Il primo tradimento

Scritto da , il 2021-08-05, genere tradimenti

PRESENTAZIONE
Salve a tutti, io sono V. e questo è il mio primo racconto.
Ho deciso di raccontare il mio primo tradimento perché, sebbene sia una cosa disdicevole da fare, è stato qualcosa di decisamente eccitante per me. Ancora oggi, a distanza di qualche anno, lo ricordo come un evento trasgressivo e dall'alto contenuto erotico e come una delle situazioni più eccitanti mai vissute.
Probabilmente il tutto è successo nel momento più giusto perché ne avevo bisogno!! Ma in fondo mi è servito anche per fare chiarezza con me stessa e capire quali decisioni prendere.
Col senno di poi, viste come sono andate le cose con il mio ex, posso dire di aver fatto bene a vivermi questa esperienza!!!
Spero di riuscire a trasmettere un minimo delle sensazioni provate a chi avrà la voglia di leggerlo per intero.

PREMESSA
La storia che racconterò è realmente accaduta. La protagonista sono io, V., ma questo probabilmente era già chiaro dalla presentazione.
All'epoca dei fatti avevo 27 anni ed ero fidanzata con M. che ne aveva 37.
Il nostro rapporto non era dei migliori, litigavamo spesso in quel periodo e ci stavamo avviando alla separazione che sarebbe avvenuta da lì ad un annetto.
M. era spesso poco presente, lavorava molto e aveva da poco ottenuto una promozione, un incarico con maggiori responsabilità che ne assorbiva ancora di più le energie ed il tempo che, di conseguenza, aveva sempre meno da dedicare a me.
I soldi che guadagnava giustificavano sicuramente il tempo speso al lavoro ma non potevano di certo comprare l'amore e la fedeltà di una persona.
Il sesso tra noi non andava nemmeno così male ma sicuramente non così bene come all'inizio della relazione. E comunque sia alla sottoscritta non bastava soprattutto perché io ed M. non stavamo insieme da così tanti anni che giustificassero la situazione.
La vacanza che stavamo per vivere (3 settimane a mare), o meglio che avremmo dovuto vivere, avrebbe dovuto riavvicinarci e riaccendere la fiamma. Fu invece un vero e proprio flop... il colpo di grazia alla nostra storia!!

L'ARRIVO E LA CASA
M. aveva affittato una bellissima villa non molto distante dal mare.
Aveva uno splendido giardino, un grande open space che metteva in comunicazione cucina e soggiorno più la camera patronale ed il bagno. Non era molto grande ma era decisamente confortevole, perfetta per vivere qualche settimana in vacanza.
La villetta era un po' più isolata rispetto le altre case/appartamenti e questo ci dava la possibilità di vivere in tranquillità, lontano da orecchie ed occhi indiscreti: il luogo ideale per mettere in scena un tradimento.
Arrivati a casa, dopo i convenevoli con il proprietario, il signor F., ci mettemmo subito all'opera per sistemare le nostre cose. Per fortuna non avevamo bisogno di fare le pulizie perché la casa era in uno stato pressoché perfetto. Lavata e profumata, ogni minimo dettaglio era stato curato dal signor F.
Così nel giro di un paio d'ore io e M. fummo pronti per fare il primo giro in spiaggia e dare così il via alle nostre tanto agognate vacanze.
Ricordo che in quei giorni ero piena di aspettative e carichissima, molto felice di essere finalmente in vacanza e di potermi godere qualche settimana insieme al mio uomo.
Ero piena di entusiasmo e voglia di fare!! Volevo fare 1000 cose ed ero molto felice di poter trascorrere quei giorni in completo relax.

I PRIMI GIORNI
I primi giorni furono di assestamento e di presa di coscienza della nuova realtà anche se, essendo una ragazza molto solare e socievole, non feci fatica a stringere subito amicizia con qualche altra ragazza/coppia.
M. si stupiva sempre di come fossi capace a mettere subito le persone a proprio agio. Nonostante fossimo insieme da qualche anno ormai, ne rimaneva sempre piacevolmente sorpreso.
Mi ripeteva che l'aspetto esteriore, la mia bellezza, aiutava ma io con altrettanta prontezza gli dicevo che non c'entrava nulla e che era un fattore solo per rimorchiare gli uomini. Glielo dicevo facendogli l'occhiolino. Era un modo per sfotterlo e farlo arrabbiare bonariamente, consapevole del fatto che la cosa gli dava fastidio anche se non voleva ammetterlo.

IL PRIMO INCONTRO CON R.
Con M. stavamo vivendo da quasi una settimana lo splendido posto che ci eravamo scelti. Il mare con il suo perpetuo canto faceva da colonna sonora alla nostra riconciliazione e il sole riscaldava i nostri cuori prima ancora che i nostri corpi.
Tutto sembrava andare per il meglio anche se a letto potevamo ancora migliorare un po'. Ma c'era tempo... O almeno così credevo.
Dopo quasi una settimana di soggiorno, incontrai per la prima volta R., l'uomo con cui avrei tradito M.
R. era un coetano di M. (anche se portava meglio i suoi anni), affascinante, molto alto, di bella presenza, con un fisico ben definito. Da giovane aveva praticato rugby e ciò giustificava il suo fisico imponente. Era separato da qualche anno e da allora aveva avuto solo qualche relazione di poco conto.
R. era un uomo elegante nei modi di fare e sapeva il fatto suo in merito al comportamento da assumere con una donna.
Mi aveva notata sin da subito (me lo avrebbe confessato in seguito), rimanendo "colpito dalle mie qualità fisiche" (parole sue) in primis, e "dalle mie qualità intellettuali" in seguito (sempre parole sue).
L'incontro con R. avvenne al bar del lido dove stavo trascorrendo quella giornata.
In quel momento ero sola perché M. era andato a sbrigare qualche faccenda per la casa.
R. si era avvicinato per mettermi al corrente della festa che si sarebbe tenuta la settimana successiva nella piazza del paese vicino, poco distante dalla villa in cui abitavamo.
Era un tipo molto estroverso e abbastanza conosciuto sul lido. Per questo il suo invito ad una giovane sconosciuta (per altro esteso al compagno della stessa) era passato come inosservato ed innocente.
In realtà non fu altro che la scusa per iniziare a parlare con me e fare amicizia.
Era facile parlare con R., c'era sintonia, si vedeva. Era simpatico e aveva sempre la parola giusta al momento giusto. Sapeva il fatto suo, non c'è che dire.
E sapeva anche quando era giunto il momento di ritirarsi per non scadere nella noia.
Fu così che R. mi salutò poco prima che M. ritornasse al lido congedandosi con un "ci vediamo in giro" che fu quasi profetico.

I GIORNI PRIMA DEL CAMBIAMENTO
Dopo quell'incontro ebbi modo di incontrare R. un altro paio di volte, una volta da sola e un'altra con M.
In entrambe le circostanze scambiammo poche parole e qualche battuta fugace che non suscitarono in me un particolare interesse, se non il pensiero che fosse un bel tipo, simpatico e piacevole.
Non immaginavo minimamente che quel "bel tipo" me lo sarei portato a letto. La vita a volte è proprio strana.

