Penitenze
scritto il 2026-10-21 tempo di lettura 4 min
di
MeVoy
genere
voyeur
cura
D−
Eva, la mia ragazza , aveva perso una scommessa con Tommaso, una sua vecchia conoscenza. Loro due facevano spesso scommesse e si punivano reciprocamente con penitenze alquanto imbarazzanti ed erotiche, però a parte qualcosina, Eva non mi diceva nei particolari cosa facessero.
Quella sera sapevo che si trovavano nella vecchia palestra delle scuole elementari, un luogo ormai abbandonato, utilizzato solo per piccoli eventi, e con una finestra sul retro perennemente rotta, dalla quale, con un po' di ingegno si poteva entrare.
Ero a casa molto curioso e molto nervoso per quello che lei stava per andare a fare, dunque decisi di anticiparla: mi recai alla palestra prima del loro appuntamento, entrai dalla finestra e mi nascosi tra le casse di metallo piene di palloni da basket a pallavolo. Poco dopo sentii le loro voci, stavano entrando, dunque , approfittando anche di un vecchio telo che copriva le parallele, mi nascosi meglio.
Tommaso fece un giro svogliato della palestra per essere sicuro non ci fosse nessuno, sbirciò principalmente negli spogliatoi ormai in disuso, poi tornò da Eva che nel frattempo si era seduta su una panca. "Alzati e mettiti con le mani in alto contro la spalliera!" le ordinò lui, avvicinandosi, lei si alzò , poggio la sua borsetta sulla panca e eseguì il comando. Spostai un po' il telo, e riuscivo a vedere tutto, la luce dei lampioni esterni che penetrava dai vetri satinati illuminava la scena, e di conseguenza creava maggiore ombra sulla zona dove ero nascosto. Vidi bene Eva, indossava dei leggins neri, una maglietta chiara e le sue sneakers adidas bianche. Lui si posizionò dietro di lei, ed iniziò a sussurrarle cose all'orecchio che io non potevo sentire perché troppo lontano. Ad un tratto lei iniziò a sfilarsi la maglietta continuando a dargli le spalle poi lui la prese in braccio e la gettò sul grosso materasso da palestra a qualche metro da loro, le se avvicinò e la prese per le caviglie, poi le sussurrò qualcos'altro di impercettibile per me, sentii soltanto lei dire "no, ti prego le scarpe no", ma lui con nonchalance, e con fare poco empatico, le sfilò le scarpe lasciandole cadere sul pavimento, il tonfo rimbombò in tutta la palestra.
Mi spostai un po' strisciando in avanti per vedere meglio, lui le stava già sfilando i calzini e le leccava la pianta di un piede mentre l'altra la teneva in mano e la massaggiava col pollice , poi si spostava con la bocca alternando il trattamento. Iniziò a succhiare le dita dei piedi, poi vidi che si accucciò verso Eva, lei gemeva sottovoce , e ad un tratto tra i sussulti iniziò a lamentarsi: "no questi no, questi no dai, ti prego no" e lui come se non percepisce i suoi lamenti si alzò lentamente mentre con le mani le sfilava i leggins. Vidi lei stesa sul materasso, indossava soltanto la biancheria ed era completamente sottomessa da lui, che l'aveva umiliata lasciandola praticamente nuda.
Quanto avrei voluto intervenire per vedere le loro facce e per fermare tutto quel gioco, ma la cosa mi sarebbe costata cara, ed oltretutto il mio nervosismo sfociava in un'erezione importante che difficilmente avrei potuto nascondere.
"Alzati che non ho finito" le ordinò, e lei che ormai era alla sua mercé obbedì tenendo lo sguardo basso; lui la face girare di spalle, le slacciò il reggiseno, e mentre lei si preoccupava di coprirsi i seni con le mani , lui le abbassò il perizoma, lasciandola nuda come mamma l'aveva fatta. "Girati che ti guardo per bene le disse" lei obbedì , si voltò poi lui le prese le mani che coprivano i seni e gliele distese lungo i fianchi, fece un passo indietro a la guardò: "ora inginocchiati dinnanzi a me" e lei senza spiaccicare parola, tenendo lo sguardo basso lo fece, lui le alzò la testa spingendo con un dito sotto al mento e le mormorò qualcosa, credo le disse di chiudere gli occhi, dato che lei subito dopo lo fece.
Tommaso si abbassò i pantaloni, poi le mutande , io lo vedevo di spalle, ma era ovvio che si stava masturbando, ad un certo punto percepii un sussulto di Eva, lui si spostò e la luce del lampione esterno rifletté sullo sperma che dalla faccia di lei colava sul seno, sembrava esser molto, una quantità quasi sovraumana, ma forse era solo un illusione ottica.
Lui le passò la borsetta, lei prese dei fazzoletti e si pulì, poi senza dir nulla si rivestì mentre Tommaso la guardava e le sussurrava complimenti.
