarlo completamente e riaffondare con colpi decisi per farmi gemere.
Per completare, mentre prende un ritmo regolare con cui mi fotte, con la mano libera si dirige tra le mie chiappe ed una volta agguantato la base del plug, inizia a tirare per estrarlo.
Le mie urla tornano vive, anche se attutite dal perizoma in bocca, ma si sentono ancora di più quando infine i muscoli del culo cedono ed il fallo inizia ad uscire dolorosamente.
Lo estrae completamente, lasciandomi un senso di vuoto mai provato e poi, senza attendere oltre, aumenta il ritmo della scopata e lo spinge nuovamente in me.
Sta volta divento un gemito continuo.
Il fallo entra rapido, vista anche la forza che usa per inserirlo.
Avanza in me molto più rapidamente di prima, lo sento risalire con forza e stridendo contro il mio ano bastano pochi secondi per sentirmi nuovamente piena.
Non parla, lo sento solo ansimare e respirare forte.
Non parla nemmeno quando torna a scoparmi come un toro sbattendomi letteralmente contro il palo a cui sono ammanettata.
Urlo e urlo anche quando sento in me qualcosa crescere e diventare incontrollabile.
Ora anche lui ansima forte, ma io urlo ancora di più quando sento i suoi denti posarsi sul mio capezzolo per morderlo.
In quel preciso istante, esplodo.
Un orgasmo spaventoso quasi mi sconquassa.
L’unica gamba su cui è posato tutto il mio peso cede mentre inondo il ventre dell’uomo che mi sta fottendo.
- Che vacca. Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto essere maltrattata. -
Afferma senza smettere di fottermi.
Il mio capo è reclinato all’indietro, mentre quel cazzo non smette di aprirmi la passera.
Mi assesta ancora una decina di colpi violenti e finalmente si sfila.
In pochi attimi apre le manette e nemmeno il tempo di ragionare che una sua mano mi spinge a terra, in ginocchio.
Vengo presa per i capelli, mentre sento che con la mano libera si masturba con forza.
La cappella in pochi attimi raggiunge le mie labbra, facendosi strada tra esse arriva a contatto con il perizoma nella mia bocca. A differenza di quanto pensassi, non lo estrae ed una volta raggiunto l’apice, spinge il cazzo in me, affondando nel tessuto. Grugnendo e stringendo la presa sui miei capelli, inizia a scaricarsi impregnando così il tessuto dei suoi umori. Inizio a deglutire quando sento lo sperma finirmi in gola e fuori dalle labbra.
In pochi attimi il suo sapore mi invade ed il perizoma non fa altro che amplificarlo.
Lo sento riprendere fiato dopo essersi staccato da me ancora in ginocchio.
- Non resistevo più.-
Tirandomi per i capelli mi fa rialzare e con i vestiti arrotolati che lasciano tutto esposto di me, sento un rumore metallico come di catena.
Mi sposta i capelli e dopo uno scatto, un peso notevole grava sul mio collare.
Le manette mi vengono richiuse dietro la schiena e poi tirandomi per il collare mi fa tornare a contatto con il palo in legno.
- Per essere il nostro primo incontro, mi sei piaciuta -
Afferma prima di sentirlo accendersi una sigaretta.
- Ma la prossima volta, vorrò conoscerti in modo più approfondito e soprattutto ho intenzione di utilizzare in modo intensivo il tuo bel culo . -
Esclama massaggiandomi le guance ancora sporche del suo sperma che mi è uscito involontariamente dalle labbra.
- Per questo motivo, ora ti lascio andare, ma per toglierti il fallo, dovrai aspettare di farlo giunta a casa e solo mentre ci sentiremo al telefono. A quel punto potrai chiedermi il permesso di toglierlo e poi stabiliremo quando e dove rivederci. -
Concluso, l’uomo fa scattare le manette dietro la schiena e subito dopo, anche il collare.
Sto per raggiungere la benda, quando però mi ferma.
- No, mi potrai guardare in volto un altro giorno. Ora me ne vado e poi cambiati e puoi andartene lasciando qui il resto all’interno del solito sacchetto. -
Dopo quest’altro ordine, l’uomo si allontana e posso quindi liberare la vista.
Abbassando lo sguardo, le mie cosce sono ancora lucide dagli umori spruzzati poco fa.
Tutto di me è ancora esposto, le tette in alcuni punti sono segnate dai denti dell’uomo e sulla chiappa si vede nitidamente le 5 dita dello sculaccione ricevuto.
In tutto questo, appena muovo la bocca e con la lingua mi aiuto ad estrarre il perizoma dalla bocca, una quantità esagerata di sperma cola fuori dalle labbra, sul mento, cola sulle tette ed alcune gocce raggiungono anche le cosce. Il suo già forte gusto che avevo in bocca, ora si amplifica maggiormente e per assurdo, mi trovo nuovamente eccitata.
Vestirmi è stato davvero difficile per via di quel fallo enorme nel culo, ma per fortuna, non dovendomi sedere all’interno del bus, è stato meno terribile del previsto tornare a casa.
Giunta in camera da letto, mi spoglio nuovamente, emanando un forte odore di sesso misto a sperma e poi, raggiunto il pc, una nuova mail da parte dell’uomo contiene un numero telefonico.
- Pronto.
- Sono Lucia.
- Ciao vacca. Cosa vuoi? Sei già a casa?
- Si. Volevo chiedere il permesso di togliermi il fallo dal culo.
- No, prima organizziamo il prossimo incontro.
- Ok. Cosa devo fare?
- Brava. Mi piace la tua disponibilità. Per la prossima volta, voglio che indossi soltanto un miniabito e infradito, in modo che ti puoi spogliare il più velocemente possibile e soprattutto, verrai con quel bel fallo nel culo. In modo che appena te lo tolgo, ti posso montare senza problemi. Hai l’auto?
