Il castello nero- Parte 2

Scritto da , il 2019-07-31, genere pulp

Quella porta deve rimanere chiusa, ti prego, tesoro, non aprirla...mia moglie abbassa la maniglia, la porta si aprì su un’anticamera con delle poltroncine, una specie di sala d'attesa dalle pareti grigio-verdi. La prima persona che scorsi è un altro carabiniere, una ragazza sui venticinque, seduta vicino ad una giovane infermiera, bassa e dalle forme morbide, la quale teneva lo sguardo fisso sul pavimento. Come entrammo si voltarono, il militare si alzò e ci venne incontro “I signori Torricelli?” chiese.
Rispose Matilde: “No, siamo i genitori di Regina, la prego, ci porti da lei.”
“Sua figlia sta ora sostenendo la visita con la dottoressa”
“Sapete dove è mio padre?” chiese l'infermiera.
Mi accorsi che non era un’infermiera, ma bensì Debby, perché è vestita con camice e zoccoli?
“Debby! Non ti avevo riconosciuta, cara come stai?”
“Male, mi fa male, voglio il mio papà, perché non è qui?” stava cominciando una delle sue crisi isteriche, questa volta più che motivata.
“Vieni qui, tesoro” mia moglie la strinse a sé in un abbraccio materno.
“Ho paura, non ricordo niente, mi fa tutto male.”
“Signori Castelli? Prego entrate, vostra figlia vi aspetta.” A dirlo era stata una corpulenta donna sui cinquanta che si era affacciata alla porta dalla quale si accedeva allo studio medico.
Non volevo entrare, mi rifiutavo di vedere come un branco di criminali aveva ridotto la mia bellissima principessa, non volevo vederla nello stesso stato di Debby, non volevo... mia moglie mi trascinò dentro.
Seduta di spalle, davanti alla scrivania c'era un’infermiera, magra e dal fisico slanciato, i capelli neri, come quelli di mia moglie le ricadevano morbidi sulle spalle...era lei...questa volta non ci cascai, quella non era un'infermiera, era mia figlia. Mia figlia che era ricoverata in un ospedale. Mia figlia che era ricoverata in un ospedale perché dei fottuti bastardi l'avevano drogata e poi stuprata. Mia figlia che, per il genere maschile, ora lo sapevo, era vista come un pezzo di carne con cui farci ciò che si voleva, su cui scatenare la propria rabbia, appagare la propria lussuria...il bambino cadde piangente in ginocchio, la belva voleva qualcuno da sbranare.
Mia moglie le corse subito incontro, l'abbracciò stretta stretta, “Sono qui, piccola mia, sono qui.” scoppiarono a piangere, io non riuscivo a guardarle, distolsi lo sguardo, ma l'immagine del viso tumefatto di mia figlia, sempre così simile a quello di mia moglie da giovane, si era ormai impressa a fuoco nella mia memoria.
L'occhio destro era completamente coperto dalle garze, il naso era chiuso in una specie di gabbia che ricordava le impalcature del cantiere in cui lavoravo, il labbro superiore era spaccato all'altezza dell'incisivo sinistro e una chiazza viola era diffusa sullo zigomo del medesimo lato. Un grande cerotto copriva il lobo dell'orecchio destro, mentre alcuni più piccoli erano sparsi sulla testa di mia figlia, parzialmente nascosti dai suoi stupendi capelli.
Il trucco era ormai colato, il mascara evidenziava i solchi delle lacrime versate durante la notte, il rossetto sembrava sangue. Era il ritratto del dolore.
“Mamma..sigh...non così forte...sigh...mi...mi...” proruppe mia figlia in un pianto ancora più disperato. Mia figlia stava piangendo!
“Signora Castelli, la prego, non stringa così forte, sua figlia ha due costole inclinate, potrebbe ulteriormente...” provò a spiegare la dottoressa.
“Cosa? Mi scusi...sigh..la mia bimba..” anche mia moglie non riusciva a trattenere le lacrime, la vista del volto di nostra figlia faceva troppo male.
“Ora sedetevi, vi spiego con calma” disse la ginecologa indicandoci le sedie davanti alla sua scrivania, dove era già seduta Regina.
“Signori Castelli” esordì, “Vostra figlia ha subito un terribile stupro”. Quelle parole furono come delle spade che mi avessero trapassato il cranio.
“Dagli esami eseguiti nella nostra struttura sono emerse le seguenti lesioni, due costole inclinate, come già vi dicevo, distorsione dell'arcata mandibolare con perdita del premolare superiore destro e dell'incisivo inferiore, sempre destro, ecchimosi sparse su arti inferiori e superiori, in particolare in corrispondenza di polsi e caviglie...”
Mia figlia era stata legata. Però aveva lottato, era stata legata perché si era ribellata. La mia bambina era una guerriera, come sua madre.
“...E infine, oltre a quanto citato, due morsi in corrispondenza del seno sinistro e un sospetto inizio di trauma cranico”.
Cosa? Morsi al seno? Trauma cranico?
“Il vuoto di memoria è dovuto senza dubbio alcuno all'assunzione di una nuova droga sintetica denominata Dementia, la quale, inodore, insapore e incolore, può causare perdita di memoria a breve periodo, insomma, rientra nella famosa tipologia delle droghe dello stupro”. sembrava che Ferri avesse finito, invece la parte peggiore doveva ancora arrivare.
“Quello elencato finora erano i risultati degli esami generici, bisogna evidenziare che il primo soccorso è stato prestato dai ragazzi che le hanno trovate, i quali hanno subito provveduto a medicare le ferite più gravi, soprattutto quelle sulla testa, e a prestare una coperta a vostra figlia e alla sua amica, così facendo, purtroppo, hanno presumibilmente cancellato le tracce genetiche lasciate dagli stupratori per cui...”