IL GIORNO PEGGIORE DELLA VACANZA
Eravamo giunti a metà vacanza quando M. mi diede una terribile notizia: a lavoro era successo un casino ed era necessaria la sua presenza per sistemare le cose visto che da lontano non era possibile farlo.
All'inizio non volli credere alle sue parole, pensai ad uno scherzo ma piano piano capii che non lo era affatto.
M. doveva realmente rientrare a lavoro.
Ero nera!! Volevo tornare a casa e mettere fine a quella vacanza. Mi sentivo presa in giro, disillusa. Avevo messo ogni speranza in quei giorni. Non aveva più senso rimanere lì, non da sola...
L'entusiasmo dei primi giorni si era trasformato in rabbia, tristezza e depressione. Volevo solo piangere e starmene isolata.
M. provò in vari modi a rassicurarmi. Mi disse che sarei dovuta rimanere e che avrebbe esteso di una settimana la vacanza (cosa che realmente fece) e che saremmo stati insieme al suo ritorno. Non ci saremmo persi nulla a detta sua.
Non immaginava però che quel gesto avrebbe segnato l'inizio della fine della nostra relazione e che mi diede la spinta necessaria a tradirlo con R.
Ovviamente in quel momento non ci pensavo minimamente visto il mio stato d'animo vestito a lutto ma, analizzando l'evoluzione dei fatti, si può tranquillamente dire che il giorno più brutto della vacanza fu soltanto il trampolino di lancio per vivere ciò che sarà raccontato di seguito.
Fu così che mi ritrovai in una casa diventata troppo grande per una persona sola, in una terra troppo lontana dalla solita dimora e nelle vicinanze di un mare che ora non cantava più in maniera armoniosa ma urlava tutta la rabbia che si celava dentro me.
Passai un paio di giorni nella più completa tristezza, scendendo poco a mare e frequentando il meno possibile le persone che avevo conosciuto.
Mi seccava dare spiegazioni e dare adito addirittura a possibili supposizioni di tradimento da parte di M.
Chi mai non avrebbe pensato di aver abbandonato la fidanzata a mare per scappare dall'amante? Ci pensai anche io ma sapevo che mi aveva lasciata lì per questioni lavorative, su questo avevo fonti certe a confermarmelo.

LA FESTA
Nonostante fossi sola, decisi di andare alla festa di cui R. mi aveva parlato.
L'avevo incontrato il giorno prima e di sfuggita me l'aveva ricordato. Gli avevo detto che ci avrei pensato ma lui aveva insistito affinché ci fossi.
Mi pareva un buon modo per distrarmi e non rimanere da sola con i miei pensieri che avrebbero inevitabilmente fatto crescere sempre più la rabbia a malapena celata da finti sorrisi di circostanza.
Così la sera della festa mi preparai e determinata a passare qualche ora di spensieratezza andai alla piazza indicata da R.
Fu facile arrivarci. Da lontano si udivano canzoni, risa e schiamazzi.
La distanza da casa non era nemmeno eccessiva anzi la passeggiata fu piacevole visto che l'afa era ormai stata dissipata da una leggera brezza marina.
Alla festa c'era tanta gente, diversi volti conosciuti in spiaggia, segno che R. aveva fatto una buona opera di propaganda, diverse persone incrociate per strada e tanti che non avevo mai visto.
C'era gente che ballava, mangiava, beveva... Insomma la classica festa di paese tutta allegria e confusione.
Incontrai R. poco dopo essere arrivata. Mi vide da sola e subito mi chiese dove avessi abbandonato il mio fidanzato.
Gli raccontai la storia per togliermi subito il dente e lui "con grande sforzo" (eh sì proprio grande) mi disse che quella sera, se avessi voluto, sarei stata in sua compagnia.
E fu così. Passai l'intera serata con R.
La cosa non mi sorprese affatto ma mi lasciò comunque sollevata dato che temevo di trascorrere una serata in solitudine ad osservare le coppie divertirsi.
Invece grazie ad R. trascorsi una bella festa, completamente opposta a quella immaginata.
Mi presentò altre persone e bevemmo qualcosa insieme ma soprattutto parlammo per tutta la sera, ben oltre la fine della festa, passeggiando sul lungomare del paese e scambiandoci qualche occhiata complice che però sottintendeva il non voler andare oltre.
Parlammo anche di M. e del nostro rapporto ma non vi fu né rabbia né frustrazione nelle mie parole. Fu come raccontare quasi in maniera distaccata ciò che stavo vivendo con M., quasi come se la protagonista della storia non fossi io.
R. mi parlò della sua situazione. Sebbene fosse abbastanza diversa dalla mia, mi sentii parecchio vicina a lui in quel momento.
È strano come una chiacchierata di poche ore possa avvicinare 2 sconosciuti!!
A notte inoltrata R. mi riaccompagnò a casa.
Ci fermammo fuori il cancello della villa scambiandoci le ultime frasi miste di attesa di un invito e di imbarazzo per l'incapacità di osare.
Avrei potuto tranquillamente invitarlo ad entrare ma non lo feci. Una parte di me doveva ancora prendere coscienza di quello che voleva. A volte si deve passare attraverso un'occasione persa per capirlo.
R. mi salutò con un bacio sulla guancia appoggiando una mano sulla parte bassa della schiena, quasi sfiorando il sedere.
Io ricambiai il bacio sulla guancia e mi appoggiai a lui tastandone il petto.
Era dal momento in cui lo aveva visto senza maglietta ad aver avuto quel desiderio. Sentire la consistenza del suo petto muscoloso e definito.
Rimasi soddisfatta da quella fugace "palpata", non c'è che dire, R. era veramente un gran figo!! Non volevo ammetterlo ma lo era senza alcun dubbio!!!