- Si. Perché?
- Bene. Ti invio l’indirizzo da raggiungere per email e questa volta, verrai la mattina, in modo che abbia tutto il giorno prima di concederti di tornare a casa. Ti è tutto chiaro?
- Si. Penso di si, ma è distante il luogo?
- No. Ma anche se fosse, tu devi eseguire gli ordini e quindi faresti ugualmente tutto ciò che voglio.
- Si. Giusto.
- Ora metti il vivavoce e puoi toglierti il fallo dal culo.
Quando eseguo e poso il telefono sulla scrivania, appena impugno il fallo alla base ed inizio a tirare, un gemito parte spontaneo.
- Vacca. Muoviti.
Ancora una volta mi sento più eccitata del previsto e tirando con più forza, il fallo inizia ad uscire sotto i miei lamenti.
Lo sento stridere sul buco mentre esce centimetro dopo centimetro, fino a quando, gli ultimi escono quasi di colpo.
- AHhhhh!!!!
Esclamo una volta liberata da quel colosso.
- Da ciò che sento, hai concluso?
- Si l’ho tolto.
- Brava, ora lascia il culo riposare e per questa sera, prima di mezzanotte, voglio che sia tu a dirmi che giorno vorrai incontrarmi. Altrimenti non ci sentiremo mai più.
La chiamata si interrompe.
Mi sento sconvolta e con una voglia di godere ancora una volta altissima.
Nel mentre però, grazie le sue ricerche per la tesina, scopre il mondo del porno, dei racconti e delle chat, dove in quest'ultima, incontrerà una persona molto particolare e dura.
Anche questo vecchio racconto revisionato e ripubblicato.
Spero vi piaccia.
lokrost.menerito@gmail.com
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Togliermi le mutandine, una volta seduta di fronte il pc, oltre che rilassante è quasi eccitante la sensazione del soffice tessuto elastico che ti carezza le gambe scendendo fino ai piedi. Ormai è quasi una routine, incontrollabile, desiderata, voluta ed attesa.
Di uscire, per ora nessuna voglia.
Il caldo è troppo, lo stress accumulato è stato eccessivo.
Finalmente ho fatto anche gli orali ed ora aspetto il verdetto per sapere se devo rifare la quinta o finalmente sono anche io una “Maturata”. L’ansia è molta visto che sono già stata bocciata per ben due volte nell’arco dei 5 anni di superiori.
Per ora, in attesa della mia sorte, mentre i miei sono a lavoro passo i pomeriggi con il ventilatore acceso, di fronte il computer, leggendo principalmente racconti a sfondo erotico oppure, talvolta, a guardare qualche filmato porno.
Ad essere sincera, non è mai stata mia abitudine dedicarmi a questo “settore”. Soprattutto farlo con addosso un semplice top e le mutandine lasciate in terra sotto i piedi, in modo che non mi congeli con il freddo pavimento.
Stare completamente nuda, anche se in casa, mi sembra troppo volgare e poi ho paura di essere vista dal palazzo di fronte, anche se alla mia finestra ci sono le tende a coprire la visuale.
Quando poi inizio a sfregarmi tra le gambe o penetrarmi lentamente, tutto attorno acquista un sapore diverso.
E pensare che era cominciato tutto per caso, mentre finivo di scrivere la tesina, cercando delle foto, sono finita su un sito in cui ognuno pubblicava ciò che voleva. Caso vuole, in quel sito c’era anche la sezione erotica e sempre “caso vuole” ci sono andata a sbirciare.
Successivamente, tornando a visitare quella sezione, qualcosa in me si è animato e la curiosità di sapere come mai il mio ultimo ex fosse molto interessato a queste cose pur non essendo io una brutta ragazza, mi sono decisa ad esplorare meglio questo mondo per me nuovo.
Un giorno provai ad entrare in una chat erotica, ma appena gli utenti videro il nuovo nome femminile nella lista, iniziarono a bombardarmi di messaggi e proposte di ogni tipo.
Inizialmente quasi mi spaventai. Tutti se non quasi, gira e rigira, volevano a tutti i costi una mia foto e mano a mano che mi rifiutavo di inviarle, i messaggi iniziarono a diminuire.
Solo alcuni “fedeli” rimasero a chattare con me ed uno di loro stranamente mi incuriosì, perché pur essendo una chat erotica, non si scompose mai, non usò mai termini volgari, né tanto meno mi fece proposte oscene. Non mi chiese foto, non mi chiese quanti anni avessi ed al momento in cui mi disse la città da cui digitava, mi venne spontaneo rispondere - anche io ! - .
Solo dopo aver risposto, mi dannai, immaginandomi già uno stolker che ora mi avrebbe bombardato di mille proposte o messaggi.
La realtà fu molto diversa, rimase quasi impassibile, non cambiò tono nello scrivere e spiegò semplicemente la zona in cui risiedeva, ma sempre rimanendo sul vago.
Parlammo a lungo e quel giorno non mi masturbai nemmeno, solo verso sera, salutandolo, mi ricordai di avere ancora le mutandine in terra.
La sera.
Unico momento della giornata in cui riuscivo a mettere piede fuori casa, come al solito incontrai le mie amiche per un caffè e sparlare sul ragazzo di turno.
Mi dimenticai di quella giornata passata in chat.
La serata terminò poi in gelateria e dopo essere tornata a casa, sprofondai in un sonno profondo.
Solo la mattina, svegliata dal sole ormai alto che mi cuoceva letteralmente la camera, mentre mi alzavo, mi ricordai della chat e di quello sconosciuto.
