Io e Barbara 3 - Nel nuovo percorso
scritto il 2026-10-15 tempo di lettura 10 min
di
Husmaster
genere
dominazione
cura
A−
Proseguo con la narrazione delle avventure con la mia ex moglie Barbara: furono anni veramente strepitosi.
Dopo quella magica serata anche il sesso tra me e Barbara cambiò, e decisamente in meglio, dato che ora a letto era molto più attiva e godeva molto di più nel fare pompini, pratica che aveva sempre disdegnato e che faceva con una certa riluttanza, ma soprattutto senza una grande maestria.
Ora invece si vedeva che ci prendeva proprio gusto a succhiare per bene il mio cazzo e, gestendolo come una vera professionista, iniziò a fare pensieri anche su quello che era sempre stato considerato un tabù per lei, ossia concedersi analmente.
Quasi ogni giorno a cena parlavamo in maniera maliziosa ma serena degli avvenimenti di quella notte e pensavamo entrambi a come avremmo potuto vivere i primi passi nel nuovo percorso che avevamo intrapreso, quello del rapporto dominante & sub.
Le feci quindi una proposta: “Senti Barbara, perché non andiamo in un sexy shop? Ce n'è uno molto fornito alle porte di Milano, e decidiamo cosa acquistare.
Decidi tu tre articoli e io ne decido altri tre: io non contesterò le tue scelte e tu farai altrettanto con le mie”.
Lei rifletté un attimo sulla proposta e in maniera assolutamente naturale disse: “Sì, mi piace questa idea, facciamo sabato pomeriggio!”.
Finalmente arrivò il sabato pomeriggio e andammo in questo grande sexy shop.
Al suo interno c'erano pochi clienti: tre uomini maturi che guardavano le copertine dei DVD e si guardavano qualche spezzone di film che girava su un monitor, e un ragazzo sui 25 anni che presumo fosse lì per scegliere un regalo intimo per la sua fidanzata; infine il gestore del negozio, uomo gradevole sulla cinquantina, molto cordiale e professionale allo stesso tempo, che ci accolse con un gran sorriso.
Proposi a Barbara di iniziare lei con le sue scelte; lei annuì guardandomi con uno sguardo malizioso, poi si diresse verso quella che per lei era una zona di comfort, cioè l'abbigliamento, e iniziò a osservare i vari capi finché non si soffermò su questo completo in strisce di cuoio e anelli che praticamente non era un vestito, ma fasciava il corpo lasciando esposto tutto.
Girandosi verso di me disse: “Scelgo questo!”.
Per me fu un fulmine a ciel sereno, perché mai avrei pensato che scegliesse un capo del genere, ma istantaneamente capii che la scelta di quell'oggetto, più che abito, era l'ulteriore conferma della sua indole sub, che si mostrava per compiacermi e per comunicare la sua scelta di proseguire in questo percorso.
Come secondo oggetto optò per una mascherina di seta nera, altro acquisto che confermava sempre più i miei pensieri, e infine si recò nell'angolo delle scarpe, dove scelse un sandalo con zeppa e tacco 14 che mai e poi mai mi sarei aspettato prendesse in considerazione, dato che lei non portava praticamente mai i tacchi e, quando li portava, si trattava di pudici 7 cm.
“Ecco, ho fatto le mie tre scelte: se devo essere la tua puttanella, farò in modo di essere anche vestita in maniera adeguata” disse ammiccando, e portò i tre oggetti alla cassa.
Il titolare del negozio osservò compiaciuto le scelte, anche perché aveva “origliato” tutta la nostra discussione, e ci guardò con un sorriso sornione, annuendo in segno di approvazione.
Venne il mio turno degli acquisti e mi diressi verso l'angolo dei giocattoli, dove presi un plug anale di dimensioni assolutamente modeste, non fatto a pigna ma a forma di cono molto sottile, di una quindicina di cm circa.
