Senza dire una parola

di
genere
orge

Il treno regionale per **** era partito da Roma in orario e avrebbe impiegato più di 3 ore per arrivare a destinazione. Alla penultima fermata scesero in molti sicché nell'ultimo tratto, che durava più di un'ora, il treno era semivuoto.
In casi del genere di solito io mi addormento. Stavolta però, per una fortunata coincidenza, nel posto di fronte a me si era seduta una delle colleghe insegnanti di mia moglie Rebecca.
Letizia (questo era il suo nome) non mi conosceva, ma io invece l'avevo riconosciuta subito grazie alle foto che Rebecca mi mandava via WhatsApp, quando accompagnavano le classi in gita scolastica.
Rebecca la detestava perché la riteneva una zoccola.
Io invece, per lo stesso motivo, l'avevo inserita stabilmente nelle mie fantasie erotiche più spinte, molte delle quali, manco a dirlo, erano ambientate proprio nel vagone semivuoto di un treno.
Adesso, con lei seduta di fronte a me e quasi nessuno intorno, davo libero sfogo alla mia immaginazione e il mio pene, permanentemente in erezione, gonfiava i miei jeans in modo imbarazzante. Per nascondere la cosa avevo provato ad appoggiarci sopra la mano destra ma avevo ottenuto l'effetto opposto perché stringendolo, avevo evidenziato la forma cilindrica del rigonfiamento che si estendeva per una ventina di centimetri ed aveva il diametro di una lattina di birra.
Letizia lo aveva sicuramente notato perché, anche se fingeva di guardare fuori dal finestrino, il suo sguardo tornava spesso a posarsi proprio lì.
A dire il vero, dopo circa una decina di minuti che il treno era ripartito dalla penultima fermata, Letizia parve assopirsi e chiudere gli occhi.
Tuttavia mi resi conto che stava solo fingendo.
I suoi occhi, infatti, non erano completamente chiusi e, attraverso le fessure tra le palpebre, Letizia continuava ad osservarmi.
La guardai anch'io. Era una donna di mezza età, bassina e formosetta. Aveva dei bei capelli, folti, ricci e biondi, anche se probabilmente erano tinti per nascondere l'arrivo dei capelli bianchi. La pelle chiarissima metteva in risalto il rosso fuoco delle labbra, che si ripeteva poi nelle unghie smaltate di mani e piedi. Portava un vestitino estivo color rosa che, nella parte superiore del corpo, la fasciava stretta come una caramella, evidenziandone le forme del seno, mentre nelle gambe diventava largo e svolazzante. Ai piedi portava un paio di sandali estivi, ma se li era tolti appena seduta e ogni tanto stiracchiava i piedini in modo civettuolo, tanto che, per tutto il viaggio aveva catalizzato l'attenzione degli altri passeggeri di sesso maschile, me compreso.
Nel complesso pur non essendo bella, emanava sensualità da ogni poro del suo corpo.
Sul treno eravamo seduti uno di fronte all'altra, verso metà vagone, vicino al finestrino a destra del corridoio centrale.
Nell'ultima parte del viaggio, oltre a noi due, sul vagone erano rimaste solo altre due persone: un ragazzo che avrà avuto poco più di 20 anni, magro e occhialuto, probabilmente uno studente, e una signora sulla sessantina, di altezza media e con un fisico asciutto che contrastava con l'abbondanza del suo seno. Era vestita in modo sobrio ed elegante (gonna grigia che arrivava sotto il ginocchio e camicetta bianca) e ciò le conferiva un aspetto distinto, e tuttavia sensuale, a causa del seno abbondante che la camicetta bianca attillata faticava a contenere. Insomma aveva tutto l'aspetto di una signora di gran classe che, per contrasto, faceva sembrare il ragazzo seduto vicino a lei un adolescente brufoloso che passa i pomeriggi a guardare porno su internet e a masturbarsi.

I loro posti erano, per pura casualità, proprio alla stessa altezza dei nostri, ma a sinistra del corridoio, per cui riuscivano a osservarci benissimo, pur non essendo proprio appiccicati a noi. Stavano seduti non di fronte ma uno a fianco all'altra, la signora vicino al finestrino e il ragazzo al corridoio.
Come noi stavano in silenzio.
