Una notte rubata
scritto il 2026-10-09 tempo di lettura 10 min
di
La Cantastorie
genere
trio
cura
B+
"Mi scuso, e tu dal buon padrone che impersoni questa sera, fai un mezzo sorriso e mi dici "vedremo cosa ti costerà, ora finisci di sporgliarmi"..."
Non come è andata ma come sarebbe potuta andare.
Mi hai scritto di raggiungerti a Bruxelles, promettendo vino e cozze.
Senza neanche pensarci guardo i voli. Difficile ma non impossibile. Sento già un brivido lungo la schiena, per una notte insonne di cui poter gustare ogni minuto.
Poi il medico chiama per la visita preoperatoria, e tutto salta.
Mi rendo conto che è una occasione da non perdere e richiamo l'ospedale trovando una soluzione.
Mentre sono ancora al telefono con una segretaria dalla voce annoiata, che non sa che mi sta regalando una notte di piacere, una notifica dal telefono con i biglietti aerei. Sapevi benissimo che non potevo rifiutare. Non ho mai saputo farlo, ogni volta che ho avuto la possibilità di fare sesso con te l'ho sempre colta. Mi hai preso il biglietto. Avrei potuto farlo io, ma hai voluto farlo tu. Questo mi fa sentire estremamente porca, come se potessi fingere di dovermi sdebitare per permetterti di usarmi nel peggiore dei modi. I nostri incontri spesso sono sveltine, con le orecchie tese per un rumore di qualcuno in arrivo. Eccitante, ma stavolta ho il lusso di scoparti una notte intera in una stanza di hotel. Deve valerne la pena e essere memorabile. E se devo sentirmi troia, lo farò dal primo minuto.
Mi metto sotto la doccia, dove mi accarezzo il corpo, pronta a sentirlo perdersi in un vortice di sesso. Mi vesto. Non mi conoscerà nessuno li, quindi posso osare. Un bustino attillato, di quelli che strizzano e alzano il seno. Una gonna, più pratico per trasgredire. Resto indecisa a pensare all'intimo. Senza? Con? Cosa sarebbe più eccitante? Lascio alla mia vena esibizionista e non metto niente, pur prendendolo con me. In aereoporto sento l'aria fresca a ogni passo. Sono in stato di costante eccitazione. Vedo occhi bramosi sulle tette, e ci gioco. Giochi di sguardi, per alimentare le fantasie, ma non permetto a nessuno di avvicinarsi o di toccarmi. Non si rovina una cena di ostriche con del cibo spazzatura di fast food. Il volo è breve, non ho bagagli, e raggiungo velocemente l'indirizzo che mi hai dato. Mi hai promesso un ristorante con le cozze e del vino. E così è. Ma ci troviamo in ingresso. Il minuto in ascensore è sufficiente per strizzarmi un capezzolo e farmi tremare le gambe. Parliamo del più e del meno come gli amici che siamo, ma la realtà è che sono troppo eccitata e da troppe ore per seguire il discorso. Vedo gli occhi del cameriere sulle tette, venendo al tavolo le vede proprio da sopra e il bustino è strizzato. Mentre parliamo del vino, sento che il tuo piede si è fatto strada sotto la tovaglia lunga fino alla mia intimità. Ti guardo fisso. Senti l'umido e ti accorgi che non porto intimo, vedo un secondo di stupore nei tuoi occhi. A me salta il respiro, e il cameriere si accorge che qualcosa non va. Comandi il vino, bianco e con il ghiaccio. Nel frattempo abbiamo gli aperitivi. Prendo un cubetto dal mio bicchiere e lo faccio sparire sotto la gonna, grazie alla tovaglia lunga. Il tuo piede è ancora premuto, fermo sulle mie grandi labbra. Ti faccio sentire il cubetto e lo infilo fino in fondo. Un brivido mi percorre. Finiamo le cozze, e il vino ci ha dato quel tot di inibizione che fa piacere, senza troppi effetti dell'alcool. Il tuo