Guardai Barbara, che sgranando gli occhi mi trasmise il suo stupore e, presumo, anche il suo disagio. Al che le dissi: “Se dobbiamo affrontare quello che è sempre stato un tuo tabù, direi che qualche ausilio serve, ed è meglio partire a piccoli passi”, e intanto scossi lentamente davanti ai suoi occhi la confezione del discreto plug.
Come secondo acquisto selezionai delle pinzette per capezzoli molto eleganti, con una catenella che le univa, e come terzo acquisto comprai un set di anelli per il cazzo (devo dire l'acquisto peggiore che potessi giocarmi come terza scelta, ma l'eccitazione mi aveva ormai mandato il sangue al cervello).
Portai a mia volta i tre oggetti alla cassa, trovando di nuovo lo sguardo compiacente e complice del gestore.
Ora che il percorso era iniziato e, soprattutto, che Barbara aveva dimostrato di volerlo vivere, era però mia intenzione testare una nuova parte della sua indole sub, cioè quella dell'umiliazione.
Barbara era convinta che avrei pagato e che ce ne saremmo tornati a casa; in realtà i miei piani erano diversi.
Le dissi: “Ascoltami, mi piacerebbe avere anche il giudizio di queste persone su come ti sta quel set in cuoio che hai comprato”.
Lei fece un passo indietro con gli occhi sgranati e mi disse: “Ma sei pazzo?! Vuoi che mi metta a provare questo capo in mezzo a tutte queste persone?!”.
Replicai con assoluta serenità: “Beh, tutte queste persone sono solo cinque, compreso il gestore. Se vuoi, possiamo chiedergli la gentilezza di chiudere temporaneamente il negozio, così che non entrino altri clienti”.
Lei ci pensò un attimo e annuì, ma tenendo lo sguardo basso.
Feci la proposta al gestore, il quale la accolse subito con gioia. Così scrisse su un foglio “Torno subito”, lo appese fuori e chiuse a chiave il negozio dall'interno.
Barbara quel giorno era vestita in modo assolutamente normale, con dei jeans e un maglioncino di cotone, e intimo non abbinato (anche perché mai si sarebbe aspettata di dover fare una cosa del genere).
Prese il completino in cuoio e lo portò nel camerino di prova; io e il gestore ci avvicinammo fin lì e intanto anche il ragazzotto distolse l'attenzione dai capi di abbigliamento che stava valutando e, dato che aveva sentito tutto, si avvicinò al camerino. Nel frattempo i tre anziani, intuito che stava per succedere qualcosa, si spostarono dall'area video e ci raggiunsero.
La tenda del camerino era chiusa, quindi dissi a Barbara che non era educato da parte sua non concederci la visione della sua “prova”.
Sentii Barbara sbuffare, ma aprì la tenda del camerino. Si era già tolta le scarpe e i calzini corti; si sfilò il maglioncino di cotone e si abbassò i jeans, restando in reggiseno e slip.
Il suo imbarazzo era più che evidente, ma tutti noi la invitammo a continuare facendole un sacco di complimenti, e tutti usavano un tono assolutamente sereno e incoraggiante per rassicurare Barbara… che si era ritrovata suo malgrado protagonista di uno show assolutamente non previsto.
Prese poi il kit in cuoio e lo estrasse dalla confezione, mentre tutti noi, quasi all'unisono, le dicevamo che quel capo non si può indossare con l'intimo sotto.
Un nuovo coretto partì da tutti noi, a sottolineare che quello doveva essere l'unico capo da indossare, ma Barbara esclamò: “Questo no, ti prego, questo non me la sento, lasciami tenere l'intimo”.
La rassicurammo tutti sul fatto che non le sarebbe accaduto niente e che, se non avesse voluto, nessuno l'avrebbe comunque infastidita: in fondo eravamo lì tutti solo per guardare ed eccitarci alla visione di questo inaspettato spettacolo.
Barbara, nel fiore dei suoi trent'anni, aveva un fisichino veramente ben fatto, piccolina e magra ma con un bel seno, e soprattutto con degli occhioni verdi magnetici che completavano una combinazione veramente ben riuscita da madre natura.
