Errori - 1. Lezione di inglese
di
valdemro
genere
voyeur
A nessuno piace l'ora di inglese: é tenuta dalla Baciocchi, una donnina acerba e contrariata dalla vita. Insopportabile per chiunque, inespressiva nell'esposizione, induce sonnolenza anche nei più volenterosi. Inoltre, é molto pretenziosa: si infuria, scrive note sul registro e ogni pretesto è buono per vessare gli studenti. Negli anni, diverse persone sono state bocciate a causa delle sue sfuriate nei consigli di classe.
Malgrado questo nelle sue lezioni riusciamo a distrarci con un briciolo di accortezza. Ci soccorre difatti una sua parziale cecità; nonostante i fondi di bottiglia che porta appoggiati sul naso, oltre al mezzo metro il suo sguardo non riesce a spingersi. Noi, cinicamente, sfruttiamo al meglio il suo problema. D'altra parte, lei non si merita né il nostro rispetto né la nostra considerazione: ci basta il minimo impegno e scopiazzare un po' per raggiungere la sufficienza nelle sue verifiche.
Malgrado questo nelle sue lezioni riusciamo a distrarci con un briciolo di accortezza. Ci soccorre difatti una sua parziale cecità; nonostante i fondi di bottiglia che porta appoggiati sul naso, oltre al mezzo metro il suo sguardo non riesce a spingersi. Noi, cinicamente, sfruttiamo al meglio il suo problema. D'altra parte, lei non si merita né il nostro rispetto né la nostra considerazione: ci basta il minimo impegno e scopiazzare un po' per raggiungere la sufficienza nelle sue verifiche.
Ecco, Cristina, ragazza etiope adottata durante l'infanzia, gran chiaccherona, allegra - acconciatura afro, longilinea, occhi grandi e scuri, labbra carnose. Abbiamo sempre avuto una simpatia reciproca, ma non é mai scattata la scintilla che ci ha fatto fare quel passo in più oltre all'essere amici sinceri, malgrado una certa confidenza in materia di vita sessuale. Non tanto vissuta assieme, quanto piuttosto condivisa nei nostri discorsi. Stavo con la testa appoggiata sul banco per riposarmi e sento una gomitata di Cristina. Apro gli occhi e la guardo. Lei sorride, stringe gli occhi, solleva le sopracciglia, inclina lievemente la testa e sposta lo sguardo verso i banchi davanti al nostro. Lì ci stanno Anna ed Elisabetta: due oche. Sono di una superficialità esemplare e un po' sciocche: stanno sempre a spettegolare, a parlare di ragazzi conosciuti o vestiti comprati recentemente. Loro sono del club cellulare: quelli che appartengono a questa categoria durante le ore di inglese fissano lo schermo per 50 minuti.
Guardo Cristina con un'espressione interrogativa: che c'é di interessante? Di tutta risposta lei solleva le sopracciglia, apre gli occhi e piega la testa, invitandomi a guardare meglio. Allungo di poco il collo e in effetti capisco. Tra le teste accostate delle due ragazze c'è uno spazio angusto, attraverso il quale si può intravedere quello che c'é sullo schermo: un ragazzo probabilmete della nostra età, atletico, muscoli ben definiti e un cazzo di buone dimensioni - sì, il ragazzo é nudo. Tratteniamo a stento una risata, e continuiamo a sbirciare, spinti dalla curiosità.
Elisabetta, quella che sta tenendo in mano il cellulare sta scorrendo una chat di qualche applicazione che non riconosco. E' troppo lontano per vedere cosa c'é scritto ma le foto si vedono benissimo, anche perché la proprietaria del cellulare ogni volta che ne incontra una la ingrandisce per mostrarla meglio all'amica, che sorride complice. Ce ne sono parecchie! Una davanti, una di spalle, allo specchio, sul divano. Tutte col cazzo duro bene in mostra e i testicoli in evidenza. In una lo stringe, in un'altra si accarezza più in basso, in una afferra tutto con una mano. C'é anche un video a quanto pare ed Elisabetta, dopo un attimo di esitazione, lo avvia. Lui é in bagno semi nudo, si accarezza sopra i boxer neri, cercando di mettere in evidenza il profilo dell'arnese tra le sue gambe. Sedendosi a bordo vasca si spoglia completamente e, iniziando a masturbarsi, e il suo pene diventa da molle a durissimo in poco tempo.