hotel è a pochi passi a piedi, bisogna solo attraversare un lungo ponte pedonale. È martedì sera ed è tardi, il ponte è deserto. Non so resistere, ti vengo vicino, ti lecco il collo fino a morderti il lobo dell'orecchio. Mi fai girare e premi il bacino contro il mio corpo. Sotto la stoffa dei pantaloni leggeri, sento bene il tuo cazzo duro. Ti sussurro nell'orecchio "stasera comandi tu, padrone". La tua mano scorre nella scollatura. Si spacca l'ultimo gancino, ora il bustino mostra davvero tanto. Pochi metri nella luce dell'atrio. Ti sento salutare qualcuno, un uomo, forse un collega di corso. Non lo so e non mi interessa. In ascensore ci sono altre persone. Sento la tua mano sulla spaccatura tra i glutei, in cerca del buchino. Anche qui una sorpresa. Qualche minuto prima di lasciare il locale ci ho messo qualcosa, e ora lo senti con le dita. Volevo essere pronta. Quando finalmente siamo in camera, prendi il controllo di me. "Succhiamelo". Godo da matti quando mi dai ordini, sapendo bene che non aspetto altro. Finalmente ti ho abbassato pantaloni e boxer, finalmente quel cazzo fantastico davanti al viso. Sto salivando tantissimo, lo lecco tutto come un gelato, e lo infilo in gola. Sento proprio la punta verso la gola, e tu ti muovi come per scoparmela, forte. Mi manca il fiato e un rivolo di saliva scende sulle tette. È ora di liberarle. Dopo esser state nella stretta stoffa troppe ore, le sento liberarsi e provo una sensazione di sollievo. Tu ti abbassi e sento la tua lingua sul capezzolo. Poi sento un piccolo morso e allo stesso tempo la tua mano che mi mette un dito dentro. Godo dai capezzoli, e urlo il mio primo orgasmo. Tu hai ancora la maglia e io la gonna, e ho già perso ogni controllo. Sento secco uno schiaffo: "chi ti ha dato il permesso di venire"? Ho i capezzoli come dei chiodi, la figa in fiamme e non capisco più niente. Vorrei solo sentirmi riempita del tuo cazzo. Mi scuso, e tu dal buon padrone che impersoni questa sera, fai un mezzo sorriso e mi dici "vedremo cosa ti costerà, ora finisci di sporgliarmi". Ti tolgo la t-shirt. Finisco di toglierti i pantaloni che erano fermi alle caviglie. Mi ha sempre eccitato il tuo corpo nudo, massiccio. Ti siedi sulla sedia e mi dici "cavalcami ora". Sono fradicia e impalarmi su di te è facile. Mi muovo sempre più velocemente e sento il tuo respiro aumentare. Mi strizzi le tette e mi dici nell'orecchio che sono una porca. Non voglio ancora farti venire e non voglio godere senza permesso. Rallento, mi abbasso e lo lecco dai miei umori. Mi fai cenno di andare sul letto mentre dal tuo telefono arriva una notifica. La leggi, fai un sorriso, digiti qualcosa e lo appoggi. Poi vieni verso di me e mi fai girare. Sono in ginocchio al bordo del letto, e tu puoi vedere quello che sul ponte avevi solo sentito con le mani. Lo togli, e per qualche secondo sento del vuoto, presto sostituito dal più grosso, più caldo cazzo. Inarco la schiena mentre sei fermo dentro di me e il mio corpo si adatta. Tu ne approfitti per strizzarmi forte un seno e mordermi il collo. Perdo il senso della ragione, e con il tuo cazzo ben saldo nel culo ti faccio appoggiare al letto. Volevi incularmi, ma di fatto sono io sopra di te a incularmi forte. Sento che questo ti eccita, e la tua mano giocare con il mio clitoride. È troppo per me, inizio a mugolare forte e ti imploro di farmi venire. Mi lasci godere finché non senti il mio corpo rilassarsi e mi sposti sul letto. Non so da dove sia sbucato, ma hai tra le