Con parecchio imbarazzo Barbara iniziò a indossare quel particolare body in strisce di cuoio, anelli e borchie, e notai una certa eccitazione in lei… l'ennesimo segnale che quel percorso era fatto per noi, e assolutamente fatto per lei!
Si infilò il completino un po' maldestramente, perché effettivamente andava indossato prima dalle gambe e poi dalle braccia e, non avendo mai indossato un “oggetto” del genere, ci fu un po' di titubanza e quindi un ingarbugliamento dei vari pezzi che lo componevano.
Il gestore si offrì di aiutarla, guardandomi per avere il consenso; dissi di sì e aggiunsi: “Ma lasciamo la scelta finale a Barbara”.
Lei accettò suo malgrado, anche perché era un uomo veramente garbato, e devo dire che con estrema professionalità e gentilezza aiutò Barbara a indossare il capo e a regolare le cinghie sulle misure del suo corpo.
Essendosi ormai un po' abituata alla situazione, alla fine ci offrì uno spettacolino girando su sé stessa in tutto il suo splendore, e fece anche una mini sfilata per il negozio tra gli applausi e i commenti entusiastici, nonostante quel capo indossato sopra l'intimo risultasse un po' sgraziato.
Mentre in me montava un mix di emozioni nel vederla ubbidire, esposta e umiliata, la guardai e le dissi: “Sei bellissima e ti amo da impazzire!”. Lei mi rispose: “Anch'io ti amo da impazzire! Ora però, per favore, portami a casa, perché non ho voglia di andare oltre”.
Dalle sue parole compresi che per quel giorno si era davvero raggiunto il limite: ci si era spinti oltre, e lei, suo malgrado, aveva deciso di accettare. Capii però che fosse il caso di finirla lì, per non rischiare di rovinare questo stupendo percorso che era ancora agli albori.
Iniziò a rivestirsi, lasciando la tenda del camerino aperta, e tutti ci ringraziarono per la sensuale variante di giornata, tornando poi alle loro “attività” nel negozio. Curiosamente, dopo lo spettacolo di Barbara, il ragazzotto venticinquenne comprò lo stesso completo per la sua fidanzata, ringraziandoci per la gradita ispirazione.
Al momento del pagamento il proprietario ci disse che saremmo stati i benvenuti ogni volta che ci fosse andato di tornare, e ci fece un forte sconto sull'importo totale.
Già immaginavo che avrebbe potuto organizzare qualcosa che avremmo trovato interessante, ovviamente con Barbara al centro dell'attenzione.
Arrivati a casa avevo il cervello che mi scoppiava dall'eccitazione. Averla vista esposta, umiliata e in imbarazzo mi aveva letteralmente fatto impazzire! Soprattutto il fatto di vederla partecipe attiva di queste nuove situazioni.
La portai in camera, le tolsi i vestiti e mi accorsi che anche lei era molto eccitata e aveva la figa gonfia e bagnata.
Estrassi il plug dal sacchetto, gli diedi una lavata e una passata di lubrificante.
Ordinai: “Mettiti a quattro zampe, cagnetta!”.
Lei ubbidì senza fiatare, alzò bene il culo e io ci infilai il plug: non era di dimensioni importanti e aveva una forma affusolata, ma era sicuramente una novità per lei… e per me.
In quella posizione iniziai a chiavarla con furia nella figa, e vedevo il plug muoversi avanti e indietro nel culo mentre Barbara ansimava come non mai.
Esplosi in una sborrata copiosa dentro di lei e in contemporanea lei ebbe un orgasmo che la scosse tutta! Mai vista godere così!
Ci accasciammo poi sfiniti sul letto… lei sempre con il plug dentro.
Dopo qualche minuto la invitai in bagno e le dissi di entrare in doccia e di inginocchiarsi; lei lo fece senza esitare.
Le dissi di succhiarmi il cazzo e iniziò un magnifico pompino. A un certo punto la staccai dal mio arnese, impregnato di lei e della mia sborra, e le pisciai in faccia… Barbara non si spostò di un millimetro, prendendosi tutto il mio piscio sul viso senza fiatare.
