Tre giorni
di
Spidey93
genere
gay
Ero eccitato preoccupato, non avevo ancora mai dormito con un ragazzo.
Non dico certo che non ero mai stato con un ragazzo, ragazzi e uomini già non li contavo. Nei letti ci facevo sesso, mai la notte. All'inizio, nella cameretta di Lele quando non c'erano i suoi ci facevo interi pomeriggi con lui e i suoi amici col cazzo sempre fuori, facevamo i cretini, giocavamo a carte o alla play station, io ero la più femmina di tutti. Mi ero anche addormentato su un letto, ma mai fatto la notte.
Boh, mi pareva strano, un po' come sposarmi, e se mi ero deciso di andare era solo perché me lo aveva chiesto Carlo. Carlo aveva dieci anni più di me ed era un pazzo furioso, un maniaco coi coglioni sempre carichi, attivo all'ottanta per cento baciava da dio ma gli interessava solo scopare. non c'era rischio che si innamorasse di me. Alla fine ero solo la sua puttana col cazzo.
Aveva trovato un albergo vicino al mare la settimana dopo il 2 giugno.
'Cazzo Luca lì c'è una spiaggia nudisti! E costa un cazzo, partiamo martedì. Tre notti.'
'Ma com'è l'albergo, lo conosci? Non è che poi ci fanno storie.'
'Non preoccuparti, in camera ti metto le mutande in bocca e ti faccio l'intero kamasutra in culo. Torni incinta, giuro!'
Carlo era un pazzo furioso, con lui solo sex a crudo con iniezioni di sborra calda.
Organizza tutto lui. La meta è in Versila, per non perderci nemmeno una mattina di mare ed essere alle nove alla spiaggia nudisti dobbiamo partire all'alba.
Mia mamma si sveglia per vedere chi è. Non mi fa più storie, mi dice solo di stare attento per le malattie. 'Ma è solo un amico!' Le dico.
Carlo arriva in orario. Sono in calzoncini e canottierina nike, fa un freddo del cazzo. Salgo mentre mamma spia al balcone. Carlo mi saluta con un grugnito, è assonnato in coma, non parla. Non vuole nemmeno la radio. Si inizia bene!
Okay, sarà un viaggio del cazzo.
Prende l'autostrada ancora deserta. Metto la musica. Non protesta e guarda fisso davanti. Sono tentato di massaggiarglielo, fare un poco la troia, ma mi sa che s'incazza. Dopo mezz'ora mette la freccia e entra in un autogrill.
'Devi far benzina?'
'No, devo svegliarmi.'
Okay, pausa caffè. Penso.
Rallenta piano, si guarda in giro, non si ferma, supera l'autogrill e le pompe di benzina, fa una svolta proibita ed entra nel parcheggio dietro, quello dei camion. C'è solo un Tir rosso. Guida verso la recinzione e parcheggia muso sotto un albero.
Mi ride felice anche il culo. Slaccio la cintura e mi tuffo di viso sul suo pacco. È duro sotto i calzoncini, le cosce nude, le massaggio e strofino il naso. Sa di maschio.
'No, scendi.'
Merda, qui ci possono beccare ma importa un cazzo. Glielo faccio saltare fuori, lo insalivo veloce e scendo.
Camminiamo tre metri in dentro, non ci sono ripari, solo sterpaglia bassa. È dietro di me, mi gira contro la rete, butto fuori il culo, abbassa insieme calzoncini e boxer e me lo fa salire in culo. Solo una puttana come me sa come si gode così!
Ho un venti centimetri di cazzone in culo e la paura d'essere visto.
'Cazzo, svelto!' Dico più volte.
Mi sbatte duro, se non ci vedono sentiranno comunque le botte delle mie chiappe nude. Io gemo aggrappato con le dita incastrate nella rete di metallo. Mi si aggrappa addosso e mi tira una sega furiosa. Cazzo in culo aggrappato alla rete e schizzo in dieci secondi. Sborra densa che mi svuota, sento le forze mancarmi e il cervello annebbiarsi. Mi sostiene per i fianchi e riprende in culo.
Ho paura, godo in ansia, qui ci vedono e Carlo lo conosco, può continuare venti minuti. Cazzo, ci manca solo che arrivi una pattuglia. Accelera, botte che mi fanno sbattere i denti, che sento lungo tutta la schiena e che mi staccano i piedi da terra. Godo perso, rompimi il culo, dico, violentami.