- Chissà se lo trovo anche oggi – mi domandai mentre andavo a sgattare in frigo se ci fosse stato qualcosa di commestibile da addentare.
Uscita per prendere una ricarica telefonica, mentre attraversavo la strada per andare nel tabacchino dietro l’angolo, mi domandai : - Chissà se passa da queste parti, chissà quanti anni ha, chissà se mi conosce -
Ma poi convincendomi che fosse realmente dall’altra parte della città, fui certa non mi conoscesse.
Rientrata però a casa, di fronte lo specchio, guardandomi, tirai fuori il cellulare.
- Al massimo se cambio idea, la cancello – dissi ad alta voce, prima di sorridere rivolta verso lo specchio e scattare la foto.
Il top era ancora quello indossato il giorno prima, ma sotto di esso un reggiseno mi copriva meglio le forme.
Per concludere, infradito ed un paio di jeans a vita bassa, con una di quelle cinture di pelle nera, larga almeno 3 dita.
I capelli lisci cadono gentili sulle spalle, mentre il mio sorriso affianco al cellulare tenuto nella mano sinistra, completa il tutto.
Solo riguardando la foto, notai come, per star dritta con la schiena nella posa, il mio fondoschiena fosse sporto verso l’alto.
In effetti, mi trovavo quasi provocante.
Il pomeriggio, quando entrai nella chat, come il giorno prima, lui era li.
- Ciao!!!! -
Scrissi io nella chat privata.
Parlammo per diverso tempo, un po’ di tutto, e sta volta anche di qualcosa di più spinto.
Solo verso il tardo pomeriggio, spinta più che altro dalla curiosità e non dalla voglia di farmi vedere, proposi di inviargli una mia foto.
Rispose prontamente scrivendomi il suo indirizzo mail.
In conflitto tra il timore di inviare mie foto ad uno sconosciuto e la voglia di vedere cosa mi avrebbe detto, in pochi attimi ho inviato la mia foto al suo indirizzo.
- Che bel sorriso – rispose soltanto.
Lo ringraziai e feci per salutarlo, quando un suo messaggio in email mi fermò.
- Se hai il coraggio, domani prendi il bus 8 delle 15.00, arrivi al capolinea e prendi quello per tornare a casa. Scommetto che non mi vedrai mentre ti osservo. Vieni vestita come nella foto che mi hai spedito e stai tutto il tragitto in piedi al fondo del mezzo rivolta verso le porte -
Nella chat non accennò a questo messaggio, ed io presa dall’imbarazzo feci altrettanto.
Prima di chiudere risposi in chat – a domani -.
Non attesi sue risposte e mi scollegai.
La sera, nonostante le 4 chiamate della mia migliore amica, non uscii di casa e con la testa immersa nel pensiero di cosa mi è stato chiesto di fare il giorno seguente ero quasi tentata di non rientrare più in quella chat, ma ormai lui conosceva il mio volto e se poi mi fosse venuto a cercare?
Il giorno seguente, alle 14.35 ero per strada, a piedi, diretta verso la fermata del bus 8.
I vestiti sono quelli della foto, il mio cuore batte a mille e sono agitata in modo evidente.
14.50 sono arrivata alla fermata.
Il sole non coperto dalla pensilina è veramente insopportabile, sto letteralmente cuocendo sotto i vestiti.
15.03 il cuore a mille, il bus 8 arriva.
Salita sul bus, a testa bassa, nell’imbarazzo più completo, convinta che il mio sconosciuto sia già a bordo, raggiungo come indicato il fondo del mezzo ed una volta stretto nelle mani il palo per sorreggersi, mi posiziono rivolta verso le porte di uscita.
Per tutto il viaggio rimango con lo sguardo fissa verso le porte, guardando la strada correre, la gente per strada camminare ed il mio imbarazzo non smettere di crescere ad ogni secondo di più.
Finalmente il pullman sembra fermare la sua corsa in un piazzale sterrato, in ormai piena periferia, in una zona abbastanza boschiva e con macchine parcheggiate qua e là in modo disordinato.
Non ero mai venuta in questa zona, per me era tutto nuovo.
Andando dal controllore chiesi quando sarebbe partito per il ritorno ma alle sue parole quasi sbiancai.
- No signorina, ora vado in deposito, il prossimo è alle 17.00 -
Scendendo dal bus guardo l’ora sul telefono …. 15.40
- Cazzo ma qui non c’è anima viva ! - quasi sbraito mentre il rumore del bus che riparte copre la mia voce.
In lontananza però, con un albero che la copre dai raggi del sole, una panchina richiama la mia attenzione.
Su di essa, una scatolina bianca con un nastro argentato mi incuriosisce.
Avvicinandomi di più, vedo che sotto di essa trattiene una busta bianca. Scosto il pacchettino, la prendo in mano e quando la giro, un colpo al cuore.
- Per Lucia -
Il mio nome.
Apro la busta.
All’interno un foglio scritto a mano e ripiegato su sé stesso è l’unico contenuto.
- Ciao Lucia. Bravissima, sei venuta fino qui. Hai già aperto il pacchettino? Lo sai vero che in questo momento ti sto guardando? Se ai miei occhi si mostra la conferma di ciò che ho visto nella tua foto, mi piaci veramente un sacco. La chat in cui ci siamo conosciuti è erotica e quindi perché non fare qualcosa di piccante? Se vuoi sapere di più, domani torna qui con gli stessi vestiti, ma mostrando bene il regalo che ti ho fatto nel pacchettino. Ciao porcellina! -
Temo di essere diventata rossa fuoco leggendo questa lettera ed una volta seduta e spacchettato il regalo, è questione di secondi prima che mi renda conto di cosa sia e richiuda in fretta e furia.
Sono imbarazzata ma non terrorizzata come avrei immaginato.