Rivolgo uno sguardo a Cristina ma é concentrata sulla scena. Ovviamente, é interessata: d'altra parte, la situazione è piuttosto inusuale. Dopo qualche secondo, il video richiama nuovamente la mia attenzione. Ora, il ragazzo si sta masturbando velocemente: é chiaro che stia per venire. Tutta questa situazione non aveva lasciato la mia metà inferiore indifferente, anche per via delle due cretine che si divertivano a guardare le seghe di questo ragazzo. Iniziavo ad avere un'erezione vistosa e quel giorno, malauguratamente, avevo deciso di indossare dei pantaloni da tuta, cosa che la mette in risalto ancora di più. Per fortuna la mia amica é distratta da quello che succede tra i banchi davanti e ho il tempo di sistemarmi, spostando il mio amico sulla coscia sinistra: sembra che abbia qualcosa in tasca e non mi preoccupo più molto.
Intanto il ragazzo del video sta avendo un orgasmo decisamente abbondante e lo sperma si distribuisce a gocce sulla pancia e gli imbratta la mano, colando più giù sulle palle. Alla vista di questa scena, il mio cazzo ha qualche contrazione, reclamando un po' di attenzioni e rendendosi una presenza ancora più ingombrante. Anna sembra apprezzare il video e si lecca le labbra esageratamente, a mò di scherzo, mentre Elisabetta la adocchia trattenendo una risata. Finito il video le due amiche proseguono nella chat, fino a quando Anna non vede delle foto mandate da Elisabetta. La proprietaria del cellulare fa per nasconderle ma l'amica é più rapida. Le strappa il telefono di mano e le apre, mentre con aria dispettosa appoggia l'indice sulle labbra, intimorendole di star zitta.
Questo é decisamente più interessante di un ragazzo che si sega: immagini di un sedere generoso incorniciato da un perizoma azzurro e, poi, di un seno altrettanto generoso dentro a un reggiseno quasi troppo stretto. Chiaramente quello di Elisabetta, che nel frattempo arrosisce lievemente, pur non sembrando farsi davvero grossi problemi a mostrare queste cose all'amica. Intanto, Anna prosegue il suo viaggio nella galleria senza pietà. Compaiono foto in posizioni oscene e provocanti: davanti allo specchio, a pecorina, seduta su una sedia a gambe aperte mentre una mano si stringe un capezzolo e l'altra apre le labbra della vagina. Ce n'é anche una serie con una banana: prima in bocca, umida di saliva tra il seno, a strusciare prima i capezzoli e poi la clitoride. Che dire: complimenti alla nostra Elisabetta. Intanto Anna esce dalla chat e fruga tra le foto salvate, trovandone altre in cui si regge il seno, seguite da qualche video. Ne apre uno a caso: è la scena di un pompino, e la protagonista é proprio la nostra Elisabetta.
Devono essere proprio in confidenza quelle due per condividere così le loro esperienze, e devo dire che, malgrado sapessi che erano un po' troie (d'altra parte, chi non lo è?), le immaginavo decisamente più riservate. Alla vista di quel video Cristina sobbalza, così come la mia erezione ha dei sussulti evidenti: la cappella pulsa, pretendendo un po' di soddisfazione. Non posso che assecondare la sua richiesta, e inizio ad accarezzarmi da sopra i pantaloni, stringendomi il cazzo con cautela, in modo da non farmi scoprire. Ahimè, Cristina nota le mie mosse, abbassa lo sguardo tra le mie gambe, sogghigna appena, e riporta lo sguardo avanti, dove Elisabetta é impegnata in un pompino da manuale. Lui tiene una mano dietro alla sua testa e la costringe a prenderne più che può fino in gola. Lei lo guarda con le lacrime agli occhi, non senza un velo di indisponenza; in quel momento, la saliva le cola sul mento, mentre é ingiocchiata tra le gambe di lui, e poco dopo riprende a leccare il cazzo avida.