I due piano piani si diressero verso la finestra ed uscirono, ed io rimasi li tra i cestoni con un'erezione che spingeva sui jeans quasi dolorosa, indirettamente sottomesso ed umiliato, mi abbassai i pantaloni e bastarono pochi tocchi per sfociare in ingente amplesso.
Quella sera sapevo che si trovavano nella vecchia palestra delle scuole elementari, un luogo ormai abbandonato, utilizzato solo per piccoli eventi, e con una finestra sul retro perennemente rotta, dalla quale, con un po' di ingegno si poteva entrare.
Ero a casa molto curioso e molto nervoso per quello che lei stava per andare a fare, dunque decisi di anticiparla: mi recai alla palestra prima del loro appuntamento, entrai dalla finestra e mi nascosi tra le casse di metallo piene di palloni da basket a pallavolo. Poco dopo sentii le loro voci, stavano entrando, dunque , approfittando anche di un vecchio telo che copriva le parallele, mi nascosi meglio.
Tommaso fece un giro svogliato della palestra per essere sicuro non ci fosse nessuno, sbirciò principalmente negli spogliatoi ormai in disuso, poi tornò da Eva che nel frattempo si era seduta su una panca. "Alzati e mettiti con le mani in alto contro la spalliera!" le ordinò lui, avvicinandosi, lei si alzò , poggio la sua borsetta sulla panca e eseguì il comando. Spostai un po' il telo, e riuscivo a vedere tutto, la luce dei lampioni esterni che penetrava dai vetri satinati illuminava la scena, e di conseguenza creava maggiore ombra sulla zona dove ero nascosto. Vidi bene Eva, indossava dei leggins neri, una maglietta chiara e le sue sneakers adidas bianche. Lui si posizionò dietro di lei, ed iniziò a sussurrarle cose all'orecchio che io non potevo sentire perché troppo lontano. Ad un tratto lei iniziò a sfilarsi la maglietta continuando a dargli le spalle poi lui la prese in braccio e la gettò sul grosso materasso da palestra a qualche metro da loro, le se avvicinò e la prese per le caviglie, poi le sussurrò qualcos'altro di impercettibile per me, sentii soltanto lei dire "no, ti prego le scarpe no", ma lui con nonchalance, e con fare poco empatico, le sfilò le scarpe lasciandole cadere sul pavimento, il tonfo rimbombò in tutta la palestra.
Mi spostai un po' strisciando in avanti per vedere meglio, lui le stava già sfilando i calzini e le leccava la pianta di un piede mentre l'altra la teneva in mano e la massaggiava col pollice , poi si spostava con la bocca alternando il trattamento. Iniziò a succhiare le dita dei piedi, poi vidi che si accucciò verso Eva, lei gemeva sottovoce , e ad un tratto tra i sussulti iniziò a lamentarsi: "no questi no, questi no dai, ti prego no" e lui come se non percepisce i suoi lamenti si alzò lentamente mentre con le mani le sfilava i leggins. Vidi lei stesa sul materasso, indossava soltanto la biancheria ed era completamente sottomessa da lui, che l'aveva umiliata lasciandola praticamente nuda.
Quanto avrei voluto intervenire per vedere le loro facce e per fermare tutto quel gioco, ma la cosa mi sarebbe costata cara, ed oltretutto il mio nervosismo sfociava in un'erezione importante che difficilmente avrei potuto nascondere.
"Alzati che non ho finito" le ordinò, e lei che ormai era alla sua mercé obbedì tenendo lo sguardo basso; lui la face girare di spalle, le slacciò il reggiseno, e mentre lei si preoccupava di coprirsi i seni con le mani , lui le abbassò il perizoma, lasciandola nuda come mamma l'aveva fatta. "Girati che ti guardo per bene le disse" lei obbedì , si voltò poi lui le prese le mani che coprivano i seni e gliele distese lungo i fianchi, fece un passo indietro a la guardò: "ora inginocchiati dinnanzi a me" e lei senza spiaccicare parola, tenendo lo sguardo basso lo fece, lui le alzò la testa spingendo con un dito sotto al mento e le mormorò qualcosa, credo le disse di chiudere gli occhi, dato che lei subito dopo lo fece.
Tommaso si abbassò i pantaloni, poi le mutande , io lo vedevo di spalle, ma era ovvio che si stava masturbando, ad un certo punto percepii un sussulto di Eva, lui si spostò e la luce del lampione esterno rifletté sullo sperma che dalla faccia di lei colava sul seno, sembrava esser molto, una quantità quasi sovraumana, ma forse era solo un illusione ottica.
Lui le passò la borsetta, lei prese dei fazzoletti e si pulì, poi senza dir nulla si rivestì mentre Tommaso la guardava e le sussurrava complimenti.
I due piano piani si diressero verso la finestra ed uscirono, ed io rimasi li tra i cestoni con un'erezione che spingeva sui jeans quasi dolorosa, indirettamente sottomesso ed umiliato, mi abbassai i pantaloni e bastarono pochi tocchi per sfociare in ingente amplesso.
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