Mi tira contro, i coglioni premono contro i miei, venti centimetri tutti in culo e schizza in pressione.
Uuuhhhh.
Due secondi di beatitudine col buco aperto e mi ricopro il culo. Voglio andarmene in fretta da qui e... e, minchia non resisto, mi abbasso per ciucciarlielo. Sono davvero la puttana del suo cazzo. Forse non sono venti centimetri, ma è nodoso fantastico con la cappella larga. Due mesi che conosco Carlo e ogni volta che glielo vedo o tocco entro in modalità cagna.
Risaliamo in auto.
Il Tir rosso ci lampeggia. Il camionista ride dietro il parabrezza.
Via veloce. Siamo già in autostrada. Mi levo le scarpa e appoggio i piedi sul cruscotto per tener sollevato il culo. Lo sento ancora dentro.
Il viaggio adesso è divertente. Spariamo cazzate come due pirla. Carlo mi spiega il suo programma, per tre giorni sarò la sua puttana, si fa promettere la licenza di stupro.
'Seee! Tu sei fuori, non sono così coglione!'
Si volta preoccupato. 'Perché?'
'Guarda che voglio scopare anch'io!'
Mi mette la mano sul cazzo. 'Non fare lo stronzo, Luca.'
Carlo è tutto strano, gli piace prenderlo ma non lo vuole ammetterlo. Non gli va che lo dica e devo far finta che non lo facciamo. Si fa scopare ma s'incazza se mi faccio avanti io, lui non è cagna come me. Ma stamattina è allegro, stiamo andando al mare e mi ha appena stuprato contro una recinzione, me lo massaggia nei calzoncini senza staccare gli occhi dalla strada. 'Ti faccio godere tre giorni.'
Lo adoro, è pazzo.
'Hai un bell'uccello ma tu dai il meglio col tuo culetto liscio.'
'Grazie del complimento!'
La mano si sposta e mi serra le palle.
'Non scherzo, voglio vederti cazzo in culo. Apri.'
Apro lo sportello del cruscotto. Ci sono tre confezioni di durex e un flacone di lubrificante.
Ride da stronzo. 'E sì, puttanella, in qualche modo ci dobbiamo pagare questa vacanza!'
Spinge più in giù la mano e mi preme il dito sul buchetto.
'Sììì...'
Ho la testa rintronata. Gli ho appena promesso lo stupro libero e di battere per lui. Mi sento meravigliosamente puttana, non vedo l'ora di stare culo nudo in spiaggia.
Arriviamo ma non è come ce lo aspettavamo.
Il cielo è sereno ma tira un vento freddo che sembra marzo. Lasciamo le borse nella reception dell'albergo, la camera non è ancora pronta e corriamo a cercare la spiaggia.
Ci facciamo almeno due chilometri di spiaggia semideserta. È fantastica, senza stabilimenti e con dune sabbiose di lato, ma il mare dev'essere freddo, arrivano cavalloni fino ai nostri piedi. Sono scalzo, slip da bagno e maglietta. Cazzo se fa freddo.
Quando incrociamo uno che fissa il mare con l'uccello penzoloni capiamo di essere arrivati alla spiaggia nudisti.
Carlo si leva immediatamente i calzoncini da mare e ho vergogna per lui, ha un'erezione sfacciata. Ridiamo come due pirla.
'Cazzo Carlo, tu devi farti curare!'
'Sono io che curo te, questa è la tua supposta.'
Carlo è simpatico ma fa battute deprimenti.
Mi costringe a levarmi il il costume, la maglietta me la tengo su. L'uccello mi ciondola penzoloni, è divertente e sentire il vento freddo sulle chiappe mi eccita. Carlo mi carezza l'uccello, 'Sei pazzesco Luca.'
Risaliamo una duna che corre lungo la spiaggia, dall'altra parte c'è ancora sabbia vicino ad un corso d'acqua stagnante fra i radi cespugli. Non c'è nessuno, scendiamo e scopriamo che qui siamo al riparo dal vento. Facciamo in fretta, dagli zainetti tiriamo fuori i teli e tempo dieci secondi Carlo è steso gambe larghe. L'uccello appena sgonfio.
'Dai, non c'è nessuno.'
Mi allungo su di lui che gli tiro di bocca il cazzone. Whowww.
