Che vista da quassù

di
genere
esibizionismo

Michela ed io siamo colleghi di lavoro da diverso tempo, ma non ci conoscevamo… intendo, non davvero.
Avevamo lavorato assieme e avevamo riso e scherzato, ma non avevamo mai capito quanta intesa sessuale ci fosse tra di noi.
Iniziò tutto semplicemente, come le storie migliori, e da qualche battuta e qualche chiacchiera abbiamo finito per scriverci sempre più "personalmente".
Le battute sono diventate allusioni, le allusioni provocazioni… e, lentamente, la tensione sessuale è aumentata fino a scoprire che condividevamo diverse idee perverse e fantasie erotiche.

Michela è proprio una bella donna, più grande di me, sicura di se e dannatamente femmina.
Ha due occhioni chiari, i capelli ramati e ricci, un seno tonico ed un culo che faceva voltare tutti i ragazzi quando passava stretto nei suoi jeans.

Le nostre chiacchiere piccanti erano andate via via intensificandosi fino ad arrivare a vere e proprie confessioni.
Io le avevo confessato di avere diverse perversioni e di scrivere storie erotiche per diletto, e lei di frequentare locali osè spinta dalla curiosità e di avere diverse fantasie tra cui l'eccitazione per il rischio di essere visti, o il farsi proprio guardare.

Eravamo diventati più intimi, fino al giorno in cui mi confessò una cosa per la quale ero andato in tilt:
Per divertimento e gusto del brivido, si era messa un plug ed era andata in giro per l'ufficio, ben sapendo che molti le avrebbero guardato il culetto sodo.

Ero impazzito quel giorno, passavo le giornate a chiedermi se lo avesse rifatto, magari mentre io stesso potevo vedere senza sapere, a chiedermi quali altre fantasie o esperienze avesse avuto, a immaginarmi scene in ufficio tra me e lei.
Solo pensare a lei che, facendo "inavvertitamente" cadere una penna e piegandosi a raccoglierla, mi facesse vedere sotto la gonna le sue nudità al vento con un plug ben inserito, mi facevano eccitare moltissimo.
Era così eccitante tutto questo sapendo che lei sapeva, io sapevo, ed eravamo entrambi in ufficio a far finta di nulla!

Così feci quello che fa ogni buon maschietto: alzai la posta.

Confessai le fantasie e i desideri e cosa mi ero immaginato.
E lei, senza troppa sorpresa questa volta, lo apprezzo molto.

Così cominciò uno strano rituale dove entrambi cercavamo di tenere l'altro eccitato e voglioso, ed ogni scusa era buona per trovarci in ufficio, scambiare chiacchiere e occhiatine, e stuzzicarci a vicenda.

Io mi infilavo sotto la scrivania per controllare un cavo… e lei allargava le gambe come se non fossi lì sotto.
Mi chiedeva aiuto per qualcosa al PC, e io "distrattamente" appoggiavo un'erezione al suo corpo o la sfioravo "per sbaglio".
Le mandavo storie erotiche e le feci leggere quelle che avevo in serbo, e lei mi raccontava di toccarsi leggendole.

Un giorno, anche se non eravamo soli in ufficio, finsi di sistemarle dei file al PC per sedermi alla sua postazione, mentre lei rimase accanto a me piegata.
Mi feci coraggio e allungai una mano sotto la sua gonna, risalendo lentamente la sua gamba nuda, la coscia, fino a sfiorarle l'intimità da sopra al tessuto.
Quel giorno si arrosso un po' in volto e mi fece capire bene quanto l'avevo eccitata, per quel gesto pericoloso e perverso.
E, approfittando della sua eccitazione, mi feci vedere mentre tiravo giù la cerniera dei pantaloni a fianco a lei, che allungò una mano per una palpata veloce.
Purtroppo c'erano sempre troppe persone che si muovevano o facevano cose in giro, però, da un lato, questo aumentava tantissimo l'eccitazione che riuscivamo a darci a vicenda, costantemente.

Era un gioco segreto che ci divertiva e che ci faceva impazzire.

Poi, un giorno… mi invitò per una pausa, un caffè alle macchinette magari.
Ne avevamo presi tanti, acconsentii di buon grado sapendo che tanto era solo un'altra occasione di stuzzicarci.
Ci alzammo ma, arrivati nella tromba delle scale, invece di scendere verso le macchinette la vidi salire.
"Dove vai?" chiesi, senza rendermi conto della mia ingenuità…
"Non vuoi scoprirlo?" rispose lei mordendosi un labbro con fare sensuale.
La seguii, notando bene che aveva una gonna corta quel giorno, che svolazzava ad ogni gradino, mostrandomi che non aveva nulla sotto!