I PENSIERI DELLA NOTTE
Una volta salutato R., mi recai subito in camera da letto. Mi tolsi scarpe e vestito e, rimasta comoda in intimo, mi stesi sul letto fissando il soffitto con aria sognante.
Il cuore mi batteva forte ma non ne capivo il motivo. I miei pensieri andavano alla serata appena trascorsa e a R. di cui era stato mio compagno. Mi sforzavo di comprendere cosa stessi provando e perché improvvisamente mi sentissi umida nelle parti intime.
Possibile che quell'uomo fosse riuscito a suscitare una tale reazione in me semplicemente sfiorandomi? Possibile che fosse successo per un saluto un po' più "erotico" del normale? Sapevo bene che non poteva essere solo quello!! Il mio corpo mi stava dicendo qualcosa che io non capivo completamente o almeno facevo finta di non capire. Negavo a me stessa che con R. si fosse instaurato un rapporto di complicità tanto forte in un tempo così breve. Negavo a me stessa di provare una voglia matta di volermelo portare a letto. Negavo a me stessa ogni possibilità futura di farci sesso e mi autoconvincevo di dover evitare ogni forma di contatto con lui, soprattutto di notte e in un luogo tanto isolato come poteva essere quello in cui abitavo.
Quella sera non sarebbe dovuta esserci. Sarei dovuta rimanere a casa a rimuginare sulla sorte infame che mi era stata assegnata con la partenza di M.. Non sarei dovuta andare in giro a mettere in mostra "le mie qualità fisiche".
Eppure lo avevo fatto!! E per di più avevo vissuto una serata stupenda, in cui mi ero sentita vicina ad un altra persona, capita ed ascoltata!!!
All'improvviso nella testa si stagliò l'immagine di R., vestito solo del suo affascinante sorriso e del suo solito costume hawaiano.
Il desiderio di scoprire quello che contenesse si faceva via via sempre crescente. La mente iniziava a fantasticare, ad immaginare, a galoppare sempre più in là.
E non era l'unica a voler galoppare, o meglio dovrei dire a voler cavalcare.
Avevo una voglia pazzesca di mettermi sopra di lui e fargli vedere tutta l'energia che può emanare una 27enne eccitata. Avevo una voglia pazzesca di fargli vedere che non ero una ragazza come le altre ma che avevo acquisito una certa esperienza a livello sessuale grazie alle continue frequentazioni con uomini più grandi. Avevo una voglia pazzesca di scoparmelo come più mi aggradava visto che erano tanti mesi che non mi lasciavo completamente andare a letto.
La decisione era presa!!! Sebbene continuassi a pensare che mai avrei dovuto cedere a quei pensieri, il mio cuore aveva già deciso cosa fare e cosa sarebbe successo da lì a qualche giorno.
Dopo essermi struccata provai a dormire ma non vi riuscii dato che era troppa l'adrenalina in corpo.
Mi giravo e rigiravo nel letto cercando il lato migliore per conciliare il sonno. Tutto inutile!! R. mi aveva salutata da più di un'ora ma non accennava ad uscire minimamente dalla mia testa.
Ritornai più volte alla chiacchierata avuta quella sera e ripercorsi nuovamente tutto il tragitto che ci aveva portati dalla piazza alla villa in cui abitavo passando per il lungomare e le stradine strette del paese. Ricordai in continuazione quel maledetto saluto che mi aveva tanto eccitata e riacceso la fiamma della passione sopita dalla routine del rapporto con M.
Mi sentivo un'adolescente, un po' stupida a dire il vero, ma sapevo di non esserlo. Sapevo che le sensazioni che stavo provando erano quelle di una donna passionale e desiderosa di lasciarsi andare a letto con un uomo che la eccitasse e non quelle di una ragazzina immatura.
Stavo scoprendo mio malgrado di adorare quelle sensazioni e di avere una certa attrazione nei confronti della trasgressione e del tradimento. Mi facevano sentire viva e questo mi faceva impazzire!!

LA TELEFONATA
Il mattino seguente mi svegliai molto tardi visto che avevo preso sonno con grande difficoltà.
Era quasi ora di pranzo e per questo ne approfittai per rimanere a pranzare a casa dove speravo di poter riuscire a schiarirmi le idee su quanto vissuto la notte precedente.
Ero fortemente combattuta: una parte di me voleva evitare anche solo di incontrare R., l'altra, quella più passionale e trasgressiva, non desiderava altro che lasciarsi completamente andare e godersela senza pensarci troppo.
In fin dei conti M. mi aveva "abbandonata" lì correndo al suo amato lavoro; perché non mi sarei dovuta prendere la mia "vendetta"?
I presupposti con cui ero partita erano decisamente diversi, avevo pensato a dei giorni romantici e a notti di fuoco insieme ad M. ma la realtà si era rivelata ben diversa!! Anzi, adesso sembrava che qualche entità superiore mi spingesse nella direzione completamente opposta a quella inizialmente immaginata, quasi come se M. meritasse effettivamente una punizione per le sue azioni.
Nella mia testa si alternavano tanti pensieri ma fondamentalmente si risolvevano tutti in un unico modo... Andare a letto con R.
Mi dicevo che ero pazza a pensarci, non si poteva assolutamente fare. Non avevo mai tradito e non mi ritenevo una ragazza che faceva certe cose. In passato avevo avuto esperienze sessuali anche trasgressive ma le avevo avute sempre da single, non avevo mai ferito nessuno. Ora invece c'era il forte rischio di fare e farsi male. Come l'avrei messa con i sensi di colpa? Come mi sarei comportata con M.? Sarei riuscita a guardarlo di nuovo negli occhi? Ad andarci a letto?
Tutte queste domande mi creavano delle insicurezze sul da farsi e mi facevano propendere per tenere R. a distanza di sicurezza. Non sapevo infatti cosa sarebbe potuto succedere una volta che mi sarei trovata di nuovo a contatto con lui.
Poco prima di pranzare però arrivò la telefonata di M. ad interrompere il flusso dei pensieri.
Con voce sommessa mi chiese come stessi e cosa avessi fatto in quei giorni.
Dopo averlo risposto contraccambiai con le stesse domande, cercando di capire a che punto fosse con la risoluzione del problema a lavoro.
M. rispose che la situazione era in fase di miglioramento ma che serviva ancora un po' per essere sistemata completamente.
Dopodiché aggiunse di aver sentito il signor F., il proprietario della villa, e di aver prolungato il soggiorno di un'altra settimana come promesso.
Infine, poco prima di chiudere la telefonata, disse che sarebbe tornato nel weekend in modo tale che avremmo potuto passare l'intera settimana successiva insieme.
Una volta riattaccato, i miei pensieri ripartirono esattamente là dove si erano interrotti. Mi restava una settimana circa da vivere lì da sola prima che M. tornasse. Mi restava una settimana circa per resistere alla tentazione rappresentata da R.
Bastava semplicemente provare ad evitarlo o non rimanere troppo tempo in sua compagnia.
Questo è ciò che provava a suggerirmi il cervello; il cuore ribatteva dicendo che mi restava una settimana circa per portarmi R. a letto.

L'INCONTRO pt. 1
Dopo pranzo mi preparai e andai a mare con la speranza di incontrare R., una speranza che però rimase tale.
La sera decisi di uscire e di fare un giro per il paese sempre con la medesima intenzione.
Anche stavolta un buco nell'acqua.
Lo stesso copione si ripeté il giorno dopo.
Possibile che R. fosse partito? Non avevo chiesto in effetti fino a quando sarebbe restato.
Non avevamo neppure scambiato il cellulare. Volendo, avrei avuto anche la scusa per chiamarlo, ovvero ringraziarlo per la serata trascorsa.
Sembrava svanito nel nulla. Se fino a qualche giorno prima lo vedevo ovunque, ora che desideravo incontrarlo non riuscivo a trovarlo.
Era mai possibile che fossi solo io quella che voleva un incontro? Era mai possibile che lui non avesse le mie stesse intenzioni?
Impossibile!!! Avevo visto come mi aveva guardata alla festa, come gli era caduto l'occhio sul mio décolleté, come mi aveva toccata al momento del saluto.
E se invece fosse stata semplicemente una "tattica" per far crescere la voglia in me? Se lo fosse stata, beh, stava funzionando!!!
La mia attesa comunque non fu molto lunga.
Un pomeriggio andai al supermercato per fare un po' di spesa e lì mi si sentii chiamare e salutare da un uomo.... R., finalmente!!!
Dopo qualche convenevole di circostanza, R. si offrì di aiutarmi con le buste della spesa e di accompagnarmi a casa.
Ovviamente non rifiutai la sua offerta, felice del fatto di avere un buon pretesto per passare un po' di tempo con lui.
Arrivati di fronte la villa, R. fece per lasciarmi le buste e per salutarmi ma io lo fermai e scherzando gli dissi che non poteva lasciarmele lì e che doveva completare il lavoro portandole dentro casa.
R. accettò di buon grado la proposta dato che anche lui, evidentemente, non desiderava altro.