La mia amica mi rivolge uno sguardo complice, sussurrando un 'buon appetito', e il video continua: Elisabetta sta segando il ragazzo prepotentemente, mentre la lingua batte colpi decisi sui coglioni. Poi, succhia forte, e un fremito intenso attraversa il cazzo del protagonista. La ragazza risale rapidamente con la lingua ad avvolgere la punta del membro e a stimolarne il frenulo. Dal mio canto, ho la cappella gonfissima: come vorrei essere al suo posto in questo momento. Con la mano ridiscende a stringergli le palle e poi con la bocca a succhiargliele con forza mentre il pezzo di carne le sbatte contro la fronte. In quel momento il ragazzo sussulta, ha delle contrazioni intense e inizia a sborrare: uno schizzo le finisce tra i capelli e un altro in un occhio. Elisabetta lo riprende in bocca e una mano le trattiene saldamente la nuca, mentre gli schizzi continuano a uscire dentro la sua gola causandole un colpo di tosse e facendo sbrodolare saliva e sperma alla base del cazzo.
Io, dal mio canto, ho decisamente una sensazione di bagnato dentro ai boxer. Nel frattempo Anna ed Elisabetta si sono messe fitte fitte a comunicare su un bigliettino e hanno lasciato perdere il cellulare. Per fortuna c'é l'intervallo tra non molto e posso andare in bagno a sistemarmi, sperando che nessuno noti nulla. Infatti, poco dopo suona la campanella e io schizzo fuori dall'aula, tra il vociferare che si é fatto più intenso della classe e la voce di Marco, il coglione della classe, che urla rivolto a me: "Oh, ti stai cagando addosso, neh?". Faccio in tempo a sentire il risolino di Anna, prima di imboccare il corridoio a grandi passi e raggiungere il primo bagno disponibile per sistemarmi: osservo l'interno dei boxer e i pantaloni; beh, dai pensavo peggio. Mi asciugo, ma evito di continuare masturbarmi: chiaramente, i bagni della scuola hanno serrature difettose, e non vorrei diventare lo zimbello dell'istituto nel caso in cui qualcuno aprisse la porta proprio mentre mi sto facendo una sega.
Rimando questa attività a quando sarò tornato a casa, ed esco dal bagno. Faccio scendere uno di quei caffè disgustosi dalle macchinette e rientro in classe. Cristina é seduta al banco leggermente assorta, e quando mi vede sogghigna, mentre riprendo posto vicino a lei.
"Ti é passata?", dice sollevando un sopracciglio ed abbasando lo sguardo verso il mio pacco. Rido di gusto per la sua espressione: "Sì, decisamente meglio...".
Appunto: tra noi non c'é mai stato nulla di serio, semmai solo po' di petting durante serate di ubriachezza spinta. Ci legano più che altro notevoli confidenza e affinità, e una soliderietà profonda. Cristina é una ragazza spigliata e libertina, bisessuale convinta, non le piace avere relazioni fisse, né con uomini né con donne ed é eccezionale quando si tratta di manipolare persone di qualunque genere. Sarebbe temibile prendere una cotta seria per lei... Mi appoggia una mano sulla spalla e sorride sorniona: "Mentre eri fuori è successa una cosa molto interessante". Estrae il suo proprio cellulare: "Le due cretine sono uscite a fumare e hanno abbandonato il cellulare acceso sotto il tavolo". Guardo più avanti e vedo una luce che illumina il sottobanco. I sottobanchi sono delle scatole chiuse su tre lati nella nostra scuola, quindi la luce si vede soltanto dalla nostra posizione.
"Beh, quindi?" replico. "Quindi cosa? Sei sempre stato un po' tardo per le idee giuste al momento giusto tu. Ovviamente, ho preso il cellulare e mi sono inviata un po' di materiale". La guardo stupefatto e, se non la conoscessi bene Cristina, l'idea che si affaccia alla mia mente sarebbe respinta immediatamente. Sei malvagia Cristina. Malvagia, e di una prontezza esemplare. "Magari... Potrei, per così dire, convincerla a farmi divertire un po' con le abilità esemplari che dimostra", spiega sussurrando e fingendo un'espressione innocente.
