Irene la pompinara

di
genere
etero

Oggi ho 27 anni, ma quello che sto per raccontare è successo solo poco tempo fa. Tutto è iniziato tra i banchi di scuola: io in quinta, Irene in quarta. Ci conoscemmo durante una gita e mi fu chiaro fin dal primo istante che fosse una preda ambita, una di quelle ragazze con la fama di essere insaziabile e abilissima nei preliminari. All'epoca, però, ero troppo giovane e inesperto per affondare il colpo, nonostante quella notte in gita, tra l’alcol e l’euforia, finimmo a dormire nello stesso letto. Non successe nulla, anche perché lei era blindatissima, fidanzata storica.

Irene non è mai stata una cima, la classica bellezza un po' superficiale che però manda in tilt il cervello di chiunque la guardi: mora, viso comune, ma con un culo sodo e due tette enormi, il suo vero marchio di fabbrica. Negli anni successivi ci siamo sempre stuzzicati; lei reggeva il gioco con malizia, facendomi capire che, se non fosse stata impegnata, si sarebbe volentieri trasformata nella mia perversione personale.

Passano gli anni e arriviamo a un sabato sera qualunque. Esco con i miei amici, non guido e ho un paio di drink in corpo. Premetto che sono fidanzato da quattro mesi e non ho mai tradito la mia ragazza, ma quella sera il destino aveva altri piani. Entro nel locale e la vedo: Irene. Indossa un vestitino che sembra esplodere sotto la spinta del seno e dei tacchi che mettono in mostra i piedi, il mio punto debole.

Cerco di ignorarla, ma dopo venti minuti me la ritrovo a un centimetro. I nostri sguardi si incrociano. I: "Ma sei proprio tu, Davide?" D: "Oddio Irene! Da quanto tempo..." I: "Almeno cinque anni che non ci sentiamo." D: "Cinque anni... ma vedo che sei rimasta in forma smagliante."

Lei scoppia a ridere, iniziando a flirtare senza freni. La voglia di averla, quella fame che mi portavo dietro dalle superiori, torna a farsi sentire violentemente. D: "Ma stai ancora con Andrea?" I: "No, no... single da un mesetto." D: "Incredibile. È la prima volta che ti parlo da single in tutta la mia vita." I: "E guarda caso mi becchi proprio nel momento migliore..."

Lì ho capito tutto. Era libera, affamata di novità e con quella tensione accumulata negli anni pronta a esplodere. Decido di giocare a carte scoperte: D: "Guarda, io però sono fidanzato da poco, quattro mesi. E ci sto bene." I: "Tu fidanzato? Ma se vedo come mi stai mangiando con gli occhi..." D: "E come ti starei guardando?" I: "So benissimo cosa ti passa per la testa."

La situazione stava diventando bollente. Avevo una voglia matta di sentire quelle tette premute contro di me. Per non fare danni, mi allontano con i miei amici, salutandola con un "fai la brava ora che sei libera".

A fine serata, mentre usciamo, la incrocio di nuovo nel parcheggio. Lei deve guidare per riportare i suoi amici. D: "Allora guidi tu stasera?" I: "Sì, io sono sobria, a differenza tua." D: "Peccato non aver preso la macchina anch’io..." Lei mi lancia un sorriso che è tutto un programma e sparisce nel buio.

Durante il tragitto verso casa, l'adrenalina non scende. Vado sul suo Instagram e le piazzo un like tattico a una foto in bikini dell'estate scorsa, dove le tette sono praticamente in primo piano. Arrivo a casa, mi metto in pigiama e sto già pensando di "risolvere" la tensione da solo pensando a lei, quando il telefono vibra. È un DM di Irene: "Vedo che le mie tette ti piacciono ancora come ai vecchi tempi..."

In un attimo sento il sangue andare tutto lì sotto. Rispondo secco: "Peccato non averle mai viste dal vivo come si deve." I: "Manda la posizione. Passo a salutarti se ti va."

Il cuore a mille. Le mando l'indirizzo e dopo cinque minuti la sua 500 è sotto casa mia. Scendo in pigiama e giubbotto, entro in macchina e l'aria è satura di elettricità. Lei mi guarda con un’espressione da vera predatrice. D: "Ti mancavo così tanto da venire fin qui?" I: "Sì, volevo vederti... prima con la musica non siamo riusciti a dirci tutto." D: "Dì la verità: avevi solo voglia di farmi vedere quello che sogno di toccare da dieci anni." I: "Dai cretino! Ho visto il like... e poi stavolta sei tu quello impegnato." D: "Sì, io sono fidanzato. Ma tu sei libera, e sappiamo entrambi che hai una voglia matta di fare la troia con me."

Non aspetto un secondo di più. Le afferro la nuca e la bacio con una foga brutale. Le nostre lingue si intrecciano mentre la mia mano corre sotto il vestito. Al tatto, le sue tette sono calde, pesanti, con i capezzoli già duri. Lei si abbassa le spalline, liberando quel seno prorompente. Inizio a morderle il collo mentre lei armeggia con il mio pigiama, liberando il mio cazzo teso.

"Ti serve proprio una lezione," sussurra lei.

Si china in avanti, posizionandosi tra le mie gambe. Inizia a leccare la punta, poi spalanca la bocca e mi prende tutto. Il calore della sua gola è indescrivibile; Irene è una professionista. Muove la testa con un ritmo regolare e profondo, mentre il suono dei suoi risucchi riempie l'abitacolo.

Sento la pressione salire dai testicoli, un’ondata di calore inarrestabile. Le afferro i capelli, guidando la sua testa mentre il mio bacino si muove da solo. "Irene... sto per venire... sto venendo!"

Lei non si stacca, anzi, aumenta la velocità. Inarco la schiena e sborro come non ho mai sborrato prima, una scarica violenta e infinita che le riempie la bocca. Irene accoglie tutto con voracità. La vedo mandare giù ritmicamente, inghiottendo tutto il mio seme senza pietà, goccia dopo goccia.

Quando si stacca, ha le labbra lucide e un sorriso trionfante. Si passa la lingua sull'angolo della bocca e mi guarda fissa negli occhi: "Visto? Dieci anni di attesa ne sono valsi la pena, no?"

Rimango lì, svuotato, mentre lei si sistema il vestito come se avesse appena finito di bere un caffè.
scritto il
2026-01-09
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