L'INCONTRO pt. 2
Ci eravamo incontrati per caso dopo che vari tentativi studiati e premeditati non erano andati a buon fine. Con una scusa lo avevo fatto entrare in casa e ora eravamo lì, da soli, lontano da occhi ed orecchie indiscrete, in una villetta isolata e in situazione più unica che rara per mettere in atto i miei propositi.
Per sdebitarmi dell'aiuto e per non farlo scappare subito dopo aver concluso il suo "compito", offrii ad R. qualcosa da bere e lo invitai ad accomodarsi nell'attesa che finissi di sistemare la spesa.
R. si sedette sul divano e da lì si mise a controllare le operazioni eseguite in automatico e con malcelata frenesia da parte della sottoscritta.
Non vedevo l'ora di ritrovarmi insieme a lui su quel divano e far diventare l'atmosfera bollente. Il cuore mi batteva forte perché sapevo cosa sarebbe successo da lì a poco.
R. invece sembrava calmo, come se non sapesse cosa può succedere se 2 persone in forte sintonia e attratte l'una dall'altra si ritrovano sole in casa, sedute l'una accanto all'altra su un piccolo divanetto da soggiorno.
Riposto l'ultimo prodotto, mi presi anch'io qualcosa da bere e raggiunsi R. sul divano.
Lo aggiornai della situazione con M. e lui mi parlò dell'impegno che lo aveva tenuto lontano dal paese quei 2 giorni.
Il discorso si era già spostato su temi più frivoli quando gli chiesi se fosse un problema per lui se mi fossi messa più comoda.
Non ricevendo risposta negativa, lasciai R. in soggiorno giusto il tempo di spogliarmi e ricomparire dinanzi a lui in bikini.
R. rimase sorpreso ed ebbe un leggero sussulto che provò tuttavia a mascherare con nonchalance.
Era però palese che l'immagine di me in costume, a meno di un metro da lui non lo lasciasse indifferente.
Mi guardava con occhi diversi, più lussuriosi, più vogliosi, più eccitati. Non perdeva occasione per far cadere lo sguardo sul mio seno, desideroso anch'esso di essere liberato dal pezzo superiore del costume sotto il quale si intravedevano chiaramente i capezzoli turgidi. R. li aveva notati, era impossibile non farlo.
Ad un certo punto, dopo un paio di minuti di resistenza, R. fermò all'improvviso il discorso che stava portando avanti con difficoltà e fece un grosso sorriso misto tra sconforto e sofferenza al quale fece seguire le parole "è difficile parlare con te vestita così".
Con aria ingenua risposi che non ne capivo il motivo dato che mi aveva sempre vista a mare vestita in quel modo ed era sempre riuscito a portare avanti i discorsi.
Lui prontamente disse che era vero ma che a mare non eravamo da soli né seduti a pochi centimetri di distanza.
A quel punto risposi che se la cosa lo metteva in difficoltà sarei potuta andare a rivestirmi. Mentre pronunciai queste parole posi la mia mano sul suo interno coscia e lo guardai in maniera provocante.
Non ebbi nemmeno il tempo di concludere la frase che mi ritrovai la sua lingua nella mia bocca, vogliosa di mettere a tacere ogni possibile ripensamento.
Le sue mani mi cinsero i fianchi prima di spostarsi lussuriose a toccarmi il viso e a palparmi il seno. Io contraccambiai con la stessa passione che avevo ricevuto in quei caldi e frenetici gesti.
Mentre ancora le nostre bocche facevano conoscenza senza scambiarsi la ben che minima parola e le nostre lingue creavano intrecci d'ardore, le mie mani diventavano sempre più curiose andando ad ispezionare posti verso cui solo la fantasia aveva avuto il coraggio e l'occasione di spingersi. Con un movimento lento ma ininterrotto, le mie mani si staccarono dal suo barbuto viso e cominciarono a districarsi con i bottoni della camicia di R.
1, 2, 3 bottoni furono agevolmente estratti dalle asole. Per rimuovere i successivi fu necessario concentrarsi solo ed esclusivamente su quell'operazione e smettere quindi di scambiarsi bollenti effusioni.
Una volta che l'ardua missione fu compiuta, ci ritrovammo a "lottare" un po' più ad armi pari: ora anche lui aveva finalmente meno stoffa che ricopriva la parte superiore del corpo.
Appena il fastidioso indumento fu fatto volare per la stanza lontano da noi, mi fiondai sui suoi pettorali pompati e cominciai a baciarli lentamente ma con desiderio. Il gioco aveva un un unico obiettivo: arrivare ai suoi capezzoli!! Questi avrebbero ricevuto un trattamento speciale fatto di baci, leccate e qualche piccolo morso.
R. sembrava gradire visto che si era comodamente adagiato al cuscino del divano e che mi lasciava fare mentre con la mano mi accarezzava la testa e mi spostava i capelli.
Ad un certo punto R. fece per spostarmi e per scambiarsi di ruolo ma con grande risolutezza non glielo permisi. Avevo infatti da divertirmi ancora un po' con lui e poi doveva essere chiaro chi è che comandava!!!
Fu così che decisi di spostare le mie attenzioni a ciò che ancora rimaneva celato dal suo costume. Da quanto si intravedeva, tra l'altro, il contenuto doveva essere decisamente interessante.
Ritornai così ad appoggiare una mano sulla sua gamba prima e sul suo interno coscia poi.
Cominciai piano piano a dedicare i miei baci non più al petto ma bensì allo stomaco fin giù all'addome. Scesi fin dove possibile, finché la strada non fu "interrotta" dal suo attrezzo ormai già ben in tiro.
Prima di dedicarmici completamente però, guardai R. negli occhi e con lo sguardo di chi vuole soltanto rimandare il momento per far aumentare l'eccitazione laddove fosse possibile, lo baciai dolcemente. Lui riprese il mio viso tra le mani mentre la mia, finora solo appoggiata sulla sua coscia, si diresse spedita un po' più su, fino a toccare la parte inferiore del pene di R.
Mentre la passione cresceva, la mia mano strinse per la prima volta il suo attrezzo ancora celato dal costume e lentamente salí fino all'estremità superiore. Quel gesto tanto naturale e desiderato, fu molto utile a prendere coscienza anche del fatto che R. fosse messo estremamente bene, non tanto in lunghezza quanto in larghezza. La cosa, inutile girarci intorno, mi mandò particolarmente su di giri.
In passato avevo già avuto modo di apprezzare il piacere riservatomi da alcuni partner dotati, non c'era alcun dubbio che anche R. appartenesse a quella limitata schiera di uomini.
Iniziai così ad accarezzarlo lentamente dal basso verso l'alto e poi nel verso opposto quasi a volermi godere ogni singolo centimetro.
Dopo un po', tuttavia, decisi di dare la loro parte anche agli occhi... E non solo a loro...
Infilai così la vorace mano all'interno del costume e afferrai con decisione il grosso glande, faticando non poco a congiungere pollice ed indice.
Senza troppa esitazione ripresi il movimento che avevo cominciato all'esterno dell'indumento e senza fermarmi dal continuare a baciare R.
Quella situazione tuttavia non durò a lungo visto che R. volle mettersi in completa libertà.
Riprendendo pieno possesso del suo corpo, si sfilò via le scarpe ed il costume, portando finalmente alla luce lo strumento del suo e del mio piacere.
Appena visibile ai miei occhi, il suo attrezzo si rivelò pure più grosso di quanto avessi percepito attraverso il tatto. Ora si stagliava lì di fronte a me, dritto, duro e desideroso di essere coccolato dalla bocca di una calda donna.
Passò poco tempo prima che la sua voglia fosse appagata. Giusto il tempo di dare uno sguardo malizioso a R., di raccogliere i capelli nell'elastico legato al braccio e di chinarmi su di lui.
Pochi, intensi baci fecero da antipasto per quella che sarebbe stata la prima portata. Aprendo lentamente le labbra accolsi il suo membro nella mia bocca e comincia a giocarci alternando leccate e succhiate.
Così mi inginocchiai di fronte a R. in modo da poterlo guardare mentre gli donavo il piacere. Il gesto ebbe subito i suoi primi effetti positivi dato che R. esclamò: "con quello sguardo gli uomini li fai secchi ancor prima di passare all'azione".
Lui invece aveva avuto la fortuna di vederlo mentre già ero passata all'azione e la cosa non sembrò farne un cruccio.
Dopo un po' di tempo il suo membro era ormai pronto per la penetrazione.
Io però volevo rendere l'atmosfera ancor più bollente rimandando ancora un po' il momento.
Mi alzai quindi in piedi e subito mi sedetti cavalcioni su R.
Sembrava non desiderare altro perché non ebbi nemmeno il tempo di mettermi comoda che subito sentii le sue possenti mani portare le mie tette a congiungersi e a comprimersi l'una contro l'altra.
Gli occhi di R. cambiarono immediatamente espressione diventando simili a quelli di una persona sotto gli effetti di stupefacenti.
"Madonna che tette che hai!!" esclamò eccitato.
"Che taglia porti? Sarà almeno una quarta!!" domandò mentre ne tirava fuori una dal reggiseno.