Una favola, ci ribaltiamo, io ginocchioni culo in alto e mi regala un rimming anale da svenimento che mi spedisce allo stato di cagna, sento solo il culo, la sua lingua mi scioglie il cervello.
Ma non mi basta, lo voglio in culo. Mi giro, gli sputo in fretta il cazzo e mi rimetto a pecora con la schiena perfettamente inarcata da frocio. Il buco me l'ha già insalivato lui.
Si mette in piedi sopra di me a gambe larghe e mi cala il cazzone in culo. Godo se possibile più che all'autogrill.
Rimane fermo, glielo pompo io di culo twerkando come una cagna. È un momento magico, godo di culo sapendo che presto si stuferà e mi stuprerà a raffica.
Sono in stato di grazia ma arriva una subdola raffica di vento che ci frusta sollevando la sabbia. Ci blocchiamo un istante, ci è andata anche negli occhi. Ridiamo come due scemi e Carlo me lo rificca.
Ahiooo!
Il suo cazzo s'è trasformato in una raspa in culo, urla anche lui per il bruciore. Si sfila, gli lecco via la sabbia mentre con le dita mi pulisco l'ano, usiamo anche l'acqua della bottiglietta, mi pulisce lui il culo. 'Adesso sei pulito.' mi dice e lo ficca.
Trattengo il respiro, sì, mi scivola dentro ma quando prende a sbattermi uno o due granelli di sabbia trasformano la scopata in una tortura, è come avere schegge di vetro. Dico di uscire.
Non si ferma.
'Stanotte mi metto su il pepe.'
Carlo fa battute sceme, so che non lo farà mai, ma intanto mi sono accorto che non è così terribile. È più un fastidio, mi concentro sul bruciore e mi mi immagino di essere stuprato da un mandingo megadotato. Figa se brucia, ho le lacrime agli occhi.
Carlo non è un nero e di cazzi ne ho presi ben peggiori del suo, ma senza toccarmi sputo due schizzi di sborra sul telo.
Tiriamo l'una leggiucchiando e dormicchiando. Ogni tanto mi giro per leccargli le palle al sole e l'uccellone addormentato. Si sta da dio e limoniamo nudi.
Ci viene fame. Cinquecento metri prima c'era un locale sulla spiaggia, una specie di palafitta rossa, decidiamo di andarci. Superiamo la duna e il vento ci investe nuovamente.
C'è un profumino di fritto che non resistiamo. Ordiniamo due fritti misti. Purtroppo non si mangia vista mare, per il vento hanno chiuso la terrazza con delle tende di plastica spessa ancorate sopra e sotto.
C'è poca gente. Un cinquantenne è seduto due tavolini più in là di fronte a me. Mi fissa continuamente. L'avevo visto nudo in spiaggia, niente di che, ma ha il fisico curato di chi ama il naturismo. Mi valuta con lo sguardo e invidia Carlo. C'è ben poco da indovinare, sono chiaramente un bel frocetto in vacanza col suo manico. La cosa mi diverte, qui mi sento libero.
Carlo mi stordisce di cazzate. Rido da scemo per ingelosire il tizio e faccio la puttanella: per andare in bagno gli passo accanto per farmi vedere meglio. Sono un bel twink, liscio e longilineo, voglio farlo schiattare. E quando torno abbraccio Carlo di spalle e gli sussurro all'orecchio che c'è quel tizio che mi fissa. Carlo mi palpa il culo e mi carezza l'interno coscia. Un bacio sulla bocca e mi risiedo al mio posto.
Incrocio lo sguardo del tizio.
'Oh, cazzo, ho lasciato la carta in albergo!'
Non gli credo, ma dico: 'Pago io.'
'No aspetta!'
Tira fuori tutto quello che ha. 'Mancano solo venti euro, ma ho questo!'
Si alza e va parlare con quello che mi fissava. Ommerda.
Parlano sottovoce, il tipo mi guarda sorpreso e poi annuisce. Carlo torna a sedersi. 'Visto? Ho risolto tutto.'
Il tizio si alza, mi guarda ed esce.
Carlo fa il sorpreso, mi guarda stupito. Che c'è adesso? Non vuoi più fare la puttana per me''
'Tu sei tutto scemo!'
'Ho chiesto troppo poco? Venti euro per una sveltina in culo mi pare onesto.'
'Ma vaffanculo!'
'No, ci vai tu.'