Perché questo non si fa vedere? Penso tra me.
Lo cerco con lo sguardo in ogni direzione, eppure non vedo anima viva. Solo cespugli, alberi, rovi, macchine parcheggiate e vecchi muri di cinta di qualche fabbrica ormai abbandonata.
Il tempo sembra non passare, come nessuna è l’auto che raggiunge questo posto sperduto.
Solo il vento che soffia tra gli alberi, spezza questo silenzio assurdo.
17.05
Finalmente il bus.
Anche questa sera non esco con le amiche, mangio rapidamente con i miei senza nemmeno aprire bocca. Mi lavo frettolosamente sotto la doccia e subito dopo mi butto nel letto.
Quasi non voglio pensare, quasi non voglio aver mai aperto quella chat eppure, tra le gambe sento un certo prurito. Il pacchettino dello sconosciuto è qui nel letto, con me, ancora con il contenuto all’interno.
Crollo nel sonno più profondo.
Il cellulare squilla, un sms, la promozione sta per terminare. Fanculo.
Apro gli occhi, guardo l’ora, 13.45
- Cazzo quanto ho dormito!!! -
Affianco a me ancora il pacchettino chiuso.
- Lo sconosciuto! – penso
- L’appuntamento! – quasi grido mentre senza pensarci mi alzo e corro a prepararmi.
Torno però subito indietro, guardo sul letto quel pacchettino, sbuffo e prendendolo in mano vado verso l’armadio.
Solo perché il pacchettino è qui con me, quasi mi sento osservata mentre mi spoglio. Quasi sento che mi sta osservando, che sa come sono fatta, che sa quasi cosa voglio. Ma cos’è che voglio???
Una volta nuda, apro il pacchettino.
Dentro di esso, tessuto nero, sottile, quasi un filo, quando lo prendo in mano, quasi mi eccito già.
Non ho mai avuto un perizoma tanto “minimale” che oltre un piccolo triangolino sul davanti, è composto di un semplicissimo filo nero che va a fasciare il mio culetto perdendosi completamente tra le chiappe.
- Nemmeno nei porno ho visto usare perizomi così sottili – dico tra me dopo averlo indossato.
14.00
Finisco di vestirmi frettolosamente per poi fermarmi di fronte lo specchio.
- Devo mostrare bene cosa c’era nel pacchettino – mi dico ricordandomi il messaggio scritto nella lettera.
Con le mani allargo la cintura di un buco e prendendo la vita già bassa dei pantaloni, la spingo ancora più giù.
L’effetto è quello voluto dallo sconosciuto e senza risultare volgare, pochi millimetri sopra il bordo dei jeans, sbuca il sottile filo del perizoma, sui fianchi ed anche sul culo.
Mangio frettolosamente qualcosa scaldato al microonde per poi fiondarmi in strada, diretta verso la fermata del bus 8.
Con il cuore che sembra uscire dal petto, per non arrivare in ritardo camino rumorosamente con le infradito che sbattono ritmicamente sui miei talloni ad ogni passo.
15.00
Caldo cocente.
15.02
Arriva il bus 8.
Non so perché sto salendo.
Non so perché mi sto andando nuovamente a posizionare al fondo del bus, senza sedermi, rivolta verso le porte.
Non so cosa vuole questo sconosciuto.
Non so cosa voglio io.
- Forse è per questo che voglio andare da lui? – mi domando prima di perdermi nella strada che scorre fuori dai vetri del mezzo.
Quasi non mi accorgo nemmeno dello sguardo di diversi viaggiatori puntati verso il mio nuovo “regalo”. Fino all’altro ieri probabilmente mi sarei vergognata di me stessa, sprofondando nell’angolino, nascondendomi da tutto e da tutti.
Arrivata al capolinea, scendo.
Dopo che il bus riparte per raggiungere il deposito, ci sono solo più io.
Sulla panchina di ieri, questa volta trovo solo una busta, legata alla panchina con il solito nastro argentato.
- Sei stata molto brava e ammetto che sei ancora più bella che in fotografia. Ma sei sicura di volermi conoscere veramente? Io sono molto esigente e potrei pretendere molto da te. In fondo sei tu ad essere entrata in una chat erotica, te lo dovevi aspettare. Sono sicuro che ora mentre ti sto guardando, il perizoma sbuca dai tuoi pantaloni eccitandomi molto. Ma sei pronta ad eccitarmi di più?
Pochi metri dietro la panchina, se noti, in mezzo ai cespugli parte uno stretto sentiero sterrato.
Slacciati la cintura dei jeans, lasciali scendere mostrando meglio come il mio regalo esalti il tuo culo e poi incamminati per quella strada, fino a quando, in una piccola rientranza sulla destra, troverai un sacchetto bianco per te.
Sei sempre sicura di volermi incontrare? –
Finito di leggere quasi perdo l’equilibrio, rendendomi conto che questo tipo, forse è ancora peggio di quelli che in chat mi parlavano in modo volgare, mi chiedevano foto, mi chiedevano come fossero le tette o molte altre porcate. Come se non bastasse questo tipo mi sta osservando, mi sta mangiando con gli occhi, mi sta sottomettendo e per di più anche bene, visto che tra le chiappe quello che sento scorrere è il tessuto regalato da lui.
Come al solito però a comandare è qualcosa tra le gambe e maledicendomi quasi per quello che sto facendo, mi guardo attorno e poi mi slaccio la cintura.
I jeans più il peso della cintura, in pochi attimi scendono scoprendomi il culo quasi per metà.
L’imbarazzo inizia a salire alle stelle mentre frettolosamente, prima di essere vista da qualche ipotetico passante, mi fiondo nel piccolo sentiero.