Non confermai la sua attenta deduzione ma mi concentrai sul piacere che adesso ero io a ricevere. R. infatti si era lanciato lussurioso sul mio seno e aveva cominciato ad assaporare avido i miei capezzoli. Inconsapevolmente aveva già individuato la mia zona erogena più sensibile e stava consapevolmente cominciando ad insistere su di essa visto che l'azione mi suscitava delle sensazioni fantastiche che venivano manifestate dai miei gemiti e dai miei movimenti spasmodici.
Avevo cominciato a muovere il bacino avanti e indietro sul suo membro duro e ad inarcare la schiena in maniera energica.
Oltre al piacere fisico, la situazione mi creava anche un forte piacere mentale dato che ad R. stavo dando un assaggio di quello che gli sarebbe successo da lì a breve.
I nostri genitali non si toccavano ancora in maniera definitiva perché separati dalla parte inferiore del mio costume ma il mio clitoride sentiva già gli effetti piacevoli di quel movimento continuo ed ininterrotto sul suo attrezzo.
L'atmosfera era diventata veramente incandescente. Entrambi volevamo unirci e godere appieno di quella esperienza così trasgressiva. Io stavo tradendo per la prima volta il mio fidanzato con quello che di fatto era uno sconosciuto mentre lui si stava per unire con una passionale ragazza di ben 10 anni più giovane da cui era follemente attratto.
Inutile dire quanto fossi bagnata in quei momenti, si può facilmente immaginare che ero pronta per accoglierlo dentro me e riservargli un trattamento speciale!!
Fu così che mi alzai in piedi e con molta dolcezza gli feci capire che era giunto il momento di proseguire l'incontro in camera.
R. non esitò e con grande prontezza fu in piedi in pochi istanti.
A questo punto afferrai R. per il pene e, come un cagnolino al guinzaglio, lo condussi in camera da letto precedendolo di alcuni passi.
Da quella posizione di segugio, R. poté approfittare della vista della mia schiena e soprattutto del mio lato B, a cui riservò subito un sonoro schiaffone.
Non mi aspettavo quel gesto anche se c'era da immaginarlo. Fu così che appena ritornò il silenzio in casa, gli promisi che avrebbe pagato amaramente quel gesto tanto "sconsiderato".
Arrivati di fronte il letto, spinsi R. su di esso e in breve ci ritrovammo nella stessa situazione del divano: io cavalcioni sopra di lui e lui sotto.
L'unica differenza era rappresentata dal fatto che stavolta non avevo più nulla indosso. Avevo finalmente rimosso anche l'ultimo indumento... Ero finalmente pronta per scoparmelo!!!
In realtà mancava ancora un piccolo ma fondamentale dettaglio prima di poter cominciare: il preservativo!!
Appena se ne rese conto, R. si sfilò velocemente dalla posizione che lo vedeva sottomesso e corse a prenderlo nell'altra stanza. Pochi istanti dopo ricomparve con il prezioso oggetto che già ricopriva il suo grosso organo riproduttivo.
Preso dall'euforia per aver superato anche l'ultimo ostacolo, R. fece per sdraiarsi su di me ma subito glielo impedii intimandolo di ritornare a stendersi. Era chiaro insomma che volevo cominciare stando sopra.
Senza farsene troppo un problema, R. si stese e aspettò che gli ripiombassi sopra.
In breve tempo risalii cavalcioni su di lui, mi stesi completamente fino a baciarlo, afferrai il suo pene e lo condussi delicatamente all'ingresso della mia vagina.
Il pene entrò senza incontrare alcuna difficoltà, favorito dall'abbondante lubrificazione.
Il suo ingresso fu accompagnato da un lieve gemito da parte mia. Stavo accogliendo dentro me il sesso di un uomo diverso da M.
Mi sentivo una gran troia e la cosa mi piaceva tantissimo. Sapevo che sentirmi così mi mandava in visibilio e che faceva uscire fuori la parte più disinibita di me ma nn avevo mai sperimentato quella sensazione attraverso il tradimento. Dovetti ammettere a me stessa che la situazione mi stava regalando delle sensazioni di piacere fortissime.
Iniziai a muovermi lentamente, con dolcezza e sensualità, quasi a voler godere completamente di quella fantastica sensazione di pienezza che R. con il suo giocattolo mi stava facendo provare.
R. mi afferrò subito per i fianchi come a volermi guidare nel movimento. Lo lasciai fare dato che eravamo ancora alle fasi iniziali del rapporto.
Piano piano cominciai a velocizzare l'andatura ma mi mantenni comunque a ritmi abbastanza lenti.
Ad un certo punto mi fermai di colpo, mi stesi nuovamente sul petto di R. e dopo averlo baciato sulla bocca gli sussurrai le parole "fammi vedere che sai fare" sorridendo maliziosamente.
R. non se lo fece ripetere 2 volte, mi ribaltò e si pose sopra di me. Erano bastate poche semplici parole per far uscire la parte più animalesca di R., quella che fino ad allora non avevo avuto modo di sperimentare.
Prendendole come una sfida che non poteva assolutamente perdere, R. cominciò a penetrarmi con forza e impeto.
Io sotto di lui a gambe aperte accoglievo quei colpi con grande soddisfazione e godevo e gemevo sentendo la brutalità con cui infieriva su di me.
In brevissimo tempo eravamo passati da un rapporto lento e dolce ad uno selvaggio e aggressivo. La cosa mi faceva impazzire!! Desideravo esattamente quello e avevo sperato più che immaginato che accadesse.
In realtà nelle fantasie che avevo avuto fino ad allora ero stata sempre io sopra di lui, ero stata sempre io a dettare i ritmi e i movimenti. Questa situazione non immaginata non mi dispiaceva affatto ma ero determinata comunque a realizzare i miei fantasiosi propositi.
Tuttavia avrei dovuto rimandare ancora un po' il momento in cui sarei ritornata ad avere il controllo della situazione visto che R. con la fermezza di chi è sicuro di sé mi intimò di mettermi in ginocchio con un perentorio "girati troia".
Nessuno mi chiamava così da anni ormai. M. non l'aveva mai fatto e probabilmente non gli passava neppure per il cervello di rivolgersi così alla sua fidanzata.
Per me fu assai eccitante sentirsi dare deliberatamente della troia. Mi piaceva sapere di essere ancora in grado di poterlo essere e mi faceva impazzire l'idea che un uomo si sentisse libero di chiamarmi così.
Decisi quindi di assecondare il suo comando e di insediarmi sul letto nella posizione che aveva richiesto.
Subito R. si posizionó dietro ma, prima di riprendere a penetrarmi, iniziò a passare il suo pene sulla vagina e sull'ano. Lo strusciava dall'uno all'altro suggerendo tutta la sua voglia di possederli entrambi. Da quella posizione, ad un certo punto, mi tirò su verso di sé afferrando le mie tette con le sue mani. La mia schiena toccò il suo petto mentre cominciò ad esplorare le altre parti del mio corpo.
Baciandomi con passione sul collo, R. fece scivolare una mano sul mio clitoride mentre l'altra rimaneva ferma saldamente sul mio seno.
Devo ammettere che era molto abile con le mani perché riusciva a stimolare contemporaneamente l'unico capezzolo ancora sotto tiro e il clitoride, il tutto mentre ci baciavamo con grande passione.
Per un attimo R. era tornata la persona che mi aveva dato l'impressione di essere, ovvero un uomo passionale e rispettoso della propria partner.
Tuttavia rimasi poco in compagnia di questa sua personalità visto che con una leggera spinta mi fece ritornare a quattro zampe.
Fu così che mi afferrò saldamente per i fianchi, mi fece divaricare leggermente le gambe e ricominciò a scoparmi con la carica animalesca appena ritrovata.
All'ingresso del suo pene dentro me riprovai nuovamente la fantastica sensazione di accogliere un uomo diverso da quello abituale che avevo provato pochi minuti prima.
Sentivo chiaramente i tessuti della mia vagina dilatarsi ampiamente non appena R. vi introdusse dentro il pene.
È brutto fare paragoni tra 2 persone ma devo ammettere che in quanto a virilità e dimensioni il confronto tra M. e R. pendeva tutto a fare di quest'ultimo. Avevo scelto veramente bene l'uomo con cui tradire per la prima volta o quanto meno ero stata decisamente fortunata!!!
R. cominciò a stantuffare con grande impeto e a ripetermi che ero una gran troia, che mi stavo facendo scopare da un semi sconosciuto (lui omise il semi) sul letto dove fino a qualche giorno prima avevo dormito e fatto sesso con il mio fidanzato; infine aggiunse che mi avrebbe fatta ritornare da M. mezza rotta.
Tutte quelle frasi avevano sicuramente un fondo di verità e per questo facevano crescere la mia eccitazione ancora di più.
I suoi propositi di "restituirmi" non più completamente integra erano accompagnati da forti spinte e da rapidi colpi di bacino. I nostri corpi, toccandosi con quella forza, emettevano dei continui suoni assimilabili a degli schiaffi.
R. mi possedeva e si sentiva dominatore della situazione; pensava di avermi in suo completo potere ma non immaginava che da lì a poco la situazione si sarebbe completamente ribaltata.