mani un foulard e mi bendi. Sono sul letto nuda e bendata che riprendo fiato da un orgasmo devastante quando sento bussare. "Ho comandato del vino" mi dici. Sento rumore di vestiti, la porta che si apre, un tappo che salta e la porta che si richiude. "Volevi succhiarmelo con il vino in bocca vero?" Sento un altro cubetto ghiaccio che viene spinto tra le grandi labbra, e mi porgi un bicchiere. Prendo un sorso di vino fresco e sento il cazzo a pochi cm dalle labbra. Lo succhio forte, con qualche goccia che cade. Mi spingi sdraiata e ti sento salirmi sopra, il cazzo si fa strada verso il ghiaccio che è quasi sciolto. Ho ancora la benda e sento le tue mani infilarsi in bocca, mentre fai avanti e indietro nella mia intimità. E a quel punto succede qualcosa di inaspettato, le dita in bocca diventano un pene che conosco, il tuo. Ma allora chi mi sta scopando? Ho ancora la benda e per un attimo mi irrigidisco. Sento la tua voce divertita: "ti ricordi chi ho salutato nell'atrio? È il nostro vicino di stanza che sentendoti mi ha chiesto se serviva una mano o altro". Continuo fortissimo con il pompino, in preda a una grande eccitazione, fino a sentire che stai per venire, e mi vieni sul seno e le labbra. Un sacco di sborra. Allungo la lingua per gustarla, non vorrei sprecarla. Prima che finissi però il tuo amico che mi sta ancora stantuffando decide di strizzatmi le tette, spalmando ovunque la tua calda sborra. Sono eccitatissima. Tu ti sposti e ti versi un bicchiere di vino. Parli a voce alta con il nuovo arrivato "ricorda, il culo è un mio privilegio, per il resto goditela e falla godere". A lui piacciono le tette, si alza in piedi e mi fa capire che vuole una spagnola. Lo faccio con entusiasmo. È un bel cazzo, anche se non è così grande e così duro come il tuo. Durante la spagnola allungo la lingua. Un po' verso la cappella e un po' sul seno, per gustare ancora il sapore del tuo sperma. Poi si stacca e si mette le mie gambe sopra le spalle, scopandomi di nuovo forte. Ti sento muoverti, si vede che hai di nuovo voglia di partecipare. Lui si sdraia sul letto, tu mi ordini di impalarmi copra, ti metti dietro di me e lo sento puntare al culo. La mia prima doppia penetrazione senza che uno sia di gomma. Da dietro sento le tue mani. Una verso la bocca e una verso il collo. Vi muovete in sincrono e io godo da pazzi. Non mi rendo conto di che versi faccio o di cosa dico. So solo che ne voglio ancora e ancora. Sento entrambi venire, e pian piano crollo esausta. Mi addormento o perdo i sensi. Quando li riprendo la stanza è illuminata solo dalle luci della città, e siamo soli. Tu stai dormendo. Ripenso alle ultime ore, e mi ricordo del tuo piede nudo a cena. Ringrazio la tua abitudine di stare a piedi nudi e decido di farlo in modo tangibile. Mi abbasso verso quel piede e gli strofino le tette contro. Le luci dalla finestra aumentano, è già mattina. Sento il tuo sonno alleggerirsi, e il tuo piede iniziare a partecipare. "Leccalo", la tua voce rimbomba nella stanza silenziosa. Non aspettavo altro. E mentre la mia lingua esplora vedo il tuo cazzo riprendere vigore. Ma la sveglia suona, e il tempo per entrambi è poco. Eppure non si spreca una erezione, e le mie tette reclamavano altro piacere. Stavolta godi solo tu, ricordandomi del mio orgasmo senza permesso. Ci infiliamo in doccia, dove insapono il tuo corpo grata per le sensazioni che mi ha regalato. Quando ti saluto ti chiedo se l'amico era già organizzato. Sorridi e mi rispondi "forse".