Percorro diversi metri, mentre i miei jeans, scoprendo sempre più il mio culo ad ogni passo, sono quasi sul punto di cadermi ai piedi. Infine, sulla destra trovo una piccola rientranza ed in terra, un sacchetto bianco con il nastro argentato è poggiato su un’altra busta.
Mi piego a raccogliere il tutto e nel mentre che mi rialzo, con il sacchetto in una mano e la busta nell’altra, i miei jeans, non più sorretti dal culo, scivolano inesorabilmente alle mie caviglie denudandomi dalla vita in giù.
Mi sento arrossire, come sento scaldarsi anche il culo, sicura che lo sconosciuto me lo stia fissando. Chissà, forse si sta masturbando con forza mentre si gode lo spettacolo indecente.
Sono nel panico, nell’imbarazzo più completo, quando d’improvviso, una leggera folata di aria fresca, passandomi tra le cosce, mi fa sentire un certo refrigerio proprio sulla passera.
Quella sensazione, quasi come una molla, fa scattare in me qualcosa, forse eccitazione, forse provocazione, forse curiosità. Sta di fatto che decido di lasciare libera visuale al mio sconosciuto e senza rialzarmi i jeans, apro la busta.
- Se sei arrivata fino a qui, significa che sei una zoccoletta in calore. Peccato che le zoccole non portano il reggiseno. Non credi sia ora di toglierlo? Con due tette come le tue, dovresti farti mungere come le vacche. Perché tu sei una vacca. Vero?
Nel sacchetto troverai cosa indossare domani quando scenderai dal bus, al suo posto infilaci il reggiseno e lascialo nuovamente in terra.
Domani raggiungi subito questo posto. Vieni con gli stessi vestiti che indossi ora e soprattutto, non toccarti e non lavarti la passera. Voglio che tutti sul bus, sentano l’odore che emana una vacca in calore. –
Questo messaggio tanto volgare quanto vero, non ha fatto altro che eccitarmi ed il suo modo di fare mi ha letteralmente fatto inzuppare il perizoma con i miei umori.
Aprendo poi il sacchetto, all’interno, un collare di cuoio spesso, con chiusura a scatto apribile solo con la chiave ed un piccolo anello pendente da un lato è tutto il contenuto.
Appesa ad esso però, un bigliettino:
- Quando lo chiuderai intorno al tuo collo, sarà perché vorrai incontrarmi per farti usare proprio come una vera vacca e per aprirlo servirà la chiave che possiedo solo io. -
Appoggio tutto in terra, l’eccitazione della situazione è ormai alle stelle e non credevo che un perfetto sconosciuto potesse farmi un tale effetto.
In pochi attimi, senza pensarci oltre, prendo i bordi inferiori del top e trascinandolo verso l’alto lo sfilo, rimanendo così in perizoma e reggiseno alla sua vista.
Mi guardo intorno ma ancora una volta non riesco a vedere nessuno.
Slaccio il reggiseno ed una volta fatte scendere le spalline, i miei capezzoli, come due antenne dure come il ferro, sono libere di svettare alla luce del sole.
Ripongo quindi il reggiseno nel sacchetto e indosso nuovamente il top.
Solo per ultimo, alzo i jeans e chiudo finalmente la cintura.
Faccio però in modo che un filo di perizoma rimanga fuori, come lui aveva richiesto.
Prendo quindi possesso del collare e mi incammino verso la fermata.
Immagino sarà dura celare quanto sono eccitata, soprattutto senza reggiseno che copre i miei capezzoli tanto duri.
Mentre torno verso casa, le parole dello sconosciuto tornano a scorrere nella mia mente, ricordandomi malignamente che non posso toccarmi e né tantomeno lavarmi tra le cosce.
Tutto ciò non fa altro che eccitarmi ancora di più.
Anche oggi salto l’uscita con le amiche improvvisando un piccolo malore.
Devo dormire, non devo pensare, altrimenti troppi pensieri affollerebbero la mia mente.
Il perizoma non me lo sono tolta nemmeno per dormire, convinta che non sarei riuscita ad arginare tutto l’odore di sesso che emano.
15.02 Sono già sul bus con il cuore a mille.
Sta notte non sono quasi riuscita a chiudere occhio per l’agitazione e per l’eccitazione che mi portavo dentro.
Al solito posto, in piedi per tutto il viaggio, quasi non mi rendo più conto della provocazione che rivolgo agli altri viaggiatori.
Oggi una discreta calca affolla il mezzo. Sono sicura che si senta la mia voglia. Ma sono troppo distratta da cosa stringo nella mano. Mi accorgo solo di sfuggita che un ragazzo, lentamente si è avvicinato per vedermi meglio. Ma come tutti, anche lui, scende diverse fermate prima del capolinea.
Solo io, come al solito, scendo all’ultima, rimanendo sola in quel luogo deserto.
Mi fermo e rigirando nelle mani quel collare, ripenso ai giorni trascorsi da quando ho conosciuto questo “sconosciuto”, tutta l’eccitazione che mi ha provocato e tutte le cose che è riuscito a farmi fare.
Scosto i capelli dalla schiena ed in pochi attimi, sento il collare scattare attorno al mio collo.
A passi svelti supero la panchina vuota e infilandomi nel piccolo sentiero il cuore batte sempre più forte.
Con il respiro corto, raggiungo la piccola rientranza dove come ieri trovo un sacchetto ed una immancabile busta.
Aprendo quel piccolo foglio ripiegato su se stesso, quasi mi manca il fiato :
- Bentornata vacca. Ieri ti avrei volentieri spaccato quel bel culo, soprattutto come punizione per non esserti rialzata i jeans. Ma tranquilla, ti farò urlare quando te lo aprirò con il mio cazzo.