Diciamo che lo stavo facendo sfogare un po' lasciandogli lo spazio che meritava.
Lui ne approfittò un po' schaffeggiandomi severamente il sedere e un po' tirandomi per i capelli. Godevo di ogni suo piccolo gesto e ardevo di passione per ogni azione compiuta.
Entrambi avevamo il fiato corto: lui per l'importante sforzo fisico a cui si stava sottoponendo ed io per come ero sbattuta.
Quando la fatica divenne tale per cui R. ebbe bisogno di una sosta, rimanemmo un minuto circa ansimanti a guardarci e a dirci senza parole che ci stavamo divertendo tantissimo.
Fu quello il momento in cui decisi di ritornare a prendere il controllo delle operazioni. Approfittando del fatto che R. fosse steso a pancia in su, mi avvicinai a lui gattonando come una pantera e, dopo qualche tenero bacio, gli concessi di nuovo un pompino per farlo ritornare alla massima durezza.
Appena l'obiettivo fu raggiunto, mi sedetti nuovamente sopra guardandolo negli occhi con uno sguardo carico di malizia.
A quella vista, R. si fece scappare un "allora ti piace proprio stare sopra..." a cui feci seguire la minaccia che prima mi ero semplicemente riscaldata e che ora invece avrebbe visto ben altro.
Nemmeno il tempo di finire la frase che R. si ritrovò affossato nel letto con le mie mani che gli comprimevano sugli ampi pettorali mentre io cominciavo a muovermi sinuosamente sopra di lui.
R. mi afferrò nuovamente per i fianchi così come già aveva fatto all'inizio del rapporto ma stavolta non ero propensa a farmi "accompagnare".
Fu così che gli tolsi le mani dal mio corpo e gliele posizionai dietro la testa a mo di cuscino.
Successivamente, dandomi una leggera spinta con le ginocchia cominciai a saltellare letteralmente sopra di lui. I primi saltelli furono per "prendere le misure" ma poi intensificai sempre più la velocità con cui mi staccavo per qualche istante dal letto per poi riscendere con tutto la forza.
R. rimase sorpreso ma proprio per questo maggiormente intrigato dal modo in cui cercassi di raggiungere il piacere. Non si aspettava una ragazza così disinibita ma aveva pensato di poterla fare da padrone e girarmi i rigirarmi come meglio credeva. Invece si stava confrontando con una donna che, nonostante la sua giovane età, sapeva il fatto suo.
Quella che stavo eseguendo era la mia posizione preferita ed era il modo più semplice con cui  raggiungevo l'orgasmo. Bastava semplicemente che il partner resistesse e dopo un po' sarei sicuramente riuscita ad arrivare all'apice del piacere.
Non era solo una questione di piacere fisico ma soprattutto mentale visto che mi eccitava terribilmente avere il completo controllo su un uomo e scoparmelo nella maniera che più mi aggradava con il semplice obiettivo di divertirmi.
Per fortuna R. si rivelò un degno compagno di gioco, assolutamente all'altezza del ruolo che gli avevo designato nelle mie fantasie prima (che in quel momento prendevano forma) e nella realtà poi. Tutti i pensieri dei giorni precedenti si condensavano e si realizzavano finalmente in quella intensa e selvaggia cavalcata di cui il "povero malcapitato" R. era coprotagonista.
Nel mentre che sentii avvicinarsi il momento di raggiungimento del piacere, intensificai ancora un po' il ritmo. R. non fece una piega sebbene il suo viso facesse trasparire un po' di fatica a gestire l'impeto con cui ricadevo su di lui.
I gemiti velocemente lasciarono il posto a delle urla di piacere che venivano di tanto in tanto smorzate dai piccoli morsi che mi autoinfliggevo sulla spalla.
Ero completamente in trance quando sentii un'esplosione di piacere che non provavo da tempo e di cui sentivo maledettamente il bisogno!!!
Stramazzai tremante sul corpo di R. che, affannato, mi accolse in un abbraccio caloroso. Le parole che ne seguirono furono brevi ma ricche di emozione.
Mi disse che ero fantastica e che non si aspettava che quella sera avrebbe avrebbe avuto modo di assistere e partecipare ad un simile spettacolo.
Sorrisi soddisfatta e gli promisi che non era ancora finito. Lui strabuzzò gli occhi e mi bacio eccitato definendomi una grande porca.
Avevo infatti ancora voglia di farlo "soffrire" un altro po' e poi dovevo vendicarmi per lo schiaffo a tradimento che mi aveva fatto tremare il sedere mentre stavamo andando in camera.
Gli ricordai l'accaduto e gli preannunciai la "punizione".
Così mi alzai repentinamente dal suo attrezzo e posizionai con altrettanta velocità la mia figa sul suo viso.
Non fui in grado di leggere attraverso i suoi occhi le emozioni che stava provando dato che sparirono tra le mie cosce ma, a giudicare da come leccava avidamente tutti i miei umori, penso che la cosa non gli dispiacesse affatto.
Fu così che passai dal saltellare sul suo cazzo al cavalcare la sua lingua.
Tenevo la testa di R. saldamente ferma e lo guidavo afferrandogli i capelli.
Era in mia completa balia e la cosa mi faceva impazzire. Ero riuscita a ritrovare una parte di me sepolta chissà dove. Con R. stava finalmente uscendo di nuovo fuori e non aveva nessuna voglia di fermarsi.
Fu una posizione ed una situazione fondamentale per raggiungere il secondo orgasmo della serata. Dopo averlo tenuto per qualche minuto a leccarmi la figa, infatti, decisi di concludere con un ultimo "giro di giostra".
Mi alzai in piedi sul letto e liberai il viso di R. dalla mia stretta.
Nella penombra riuscii a vedere che la sua bocca era pregna dei miei umori ed i suoi occhi pieni di meraviglia.
R., che negli ultimi minuti era stato solo ed esclusivamente sdraiato sul letto, prima spinto dalla pressione delle mie mani e poi dall'intero corpo, provo a tirarsi su con uno scatto d'orgoglio maschile.
Dalla mia posizione di osservazione favorevole, però, gli impedii di raggiungere il suo scopo: gli posi un piede sul petto e con una leggera spinta feci ritornare la sua schiena a contatto con il letto.
Con tono perentorio gli dissi che non avevo ancora finito con lui. Fu così che afferrai il suo pene e lo portai in posizione eretta, mi accovacciai e lo feci scivolare nuovamente dentro me.
Ero nuovamente pronta a dargli un saggio delle mie doti di cavallerizza. Stavolta non mi misi cavalcioni su di lui ma mi sedetti letteralmente sul suo attrezzo aiutandomi a risalire spingendo con i piedi sul letto.
In altre parole mi stavo apprestando ad eseguire una serie di squat nella versione più piacevole dell'esercizio, ovvero quello sul pene di un uomo.
R. favorí il mio proposito afferrandomi per i glutei e assecondando il mio movimento.
Fu così che salii lentamente su per tutta la lunghezza e scesi di colpo fino a far toccare il mio sedere sul suo basso ventre per poi risalire e ricominciare con ritmo via via sempre più intenso.
Fu così che nel giro di un minuto R. pronunciò le parole che speravo di sentirmi dire: "così però mi distruggi!!! Non resisto a lungo"
Quelle 2 frasi, pronunciate per altro singhiozzando per il piacere che stava provando, mi caricarono ancora di più e mi spinsero a scopare R. con ancora più impeto.
Non solo, esse rappresentarono anche la spinta decisiva per raggiungere il secondo orgasmo della serata. Eccitata dalla situazione, dalle parole di R. e dalle espressioni di piacere che potevo leggergli in viso, in breve tempo mi ritrovai ad esplodere nuovamente dal godimento il quale, nonostante tutto, non interruppe istantaneamente la mia andatura.
Sul pene di R. cominciarono a scorrere tutti i miei umori che facilitarono ancora di più i miei movimenti.
All'annuncio di essere al limite R. fece seguire i fatti. Nel giro di un minuto iniziò ad emettere dei gemiti sempre più intensi e a tirare la testa all'indietro.
Capendo che era ormai prossimo, mi fermai e gli chiesi dove avesse desiderio a venire.
Senza dire nulla R. si sfilò il preservativo, si alzò in piedi e si lasciò andare in un'abbondante esplosione di piacere direttamente sul mio seno.
Fu stupendo sentire il suo sperma caldo sul mio corpo. Mi sarebbe piaciuto accoglierlo dentro me ma la sua scelta fu altrettanto gradita.
Ebbi comunque modo di assaporare in qualche modo il suo nettare visto che prima che ritornasse a riposo succhiai e ripulii la parte di sperma che ricopriva la punta del glande e che non era stata espulsa con nessuno schizzo.
Dopo la conclusione R. apparve esausto ma soddisfatto. Mi guardava con gli occhi di chi vuole dire tante cose ma che non ha né le forze né le parole giuste per farlo.
Rimase così in ginocchio a fissarmi con gli occhi che gli brillavano mentre mi osservava non far cadere nemmeno una goccia del suo nettare sul letto.
Appena poi l'affanno cominciò a placarsi, mi alzai e andai in bagno a darmi una veloce ripulita prima di tornare nuovamente da R. che nel frattempo si era steso nella medesima posizione occupata per la maggior parte del rapporto.