Una smorfia le attraversa il volto per una frazione di secondo, di cui riesco ad intuirne il significato: durante il primo e il secondo anno, Cristina era una persona molto diversa da come è adesso: in carne, timida, ligia al dovere e tutto sommato un po' sfigata. Oltre che nera, chiaramente. Queste erano ragioni sufficienti per esser vessata, umiliata e isolata da tante persone della nostra classe, ma specialmente dalle altre ragazze, e in particolar modo da Elisabetta e Anna, ragazze snob e di famiglia ricca. Poi, dal terzo anno, Cristina è cambiata, i maltrattamenti sono finiti, e fino a data odierna, ultimo anno di liceo, convivono sotto una sorta di tregua silenziosa.
Una smorfia le attraversa il volto per una frazione di secondo, di cui riesco ad intuirne il significato: durante il primo e il secondo anno, Cristina era una persona molto diversa da come è adesso: in carne, timida, ligia al dovere e tutto sommato un po' sfigata. Oltre che nera, chiaramente. Queste erano ragioni sufficienti per esser vessata, umiliata e isolata da tante persone della nostra classe, ma specialmente dalle altre ragazze, e in particolar modo da Elisabetta e Anna, ragazze snob e di famiglia ricca. Poi, dal terzo anno, Cristina è cambiata, i maltrattamenti sono finiti, e fino a data odierna, ultimo anno di liceo, convivono sotto una sorta di tregua silenziosa.
Mi riscuoto dai miei pensieri, e guardo interrogativo la mia amica, desiderando chiarimenti sui suoi piani. Lei anticipa la domanda che affiora dalle maie labbra e continua: "Beh potrai divertirti un po' anche tu magari... Ti lascerò guardare."
Scoppia in una fragorosa risata, mentre mi associo alla sua ilarità: "Questo è tutto da vedere". La fine dell'intervallo arriva relativamente presto e le lezioni ricominciano. Ovviamente, i miei pensieri sono altrove, e non tra latino e fisica. La campanella suona l'ultima ora e una mandria di studenti esce dalle aule e si riversa nei corridoi. Nel rumore diffuso, Cristina mi sussurra in un orecchio: "vieni da me oggi pomeriggio, che ci facciamo una bella ricerca sul materiale che abbiamo recuperato".
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Per commenti e chiacchere varie mi trovate su:
Discord: valdemiro0505
Mail: valdem.ro@outlook.com
Malgrado questo nelle sue lezioni riusciamo a distrarci con un briciolo di accortezza. Ci soccorre difatti una sua parziale cecità; nonostante i fondi di bottiglia che porta appoggiati sul naso, oltre al mezzo metro il suo sguardo non riesce a spingersi. Noi, cinicamente, sfruttiamo al meglio il suo problema. D'altra parte, lei non si merita né il nostro rispetto né la nostra considerazione: ci basta il minimo impegno e scopiazzare un po' per raggiungere la sufficienza nelle sue verifiche.
Malgrado questo nelle sue lezioni riusciamo a distrarci con un briciolo di accortezza. Ci soccorre difatti una sua parziale cecità; nonostante i fondi di bottiglia che porta appoggiati sul naso, oltre al mezzo metro il suo sguardo non riesce a spingersi. Noi, cinicamente, sfruttiamo al meglio il suo problema. D'altra parte, lei non si merita né il nostro rispetto né la nostra considerazione: ci basta il minimo impegno e scopiazzare un po' per raggiungere la sufficienza nelle sue verifiche.
Ecco, Cristina, ragazza etiope adottata durante l'infanzia, gran chiaccherona, allegra - acconciatura afro, longilinea, occhi grandi e scuri, labbra carnose. Abbiamo sempre avuto una simpatia reciproca, ma non é mai scattata la scintilla che ci ha fatto fare quel passo in più oltre all'essere amici sinceri, malgrado una certa confidenza in materia di vita sessuale. Non tanto vissuta assieme, quanto piuttosto condivisa nei nostri discorsi. Stavo con la testa appoggiata sul banco per riposarmi e sento una gomitata di Cristina. Apro gli occhi e la guardo. Lei sorride, stringe gli occhi, solleva le sopracciglia, inclina lievemente la testa e sposta lo sguardo verso i banchi davanti al nostro. Lì ci stanno Anna ed Elisabetta: due oche. Sono di una superficialità esemplare e un po' sciocche: stanno sempre a spettegolare, a parlare di ragazzi conosciuti o vestiti comprati recentemente. Loro sono del club cellulare: quelli che appartengono a questa categoria durante le ore di inglese fissano lo schermo per 50 minuti.