Hai deciso di conoscere un porco, volgare e perverso che ti userà nei modi peggiori.
Sei sicura con quel bel viso e quello stupendo corpo di volerti far sciupare solo per essere la mia svuota palle?
Con quel collare indosso, significa che sei mia e che tutto di te mi appartiene. Lo sai vero?
Se sei convinta di quello che stai per fare, spogliati, ficcati il perizoma in bocca (così da gustarti il tuo stesso sapore) e poi indossa tutto quello che troverai nel sacchetto. Come al solito, al suo posto, metterai le tue cose.
Una volta finito, prendi con te il sacchetto ed avanza lungo il sentiero, troverai una piccola casetta in legno dove attaccato ad un palo ci sono una benda e delle manette. Indossa la benda ed ammanettati con le braccia dietro la schiena, infine mi potrai conoscere di persona.
Se hai ancora ripensamenti, nel sacchetto troverai le chiavi per far scattare il collare e te ne potrai andare.
Ma attenta, perché non mi conoscerai mai più.
Se invece accetti, preparati perché voglio sentire i tuoi versi da vacca fin da subito. –
Il sacchetto questa volta pesa decisamente di più e sembra bello pieno.
Prendo un respiro profondo chiudo gli occhi qualche attimo e quando li riapro inizio a slacciarmi la cintura.
Tolgo i jeans, tolgo il top rimanendo con le tette al vento ed infine, tolgo il perizoma.
Lo guardo, lo annuso e poi lo infilo tutto in bocca.
In pochi istanti il mio sapore invade la bocca. Il tessuto era pregno dei miei succhi, come quelli che ancora bagnano la pelle attorno alla passera rendendola lucida.
Apro quindi il sacchetto e sopra una serie di indumenti, in un sacchetto trasparente, si presenta un fallo blu di notevoli dimensioni.
Appeso al sacchetto un biglietto :
- Ficcati il plug nel culo, è già lubrificato e ti conviene infilarlo tutto lasciando solo la base all’esterno altrimenti dovrò punirti -
Mentre lo estraggo dal sacchetto strabuzzo gli occhi vedendo quanto sia grosso e lungo. Almeno 20 centimetri per una circonferenza almeno doppia del cazzo appartenuto al mio ultimo ragazzo, quel mostro mi mette paura ad infilarlo nel culo ormai non allenato da diverso tempo. Solo verso la base, si restringe a poco più di un dito di circonferenza, prima di terminare con una parte piatta e molto larga di modo che non sprofondi nel mio culo.
Decido di passarlo ancora diverse volte nel sacchetto, raccogliendo quanto più lubrificante possibile per poi sporgere il culo all’indietro e puntare il mostro tra le mie soffici chiappe.
Cerco di rilassare il più possibile i muscoli dell’ano e poi, inizio a spingere.
Spingo e spingo ancora mentre sento piano piano i muscoli cedere e lasciare sprofondare pochi millimetri della punta stretta di quel mostro.
Prendo fiato per quel che riesco con il perizoma ancora in bocca, chiudo gli occhi e poi spingendo ancora, sforzo anche con i muscoli dell’ano per agevolare l’entrata.
Finalmente, piano piano lo sento farsi strada allargando sempre più il mio culo.
Stringo i denti quasi masticando il tessuto del perizoma e spingendo ancora sprofonda in me di diversi centimetri dolorosamente pur essendo ampiamente lubrificato.
Spingo ancora e finalmente lo sento risalire lungo il mio intestino.
Spingo ed i centimetri dentro di me avanzano come anche il bruciore.
Spingo ancora, ci sono quasi, con la mano inizio a sentire il contatto con le mie chiappe.
Un ultima spinta decisa e finalmente sento l’ano richiudersi giungendo alla base del fallo.
Respiro profondamente mentre rialzo il busto sentendo ora quella presenza ingombrante dentro di me.
Torno poi a sgattare nel sacchetto e trovo delle autoreggenti nere a rete.
Le indosso cercando di stare sulle infradito per non sporcare il tessuto nero e poi tornando al sacchetto, trovo il pezzo sopra di un bikini di colore rosso fuoco. Una volta indossato anch’esso, le mie tette non vengono sorrette ma strizzate abbondantemente tra di loro.
Infine, sopra un paio di sandali neri dal tacco vertiginoso, trovo solo più una minigonna rossa, elasticizzata e veramente ridotta che una volta indossata copre a malapena la passera e sul culo termina poco sopra la base delle chiappe, lasciandone una piccola porzione scoperta.
Lo stacco tra la fine delle autoreggenti e la minigonna è tanto notevole che anche avendo quel mostro nel culo, quasi mi eccita vedermi vestita così volgare.
Una volta indossati i sandali, traballando, riesco a infilare tutte le mie cose nel sacchetto ed una volta raccolto, riprendo il cammino lungo lo stretto sentiero che fortunatamente, con i tacchi che ho, non è troppo difficile percorrere pur essendo sterrato.
Passano diversi minuti di panico durante i quali cammino senza vedere altro che alberi e cespugli, fino quando, in lontananza una piccola capannetta in legno si mostra di fronte il mio cammino.
Accelero il passo per raggiungere la meta ed una volta di fronte ad essa, come specificato nella lettera, appese ad un chiodo trovo un paio di manette ed una benda.
Un piccolo biglietto sempre appeso al chiodo ordina di ammanettarmi al palo.
Lascio il sacchetto con le mie cose in terra e presa la benda, la avvolgo con due giri attorno al mio capo oscurando del tutto la vista, dopodiché, faccio un nodo dietro per tenerla stretta.