Il cuore inizio a pulsarmi, e il sangue a scendere…

Salimmo fino ad arrivare all'ultima porta, possibile che desse direttamente sul tetto?
Quando vidi Michela spingere la maniglia anti panico mi venne un colpo, e se fosse stata allarmata??

Ma lei si limitò ad aprirla ed uscire alla luce calda del sole.
La seguii subito e ci ritrovammo sul tetto.

Il tetto era piatto, con un bordo in muratura non troppo alto che correva tutto attorno alla struttura e con qualche strano blocco di lamiera qua e là, i vari sfoghi e impianti, forse dei condizionatori e dell'impianto antincendio.

"Per un attimo" dissi "Ho avuto paura partisse un allarme…"
"Nessun allarme" Rispose lei oscillando il corpo a destra e sinistra tenendo le mani dietro la schiena e facendo svolazzare la gonna guardandomi: "ho scoperto questo posto e ci sono già stata diverse volte a fumare una sigaretta".

Ora percepivo meglio la temperatura, il sole era caldo, era proprio una bella giornata.

Ero ipnotizzato da lei e dalla situazione, continuavo a guardarla con il cuore a mille.
"guarda che… ho visto bene la sorpresa, salendo le scale" dissi

"E ti è piaciuta?" rispose lei sempre con fare sexy

"Molto..." risposi io "sono piuttosto "teso" al momento…"

Lei sembrò molto compiaciuta, adoravo il suo sguardo, quei due occhi chiari e profondi che ti studiano come se fossi un gustoso pezzo di carne.

"Alle volte vengo qui per pensare, fumo una sigaretta, guardo un po' il panorama… non che sia spettacolare, ma sempre meglio che stare in ufficio. Prendo una boccata d'aria e poi…" lei non finì la frase, si girò dandomi le spalle.

"e poi?" aggiunsi io, lasciato in sospeso.

"...e poi qui non vede nessuno." e dicendo questo si piego appoggiandosi ad uno dei cassoni metallici lucenti.
La gonna risalì un po' scoprendole le gambe ed accentuando la curva del culo.


Sentivo il cuore pulsare a mille.
Mi avvicinai alle sue spalle allungando le mani, e la strinsi da dietro.
Lei ridacchiò. Ero stato una preda facile… ma ne ero ben felice.

Subito la mia bocca andò al suo collo e le mie mani ai suoi seni, mentre mi premevo contro il suo corpo.
Le palpavo entrambe mentre le baciavo il collo, una sua mano mi prese dietro la testa come a tenermi lì, mentre l'altra la sosteneva appoggiata al cassone.
Continuai a sfregarmi contro di lei, ormai sentiva la mia erezione contro al corpo.
Infilai le mani sotto alla maglietta e le afferrai i seni scostando il reggiseno.
Cominciai a giocare con i suoi capezzoli già turgidi, e a lei scappò un gemito.

Si drizzò un po' appoggiandosi a me e fece scivolare la secondda mano, ora libera, dietro alla schiena arrivando sul mio pacco in erezione, e fu a me che scappò un gemito a sentire la sua presa sul mio membro.
Iniziò a stringerlo e massaggiarlo da sopra i pantaloni, mentre cercavo la sua bocca.
Le nostre lingue si incontrarono mentre una mia mano si faceva più audace e scendeva sotto la gonna, per poi risalire verso la sua intimità.
La trovai calda e umida, e inizia a giocarci con le dita.

Allargai le labbra e stuzzicai il clitoride prima di inserire un dito dentro di lei, e sentirla gemere piano nella mia bocca.
Sentii la sua mano armeggiare con la mia zip per dei secondi che sembrarono interminabili, prima di riuscire a infilarci la mano e stringerlo da sopra i boxer, iniziando una lenta sega.

La volevo, volevo ogni perversione che ci eravamo raccontati.

La presi e la girai, la baciai ancora mentre districandomi tra i vestiti tiravo fuori tutta la mia asta fino alle palle.
Mi staccai da lei che vide subito il mio cazzo svettante e luccicante di desiderio.
La guardai negli occhi prendendole il mento "voglio la tua bocca" dissi solo.

Lei ammicco con un sorriso e si inginocchio a gambe larghe davanti a me, lo prese in mano, scappellandolo per bene, e lecco la cappella in modo lascivo guardandomi con i suoi occhioni, per poi prenderlo in bocca fino in fondo.
La testa mi cascò all'indietro mentre esclamavo un godurioso "oh cazzo si…"

Si divertì a succhiarmi, a leccarmi, a segarmi.
Era così duro che si vedevano le vene pulsare ad ogni mio spasmo di piacere.
Era fottutamente brava, se lo stava divorando!

Si stacco da me leccando dalla punta le gocce di pura voglia che mi aveva fatto uscire.
Stavo impazzendo.