Non come è andata ma come sarebbe potuta andare.
Mi hai scritto di raggiungerti a Bruxelles, promettendo vino e cozze.
Senza neanche pensarci guardo i voli. Difficile ma non impossibile. Sento già un brivido lungo la schiena, per una notte insonne di cui poter gustare ogni minuto.
Poi il medico chiama per la visita preoperatoria, e tutto salta.
Mi rendo conto che è una occasione da non perdere e richiamo l'ospedale trovando una soluzione.
Mentre sono ancora al telefono con una segretaria dalla voce annoiata, che non sa che mi sta regalando una notte di piacere, una notifica dal telefono con i biglietti aerei. Sapevi benissimo che non potevo rifiutare. Non ho mai saputo farlo, ogni volta che ho avuto la possibilità di fare sesso con te l'ho sempre colta. Mi hai preso il biglietto. Avrei potuto farlo io, ma hai voluto farlo tu. Questo mi fa sentire estremamente porca, come se potessi fingere di dovermi sdebitare per permetterti di usarmi nel peggiore dei modi. I nostri incontri spesso sono sveltine, con le orecchie tese per un rumore di qualcuno in arrivo. Eccitante, ma stavolta ho il lusso di scoparti una notte intera in una stanza di hotel. Deve valerne la pena e essere memorabile. E se devo sentirmi troia, lo farò dal primo minuto.
Mi metto sotto la doccia, dove mi accarezzo il corpo, pronta a sentirlo perdersi in un vortice di sesso. Mi vesto. Non mi conoscerà nessuno li, quindi posso osare. Un bustino attillato, di quelli che strizzano e alzano il seno. Una gonna, più pratico per trasgredire. Resto indecisa a pensare all'intimo. Senza? Con? Cosa sarebbe più eccitante? Lascio alla mia vena esibizionista e non metto niente, pur prendendolo con me. In aereoporto sento l'aria fresca a ogni passo. Sono in stato di costante eccitazione. Vedo occhi bramosi sulle tette, e ci gioco. Giochi di sguardi, per alimentare le fantasie, ma non permetto a nessuno di avvicinarsi o di toccarmi. Non si rovina una cena di ostriche con del cibo spazzatura di fast food. Il volo è breve, non ho bagagli, e raggiungo velocemente l'indirizzo che mi hai dato. Mi hai promesso un ristorante con le cozze e del vino. E così è. Ma ci troviamo in ingresso. Il minuto in ascensore è sufficiente per strizzarmi un capezzolo e farmi tremare le gambe. Parliamo del più e del meno come gli amici che siamo, ma la realtà è che sono troppo eccitata e da troppe ore per seguire il discorso. Vedo gli occhi del cameriere sulle tette, venendo al tavolo le vede proprio da sopra e il bustino è strizzato. Mentre parliamo del vino, sento che il tuo piede si è fatto strada sotto la tovaglia lunga fino alla mia intimità. Ti guardo fisso. Senti l'umido e ti accorgi che non porto intimo, vedo un secondo di stupore nei tuoi occhi. A me salta il respiro, e il cameriere si accorge che qualcosa non va. Comandi il vino, bianco e con il ghiaccio. Nel frattempo abbiamo gli aperitivi. Prendo un cubetto dal mio bicchiere e lo faccio sparire sotto la gonna, grazie alla tovaglia lunga. Il tuo piede è ancora premuto, fermo sulle mie grandi labbra. Ti faccio sentire il cubetto e lo infilo fino in fondo. Un brivido mi percorre. Finiamo le cozze, e il vino ci ha dato quel tot di inibizione che fa piacere, senza troppi effetti dell'alcool. Il tuo hotel è a pochi passi a piedi, bisogna solo attraversare un lungo ponte pedonale. È martedì sera ed è tardi, il ponte è deserto. Non so resistere, ti vengo vicino, ti lecco il collo