Che fantastica giornata! E quante altre ce ne sarebbero state!
Per commenti o altro: husmaster1@libero.it
Dopo quella magica serata anche il sesso tra me e Barbara cambiò, e decisamente in meglio, dato che ora a letto era molto più attiva e godeva molto di più nel fare pompini, pratica che aveva sempre disdegnato e che faceva con una certa riluttanza, ma soprattutto senza una grande maestria.
Ora invece si vedeva che ci prendeva proprio gusto a succhiare per bene il mio cazzo e, gestendolo come una vera professionista, iniziò a fare pensieri anche su quello che era sempre stato considerato un tabù per lei, ossia concedersi analmente.
Quasi ogni giorno a cena parlavamo in maniera maliziosa ma serena degli avvenimenti di quella notte e pensavamo entrambi a come avremmo potuto vivere i primi passi nel nuovo percorso che avevamo intrapreso, quello del rapporto dominante & sub.
Le feci quindi una proposta: “Senti Barbara, perché non andiamo in un sexy shop? Ce n'è uno molto fornito alle porte di Milano, e decidiamo cosa acquistare.
Decidi tu tre articoli e io ne decido altri tre: io non contesterò le tue scelte e tu farai altrettanto con le mie”.
Lei rifletté un attimo sulla proposta e in maniera assolutamente naturale disse: “Sì, mi piace questa idea, facciamo sabato pomeriggio!”.
Finalmente arrivò il sabato pomeriggio e andammo in questo grande sexy shop.
Al suo interno c'erano pochi clienti: tre uomini maturi che guardavano le copertine dei DVD e si guardavano qualche spezzone di film che girava su un monitor, e un ragazzo sui 25 anni che presumo fosse lì per scegliere un regalo intimo per la sua fidanzata; infine il gestore del negozio, uomo gradevole sulla cinquantina, molto cordiale e professionale allo stesso tempo, che ci accolse con un gran sorriso.
Proposi a Barbara di iniziare lei con le sue scelte; lei annuì guardandomi con uno sguardo malizioso, poi si diresse verso quella che per lei era una zona di comfort, cioè l'abbigliamento, e iniziò a osservare i vari capi finché non si soffermò su questo completo in strisce di cuoio e anelli che praticamente non era un vestito, ma fasciava il corpo lasciando esposto tutto.
Girandosi verso di me disse: “Scelgo questo!”.
Per me fu un fulmine a ciel sereno, perché mai avrei pensato che scegliesse un capo del genere, ma istantaneamente capii che la scelta di quell'oggetto, più che abito, era l'ulteriore conferma della sua indole sub, che si mostrava per compiacermi e per comunicare la sua scelta di proseguire in questo percorso.
Come secondo oggetto optò per una mascherina di seta nera, altro acquisto che confermava sempre più i miei pensieri, e infine si recò nell'angolo delle scarpe, dove scelse un sandalo con zeppa e tacco 14 che mai e poi mai mi sarei aspettato prendesse in considerazione, dato che lei non portava praticamente mai i tacchi e, quando li portava, si trattava di pudici 7 cm.
“Ecco, ho fatto le mie tre scelte: se devo essere la tua puttanella, farò in modo di essere anche vestita in maniera adeguata” disse ammiccando, e portò i tre oggetti alla cassa.
Il titolare del negozio osservò compiaciuto le scelte, anche perché aveva “origliato” tutta la nostra discussione, e ci guardò con un sorriso sornione, annuendo in segno di approvazione.
Venne il mio turno degli acquisti e mi diressi verso l'angolo dei giocattoli, dove presi un plug anale di dimensioni assolutamente modeste, non fatto a pigna ma a forma di cono molto sottile, di una quindicina di cm circa.
Guardai Barbara, che sgranando gli occhi mi trasmise il suo stupore e, presumo, anche il suo disagio. Al che le dissi: “Se dobbiamo affrontare quello che è sempre stato un tuo tabù, direi che qualche ausilio serve, ed è meglio partire a piccoli passi”, e intanto scossi lentamente davanti ai suoi occhi la confezione del discreto plug.