“Perché una coperta? E perché entrambe indossano un camice?” chiesi spaesato.
“Regina e Deborah sono state trovate nude che vagavano scalze nel bosco, se non fossero state soccorse tempestivamente avrebbero rischiato l'ipotermia, il nostro ospedale ha provveduto a vestirle con quanto avevamo; i camici sono sterili, potrebbero essere rimaste ancora tracce genetiche sui loro corpi che permetterebbero di identificare i colpevoli...comunque, questi erano i risultati dei primi esami, ora vi esporrò ciò che è emerso dalla mia visita.” Chiuse il primo fascicolo e aprì il secondo.
“Dunque, come vi dicevo non sono riuscita a trovare tracce di sperma sul corpo di Regina, né nel canale vaginale o nell'utero” cominciavo a sentirmi male…sperma, utero...la mia bambina.
“...lo squarcio dell'imene non ha portato a gravi lesioni o copiose emorragie...” mia figlia era vergine, è stata stuprata da vergine...perdonami, amore, se non ho saputo proteggerti!
“...E nell'intero apparato riproduttivo non si riscontrano gravi danni, se non quelli temporanei derivati dallo sfregamento del pene nel canale non lubrificato” mia figlia aveva sofferto, la sua prima esperienza sessuale era stata un inferno, lo sapevo già: non si sarebbe più ripresa, non sarebbe stata più quella di prima.
“Tuttavia, l'ano ha subito gravi lesioni, la parete interna ha ceduto, causando un'estesa emorragia a livello rettale, la quale è stata medicata con l'aiuto dell'anestesia...e, inoltre, sono stati ritrovati residui resinosi, segno che è stata sodomizzata con un bastone o un ramo e...Cara, scusami, ma i tuoi genitori devono sapere...” Regina era esplosa in un pianto lacerante, che mi scuoteva l'anima. “Se cominci anche solo a sentire il minimo dolore, dimmelo subito che ti porto alla tua stanza, sicura di non voler andare a riposare? Ora i tuoi genitori sono qui.”
“No”, sussurrò Regina tra i singhiozzi.
“Ok, tesoro, come preferisci” riprese il donnone: “Neanche nell'ano sono state trovate tracce di sperma, quindi siamo giunti alla conclusione che, probabilmente, vostra figlia è stata costretta ad un rapporto orale...e siamo sicuri che sia accaduto dopo tutto il resto, poiché…”
“Che vuol dire, dottoressa?” chiesi, ero l'unico che non aveva capito, mia moglie mi guardò con uno sguardo di rabbia misto a compassione
“Signor Castelli, purtroppo abbiamo trovato nella bocca e nell'esofago di sua figlia tracce delle sue stesse feci, segno che prima hanno abusato di lei analmente, poi è stata violentata con un bastone e, infine, è stata costretta a praticare un rapporto orale al medesimo individuo che l'aveva precedentemente sodomizzata, vi è un forte rischio di infezione all'apparato gastro-digerente, e…”
“Cosa?!?” ero sconvolto. Sconvolto dalla rabbia, non potevano fare questo a mia figlia! Sodomizzata! Stuprata!...
Mia figlia scoppiò di nuovo a piangere, piangeva come non l'avevo mai vista, era un pianto isterico, nervoso, disperato, di vergogna ma anche di rabbia, di schifo e di voglia di scappare. Non riuscivo più a sopportarlo, mi alzai e corsi ad abbracciarla: La dovevo salvare, trascinarla via da tutto questo.
E successe quella che, per me, sembrò la fine del mio mondo, la reazione di mia figlia fu tanto inaspettata quanto sconvolgente: Mia figlia si ritrasse, fuggì dal mio abbraccio, urlò: “Lasciami stare, vai via!!! Vai via!!!” e ricominciò a piangere disperata, rifugiandosi tra le braccia di mia moglie.
“La prego, signor Castelli, sua figlia non riuscirà a sopportare il tocco di un individuo maschile per qualche ...”
“Come dice?!? Ma io sono suo padre.”
“Signor Castelli, mi faccia finire. Purtroppo, sua figlia ha subito un grave trauma, ha bisogno di rimanere sotto osservazione fino a quando le ferite e lesioni non saranno risanate, almeno quelle del fisico, inoltre avrà bisogno di un supporto psichiatrico, come da prassi e, in aggiunta, e nel dire questo, Regina, mi rivolgo a te personalmente, dovrai restare a disposizione della polizia scientifica...”
“No!” disse Regina tra i singhiozzi.
“Cara, lo so che sarà difficile per te, sentire di nuovo mani di estranei sul tuo corpo e nelle tue parti intime, però, vedi, sarebbe utile per individuare le persone che ti hanno fatto questo, lo stesso potrebbe ripetersi con altre ragazze come te, sarebbe un gesto molto coraggioso e di grande generosità da parte tua.”
“No”.
“Va bene Regina, pensaci su, ora…”
“Ahhh, Ahh” mia figlia urlò di dolore, premendosi una mano sul ventre, cosa stava succedendo?
“Ce la fai ad alzarti, Roberta? Fammi vedere” preoccupata la ginecologa le si fece incontro. Mia figlia fu aiutata ad alzarsi da mia moglie, la dottoressa la fece girare, in corrispondenza del sedere una grossa macchia rosso-marroncina si allargava sul camice bianco, mia figlia urlò ancora.
“Oh no, purtroppo non riesci ancora a controllare gli sfinteri, e i punti hanno ceduto, signori Castelli, vi chiedo di uscire, devo medicare vostra figlia”. disse Ferri avvicinandosi all'interfono.
Uscimmo come in tranche, mentre la voce della dottoressa chiedeva l'ausilio di un'infermiera e un nuovo camice.

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