Si appoggio al cassone metallico e aprì le gambe alzandone una e mostrandosi a me. La sua fica rasata ben visibile.
"Anche io voglio la tua bocca…"
Sorrisi e mi tuffai tra le sue gambe.
Era calda, bagnata, dolce… allargai le sua labbra con le dita e iniziai a leccarla mentre lei cominciava a mugugnare di piacere.
Le succhiai il clitoride e le labbra, la leccai per tutta la lunghezza soffermandomi sull'ingresso, in cui infilai la lingua.
Poi tornai a leccare il clitoride e succhiarlo, poi ancora giù.
Le divoravo la figa con passione mentre lei teneva una mano tra i miei capelli ed una su un seno.
Infilai dentro un dito mentre continuavo a leccare e leccare gustandomela tutta.

Continuai fino a sentirla irrigidirsi "oh si, si continua…" sussurrò, mentre con un dito mi muovevo dentro di lei e con la bocca succhiavo e leccavo il clitoride sensibile ed eccitato.
La sentii esplodere di piacere nella mia bocca, trattenendo i gemiti e facendo uscire solo mugugnu sconnessi mentre mi teneva saldamente la testa in posizione per non perdersi nemmeno un secondo di orgasmo.

La leccai ancora prima di alzarmi e staccarmi da lei.
Mi segavo piano il cazzo guardandola "non abbiamo ancora finito… lo sai vero?" le dissi
"Dio spero proprio di no!" esclamò lei ancora goduriosa per l'orgasmo appena passato.
Tornai a ghermirla baciandola e palpandola mentre me la posizionavo piegata sopra al cassone.

Senza mezzi termini posizionai la punta verso il suo dolce buchetto, e iniziai ad entrare dentro di lei centimetro dopo centimetro, lentamente per farle sentire tutto il mio cazzo voglioso.
Arrivati a poco dalla fine, lo infilai con forza fino in fondo, facendole scappare un sussulto.

Iniziai a scoparmela piano, con le mani ai lati del suo copro per tenerla e spingerla a me.
Ad ogni affondo sentivo la sua calda fica attorno al cazzo, mentre entrambi gemevamo piano.

Guardandomi attorno mi resi conto della situazione:
Me la stavo scopando sul tetto dell'ufficio, potevamo essere beccati da chiunque, così feci quello che un bravo maschietto perverso farebbe… glielo dissi.

"Lo sai che possono vederci? e se sale qualcuno? se dagli uffici lontani ci vedessero?" glielo sussurrai piegandomi in avanti mentre affondavo piano dentro di lei.
"Non è mai venuto nessuno qui, tutti pensano sia allarmata e che non si possa salire, e gli uffici "vicini" sono troppo lontani, potrebbero capire cosa succede ma non riconoscerci o vederci bene…" disse lei tra un sussulto e l'altro
"te la sei proprio studiata bene e, porcellina che non sei altro…" risposi
"Si... " esclamò lei
"Adori che ci possano guardare eh? allora diamo un bello spettacolo che dici?" e così dicendo inizia a scoparla sempre più forte.
Faticavamo a trattenere i gemiti, ogni affondo era un sonoro "ciak" dei nostri corpi, le palpai il culo mentre continuavo a scoparla forte.
"Oddio mi fai impazzire quando sei così porca! Non ti resisto!" esclamai io godendomela tutta con affondi potenti.
"Allora non farlo! Riempimi!" Rispose lei ansimando di piacere.
A quelle parole cominciai a spingere fino in fondo con l'orgasmo che montava e le riversai dentro fino all'ultima goccia di caldo piacere, gemendo.

Ci ritrovammo accasciati sul metallo, ansimanti e sazzi.
Servì qualche momento prima di riprenderci e provare a rimetterci in sesto.

Cautamente, tornammo in ufficio in momenti diversi, per non dare nell'occhio, e sgattaiolammo in bagno per rinfrescarci.

Uscito fuori vidi che Michela era stata fermata da una collega, e già pensando il peggio mi avvicinai.
Sentii che parlavano, la collega disse di aver sentito strani rumori provenire dalla bocchetta del condizionatore, come dei colpi ritmici.
Io e Michela ci scambiammo uno sguardo...
"Noi non abbiamo sentito nulla... Forse una ventola rumorosa, o un uccello che si è posato sul condotto" disse lei.
"Si ecco... Forse un uccello..." Rincarai io, ridendo sotto i baffi.

La collega non sembrava convinta della spiegazione, ma il rumore aveva smesso poco prima che arrivassimo, e quindi lasciò cadere il discorso lì.

Io e Michela ci scambiammo un sorriso tornando alle nostre scrivanie...
Sapevo che con lei avrei vissuto altre pericolose ed eccitanti avventure.


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mariorosso94@outlook.com
scritto il
2025-12-30
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