Come secondo acquisto selezionai delle pinzette per capezzoli molto eleganti, con una catenella che le univa, e come terzo acquisto comprai un set di anelli per il cazzo (devo dire l'acquisto peggiore che potessi giocarmi come terza scelta, ma l'eccitazione mi aveva ormai mandato il sangue al cervello).
Portai a mia volta i tre oggetti alla cassa, trovando di nuovo lo sguardo compiacente e complice del gestore.
Ora che il percorso era iniziato e, soprattutto, che Barbara aveva dimostrato di volerlo vivere, era però mia intenzione testare una nuova parte della sua indole sub, cioè quella dell'umiliazione.
Barbara era convinta che avrei pagato e che ce ne saremmo tornati a casa; in realtà i miei piani erano diversi.
Le dissi: “Ascoltami, mi piacerebbe avere anche il giudizio di queste persone su come ti sta quel set in cuoio che hai comprato”.
Lei fece un passo indietro con gli occhi sgranati e mi disse: “Ma sei pazzo?! Vuoi che mi metta a provare questo capo in mezzo a tutte queste persone?!”.
Replicai con assoluta serenità: “Beh, tutte queste persone sono solo cinque, compreso il gestore. Se vuoi, possiamo chiedergli la gentilezza di chiudere temporaneamente il negozio, così che non entrino altri clienti”.
Lei ci pensò un attimo e annuì, ma tenendo lo sguardo basso.
Feci la proposta al gestore, il quale la accolse subito con gioia. Così scrisse su un foglio “Torno subito”, lo appese fuori e chiuse a chiave il negozio dall'interno.
Barbara quel giorno era vestita in modo assolutamente normale, con dei jeans e un maglioncino di cotone, e intimo non abbinato (anche perché mai si sarebbe aspettata di dover fare una cosa del genere).
Prese il completino in cuoio e lo portò nel camerino di prova; io e il gestore ci avvicinammo fin lì e intanto anche il ragazzotto distolse l'attenzione dai capi di abbigliamento che stava valutando e, dato che aveva sentito tutto, si avvicinò al camerino. Nel frattempo i tre anziani, intuito che stava per succedere qualcosa, si spostarono dall'area video e ci raggiunsero.
La tenda del camerino era chiusa, quindi dissi a Barbara che non era educato da parte sua non concederci la visione della sua “prova”.
Sentii Barbara sbuffare, ma aprì la tenda del camerino. Si era già tolta le scarpe e i calzini corti; si sfilò il maglioncino di cotone e si abbassò i jeans, restando in reggiseno e slip.
Il suo imbarazzo era più che evidente, ma tutti noi la invitammo a continuare facendole un sacco di complimenti, e tutti usavano un tono assolutamente sereno e incoraggiante per rassicurare Barbara… che si era ritrovata suo malgrado protagonista di uno show assolutamente non previsto.
Prese poi il kit in cuoio e lo estrasse dalla confezione, mentre tutti noi, quasi all'unisono, le dicevamo che quel capo non si può indossare con l'intimo sotto.
Un nuovo coretto partì da tutti noi, a sottolineare che quello doveva essere l'unico capo da indossare, ma Barbara esclamò: “Questo no, ti prego, questo non me la sento, lasciami tenere l'intimo”.
La rassicurammo tutti sul fatto che non le sarebbe accaduto niente e che, se non avesse voluto, nessuno l'avrebbe comunque infastidita: in fondo eravamo lì tutti solo per guardare ed eccitarci alla visione di questo inaspettato spettacolo.
Barbara, nel fiore dei suoi trent'anni, aveva un fisichino veramente ben fatto, piccolina e magra ma con un bel seno, e soprattutto con degli occhioni verdi magnetici che completavano una combinazione veramente ben riuscita da madre natura.