Spinge un preservativo sotto il mio piatto.
Lo prendo e mi alzo.
Non dico certo che non ero mai stato con un ragazzo, ragazzi e uomini già non li contavo. Nei letti ci facevo sesso, mai la notte. All'inizio, nella cameretta di Lele quando non c'erano i suoi ci facevo interi pomeriggi con lui e i suoi amici col cazzo sempre fuori, facevamo i cretini, giocavamo a carte o alla play station, io ero la più femmina di tutti. Mi ero anche addormentato su un letto, ma mai fatto la notte.
Boh, mi pareva strano, un po' come sposarmi, e se mi ero deciso di andare era solo perché me lo aveva chiesto Carlo. Carlo aveva dieci anni più di me ed era un pazzo furioso, un maniaco coi coglioni sempre carichi, attivo all'ottanta per cento baciava da dio ma gli interessava solo scopare. non c'era rischio che si innamorasse di me. Alla fine ero solo la sua puttana col cazzo.
Aveva trovato un albergo vicino al mare la settimana dopo il 2 giugno.
'Cazzo Luca lì c'è una spiaggia nudisti! E costa un cazzo, partiamo martedì. Tre notti.'
'Ma com'è l'albergo, lo conosci? Non è che poi ci fanno storie.'
'Non preoccuparti, in camera ti metto le mutande in bocca e ti faccio l'intero kamasutra in culo. Torni incinta, giuro!'
Carlo era un pazzo furioso, con lui solo sex a crudo con iniezioni di sborra calda.
Organizza tutto lui. La meta è in Versila, per non perderci nemmeno una mattina di mare ed essere alle nove alla spiaggia nudisti dobbiamo partire all'alba.
Mia mamma si sveglia per vedere chi è. Non mi fa più storie, mi dice solo di stare attento per le malattie. 'Ma è solo un amico!' Le dico.
Carlo arriva in orario. Sono in calzoncini e canottierina nike, fa un freddo del cazzo. Salgo mentre mamma spia al balcone. Carlo mi saluta con un grugnito, è assonnato in coma, non parla. Non vuole nemmeno la radio. Si inizia bene!
Okay, sarà un viaggio del cazzo.
Prende l'autostrada ancora deserta. Metto la musica. Non protesta e guarda fisso davanti. Sono tentato di massaggiarglielo, fare un poco la troia, ma mi sa che s'incazza. Dopo mezz'ora mette la freccia e entra in un autogrill.
'Devi far benzina?'
'No, devo svegliarmi.'
Okay, pausa caffè. Penso.
Rallenta piano, si guarda in giro, non si ferma, supera l'autogrill e le pompe di benzina, fa una svolta proibita ed entra nel parcheggio dietro, quello dei camion. C'è solo un Tir rosso. Guida verso la recinzione e parcheggia muso sotto un albero.
Mi ride felice anche il culo. Slaccio la cintura e mi tuffo di viso sul suo pacco. È duro sotto i calzoncini, le cosce nude, le massaggio e strofino il naso. Sa di maschio.
'No, scendi.'
Merda, qui ci possono beccare ma importa un cazzo. Glielo faccio saltare fuori, lo insalivo veloce e scendo.
Camminiamo tre metri in dentro, non ci sono ripari, solo sterpaglia bassa. È dietro di me, mi gira contro la rete, butto fuori il culo, abbassa insieme calzoncini e boxer e me lo fa salire in culo. Solo una puttana come me sa come si gode così!
Ho un venti centimetri di cazzone in culo e la paura d'essere visto.
'Cazzo, svelto!' Dico più volte.
Mi sbatte duro, se non ci vedono sentiranno comunque le botte delle mie chiappe nude. Io gemo aggrappato con le dita incastrate nella rete di metallo. Mi si aggrappa addosso e mi tira una sega furiosa. Cazzo in culo aggrappato alla rete e schizzo in dieci secondi. Sborra densa che mi svuota, sento le forze mancarmi e il cervello annebbiarsi. Mi sostiene per i fianchi e riprende in culo.
Ho paura, godo in ansia, qui ci vedono e Carlo lo conosco, può continuare venti minuti. Cazzo, ci manca solo che arrivi una pattuglia. Accelera, botte che mi fanno sbattere i denti, che sento lungo tutta la schiena e che mi staccano i piedi da terra. Godo perso, rompimi il culo, dico, violentami.