POST INCONTRO
Mi stesi di fianco ad R. appoggiando la testa sulla sua spalla e la mano al suo petto.
Fui accolta da R. con un caloroso abbraccio che mi cinse e mi strinse ancora di più a sé.
Successivamente mi stampò sulle labbra un caldo bacio che diventò bollente appena le nostre lingue si unirono a loro volta in un passionale abbraccio.
Ero molto soddisfatta, avevo passato i 40 minuti più eccitanti dell'ultimo anno... Almeno...
Lo stesso si poteva dire di R. che non perdeva occasione per lodarmi e per esternare tutto il suo stupore per quello che aveva appena vissuto.
Mi confessò di non essere mai stato con una donna così giovane tanto disinibita e che lo avevo letteralmente sfinito. Durante il rapporto aveva "minacciato" di farmi tornare da M. mezza rotta ma alla fine dello stesso si era dovuto rendere conto che le cose erano andate diversamente perché, tra i 2, era lui quello ad essere più ammaccato, se non fisicamente, quantomeno nel suo animo di maschio alfa dominante.
Ovviamente le sue parole mi resero fiera e pomparono a dismisura il mio già grande ego.
Sapevo di essere brava a letto e sapevo di saperci fare quando si trattava di stare sopra ma sentirselo dire faceva sempre molto piacere.
Dopo i reciproci complimenti, rimanemmo per qualche minuto in silenzio come a voler subito riprodurre nella nostra mente quel fantastico pomeriggio. Continuammo a stare così facendoci un po' di coccole e assaporando il senso di pace che si può provare dopo un rapporto sessuale soddisfacente.
In seguito riprendemmo a parlare del più e del meno punzecchiandoci in maniera maliziosa su come avremmo gestito la cosa in pubblico. Ovviamente sapevamo entrambi che non sarebbe dovuto trasparire nulla ma ci piaceva comunque scherzare sulla situazione. In particolare, R. mi chiedeva cosa avrei fatto se mi fosse venuta un'improvvisa voglia in spiaggia e lui fosse stato "a tiro"; io lo istigavo dicendo che non c'era solo lui in spiaggia che potevo prendere in considerazione per farmi passare la voglia. Tutti i discorsi finivano sempre con un abbraccio e un bacio carichi di complicità.
Siccome tra un'effusione e l'altra si era fatta ora di cena, chiesi ad R. se fosse rimasto a farmi compagnia. Il mio obiettivo era quello di passare una piacevole serata con lui e magari rifare sesso prima di andare a dormire.
Purtroppo però R. declinò l'invito dicendo di avere un appuntamento con un amico.
Ci rimasi un po' male e gli misi scherzosamente il broncio. Lui cercò di recuperare con qualche bacio non corrisposto e con la promessa che ci saremmo visti il giorno successivo.
Non volli insistere più di tanto perché non aveva senso ma prima di lasciarlo andare decisi comunque di togliermi lo sfizio di assaporare il suo seme.
Così, mentre eravamo ancora a letto, cominciai a stimolare con la mano il suo pene finché non sentii che stava recuperando rigidità.
R. mi definì un'insaziabile porca prima di abbandonarsi a me e lasciarsi andare ai miei vogliosi intenti.
Ancora nella fase iniziale dell'erezione, presi il suo grosso glande tra le labbra e cominciai a succhiare inumidendo tutto con la lingua.
In breve l'attrezzo di R. fu nuovamente dritto e pronto ad essere spompinato.
Fu una grande goduria riuscire a tenerlo nuovamente in mio potere, stavolta in maniera differente rispetto al primo rapporto.
R. probabilmente non era così lucido da essersene accorto ma era di nuovo finito per essere la preda anziché il cacciatore e questo per il suo ego da maschio alfa era probabilmente un bene.
Giocando con la lingua attorno al suo glande, succhiando ripetutamente il suo pene e schiaffeggiandomi la lingua con la sua asta, R. raggiunse nel giro di qualche minuto l'apice del piacere.
Questa volta non avevo intenzione di disperdere il suo sperma sul mio corpo ma volevo direttamente farmi venire in bocca.
R. non aveva capito le mie intenzioni e così poco prima che stesse per arrivare, mi avvisò dell'imminente schizzo. Quando vide che non mi staccavo da lui ma che addirittura intensificavo il ritmo, egli capí a cosa avevo in mente e lasciò con grande soddisfazione che le cose andassero come prefissato.
Il suo sperma caldo mi riempi la bocca e mi inondò la lingua. Appena ebbe concluso, lo guardai in maniera sensuale e aprii velocemente la bocca per fargli vedere il risultato del mio lavoro e del suo piacere. Dopodiché la chiusi ed ingoiai avidamente il suo seme.
R., stremato anche da quest'ultimo sforzo, disse che ero una continua sorpresa e che mi avrebbe aspettato il giorno dopo per bissare il pomeriggio appena trascorso.
Io gli ricordai che M. ne avrebbe avuto per diversi giorni ancora e che, per questo, i pomeriggi si sarebbero moltiplicati.