A dire il vero io aspettavo invano un pretesto per attaccar discorso ma Letizia se ne stava immobile, con gli occhi socchiusi, fingendo di dormire.
Mentre pensavo a tutto questo, inavvertitamente strinsi con forza il mio pene prigioniero dei pantaloni.
Ancora una volta, con un leggero tremolio delle palpebre, Letizia mi confermò che aveva visto.
Ottimo.
Allora niente parole ma comunicazione non verbale (la mia preferita!).
Letizia stava seduta di fronte a me già da un paio d'ore, ed entrambi stavamo scomodi con le gambe piegate in modo che ciascuno non invadesse lo spazio dell'altro, ma lei le aveva leggermente più aperte.
Io allora, stiracchiandomi un poco, allungai la mia gamba destra in modo che andasse a infilarsi nella zona delimitata dalle gambe di Letizia, ma senza toccarle, per evitare di sembrare troppo sfacciato.
Di nuovo un leggero sobbalzo del suo corpo mi confermò che se ne era accorta.
Rimase immobile un secondo, probabilmente per decidere come comportarsi.
Poi decise.
Sempre tenendo gli occhi chiusi, si stiracchiò a sua volta e distese entrambe la gambe,
circondando e di fatto imprigionando, ma senza toccarla, la gamba che avevo infilato tra le sue.
Perfetto.
Ci stava, ma lasciava a me la prima mossa.
La feci.
Lentamente spostai di lato la gamba che avevo infilato tra le sue, e toccai con il mio ginocchio la parte interna della sua coscia.
Letizia socchiuse le labbra ed emise un sospiro, sempre tenendo gli occhi chiusi, ma non ritrasse la gamba.
Anzi tenne la posizione mentre io premevo più forte il mio ginocchio sulla sua coscia.
Contatto stabilito.
A quel punto Letizia alzò leggermente le gambe e le allargò, in modo che il vestito lasciasse scorgere le mutandine di pizzo nere.
E mentre faceva questo finalmente spalancò gli occhi e cominciò a fissarmi.
Ricambiai lo sguardo.
Rimanemmo fermi a fissarci per qualche secondo con le tempie che pulsavano come tamburi, poi Letizia prese l'iniziativa.
Continuando a fissarmi negli occhi, con le mani alzò lentamente il bordo del vestito in modo da scoprire le cosce bianchissime, e sollevò la gamba destra, prima piegando il ginocchio, poi distendendola verso di me fino a premere con il suo piedino nudo il mio pene gonfio ma ancora prigioniero dei pantaloni.
Io allora, eccitatissimo, lo liberai aprendo la lampo ed abbassando i pantaloni, e lui come una molla balzo fuori, subito braccato dai piedini di Letizia che cominciarono a muoverne la pelle su e giù in modo che la cappella scivolasse dentro e fuori.
La signora e il ragazzo ci stavano guardando a bocca aperta, senza dire una parola, ma erano chiaramente eccitati.
La presenza di un pubblico fece eccitare ancor più Letizia che mi fece sdraiare a cazzo in su e cominciò a cavalcarmi furiosamente, ansimando senza ritegno e fissando negli occhi il ragazzo che a questo punto andò fuori di testa. Si abbassò i pantaloni e cominciò a segare il suo pene enorme, accompagnando il movimento della mano con quello del bacino. E mentre si masturbava continuava a fissare Letizia che mi cavalcava. Si alzò e venne a sedersi vicino a noi, continuando a masturbarsi quasi con violenza e inarcando il bacino.
Nel frattempo anche la signora si era riscaldata. All'inizio, di nascosto, prese a sditalinarsi piano piano infilando la mano sotto la gonna. Poi però, man mano che l'eccitazione cresceva e i movimenti della mano diventavano frenetici, la gonna diventava sempre più scomoda. La signora quindi si sbarazzò in un colpo solo di gonna, mutande e pudore e prese a masturbarsi platealmente e senza ritegno.
Come il ragazzo se ne accorse, la afferrò da dietro per i fianchi e la spinse verso il sedile vicino a me e Letizia e la fece piegare in modo da appoggiarsi con le mammelle sul mio petto. Poi le spinse il cazzone a fondo nella patata e cominciò a sbatterla da dietro con una violenza che non mi sarei mai aspettato da un moccioso.