Mi tira contro, i coglioni premono contro i miei, venti centimetri tutti in culo e schizza in pressione.
Uuuhhhh.
Due secondi di beatitudine col buco aperto e mi ricopro il culo. Voglio andarmene in fretta da qui e... e, minchia non resisto, mi abbasso per ciucciarlielo. Sono davvero la puttana del suo cazzo. Forse non sono venti centimetri, ma è nodoso fantastico con la cappella larga. Due mesi che conosco Carlo e ogni volta che glielo vedo o tocco entro in modalità cagna.
Risaliamo in auto.
Il Tir rosso ci lampeggia. Il camionista ride dietro il parabrezza.
Via veloce. Siamo già in autostrada. Mi levo le scarpa e appoggio i piedi sul cruscotto per tener sollevato il culo. Lo sento ancora dentro.
Il viaggio adesso è divertente. Spariamo cazzate come due pirla. Carlo mi spiega il suo programma, per tre giorni sarò la sua puttana, si fa promettere la licenza di stupro.
'Seee! Tu sei fuori, non sono così coglione!'
Si volta preoccupato. 'Perché?'
'Guarda che voglio scopare anch'io!'
Mi mette la mano sul cazzo. 'Non fare lo stronzo, Luca.'
Carlo è tutto strano, gli piace prenderlo ma non lo vuole ammetterlo. Non gli va che lo dica e devo far finta che non lo facciamo. Si fa scopare ma s'incazza se mi faccio avanti io, lui non è cagna come me. Ma stamattina è allegro, stiamo andando al mare e mi ha appena stuprato contro una recinzione, me lo massaggia nei calzoncini senza staccare gli occhi dalla strada. 'Ti faccio godere tre giorni.'
Lo adoro, è pazzo.
'Hai un bell'uccello ma tu dai il meglio col tuo culetto liscio.'
'Grazie del complimento!'
La mano si sposta e mi serra le palle.
'Non scherzo, voglio vederti cazzo in culo. Apri.'
Apro lo sportello del cruscotto. Ci sono tre confezioni di durex e un flacone di lubrificante.
Ride da stronzo. 'E sì, puttanella, in qualche modo ci dobbiamo pagare questa vacanza!'
Spinge più in giù la mano e mi preme il dito sul buchetto.
'Sììì...'
Ho la testa rintronata. Gli ho appena promesso lo stupro libero e di battere per lui. Mi sento meravigliosamente puttana, non vedo l'ora di stare culo nudo in spiaggia.
Arriviamo ma non è come ce lo aspettavamo.
Il cielo è sereno ma tira un vento freddo che sembra marzo. Lasciamo le borse nella reception dell'albergo, la camera non è ancora pronta e corriamo a cercare la spiaggia.
Ci facciamo almeno due chilometri di spiaggia semideserta. È fantastica, senza stabilimenti e con dune sabbiose di lato, ma il mare dev'essere freddo, arrivano cavalloni fino ai nostri piedi. Sono scalzo, slip da bagno e maglietta. Cazzo se fa freddo.
Quando incrociamo uno che fissa il mare con l'uccello penzoloni capiamo di essere arrivati alla spiaggia nudisti.
Carlo si leva immediatamente i calzoncini da mare e ho vergogna per lui, ha un'erezione sfacciata. Ridiamo come due pirla.
'Cazzo Carlo, tu devi farti curare!'
'Sono io che curo te, questa è la tua supposta.'
Carlo è simpatico ma fa battute deprimenti.
Mi costringe a levarmi il il costume, la maglietta me la tengo su. L'uccello mi ciondola penzoloni, è divertente e sentire il vento freddo sulle chiappe mi eccita. Carlo mi carezza l'uccello, 'Sei pazzesco Luca.'
Risaliamo una duna che corre lungo la spiaggia, dall'altra parte c'è ancora sabbia vicino ad un corso d'acqua stagnante fra i radi cespugli. Non c'è nessuno, scendiamo e scopriamo che qui siamo al riparo dal vento. Facciamo in fretta, dagli zainetti tiriamo fuori i teli e tempo dieci secondi Carlo è steso gambe larghe. L'uccello appena sgonfio.
'Dai, non c'è nessuno.'
Mi allungo su di lui che gli tiro di bocca il cazzone. Whowww.