Guardo Cristina con un'espressione interrogativa: che c'é di interessante? Di tutta risposta lei solleva le sopracciglia, apre gli occhi e piega la testa, invitandomi a guardare meglio. Allungo di poco il collo e in effetti capisco. Tra le teste accostate delle due ragazze c'è uno spazio angusto, attraverso il quale si può intravedere quello che c'é sullo schermo: un ragazzo probabilmete della nostra età, atletico, muscoli ben definiti e un cazzo di buone dimensioni - sì, il ragazzo é nudo. Tratteniamo a stento una risata, e continuiamo a sbirciare, spinti dalla curiosità.
Elisabetta, quella che sta tenendo in mano il cellulare sta scorrendo una chat di qualche applicazione che non riconosco. E' troppo lontano per vedere cosa c'é scritto ma le foto si vedono benissimo, anche perché la proprietaria del cellulare ogni volta che ne incontra una la ingrandisce per mostrarla meglio all'amica, che sorride complice. Ce ne sono parecchie! Una davanti, una di spalle, allo specchio, sul divano. Tutte col cazzo duro bene in mostra e i testicoli in evidenza. In una lo stringe, in un'altra si accarezza più in basso, in una afferra tutto con una mano. C'é anche un video a quanto pare ed Elisabetta, dopo un attimo di esitazione, lo avvia. Lui é in bagno semi nudo, si accarezza sopra i boxer neri, cercando di mettere in evidenza il profilo dell'arnese tra le sue gambe. Sedendosi a bordo vasca si spoglia completamente e, iniziando a masturbarsi, e il suo pene diventa da molle a durissimo in poco tempo.
Rivolgo uno sguardo a Cristina ma é concentrata sulla scena. Ovviamente, é interessata: d'altra parte, la situazione è piuttosto inusuale. Dopo qualche secondo, il video richiama nuovamente la mia attenzione. Ora, il ragazzo si sta masturbando velocemente: é chiaro che stia per venire. Tutta questa situazione non aveva lasciato la mia metà inferiore indifferente, anche per via delle due cretine che si divertivano a guardare le seghe di questo ragazzo. Iniziavo ad avere un'erezione vistosa e quel giorno, malauguratamente, avevo deciso di indossare dei pantaloni da tuta, cosa che la mette in risalto ancora di più. Per fortuna la mia amica é distratta da quello che succede tra i banchi davanti e ho il tempo di sistemarmi, spostando il mio amico sulla coscia sinistra: sembra che abbia qualcosa in tasca e non mi preoccupo più molto.
Intanto il ragazzo del video sta avendo un orgasmo decisamente abbondante e lo sperma si distribuisce a gocce sulla pancia e gli imbratta la mano, colando più giù sulle palle. Alla vista di questa scena, il mio cazzo ha qualche contrazione, reclamando un po' di attenzioni e rendendosi una presenza ancora più ingombrante. Anna sembra apprezzare il video e si lecca le labbra esageratamente, a mò di scherzo, mentre Elisabetta la adocchia trattenendo una risata. Finito il video le due amiche proseguono nella chat, fino a quando Anna non vede delle foto mandate da Elisabetta. La proprietaria del cellulare fa per nasconderle ma l'amica é più rapida. Le strappa il telefono di mano e le apre, mentre con aria dispettosa appoggia l'indice sulle labbra, intimorendole di star zitta.