Alla cieca, vado quindi in cerca delle manette ed una volta trovate, ammanetto un polso per poi appoggiarmi con la schiena al palo e solo dopo diversi tentativi, riesco ad ammanettare l’altro rimanendo quindi intrappolata con la schiena sul ruvido legno.
Nei minuti che seguono, l’eccitazione mista alla paura delle parole scritte su quelle lettere, non fanno altro che eccitarmi ancora e la paura di essere invece vista da una persona di passaggio mi fa quasi diventare folle dall’imbarazzo.
Assorta nei miei pensieri, dopo almeno una decina di minuti di attesa, quasi non mi accorgo dei passi lenti che si avvicinano dal praticello posto a lato della capannetta.
Il respiro quasi si blocca, mi si blocca anche la deglutizione mentre invece il cuore inizia a battere tanto forte da sentire la pressione fino in testa, fino nelle orecchie che quasi diventano sorde ad ogni pompata di sangue.
Lo sento sempre più vicino, silenzioso e dal passo calmo.
Una volta di fronte sento il suo respiro, il suo profumo forte e poi quello che non mi aspettavo.
Uno schiaffo, non forte da farmi male, ma buono da spaventarmi arriva sulla mia guancia destra ruotandomi il volto.
Una mano prende subito possesso della mia tetta destra strizzandola senza pietà, l’altra invece, mi alza la corta minigonna e subito dopo, con uno schiaffo portentoso la mano stringe con forza la mia chiappa sinistra.
Mentre il mio respiro inizia ad essere affannato ed il cuore ormai a mille, il reggiseno viene alzato sopra le tette che una volta scoperte, vengono subito prese di mira dalle grosse mani che ancora una volta senza pietà, iniziano ad impastarle e strizzarle per poi tirare i capezzoli facendomi mugolare.
Una mano si sposta nuovamente sulla mia chiappa sinistra, strizzandola con forza mentre sento il suo volto avvicinarsi al mio. Giunto a contatto con il mio orecchio, sento per la prima volta la sua voce, grossa, profonda, rauca e decisa.
- Allora ? Vuoi essere veramente la mia svuota palle? -
Conclusa la frase, la mano sul culo si sposta tra le mie gambe ed una volta raggiunta la passera, senza aspettare oltre, inizia a scavare tra le labbra.
- Alla tua figa sembra che gli piaccio. Allora ? Sei fradicia. Sicura di voler continuare ? -
Domanda mollando la presa dalla mia tetta per assestarle un sonoro schiaffo che mi fa scappare un urletto.
Presa dall’agitazione, rispondo frettolosamente la cosa più ovvia che mi frulla nella mente in quei brevi istanti e con il capo faccio ripetutamente cenno di si .
Passa qualche frazione di secondo prima che entrambi ci rendiamo conto della mia risposta e mentre il mio cuore ormai sembra dover esplodere nel petto, l’uomo si stacca e dopo un rumore di zip che si apre, il rumore della fibbia mi fa capire cosa stia facendo. Passano pochi istanti e sento i pantaloni cadere in terra rumorosamente per via della cintura che colpisce il suolo.
Dopo tale rumore, una mano mi forza ad allargare la gamba sinistra, dopodiché spostandosi su quella destra mi viene alzata portando il ginocchio quasi a contatto con le mie tette e tenendola alta con l’avambraccio da sotto il ginocchio, lo sento avvicinarsi a me.
Bastano pochi attimi per capire le sue intenzioni e quando sento qualcosa toccarmi la passera, un misto di agitazione e eccitazione mi invade ancora una volta facendomi vibrare.
La sua cappella non aspetta oltre e dopo essere entrata tra le labbra, inizia a spingere.
La prima spinta mi fa lamentare pur essendo fradicia.
Con la seconda, più energica, mi fa quasi urlare mentre entra in me con prepotenza.
La terza spinta quasi mi fa sputare il perizoma mentre sento il suo bacino venire a contatto con il mio.
- Ti spacco puttana – e dopo una breve risatina, inizia a scoparmi come un indemoniato.
Se già era difficile prenderlo tutto, quando inizia a scoparmi con forza, il fallo nel culo torna a farsi sentire procurandomi un certo fastidio .
Mi scopa affondando sempre fino a quando il suo bacino tocca il mio, talvolta si ferma qualche istante, ma solo per estrarlo completamente e riaffondare con colpi decisi per farmi gemere.
Per completare, mentre prende un ritmo regolare con cui mi fotte, con la mano libera si dirige tra le mie chiappe ed una volta agguantato la base del plug, inizia a tirare per estrarlo.
Le mie urla tornano vive, anche se attutite dal perizoma in bocca, ma si sentono ancora di più quando infine i muscoli del culo cedono ed il fallo inizia ad uscire dolorosamente.
Lo estrae completamente, lasciandomi un senso di vuoto mai provato e poi, senza attendere oltre, aumenta il ritmo della scopata e lo spinge nuovamente in me.
Sta volta divento un gemito continuo.
Il fallo entra rapido, vista anche la forza che usa per inserirlo.
Avanza in me molto più rapidamente di prima, lo sento risalire con forza e stridendo contro il mio ano bastano pochi secondi per sentirmi nuovamente piena.
Non parla, lo sento solo ansimare e respirare forte.
Non parla nemmeno quando torna a scoparmi come un toro sbattendomi letteralmente contro il palo a cui sono ammanettata.
Urlo e urlo anche quando sento in me qualcosa crescere e diventare incontrollabile.
Ora anche lui ansima forte, ma io urlo ancora di più quando sento i suoi denti posarsi sul mio capezzolo per morderlo.
In quel preciso istante, esplodo.
Un orgasmo spaventoso quasi mi sconquassa.
L’unica gamba su cui è posato tutto il mio peso cede mentre inondo il ventre dell’uomo che mi sta fottendo.