fino a morderti il lobo dell'orecchio. Mi fai girare e premi il bacino contro il mio corpo. Sotto la stoffa dei pantaloni leggeri, sento bene il tuo cazzo duro. Ti sussurro nell'orecchio "stasera comandi tu, padrone". La tua mano scorre nella scollatura. Si spacca l'ultimo gancino, ora il bustino mostra davvero tanto. Pochi metri nella luce dell'atrio. Ti sento salutare qualcuno, un uomo, forse un collega di corso. Non lo so e non mi interessa. In ascensore ci sono altre persone. Sento la tua mano sulla spaccatura tra i glutei, in cerca del buchino. Anche qui una sorpresa. Qualche minuto prima di lasciare il locale ci ho messo qualcosa, e ora lo senti con le dita. Volevo essere pronta. Quando finalmente siamo in camera, prendi il controllo di me. "Succhiamelo". Godo da matti quando mi dai ordini, sapendo bene che non aspetto altro. Finalmente ti ho abbassato pantaloni e boxer, finalmente quel cazzo fantastico davanti al viso. Sto salivando tantissimo, lo lecco tutto come un gelato, e lo infilo in gola. Sento proprio la punta verso la gola, e tu ti muovi come per scoparmela, forte. Mi manca il fiato e un rivolo di saliva scende sulle tette. È ora di liberarle. Dopo esser state nella stretta stoffa troppe ore, le sento liberarsi e provo una sensazione di sollievo. Tu ti abbassi e sento la tua lingua sul capezzolo. Poi sento un piccolo morso e allo stesso tempo la tua mano che mi mette un dito dentro. Godo dai capezzoli, e urlo il mio primo orgasmo. Tu hai ancora la maglia e io la gonna, e ho già perso ogni controllo. Sento secco uno schiaffo: "chi ti ha dato il permesso di venire"? Ho i capezzoli come dei chiodi, la figa in fiamme e non capisco più niente. Vorrei solo sentirmi riempita del tuo cazzo. Mi scuso, e tu dal buon padrone che impersoni questa sera, fai un mezzo sorriso e mi dici "vedremo cosa ti costerà, ora finisci di sporgliarmi". Ti tolgo la t-shirt. Finisco di toglierti i pantaloni che erano fermi alle caviglie. Mi ha sempre eccitato il tuo corpo nudo, massiccio. Ti siedi sulla sedia e mi dici "cavalcami ora". Sono fradicia e impalarmi su di te è facile. Mi muovo sempre più velocemente e sento il tuo respiro aumentare. Mi strizzi le tette e mi dici nell'orecchio che sono una porca. Non voglio ancora farti venire e non voglio godere senza permesso. Rallento, mi abbasso e lo lecco dai miei umori. Mi fai cenno di andare sul letto mentre dal tuo telefono arriva una notifica. La leggi, fai un sorriso, digiti qualcosa e lo appoggi. Poi vieni verso di me e mi fai girare. Sono in ginocchio al bordo del letto, e tu puoi vedere quello che sul ponte avevi solo sentito con le mani. Lo togli, e per qualche secondo sento del vuoto, presto sostituito dal più grosso, più caldo cazzo. Inarco la schiena mentre sei fermo dentro di me e il mio corpo si adatta. Tu ne approfitti per strizzarmi forte un seno e mordermi il collo. Perdo il senso della ragione, e con il tuo cazzo ben saldo nel culo ti faccio appoggiare al letto. Volevi incularmi, ma di fatto sono io sopra di te a incularmi forte. Sento che questo ti eccita, e la tua mano giocare con il mio clitoride. È troppo per me, inizio a mugolare forte e ti imploro di farmi venire. Mi lasci godere finché non senti il mio corpo rilassarsi e mi sposti sul letto. Non so da dove sia sbucato, ma hai tra le mani un foulard e mi bendi. Sono sul letto nuda e bendata che riprendo fiato da un orgasmo devastante quando sento