Sentivo la signora gemere sotto i suoi colpi:- Aahhhh! Così! Siiii! Bravo! Dai! Più forteee! Eccooo! Eccooooohhh! Aaaaahhhhhhhhhhhh!
Evidentemente i due si conoscevano, perché il moccioso continuava a ripetere:- Maria, ti sbatto! Maria te lo spingo fino in gola! Maria! Mariaaaa! Mariaaaaaaaahhhhhhha!
E Maria gli faceva eco: - Dai Antonio, più forte! Siiii! Eccooo! Riempimi! Aaaaaahhhhhh!
Io stavo per impazzire: Letizia che continuava a cavalcarmi e Maria che gemeva con le puppe premute sul mio petto sussultando sotto i colpi terribili di Antonio.
Le premetti la mia bocca sulle sue labbra mentre stava gemendo e le infilai la lingua in bocca a cercare la sua, che si fece trovare subito.
Dopo pochi minuti, Antonio non riuscì più a controllarsi: aumentò la frequenza dei colpi con cui sbatteva Maria e prese a conficcare sempre più a fondo il suo pene dentro di lei. I movimenti diventarono frenetici e pochi secondi dopo Maria sentì le sue parti intime riempirsi dal suo sperma caldo, mentre lui raggiungeva l'orgasmo urlando.
Nel frattempo Letizia aveva continuato a cavalcarmi con movimenti ampi, in modo che il mio pene, alternativamente, entrasse fino in fondo e uscisse tutto da lei.
Il mio pene duro, grosso e con le vene gonfie aveva l'aspetto di un grosso ramo nodoso e le parti intime di Letizia erano così bagnate che lo sciacquio del pene che entrava e usciva si sentiva distintamente malgrado il rumore del treno. Letizia non era più giovane e cominciava a sentire le gambe doloranti. Nonostante ciò, il piacere che provava era tale che riuscì a resistere fino all'orgasmo, che raggiunse anche lei urlando come Antonio e praticamente insieme a lui, dopodiché si accasciò esausta e tutta sudata sul mio corpo.
Io però non ero ancora venuto, e nemmeno Maria.
In quel momento il treno cominciò a rallentare.
Non c'era più tempo! Stavamo per entrare in stazione!
Io e Maria ci fissammo, entrambi affamati di sesso!
Continuando a fissarmi e senza dire una parola, Maria si distese all'indietro spalancando, come un invito, le gambe davanti a me ed esibendo spavalda la peluria nera e folta della sua vagina non depilata.
Bisognava sbrigarsi! In un attimo le fui sopra e la penetrai con il mio tronco! La infilzai senza pietà, dentro e fuori, ripetutamente, con una furia animalesca che non sapevo di possedere. Con uguale furia, lei mi afferrò per il bacino e ne amplificò il movimento tirandolo avanti e indietro con le braccia e, quando alla fine raggiunse l'orgasmo, tirò con tanta forza per infilzarsi con il mio pene, che mi conficcò le unghie nelle natiche.
Io urlai!
Ma non per il dolore!
Per il piacere che stavo provando mentre godevo insieme a lei inondandola del mio sperma.
In quel momento il treno si fermò in stazione.
Le porte si aprirono ed entrarono i nuovi passeggeri.
Ci videro e restarono a bocca aperta.
Noi, in silenzio e imbarazzati, ci risistemammo frettolosamente, scendemmo dal treno e andammo ciascuno per la propria strada.
I nuovi arrivati, sbigottiti presero posto sul treno.
Ma qualcosa dentro di loro era scattato.
Qualche giorno più tardi, sul giornale locale, spiccava in prima pagina una notizia:
"Strano caso di follia collettiva sul treno locale ******-Roma. Orgia su un vagone tra più di trenta persone che non si conoscevano.
I partecipanti, arrestati per atti osceni in luogo pubblico, dichiarano che ne è valsa la pena malgrado l'arresto e che lo rifarebbero senz'altro.
In particolare alcune signore anziane hanno dichiarato che da anni non si sentivano così bene.
Pare che alla fine la denuncia sia stata ritirata e che per festeggiare si siano verificate diverse orge "spontanee" in vari punti della città.
Le forze dell'ordine, intervenute per ripristinare la legalità, hanno finito per partecipare ai festeggiamenti."
scritto il
2026-02-05
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