- Che vacca. Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto essere maltrattata. -
Afferma senza smettere di fottermi.
Il mio capo è reclinato all’indietro, mentre quel cazzo non smette di aprirmi la passera.
Mi assesta ancora una decina di colpi violenti e finalmente si sfila.
In pochi attimi apre le manette e nemmeno il tempo di ragionare che una sua mano mi spinge a terra, in ginocchio.
Vengo presa per i capelli, mentre sento che con la mano libera si masturba con forza.
La cappella in pochi attimi raggiunge le mie labbra, facendosi strada tra esse arriva a contatto con il perizoma nella mia bocca. A differenza di quanto pensassi, non lo estrae ed una volta raggiunto l’apice, spinge il cazzo in me, affondando nel tessuto. Grugnendo e stringendo la presa sui miei capelli, inizia a scaricarsi impregnando così il tessuto dei suoi umori. Inizio a deglutire quando sento lo sperma finirmi in gola e fuori dalle labbra.
In pochi attimi il suo sapore mi invade ed il perizoma non fa altro che amplificarlo.
Lo sento riprendere fiato dopo essersi staccato da me ancora in ginocchio.
- Non resistevo più.-
Tirandomi per i capelli mi fa rialzare e con i vestiti arrotolati che lasciano tutto esposto di me, sento un rumore metallico come di catena.
Mi sposta i capelli e dopo uno scatto, un peso notevole grava sul mio collare.
Le manette mi vengono richiuse dietro la schiena e poi tirandomi per il collare mi fa tornare a contatto con il palo in legno.
- Per essere il nostro primo incontro, mi sei piaciuta -
Afferma prima di sentirlo accendersi una sigaretta.
- Ma la prossima volta, vorrò conoscerti in modo più approfondito e soprattutto ho intenzione di utilizzare in modo intensivo il tuo bel culo . -
Esclama massaggiandomi le guance ancora sporche del suo sperma che mi è uscito involontariamente dalle labbra.
- Per questo motivo, ora ti lascio andare, ma per toglierti il fallo, dovrai aspettare di farlo giunta a casa e solo mentre ci sentiremo al telefono. A quel punto potrai chiedermi il permesso di toglierlo e poi stabiliremo quando e dove rivederci. -
Concluso, l’uomo fa scattare le manette dietro la schiena e subito dopo, anche il collare.
Sto per raggiungere la benda, quando però mi ferma.
- No, mi potrai guardare in volto un altro giorno. Ora me ne vado e poi cambiati e puoi andartene lasciando qui il resto all’interno del solito sacchetto. -
Dopo quest’altro ordine, l’uomo si allontana e posso quindi liberare la vista.
Abbassando lo sguardo, le mie cosce sono ancora lucide dagli umori spruzzati poco fa.
Tutto di me è ancora esposto, le tette in alcuni punti sono segnate dai denti dell’uomo e sulla chiappa si vede nitidamente le 5 dita dello sculaccione ricevuto.
In tutto questo, appena muovo la bocca e con la lingua mi aiuto ad estrarre il perizoma dalla bocca, una quantità esagerata di sperma cola fuori dalle labbra, sul mento, cola sulle tette ed alcune gocce raggiungono anche le cosce. Il suo già forte gusto che avevo in bocca, ora si amplifica maggiormente e per assurdo, mi trovo nuovamente eccitata.
Vestirmi è stato davvero difficile per via di quel fallo enorme nel culo, ma per fortuna, non dovendomi sedere all’interno del bus, è stato meno terribile del previsto tornare a casa.
Giunta in camera da letto, mi spoglio nuovamente, emanando un forte odore di sesso misto a sperma e poi, raggiunto il pc, una nuova mail da parte dell’uomo contiene un numero telefonico.
- Pronto.
- Sono Lucia.
- Ciao vacca. Cosa vuoi? Sei già a casa?
- Si. Volevo chiedere il permesso di togliermi il fallo dal culo.
- No, prima organizziamo il prossimo incontro.
- Ok. Cosa devo fare?
- Brava. Mi piace la tua disponibilità. Per la prossima volta, voglio che indossi soltanto un miniabito e infradito, in modo che ti puoi spogliare il più velocemente possibile e soprattutto, verrai con quel bel fallo nel culo. In modo che appena te lo tolgo, ti posso montare senza problemi. Hai l’auto?
- Si. Perché?
- Bene. Ti invio l’indirizzo da raggiungere per email e questa volta, verrai la mattina, in modo che abbia tutto il giorno prima di concederti di tornare a casa. Ti è tutto chiaro?
- Si. Penso di si, ma è distante il luogo?
- No. Ma anche se fosse, tu devi eseguire gli ordini e quindi faresti ugualmente tutto ciò che voglio.
- Si. Giusto.
- Ora metti il vivavoce e puoi toglierti il fallo dal culo.
Quando eseguo e poso il telefono sulla scrivania, appena impugno il fallo alla base ed inizio a tirare, un gemito parte spontaneo.
- Vacca. Muoviti.
Ancora una volta mi sento più eccitata del previsto e tirando con più forza, il fallo inizia ad uscire sotto i miei lamenti.
Lo sento stridere sul buco mentre esce centimetro dopo centimetro, fino a quando, gli ultimi escono quasi di colpo.
- AHhhhh!!!!
Esclamo una volta liberata da quel colosso.
- Da ciò che sento, hai concluso?
- Si l’ho tolto.
- Brava, ora lascia il culo riposare e per questa sera, prima di mezzanotte, voglio che sia tu a dirmi che giorno vorrai incontrarmi. Altrimenti non ci sentiremo mai più.
La chiamata si interrompe.
Mi sento sconvolta e con una voglia di godere ancora una volta altissima.
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