Una favola, ci ribaltiamo, io ginocchioni culo in alto e mi regala un rimming anale da svenimento che mi spedisce allo stato di cagna, sento solo il culo, la sua lingua mi scioglie il cervello.
Ma non mi basta, lo voglio in culo. Mi giro, gli sputo in fretta il cazzo e mi rimetto a pecora con la schiena perfettamente inarcata da frocio. Il buco me l'ha già insalivato lui.
Si mette in piedi sopra di me a gambe larghe e mi cala il cazzone in culo. Godo se possibile più che all'autogrill.
Rimane fermo, glielo pompo io di culo twerkando come una cagna. È un momento magico, godo di culo sapendo che presto si stuferà e mi stuprerà a raffica.
Sono in stato di grazia ma arriva una subdola raffica di vento che ci frusta sollevando la sabbia. Ci blocchiamo un istante, ci è andata anche negli occhi. Ridiamo come due scemi e Carlo me lo rificca.
Ahiooo!
Il suo cazzo s'è trasformato in una raspa in culo, urla anche lui per il bruciore. Si sfila, gli lecco via la sabbia mentre con le dita mi pulisco l'ano, usiamo anche l'acqua della bottiglietta, mi pulisce lui il culo. 'Adesso sei pulito.' mi dice e lo ficca.
Trattengo il respiro, sì, mi scivola dentro ma quando prende a sbattermi uno o due granelli di sabbia trasformano la scopata in una tortura, è come avere schegge di vetro. Dico di uscire.
Non si ferma.
'Stanotte mi metto su il pepe.'
Carlo fa battute sceme, so che non lo farà mai, ma intanto mi sono accorto che non è così terribile. È più un fastidio, mi concentro sul bruciore e mi mi immagino di essere stuprato da un mandingo megadotato. Figa se brucia, ho le lacrime agli occhi.
Carlo non è un nero e di cazzi ne ho presi ben peggiori del suo, ma senza toccarmi sputo due schizzi di sborra sul telo.
Tiriamo l'una leggiucchiando e dormicchiando. Ogni tanto mi giro per leccargli le palle al sole e l'uccellone addormentato. Si sta da dio e limoniamo nudi.
Ci viene fame. Cinquecento metri prima c'era un locale sulla spiaggia, una specie di palafitta rossa, decidiamo di andarci. Superiamo la duna e il vento ci investe nuovamente.
C'è un profumino di fritto che non resistiamo. Ordiniamo due fritti misti. Purtroppo non si mangia vista mare, per il vento hanno chiuso la terrazza con delle tende di plastica spessa ancorate sopra e sotto.
C'è poca gente. Un cinquantenne è seduto due tavolini più in là di fronte a me. Mi fissa continuamente. L'avevo visto nudo in spiaggia, niente di che, ma ha il fisico curato di chi ama il naturismo. Mi valuta con lo sguardo e invidia Carlo. C'è ben poco da indovinare, sono chiaramente un bel frocetto in vacanza col suo manico. La cosa mi diverte, qui mi sento libero.
Carlo mi stordisce di cazzate. Rido da scemo per ingelosire il tizio e faccio la puttanella: per andare in bagno gli passo accanto per farmi vedere meglio. Sono un bel twink, liscio e longilineo, voglio farlo schiattare. E quando torno abbraccio Carlo di spalle e gli sussurro all'orecchio che c'è quel tizio che mi fissa. Carlo mi palpa il culo e mi carezza l'interno coscia. Un bacio sulla bocca e mi risiedo al mio posto.
Incrocio lo sguardo del tizio.
'Oh, cazzo, ho lasciato la carta in albergo!'
Non gli credo, ma dico: 'Pago io.'
'No aspetta!'
Tira fuori tutto quello che ha. 'Mancano solo venti euro, ma ho questo!'
Si alza e va parlare con quello che mi fissava. Ommerda.
Parlano sottovoce, il tipo mi guarda sorpreso e poi annuisce. Carlo torna a sedersi. 'Visto? Ho risolto tutto.'
Il tizio si alza, mi guarda ed esce.
Carlo fa il sorpreso, mi guarda stupito. Che c'è adesso? Non vuoi più fare la puttana per me''
'Tu sei tutto scemo!'
'Ho chiesto troppo poco? Venti euro per una sveltina in culo mi pare onesto.'
'Ma vaffanculo!'
'No, ci vai tu.'
Spinge un preservativo sotto il mio piatto.
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