Con parecchio imbarazzo Barbara iniziò a indossare quel particolare body in strisce di cuoio, anelli e borchie, e notai una certa eccitazione in lei… l'ennesimo segnale che quel percorso era fatto per noi, e assolutamente fatto per lei!
Si infilò il completino un po' maldestramente, perché effettivamente andava indossato prima dalle gambe e poi dalle braccia e, non avendo mai indossato un “oggetto” del genere, ci fu un po' di titubanza e quindi un ingarbugliamento dei vari pezzi che lo componevano.
Il gestore si offrì di aiutarla, guardandomi per avere il consenso; dissi di sì e aggiunsi: “Ma lasciamo la scelta finale a Barbara”.
Lei accettò suo malgrado, anche perché era un uomo veramente garbato, e devo dire che con estrema professionalità e gentilezza aiutò Barbara a indossare il capo e a regolare le cinghie sulle misure del suo corpo.
Essendosi ormai un po' abituata alla situazione, alla fine ci offrì uno spettacolino girando su sé stessa in tutto il suo splendore, e fece anche una mini sfilata per il negozio tra gli applausi e i commenti entusiastici, nonostante quel capo indossato sopra l'intimo risultasse un po' sgraziato.
Mentre in me montava un mix di emozioni nel vederla ubbidire, esposta e umiliata, la guardai e le dissi: “Sei bellissima e ti amo da impazzire!”. Lei mi rispose: “Anch'io ti amo da impazzire! Ora però, per favore, portami a casa, perché non ho voglia di andare oltre”.
Dalle sue parole compresi che per quel giorno si era davvero raggiunto il limite: ci si era spinti oltre, e lei, suo malgrado, aveva deciso di accettare. Capii però che fosse il caso di finirla lì, per non rischiare di rovinare questo stupendo percorso che era ancora agli albori.
Iniziò a rivestirsi, lasciando la tenda del camerino aperta, e tutti ci ringraziarono per la sensuale variante di giornata, tornando poi alle loro “attività” nel negozio. Curiosamente, dopo lo spettacolo di Barbara, il ragazzotto venticinquenne comprò lo stesso completo per la sua fidanzata, ringraziandoci per la gradita ispirazione.
Al momento del pagamento il proprietario ci disse che saremmo stati i benvenuti ogni volta che ci fosse andato di tornare, e ci fece un forte sconto sull'importo totale.
Già immaginavo che avrebbe potuto organizzare qualcosa che avremmo trovato interessante, ovviamente con Barbara al centro dell'attenzione.
Arrivati a casa avevo il cervello che mi scoppiava dall'eccitazione. Averla vista esposta, umiliata e in imbarazzo mi aveva letteralmente fatto impazzire! Soprattutto il fatto di vederla partecipe attiva di queste nuove situazioni.
La portai in camera, le tolsi i vestiti e mi accorsi che anche lei era molto eccitata e aveva la figa gonfia e bagnata.
Estrassi il plug dal sacchetto, gli diedi una lavata e una passata di lubrificante.
Ordinai: “Mettiti a quattro zampe, cagnetta!”.
Lei ubbidì senza fiatare, alzò bene il culo e io ci infilai il plug: non era di dimensioni importanti e aveva una forma affusolata, ma era sicuramente una novità per lei… e per me.
In quella posizione iniziai a chiavarla con furia nella figa, e vedevo il plug muoversi avanti e indietro nel culo mentre Barbara ansimava come non mai.
Esplosi in una sborrata copiosa dentro di lei e in contemporanea lei ebbe un orgasmo che la scosse tutta! Mai vista godere così!
Ci accasciammo poi sfiniti sul letto… lei sempre con il plug dentro.
Dopo qualche minuto la invitai in bagno e le dissi di entrare in doccia e di inginocchiarsi; lei lo fece senza esitare.
Le dissi di succhiarmi il cazzo e iniziò un magnifico pompino. A un certo punto la staccai dal mio arnese, impregnato di lei e della mia sborra, e le pisciai in faccia… Barbara non si spostò di un millimetro, prendendosi tutto il mio piscio sul viso senza fiatare.
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