Questo é decisamente più interessante di un ragazzo che si sega: immagini di un sedere generoso incorniciato da un perizoma azzurro e, poi, di un seno altrettanto generoso dentro a un reggiseno quasi troppo stretto. Chiaramente quello di Elisabetta, che nel frattempo arrosisce lievemente, pur non sembrando farsi davvero grossi problemi a mostrare queste cose all'amica. Intanto, Anna prosegue il suo viaggio nella galleria senza pietà. Compaiono foto in posizioni oscene e provocanti: davanti allo specchio, a pecorina, seduta su una sedia a gambe aperte mentre una mano si stringe un capezzolo e l'altra apre le labbra della vagina. Ce n'é anche una serie con una banana: prima in bocca, umida di saliva tra il seno, a strusciare prima i capezzoli e poi la clitoride. Che dire: complimenti alla nostra Elisabetta. Intanto Anna esce dalla chat e fruga tra le foto salvate, trovandone altre in cui si regge il seno, seguite da qualche video. Ne apre uno a caso: è la scena di un pompino, e la protagonista é proprio la nostra Elisabetta.
Devono essere proprio in confidenza quelle due per condividere così le loro esperienze, e devo dire che, malgrado sapessi che erano un po' troie (d'altra parte, chi non lo è?), le immaginavo decisamente più riservate. Alla vista di quel video Cristina sobbalza, così come la mia erezione ha dei sussulti evidenti: la cappella pulsa, pretendendo un po' di soddisfazione. Non posso che assecondare la sua richiesta, e inizio ad accarezzarmi da sopra i pantaloni, stringendomi il cazzo con cautela, in modo da non farmi scoprire. Ahimè, Cristina nota le mie mosse, abbassa lo sguardo tra le mie gambe, sogghigna appena, e riporta lo sguardo avanti, dove Elisabetta é impegnata in un pompino da manuale. Lui tiene una mano dietro alla sua testa e la costringe a prenderne più che può fino in gola. Lei lo guarda con le lacrime agli occhi, non senza un velo di indisponenza; in quel momento, la saliva le cola sul mento, mentre é ingiocchiata tra le gambe di lui, e poco dopo riprende a leccare il cazzo avida.
La mia amica mi rivolge uno sguardo complice, sussurrando un 'buon appetito', e il video continua: Elisabetta sta segando il ragazzo prepotentemente, mentre la lingua batte colpi decisi sui coglioni. Poi, succhia forte, e un fremito intenso attraversa il cazzo del protagonista. La ragazza risale rapidamente con la lingua ad avvolgere la punta del membro e a stimolarne il frenulo. Dal mio canto, ho la cappella gonfissima: come vorrei essere al suo posto in questo momento. Con la mano ridiscende a stringergli le palle e poi con la bocca a succhiargliele con forza mentre il pezzo di carne le sbatte contro la fronte. In quel momento il ragazzo sussulta, ha delle contrazioni intense e inizia a sborrare: uno schizzo le finisce tra i capelli e un altro in un occhio. Elisabetta lo riprende in bocca e una mano le trattiene saldamente la nuca, mentre gli schizzi continuano a uscire dentro la sua gola causandole un colpo di tosse e facendo sbrodolare saliva e sperma alla base del cazzo.
Io, dal mio canto, ho decisamente una sensazione di bagnato dentro ai boxer. Nel frattempo Anna ed Elisabetta si sono messe fitte fitte a comunicare su un bigliettino e hanno lasciato perdere il cellulare. Per fortuna c'é l'intervallo tra non molto e posso andare in bagno a sistemarmi, sperando che nessuno noti nulla. Infatti, poco dopo suona la campanella e io schizzo fuori dall'aula, tra il vociferare che si é fatto più intenso della classe e la voce di Marco, il coglione della classe, che urla rivolto a me: "Oh, ti stai cagando addosso, neh?". Faccio in tempo a sentire il risolino di Anna, prima di imboccare il corridoio a grandi passi e raggiungere il primo bagno disponibile per sistemarmi: osservo l'interno dei boxer e i pantaloni; beh, dai pensavo peggio. Mi asciugo, ma evito di continuare masturbarmi: chiaramente, i bagni della scuola hanno serrature difettose, e non vorrei diventare lo zimbello dell'istituto nel caso in cui qualcuno aprisse la porta proprio mentre mi sto facendo una sega.