FINE
Erano passate ormai diverse ore da quando R. mi aveva salutata quando mi stesi sul letto per provare a lasciarmi alle spalle quella incredibile giornata.
Il profumo di R. aveva permeato tutti i cuscini e il copriletto oltre ad aver invaso le mie narici ed essere arrivato al cervello. Ciò mi dava quasi l'impressione che fosse ancora steso lì accanto a me.
Ero contenta di come erano andate le cose, per certi versi addirittura meglio di come avevo immaginato. Ero felice di essere riuscita a realizzare i miei propositi ed ero soddisfatta del sesso che avevamo fatto.
Era davvero tanto tempo che non mi lasciavo andare così con un uomo. Forse averlo fatto con uno sconosciuto mi aveva aiutata o forse R. era semplicemente riuscito a far riemergere l'aspetto più passionale e godereccio che era sopito in me.
Mi ero sorpresa di come avessi concesso subito il sesso orale con ingoio a quell'uomo affascinante di cui però sapevo poco o nulla.
Persino ad M. non lo avevo fatto così presto.
Ero cosciente del fatto che fosse una pratica da me molto amata ma presupponevo avessi bisogno di una certa intimità per poterlo fare. Invece con R. non era stato necessaria o forse tutto si era svolto in una tale naturalezza da non far pesare una simile idea.
Quel flusso di ragionamenti fu bruscamente interrotto dal telefono che squillò mostrandomi proprio il numero di M.
Ebbi un leggero sussulto, come se l'avessi in qualche modo contattato telepaticamente a Km e Km di distanza.
Mi feci comunque coraggio e risposi cercando di darmi un tono.
Dall'altra parte M. aveva la solita voce calma.
Dopo la classica domanda su come stessi, mi domandò cosa avessi fatto nel pomeriggio.
Senza neppure pensarci inventai una scusa banale ma molto credibile, non fornendo assolutamente dettagli e mantenendomi sul vago.
M. infatti non si insospettí minimamente.
Non mi meravigliai tanto del fatto che non avessi avuto nemmeno un po' di difficoltà a fornire subito una spiegazione plausibile quanto piuttosto di come mi sentissi priva di ogni forma di senso di colpa. Probabilmente non avevo avuto nemmeno il tempo di pensare a come mi sarei potuta sentire e di metabolizzare l'accaduto e questo probabilmente mi aveva aiutata.
Temevo però che le vere difficoltà si sarebbero potute manifestare di persona o una volta che io e M. fossimo tornati a fare sesso. Pertanto non cantai subito vittoria e non esultai per aver vinto una semplice battaglia.
Dopo esserci scambiati la buonanotte riattaccai il telefono e ritornai con il pensiero ad R.
Sapevo che avrei vissuto altre volte con lui ma l'incontro di quel pomeriggio sarebbe rimasto per sempre nella mia memoria dato che rappresentò il primo tradimento e una sorta di momento spartiacque della mia vita.
Grazie ad R. e a quel magnifico pomeriggio capii tante cose di me fino a quel momento rimaste oscure e mi resi conto di quanto sia importante riuscire ad avere, nella vita in generale e a letto in particolare, un compagno affine se se stessi.

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