bussare. "Ho comandato del vino" mi dici. Sento rumore di vestiti, la porta che si apre, un tappo che salta e la porta che si richiude. "Volevi succhiarmelo con il vino in bocca vero?" Sento un altro cubetto ghiaccio che viene spinto tra le grandi labbra, e mi porgi un bicchiere. Prendo un sorso di vino fresco e sento il cazzo a pochi cm dalle labbra. Lo succhio forte, con qualche goccia che cade. Mi spingi sdraiata e ti sento salirmi sopra, il cazzo si fa strada verso il ghiaccio che è quasi sciolto. Ho ancora la benda e sento le tue mani infilarsi in bocca, mentre fai avanti e indietro nella mia intimità. E a quel punto succede qualcosa di inaspettato, le dita in bocca diventano un pene che conosco, il tuo. Ma allora chi mi sta scopando? Ho ancora la benda e per un attimo mi irrigidisco. Sento la tua voce divertita: "ti ricordi chi ho salutato nell'atrio? È il nostro vicino di stanza che sentendoti mi ha chiesto se serviva una mano o altro". Continuo fortissimo con il pompino, in preda a una grande eccitazione, fino a sentire che stai per venire, e mi vieni sul seno e le labbra. Un sacco di sborra. Allungo la lingua per gustarla, non vorrei sprecarla. Prima che finissi però il tuo amico che mi sta ancora stantuffando decide di strizzatmi le tette, spalmando ovunque la tua calda sborra. Sono eccitatissima. Tu ti sposti e ti versi un bicchiere di vino. Parli a voce alta con il nuovo arrivato "ricorda, il culo è un mio privilegio, per il resto goditela e falla godere". A lui piacciono le tette, si alza in piedi e mi fa capire che vuole una spagnola. Lo faccio con entusiasmo. È un bel cazzo, anche se non è così grande e così duro come il tuo. Durante la spagnola allungo la lingua. Un po' verso la cappella e un po' sul seno, per gustare ancora il sapore del tuo sperma. Poi si stacca e si mette le mie gambe sopra le spalle, scopandomi di nuovo forte. Ti sento muoverti, si vede che hai di nuovo voglia di partecipare. Lui si sdraia sul letto, tu mi ordini di impalarmi copra, ti metti dietro di me e lo sento puntare al culo. La mia prima doppia penetrazione senza che uno sia di gomma. Da dietro sento le tue mani. Una verso la bocca e una verso il collo. Vi muovete in sincrono e io godo da pazzi. Non mi rendo conto di che versi faccio o di cosa dico. So solo che ne voglio ancora e ancora. Sento entrambi venire, e pian piano crollo esausta. Mi addormento o perdo i sensi. Quando li riprendo la stanza è illuminata solo dalle luci della città, e siamo soli. Tu stai dormendo. Ripenso alle ultime ore, e mi ricordo del tuo piede nudo a cena. Ringrazio la tua abitudine di stare a piedi nudi e decido di farlo in modo tangibile. Mi abbasso verso quel piede e gli strofino le tette contro. Le luci dalla finestra aumentano, è già mattina. Sento il tuo sonno alleggerirsi, e il tuo piede iniziare a partecipare. "Leccalo", la tua voce rimbomba nella stanza silenziosa. Non aspettavo altro. E mentre la mia lingua esplora vedo il tuo cazzo riprendere vigore. Ma la sveglia suona, e il tempo per entrambi è poco. Eppure non si spreca una erezione, e le mie tette reclamavano altro piacere. Stavolta godi solo tu, ricordandomi del mio orgasmo senza permesso. Ci infiliamo in doccia, dove insapono il tuo corpo grata per le sensazioni che mi ha regalato. Quando ti saluto ti chiedo se l'amico era già organizzato. Sorridi e mi rispondi "forse".
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