Rimando questa attività a quando sarò tornato a casa, ed esco dal bagno. Faccio scendere uno di quei caffè disgustosi dalle macchinette e rientro in classe. Cristina é seduta al banco leggermente assorta, e quando mi vede sogghigna, mentre riprendo posto vicino a lei.
"Ti é passata?", dice sollevando un sopracciglio ed abbasando lo sguardo verso il mio pacco. Rido di gusto per la sua espressione: "Sì, decisamente meglio...".
Appunto: tra noi non c'é mai stato nulla di serio, semmai solo po' di petting durante serate di ubriachezza spinta. Ci legano più che altro notevoli confidenza e affinità, e una soliderietà profonda. Cristina é una ragazza spigliata e libertina, bisessuale convinta, non le piace avere relazioni fisse, né con uomini né con donne ed é eccezionale quando si tratta di manipolare persone di qualunque genere. Sarebbe temibile prendere una cotta seria per lei... Mi appoggia una mano sulla spalla e sorride sorniona: "Mentre eri fuori è successa una cosa molto interessante". Estrae il suo proprio cellulare: "Le due cretine sono uscite a fumare e hanno abbandonato il cellulare acceso sotto il tavolo". Guardo più avanti e vedo una luce che illumina il sottobanco. I sottobanchi sono delle scatole chiuse su tre lati nella nostra scuola, quindi la luce si vede soltanto dalla nostra posizione.
"Beh, quindi?" replico. "Quindi cosa? Sei sempre stato un po' tardo per le idee giuste al momento giusto tu. Ovviamente, ho preso il cellulare e mi sono inviata un po' di materiale". La guardo stupefatto e, se non la conoscessi bene Cristina, l'idea che si affaccia alla mia mente sarebbe respinta immediatamente. Sei malvagia Cristina. Malvagia, e di una prontezza esemplare. "Magari... Potrei, per così dire, convincerla a farmi divertire un po' con le abilità esemplari che dimostra", spiega sussurrando e fingendo un'espressione innocente.
Una smorfia le attraversa il volto per una frazione di secondo, di cui riesco ad intuirne il significato: durante il primo e il secondo anno, Cristina era una persona molto diversa da come è adesso: in carne, timida, ligia al dovere e tutto sommato un po' sfigata. Oltre che nera, chiaramente. Queste erano ragioni sufficienti per esser vessata, umiliata e isolata da tante persone della nostra classe, ma specialmente dalle altre ragazze, e in particolar modo da Elisabetta e Anna, ragazze snob e di famiglia ricca. Poi, dal terzo anno, Cristina è cambiata, i maltrattamenti sono finiti, e fino a data odierna, ultimo anno di liceo, convivono sotto una sorta di tregua silenziosa.
Una smorfia le attraversa il volto per una frazione di secondo, di cui riesco ad intuirne il significato: durante il primo e il secondo anno, Cristina era una persona molto diversa da come è adesso: in carne, timida, ligia al dovere e tutto sommato un po' sfigata. Oltre che nera, chiaramente. Queste erano ragioni sufficienti per esser vessata, umiliata e isolata da tante persone della nostra classe, ma specialmente dalle altre ragazze, e in particolar modo da Elisabetta e Anna, ragazze snob e di famiglia ricca. Poi, dal terzo anno, Cristina è cambiata, i maltrattamenti sono finiti, e fino a data odierna, ultimo anno di liceo, convivono sotto una sorta di tregua silenziosa.
Mi riscuoto dai miei pensieri, e guardo interrogativo la mia amica, desiderando chiarimenti sui suoi piani. Lei anticipa la domanda che affiora dalle maie labbra e continua: "Beh potrai divertirti un po' anche tu magari... Ti lascerò guardare."
Scoppia in una fragorosa risata, mentre mi associo alla sua ilarità: "Questo è tutto da vedere". La fine dell'intervallo arriva relativamente presto e le lezioni ricominciano. Ovviamente, i miei pensieri sono altrove, e non tra latino e fisica. La campanella suona l'ultima ora e una mandria di studenti esce dalle aule e si riversa nei corridoi. Nel rumore diffuso, Cristina mi sussurra in un orecchio: "vieni da me oggi pomeriggio, che ci facciamo una bella ricerca sul materiale che abbiamo recuperato".
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